Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia.

I nostri assidui frequentatori del Sito www.rete-ambientalista.it e i nostri oltre 43mila pazienti fruitori della mailinglist, da decine di anni incorrono con frequenza nel termine “Delitto Perfetto”. 
Allor che continuiamo a descrivere i “delitti perfetti”, allorchè arriviamo già ai quattro volumi di “Ambiente Delitto Perfetto” e ai quattro di “Pfas. Basta!” ***, tra i nostri detrattori c’è chi riafferma che siamo dei vendicativi, giustizialisti, populisti, che vogliono mandare in galera imprenditori che hanno creato ricchezze e posti di lavoro. E quando mai?
Quando mai la giustizia chiama alla sbarra grandi industriali che hanno scelto e imposto che cosa produrre, e come produrre, e per tutto il tempo possibile, prima di essere indotti (dal mercato o per costrizione) a fermarsi. A fermare sostanze tossiche e cancerogene che -essi per primi sanno!- uccidono e ammalano migliaia di persone per decenni, in proporzione diretta con l’accumulo dei profitti. 
Al più, se e quando si scoprirà il delitto, a risponderne -essi già sanno!- saranno chiamati i responsabili giù in basso della “catena di comando”: direttori di stabilimento che consapevolmente e lucrosamente hanno accettato il rischio (remoto) di essere imputati e (minimamente) condannati al posto di chi tiene i cordoni della borsa e decide di produrre senza garanzie della salute e dell’ambiente, lesinando men che può miliardi di investimenti di manutenzione e contenimento delle emissioni inquinanti, affidandosi alla complicità  delle istituzioni pubbliche. Ai “nullatenenti” fidi capri espiatori provvederà l’apposita difesa dei più famosi studi legali affiancati da un esercito milionario di consulenti. 
Così va il mondo dei ricchi e potenti. E delle Vittime povere e deboli.  Così va la giustizia. Salvo “eccezionali eccezioni”.
Il termine “Delitto perfetto” da decine di anni è da noi frequentemente collegato allo stabilimento chimico Solvay di Spinetta Marengo, Alessandria.
Qui, ora, va scongiurato il delitto perfetto.
*** I volumi sono disponibili a chi ne fa richiesta.

Il rocambolesco processo Solvay di Alessandria.

[2: Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia]
Già a fine 2025 il “Movimento per la salute Maccacaro” aveva fatto il punto alle Associazioni e ai Comitati impegnati ad Alessandria a contrastare il disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo: clicca qui. In particolare, con i più recenti articoli delle migliaia dedicati sul Sito, dicevamo che nel 2026 attorno alle sorti dello stabilimento Solvay Syensqo di Spinetta Marengo si giocano le sorti non solo del disastro ambientale e sanitario di Alessandria ma anche della tragedia ecosanitaria dei Pfas in Italia, peggiore dell’amianto.  In Italia e nel mondo, stiamo raggiungendo livelli record di Pfas nel sangue (clicca qui).
La partita si sta giocando su due campi giudiziari: in sede civile e in sede penale. Nell’aula penale del tribunale di Alessandria, il 16 novembre si ri-avvia un rocambolesco processo.
Come si è arrivati a questa udienza?
Nel 2008 finalmente la procura della repubblica di Alessandria individua (tra 38 coimputati in scala gerarchica) gli amministratori delegati di Solvay per “avvelenamento doloso e omessa bonifica”, fino a 17 anni di reclusione. Ma, ecco, l’avvio del delitto perfetto. Il pesante reato di dolo viene tosto derubricato (sminuito) in blando “disastro innominato colposo” e dopo dieci eterni anni vengono condannati solo 4 dirigenti minori a lievissime pene: a 4 nullatenenti piuttosto che miliardari, senza risarcimenti per le Vittime. Nel penale, le responsabilità sono sempre personali. I vertici internazionali del capitale sono assolti per “non aver commesso il fatto”. C’è chi la definisce “giustizia di classe”.
Ergo, sostituiti i capri espiatori, lo storico disastro ambientale e sanitario dello stabilimento chimico di Spinetta Marengo continuerà senza bonifica per un altro eterno decennio, anzi peggiorerà in acque, aria e suolo. Insomma, il reato, sancito dalla Cassazione (2019), resterà incontrastato e reiterato, anzi aggravato. Le Vittime aumenteranno. La presidente Solvay devolverà… a se stessa un bonus di 12 milioni di euro.  Così va il mondo.
Finchè (siamo al terzo volume di “Ambiente Delitto Perfetto”) una nuova procura finalmente si decide ad avviare nel 2024 il secondo processo, ma, clamorosamente, “interpreta” la reiterazione del reato -che in questi dieci anni è diventato invece reato criminalmente sempre più doloso- e lo declassa nel capo di imputazione a un leggero reato colposo: “disastro ambientale e omessa bonifica”. Altrettanto clamorosamente, da par suo il GUP in carica trascina il procedimento penale per tre anni (perfino eliminando da parti civili gli scomodi Greenpeace e Lino Balza).
Finchè, subentrati una nuova GUP e una nuova Procura, la prima udienza del secondo processo sul polo chimico ex Solvay (oggi Syensqo) di Spinetta Marengo si aprirà ufficialmente il 16 novembre 2026 presso il Tribunale di Alessandria, non prima che il PM avesse rifiutato il rito di Patteggiamento a Solvay (rifiutando di officiare così il Delitto Perfetto).
Gli imputati si dichiarano innocenti, anzi rivendicano clicca qui che la missione (sic) per cui è nata Syensqo è “migliorare la qualità della vita delle persone”.   Non è il profitto. A proposito, chi ha tempo si legga qui quanti milioni si mettono in tasca i top manager piuttosto che risarcire le Vittime.

Gli avvocati delle parti civili, possono, devono chiedere il reato doloso.

[3: Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia]
Dunque, la GUP giudice per l’udienza preliminare Arianna Ciavattini ha mandato per il 26 novembre 2026 a processo i due ex direttori, Stefano Bigini e Andrea Diotto, e ha chiamato in causa la Solvay Specialty Polymers spa quale responsabile civile, che sarà chiamata a risarcire in caso di condanna.
Dunque, restano nel processo le Parti Civili che potranno chiedere ai giudici le condanne e il riconoscimento di un indennizzo (non un risarcimento della salute). Hanno invece scandalosamente patteggiato, uscendo dal processo, associazioni tipo Medicina democratica (un business di 50mila euro) che pur nel territorio rappresenta nessuno, il minuscolo comune di Montecastello (100mila euro) con i suoi 271 abitanti ma con un acquedotto in meno, però soprattutto il comune di Alessandria (100mila euro) epicentro del disastro sanitario e ambientale, che dovrebbe tutelare la salute dei suoi 100.000 abitanti… “risarciti” con 1 euro a testa.  Hanno anche patteggiato “indennizzi” (compensazioni pecuniarie per fatti leciti, da non confondersi con “risarcimenti” dovuti per fatti illeciti), tra 3.500 e 8.000 ottomila euro, decine di individui scelti da disinvolti avvocati a caso (né per malattia né per referti di analisi) come in una lotteria.
Il 16 novembre (dunque volume quarto di “Ambiente Delitto Perfetto”) Solvay proporrà al pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme il rito di patteggiamento, qualora nel frattempo raggiunta la transazione con le due parti civili che hanno un peso se restano oppure escono dal processo: la Regione Piemonte e soprattutto il Ministero dell’Ambiente. Con un ministro “mansueto” come Gilberto Pichetto Fratin (multiforme politico di lungo corso proprio in Piemonte) non è una impresa impossibile per il navigato avvocato piemontese Guido Carlo Alleva che si è particolarmente distinto per i processi Eternit di Casale Monferrato. Insomma, un dialogo in dialetto.
Per Solvay il patteggiamento in pratica significherebbe l’assoluzione: riduzione fino ad un terzo (più un altro 1/6) della già modestissima pena e non automatica ammissione di colpevolezza in eventuali cause civili o amministrative. L’assoluzione sarebbe pressoché completa se passasse la richiesta di derubricazione dell’ipotesi di reato dal già blando “disastro ambientale colposo” a quella di “inquinamento ambientale colposo”. Ma questa indecente richiesta (con effetto di una banale multa) è già stata respinta dal pm Arnaldi davanti al gup. Resta da verificare se Arnaldi farebbe altrettanto con una richiesta di patteggiamento “made in” Regione e governo.
Mentre, viceversa, gli avvocati delle parti civili, onestamente rimasti dentro il processo, potranno, anzi dovranno: per etica, depositare una richiesta la derubricazione del reato da colposo a disastro ambientale doloso (fino a 15 anni di reclusione)!
Invece, a sua volta, una apposita “Conferenza dei servizi” ha inteso offrire alla difesa degli imputati una assolutoria “licenza di inquinare” da giocarsi al tavolo del processo.
[Segue 4: Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia] https://www.rete-ambientalista.it/2026/10/21/i-complici-danno-manforte-a-solvay-nel-processo/ ]

I complici danno manforte a Solvay nel processo.

[4: Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia]
Complice della Solvay (e ancor prima della Montedison), sotto la dizione burocratica di “Conferenza dei servizi provinciale” si è da sempre annidata la politica del Comune di Alessandria: titolare per competenza territoriale della Conferenza. A corollario del municipio, sono gli altri Enti: la Provincia di Alessandria (istituzione di secondo grado), l’Arpa Piemonte e l’ASL Alessandria (i cui dirigenti sono di nomina politica). L’ARPA è storicamente il bersaglio degli ambientalisti. L’ASL di Alessandria è definita  da tutti i sindacati la peggiore del Piemonte (e la sanità piemontese non è certo la prima in Italia!).   I due protagonisti sono dunque, tramite i loro rappresentanti tecnici, il Sindaco e il Direttore dello stabilimento chimico, con quest’ultimo che la fa da padrone. Mentre comitati locali e associazioni ambientaliste non hanno voce in capitolo e sono ammessi come semplici uditori e perfino esclusi, tramite valanghe di “omissis”, dalla conoscenza della documentazione tecnica compromettente.
Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, benchè massima autorità sanitaria locale ha sempre omesso una ordinanza di fermata degli impianti inquinanti, anzi ha patteggiato la fuoriuscita del Comune quale parte civile nel processo (a costo di giocarsi la rielezione e la sconfitta della coalizione).
L’apposita “Conferenza di Servizi provinciale di Alessandria” per lo stabilimento chimico di Spinetta Marengo (Solvay / Syensqo) si è risolta il 5 agosto 2026. Nella sonnolenta canicola, l’ottava e finale riunione degli Enti locali ha chiuso il paludoso iter (sei anni) per il riesame con valenza di rinnovo all’azienda dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), in particolare per le produzioni e le emissioni inquinanti di Pfas nelle acque, nell’atmosfera e… nel sangue.
Con l’AIA, la Conferenza ha inteso offrire alla difesa degli imputati una assolutoria “licenza di inquinare” da giocarsi il 26 novembre al tavolo del processo penale di Alessandria. Una carta oltremodo truccata in sostanza, e anche viziata nel merito perchè il procedimento 1°) si riferisce ad un determinato periodo e non al futuro, e 2°) si riferisce all’omessa bonifica di 20 tossici-cancerogeni, tra cui i Pfas, sparati in aria e fusi nelle acque. Ad ogni modo, Comune e Solvay ci provano ad ingannare il tribunale.
La Conferenza se ne è fregata dell’allarme ONU che definisce gli alessandrini “Vittime sacrificali”: clicca qui. Se ne è strafregata, in quanto congelate all’informazione, delle prove di accusa emerse dal Progetto europeo Scenarios finanziato dall’Europa, clicca qui. Infine, Solvay fa finta di niente per l’uso dei lavoratori come cavie umane (clicca qui) e sulla spada di Damocle -Solvay regista responsabile di Miteni: clicca qui – legata all’inchiesta whitecollarcrimes di Luca Santa Maria, l’ex suo storico avvocato.
La Conferenza ha rinfocolato le polemiche della popolazione contro il Comune: Comitati e associazioni chiedevano il rigetto dell’AIA, cioè la cessazione della produzione e dell’utilizzo delle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) della Solvay; intendendo: stop alle vecchie molecole e nessuna sostituzione con nuove. Cioè bonifica, perchè non si dimentichi che, oltre ai Pfas, la multinazionale belga è sotto nuovo processo di disastro ambientale non avendo rispettato la condanna in Cassazione (2019) a fermare il cromo esavalente e gli altri venti veleni, fra cui appunto i Pfas. Il famigerato concerogeno cromo esavalente è rilevato per anni nelle falde acquifere e nel suolo in concentrazioni centinaia di volte superiori ai limiti. Aggiungiamo altri venti inquinanti storici: solventi clorurati sepolti o dispersi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee dell’area, e in aria, tetrafluoroetilene, arsenico, antimonio, nichel, cloroformio, selenio, DDT, solfati, clorofluorocarburi,  idrocarburi metalli pesanti eccetera.   
Invece, checché ne vada propagandando l’assessore alla sanità regionale Federico Riboldi (che si è intestato la paternità dell’AIA)  la melmosa Conferenza ha ignorato la Cassazione e spudoratamente spacciato un sedicente virtuoso “percorso di progressiva riduzione delle emissioni e di miglioramento degli impianti e dei sistemi di controllo”: nient’altro che un osceno via libera a un percorso che invece consentirà le emissioni (Pfas eccetera) in assenza di un piano integrale di bonifica del territorio e della tutela sanitaria reale per la popolazione esposta.
Insomma, l’AIA è una sorta di nuova “licenza di inquinare”.  Nessun “limite zero”. Per l’enorme discendenza della famiglia dei Pfas: nessuna messa al bando per il futuro come non lo fu nel passato. Lo stesso famigerato C6O4, negato da Solvay come cancerogeno da venti anni, come già per il tollerato PFOA, e bellamente ignorato con l’ADV dalla trascorsa AIA piuttosto che vietato tout court, continuerà il C6O4 a essere utilizzato peraltro senza limiti per produzioni “insostituibili” in attesa delle tecnologie NFS di transizione, fatto salvo il business sull’altare dell’AI Intelligenza Artificiale.   A riguardo: l’opacità è totale.
Mentre, approfittando dell’inesistenza di limiti istituzionali europei, per la “quasi totalità” dei camini di scarico l’autorizzazione dei limiti della somma dei Pfas (compresi C6O4 e ADV) sarà “progressivamente” permissiva (in barba ai parametri internazionali Usa-Cina) almeno fino al 2030.  Nemmeno il PFOA è a parametro zero, anche se dichiarato non più in utilizzo da molti anni.
Insomma, i polmoni della popolazione portino pazienza ancora per un po’ di anni: esempio la recente nube tossica di acido fluoridrico (clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/2026/09/10/agente-00-hf-licenza-di-uccidere/ ).
Ovviamente, al buon cuore di Solvay è rimandato un ennesimo piano pluriennale di riqualificazione del colabrodo di infrastrutture idriche interrate nello stabilimento. Ovviamente, in Bormida saranno scaricati reflui non esenti da C6O4 e ADV. Ovviamente, campa cavallo per la predisposizione della Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) prevista nell’ambito del VIA per i grandi progetti a rischio. Ovviamente, la… “leggendaria” imparziale credibilità delle attività di monitoraggio sarà affidata ad Arpa e ASL, https://www.rete-ambientalista.it/2026/06/23/larpa-e-imparziale-con-solvay / , ma con “la garanzia”…  che “gli oneri previsti saranno a carico del gestore dello stabilimento”.
Ovviamente il testo dell’autorizzazione AIA è stato secretato mentre sui media è stato abbondantemente esaltato, soprattutto da Regione e Provincia (di colore centrodestra) e da Arpa Piemonte e ASL AL.  L’assessore Federico Riboldi della Regione si fa spalleggiare dalla cosiddetta “Task Force regionale sui PFAS”, con la quale si vanta, piuttosto che vergognarsi, di aver effettuato, su 408.608 abitanti della provincia di Alessandria, su 95.000 del comune di Alessandria, nientepopodimeno che… un migliaio di analisi del sangue (peraltro, tutte con livelli di Pfas C6O4 e ADV preoccupanti!). E finge di ignorare la censura dell’Assemblea dei sindaci sull’insufficiente monitoraggio della Regione (clicca qui).
Ovviamente, il Comune di Alessandria (centrosinistra) si è congiunto alla pubblicazione del comunicato entusiasta per questo (truffaldino) “percorso di riduzione degli impatti ambientali fondato sui principi di prevenzione, precauzione e miglioramento continuo”.
Ovviamente, la Regione non ha tassativamente escluso di imitare il sindaco Giorgio Abonante, cioè di uscire patteggiando dal processo Solvay Syensqo il prossimo 16 novembre, con l’input cameratesco del Ministero dell’Ambiente.
Concludendo, l’AIA conferma che Solvay Syensqo non ha alcuna intenzione di mollare i Pfas a Spinetta e in Italia. A maggior ragione perché a livello internazionale ne prevede lo sviluppo nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale AI, clicca qui.
Concludendo, anche dopo questa rinnovata “licenza di inquinare” (tu chiamala se vuoi “blando compromesso fra business e salute” oppure “licenza di uccidere”), si conferma l’altissimo rischio che il processo in corso (il secondo dopo la sentenza di Cassazione) si concluda con un nuovo buco nell’acqua.  Due sono le barriere di lotta da contrapporre: l’imputazione per reato di dolo e soprattutto le class actions collettive.
 

Il processo penale non garantisce la tutela di Ambiente e Vittime. Pertanto: class actions.

[5: Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia]
A parte i trucchi legali della prestigiosa difesa Solvay, a parte le complicità delle Istituzioni e i Patteggiamenti, il nuovo processo al tribunale di Alessandria (il secondo dopo la Cassazione) anch’esso per l’Ambiente e le Vittime si concluderebbe sicuramente con un nuovo buco nell’acqua se, e sottolineo il se, alla ripresa il 16 novembre delle udienze, gli avvocati delle Parti Civili non solleciteranno e convinceranno il nuovo Pubblico Ministero (Enrico Arnaldi di Balme) a procedere alla modifica dell’imputazione: dall’assurdo reato per colpa al veritiero disastro ambientale doloso, davanti al Tribunale in composizione collegiale.
Ma, anche quando, per la più fausta delle ipotesi, anche quando si riuscisse a modificare il capo di imputazione, la sentenza (di Cassazione) slitterebbe di altri dieci anni e, comunque, senza aver fermato gli impianti, né determinato la bonifica, né fermato lo stillicidio di malattie e morti, né risarcito i malati e i morti.
Dunque, il processo penale non è risolutivo per l’ambiente, la salute e i diritti delle Vittime. Come un medicinale che attenua i sintomi ma non guarisce la malattia. Però, i Cittadini, i Comitati e le Associazioni hanno a disposizione altre vie per ottenere Giustizia. Quelle in sede civile. E noi le stiamo intraprendendo: l’azione inibitoria per chiudere ora le produzioni di Solvay, mettere di fatto al bando i Pfas in Italia, indurre la messa al bando in Europa. Nonchè l’azione risarcitoria per ottenere i risarcimenti a beneficio della popolazione Vittima dell’ecocidio: risarcimenti effettivi e non simbolici indennizzi, clicca qui.
Insomma, senza attendere i tempi biblici e gli impossibili interventi risolutivi dei tribunali penali, noi stiamo affrontando l’urgenza di prevenire ossia impedire in sede civile – tramite class action inibitoria – la prosecuzione delle condotte delittuose della Solvay (inquinamento aria-acqua-suolo) che danneggiano l’ambiente e la salute. Dunque, vogliamo, con la fermata degli impianti inquinanti, interrompere i danni sia attuali che potenziali. La fermata è necessaria nell’immediato ed è propedeutica alla bonifica. Impedisce anche l’inquinamento delle prove e la reiterazione all’infinito del reato.
Non dimentichiamo che, nel primo processo, a Solvay l’Avvocatura dello Stato aveva imputato “danni irreversibili”, successivamente addirittura peggiorati. Non dimentichiamo che il territorio, circostante il polo chimico ad alto rischio, è costantemente sotto attacco di fughe di gas e privo di adeguata protezione di un piano di Piano di Emergenza Esterno (PEE): allarme, soccorso, evacuazione, assistenza medica, ai sensi della Legge Seveso. Clicca qui.
Fermando Solvay Syensqo a Spinetta, unico produttore in Italia, è di fatto avviata la messa al bando dei Pfas in Italia, obbligando la politica complice della lobby chimica.  
Tale è il contenuto della class action inibitoria, che, con la class action risarcitoria, ho ripetutamente proposto e preso i contatti medicolegali sin dalla deludente conclusione del primo processo, e che ora entrambe sosteniamo nelle proposte di class actions preparate con prestigiosi studi legali internazionali, i quali si assumono i costi istruttori e peritali, e per la loro promozione giudiziaria si assumeranno i costi legali, compresi della soccombenza.
 Parallelamente all’inibitoria, la via della Giustizia dei Comitati e delle Associazioni passa per la class action risarcitoria.
La class action risarcitoria in sede civile è indispensabile perché in sede penale il capo di imputazione non consente risarcimenti effettivi e sostanziali per le malattie e per le morti delle Vittime nel territorio (se non simbolici indennizzi psicologici).
 Il danno da esposizione e il danno da patologia sono due concetti fondamentali nella medicina del lavoro e nella tutela legale.
 Il danno da esposizione rappresenta la semplice condizione di contatto o di vicinanza a un fattore di rischio ambientale, chimico, fisico o biologico (cioè per le emissioni aria-acqua-suolo della Solvay) a prescindere dal fatto che abbia già provocato una malattia conclamata. Il risarcimento per il solo “timore” o danno morale/esistenziale legato al rischio di ammalarsi (danno psicologico o ansia da esposizione), per la provincia di Alessandria varrebbe per 400mila residenti. La “risarcitoria per danno da esposizione” misura la dimensione collettiva dell’azione: migliaia di Vittime partecipano! Una partecipazione di massa!
Il danno da patologia è la modificazione organica o funzionale già avvenuta, ossia la malattia conclamata (o morte) che si manifesta dopo un periodo più o meno lungo di latenza e di esposizione. Considerando che i Pfas non sono veleni tossici e cancerogeni ad azione rapida, non provocano un’intossicazione acuta ma agiscono nel lungo periodo con malattie croniche e mortali.  
Ebbene, già superano il migliaio, tra analisi pubbliche e private, le persone alle quali in Alessandria è stata riscontrata la presenza di Pfas nel sangue. Orbene, chi ha Pfas nel sangue è inesorabilmente malato: (clicca qui e qui). O è già affetto da malattia conclamata, oppure sicuramente si ammalerà presto o tardi di una patologia, lieve o grave, correlata ai Pfas. Anche quando la bonifica fosse totale, anche se, anche quando i cieli, i suoli e le acque tornassero più puliti, i Pfas resteranno nel sangue (clicca qui)!
La “risarcitoria per danno da patologia” si restringe ad un numero limitato di Vittime e partecipanti.
Dunque, la qualità e l’efficacia degli studi medico legali si misurano nel coniugare in una unica azione, in una unica class action, sia le Vittime per danno da esposizione sia le Vittime per danno da patologia.
  
Ad Alessandria, l’azione inibitoria e l’azione risarcitoria sono i due strumenti complementari di tutela: la prima, di natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione; la seconda, di natura riparatoria, interviene ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto. Perciò sono già partite le Assemblee popolari con la raccolta delle adesioni, clicca qui. Le proseguiremo, come un grande movimento nazionale, tramite il Sito WWW.rete-ambientalista.it e la mailinglist della Rete Ambientalista, con una sottoscrizione solidale di adesioni nazionali e internazionali, affinchè diventi una partecipazione di massa.  
In Veneto, dove la class action inibitoria non avrebbe più senso, perchè Miteni di Trissino è già chiusa, 40 mila cittadini sono pronti in sede civile ad una class action collettiva risarcitoria da 2 miliardi di risarcimenti: chi presenta nel proprio siero concentrazioni di Pfas oltre i limiti di tolleranza stabiliti dalle autorità sanitarie, chi ha contratto patologie correlate all’esposizione ai Pfas, i proprietari degli immobili nelle aree contaminate, e i residenti che hanno subìto le conseguenze psicologiche legate alla paura di contrarre patologie. 
Innumerevoli gli esempi internazionali di class actions. Quella appena preparata in Francia (clicca qui) chiede oltre 36 milioni di euro di risarcimento per danni sanitari, ambientali ed economici: dall’ansia e dallo stress ai costi sostenuti per proteggersi dalla contaminazione. Ma l’obiettivo non è solo economico. «Bisogna colpire gli industriali sul piano finanziario per costringerli a cessare l’inquinamento», come incitò il Procuratore generale della Cassazione.
 
In conclusione, i suddetti cinque capitoli del servizio Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia ambirebbero essere il penultimo capitolo del quarto volume di “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia). La loro realizzazione sul campo dovrebbe rappresentare, con l’ennesima vittoria, l’ultimo capitolo di una avventura personalmente avviata sessanta anni fa con le battaglie nei confronti di Montecatini Edison, poi Montedison e Solvay, come dipendente, sindacalista, ambientalista, giornalista, in mezzo a rappresaglie e licenziamenti, querela, collusi e corrotti. Con sofferenze personali e familiari, perchè no.  
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. (Testo in cinque capitoli liberamente riproducibile).

P.S. Per quanti fra i nostri pazienti lettori non abbiano ancora imparato a memoria cosa sono i PFAS, dove si trovano, quali sono i rischi per la salute e l’ambiente, riproduciamo qui appresso Marco Talluri di “Ambiente e non solo”: testata giornalistica digitale indipendente su ambiente, emergenza climatica, sviluppo sostenibile, mobilità e non solo. Clicca  PFAS: cosa sono, dove si trovano, rischi per salute e ambiente , che ci siamo permessi di integrare col suddetto servizio a nostra firma per quando riguarda Spinetta Marengo, Alessandria  e Piemonte.

I PFAS, dove si trovano, quali sono i rischi per la salute e l’ambiente.

Clicca qui.