Il processo penale non garantisce la tutela di Ambiente e Vittime. Pertanto: class actions.

[5: Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia]
A parte i trucchi legali della prestigiosa difesa Solvay, a parte le complicità delle Istituzioni e i Patteggiamenti, il nuovo processo al tribunale di Alessandria (il secondo dopo la Cassazione) anch’esso per l’Ambiente e le Vittime si concluderebbe sicuramente con un nuovo buco nell’acqua se, e sottolineo il se, alla ripresa il 16 novembre delle udienze, gli avvocati delle Parti Civili non solleciteranno e convinceranno il nuovo Pubblico Ministero (Enrico Arnaldi di Balme) a procedere alla modifica dell’imputazione: dall’assurdo reato per colpa al veritiero disastro ambientale doloso, davanti al Tribunale in composizione collegiale.
Ma, anche quando, per la più fausta delle ipotesi, anche quando si riuscisse a modificare il capo di imputazione, la sentenza (di Cassazione) slitterebbe di altri dieci anni e, comunque, senza aver fermato gli impianti, né determinato la bonifica, né fermato lo stillicidio di malattie e morti, né risarcito i malati e i morti.
Dunque, il processo penale non è risolutivo per l’ambiente, la salute e i diritti delle Vittime. Come un medicinale che attenua i sintomi ma non guarisce la malattia. Però, i Cittadini, i Comitati e le Associazioni hanno a disposizione altre vie per ottenere Giustizia. Quelle in sede civile. E noi le stiamo intraprendendo: l’azione inibitoria per chiudere ora le produzioni di Solvay, mettere di fatto al bando i Pfas in Italia, indurre la messa al bando in Europa. Nonchè l’azione risarcitoria per ottenere i risarcimenti a beneficio della popolazione Vittima dell’ecocidio: risarcimenti effettivi e non simbolici indennizzi, clicca qui.
Insomma, senza attendere i tempi biblici e gli impossibili interventi risolutivi dei tribunali penali, noi stiamo affrontando l’urgenza di prevenire ossia impedire in sede civile – tramite class action inibitoria – la prosecuzione delle condotte delittuose della Solvay (inquinamento aria-acqua-suolo) che danneggiano l’ambiente e la salute. Dunque, vogliamo, con la fermata degli impianti inquinanti, interrompere i danni sia attuali che potenziali. La fermata è necessaria nell’immediato ed è propedeutica alla bonifica. Impedisce anche l’inquinamento delle prove e la reiterazione all’infinito del reato.
Non dimentichiamo che, nel primo processo, a Solvay l’Avvocatura dello Stato aveva imputato “danni irreversibili”, successivamente addirittura peggiorati. Non dimentichiamo che il territorio, circostante il polo chimico ad alto rischio, è costantemente sotto attacco di fughe di gas e privo di adeguata protezione di un piano di Piano di Emergenza Esterno (PEE): allarme, soccorso, evacuazione, assistenza medica, ai sensi della Legge Seveso. Clicca qui.
Fermando Solvay Syensqo a Spinetta, unico produttore in Italia, è di fatto avviata la messa al bando dei Pfas in Italia, obbligando la politica complice della lobby chimica.  
Tale è il contenuto della class action inibitoria, che, con la class action risarcitoria, ho ripetutamente proposto e preso i contatti medicolegali sin dalla deludente conclusione del primo processo, e che ora entrambe sosteniamo nelle proposte di class actions preparate con prestigiosi studi legali internazionali, i quali si assumono i costi istruttori e peritali, e per la loro promozione giudiziaria si assumeranno i costi legali, compresi della soccombenza.
 Parallelamente all’inibitoria, la via della Giustizia dei Comitati e delle Associazioni passa per la class action risarcitoria.
La class action risarcitoria in sede civile è indispensabile perché in sede penale il capo di imputazione non consente risarcimenti effettivi e sostanziali per le malattie e per le morti delle Vittime nel territorio (se non simbolici indennizzi psicologici).
 Il danno da esposizione e il danno da patologia sono due concetti fondamentali nella medicina del lavoro e nella tutela legale.
 Il danno da esposizione rappresenta la semplice condizione di contatto o di vicinanza a un fattore di rischio ambientale, chimico, fisico o biologico (cioè per le emissioni aria-acqua-suolo della Solvay) a prescindere dal fatto che abbia già provocato una malattia conclamata. Il risarcimento per il solo “timore” o danno morale/esistenziale legato al rischio di ammalarsi (danno psicologico o ansia da esposizione), per la provincia di Alessandria varrebbe per 400mila residenti. La “risarcitoria per danno da esposizione” misura la dimensione collettiva dell’azione: migliaia di Vittime partecipano! Una partecipazione di massa!
Il danno da patologia è la modificazione organica o funzionale già avvenuta, ossia la malattia conclamata (o morte) che si manifesta dopo un periodo più o meno lungo di latenza e di esposizione. Considerando che i Pfas non sono veleni tossici e cancerogeni ad azione rapida, non provocano un’intossicazione acuta ma agiscono nel lungo periodo con malattie croniche e mortali.  
Ebbene, già superano il migliaio, tra analisi pubbliche e private, le persone alle quali in Alessandria è stata riscontrata la presenza di Pfas nel sangue. Orbene, chi ha Pfas nel sangue è inesorabilmente malato: (clicca qui e qui). O è già affetto da malattia conclamata, oppure sicuramente si ammalerà presto o tardi di una patologia, lieve o grave, correlata ai Pfas. Anche quando la bonifica fosse totale, anche se, anche quando i cieli, i suoli e le acque tornassero più puliti, i Pfas resteranno nel sangue (clicca qui)!
La “risarcitoria per danno da patologia” si restringe ad un numero limitato di Vittime e partecipanti.
Dunque, la qualità e l’efficacia degli studi medico legali si misurano nel coniugare in una unica azione, in una unica class action, sia le Vittime per danno da esposizione sia le Vittime per danno da patologia.
  
Ad Alessandria, l’azione inibitoria e l’azione risarcitoria sono i due strumenti complementari di tutela: la prima, di natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione; la seconda, di natura riparatoria, interviene ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto. Perciò sono già partite le Assemblee popolari con la raccolta delle adesioni, clicca qui. Le proseguiremo, come un grande movimento nazionale, tramite il Sito WWW.rete-ambientalista.it e la mailinglist della Rete Ambientalista, con una sottoscrizione solidale di adesioni nazionali e internazionali, affinchè diventi una partecipazione di massa.  
In Veneto, dove la class action inibitoria non avrebbe più senso, perchè Miteni di Trissino è già chiusa, 40 mila cittadini sono pronti in sede civile ad una class action collettiva risarcitoria da 2 miliardi di risarcimenti: chi presenta nel proprio siero concentrazioni di Pfas oltre i limiti di tolleranza stabiliti dalle autorità sanitarie, chi ha contratto patologie correlate all’esposizione ai Pfas, i proprietari degli immobili nelle aree contaminate, e i residenti che hanno subìto le conseguenze psicologiche legate alla paura di contrarre patologie. 
Innumerevoli gli esempi internazionali di class actions. Quella appena preparata in Francia (clicca qui) chiede oltre 36 milioni di euro di risarcimento per danni sanitari, ambientali ed economici: dall’ansia e dallo stress ai costi sostenuti per proteggersi dalla contaminazione. Ma l’obiettivo non è solo economico. «Bisogna colpire gli industriali sul piano finanziario per costringerli a cessare l’inquinamento», come incitò il Procuratore generale della Cassazione.
 
In conclusione, i suddetti cinque capitoli del servizio Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia ambirebbero essere il penultimo capitolo del quarto volume di “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia). La loro realizzazione sul campo dovrebbe rappresentare, con l’ennesima vittoria, l’ultimo capitolo di una avventura personalmente avviata sessanta anni fa con le battaglie nei confronti di Montecatini Edison, poi Montedison e Solvay, come dipendente, sindacalista, ambientalista, giornalista, in mezzo a rappresaglie e licenziamenti, querela, collusi e corrotti. Con sofferenze personali e familiari, perchè no.  
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. (Testo in cinque capitoli liberamente riproducibile).

P.S. Per quanti fra i nostri pazienti lettori non abbiano ancora imparato a memoria cosa sono i PFAS, dove si trovano, quali sono i rischi per la salute e l’ambiente, riproduciamo qui appresso Marco Talluri di “Ambiente e non solo”: testata giornalistica digitale indipendente su ambiente, emergenza climatica, sviluppo sostenibile, mobilità e non solo. Clicca  PFAS: cosa sono, dove si trovano, rischi per salute e ambiente , che ci siamo permessi di integrare col suddetto servizio a nostra firma per quando riguarda Spinetta Marengo, Alessandria  e Piemonte.

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