Veleni Finchimica nelle falde di Manerbio.

Finchimica, l’azienda che produce fitofarmaci a Manerbio, Brescia,  è approdata davanti al giudice. Si è aperta l’udienza preliminare per i tre dirigenti e la stessa azienda, imputati di inquinamento ambientale. L’inchiesta nacque tre anni fa da alcune ispezioni dell’Arpa a seguito di una richiesta di ampliamento aziendale. Stando alla ricostruzione del pm Donato Greco l’omessa o insufficiente riparazione e manutenzione degli impianti industriali avrebbe causato dal 2007 in poi la “compromissione significativa” delle acque sotterranee dello stabilimento di Manerbio, con una diffusione di pesticidi, solventi tossici e fitofarmaci anche a 500 metri di distanza.
 
Sarebbero stati riscontrati manganese, fluoruri, nitrati, arsenico, solfati, cloroformio, dicloroetilene, ma anche composti chimici rari e non ancora normati, in concentrazione superiore ai limiti di legge, pure di cento volte. E sarebbe compromessa pure la falda, dove sono stati rilevati valori di clorobenzotricloruro pari a 4mila mg/kg, a fronte di una soglia massima ammessa di 21 mg.
Ne rispondono l’amministratrice delegata Maura Naponiello, 61 anni, e due delegati per la sicurezza ambientale, il procuratore societario Marco Braghini, 60 anni, e il predecessore, Giorgio Ciotti, 67 anni, direttore dello stabilimento. L’accusa sostiene che l’inquinamento avrebbe riguardato anche il terreno aziendale, contaminato da idrocarburi, e pure le acque del vaso Maloncello. Anche Finchimica, che nel 2023 ha iniziato un piano di bonifica, è stata citata a giudizio come responsabile amministrativa. Il reato sarebbe stato commesso a vantaggio della società, che omettendo riparazioni e manutenzioni avrebbe così risparmiato. Dal 2007 sarebbe stata a conoscenza degli sversamenti, ma non sarebbe intervenuta per fermarli.  Hanno chiesto di costituirsi parte civile Legambiente e il Comitato per l’acqua pubblica

La generazione che si ribella e spacca le vetrine di lusso.

L’inizio del ciclo di proteste di giovani e giovanissimi può essere ricondotto al 2020 in Asia e alle sue numerose manifestazioni, che oggi si estendono all’India con le “proteste degli scarafaggi”. Ora sembra l’Europa l’epicentro del malcontento giovanile: ci sono state grandi manifestazioni in Grecia, Belgio, Albania, Italia, Francia, Portogallo, Spagna. Intanto in Serbia, un’opzione elettorale guidata da studenti e studentesse ha vinto le elezioni parlamentari. In Spagna, come in Italia, sono stati fermati e arrestati decine di minorenni. “Sta forse emergendo in politica una nuova generazione con un proprio stile, che reagisce alle proprie esperienze?”

Come ti sbatto il mostro in prima pagina.

Il mostro che sbattiamo nella nostra prima pagina è Giorgia Meloni che, su tutti i video , ha attaccato la giudice di Milano che ha respinto la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, il trentenne accusato di gestire la pagina Telegram Movimento 17 ottobre: “Lo dirò senza mezzi termini considero la decisione vergognosa”.
 
 La giudice ha semplicemente preso atto che la sera del 18 ottobre, al termine del secondo giorno di devastazione a Milano, Siher, ha aperto il canale “Movimento 17 ottobre”, prima su Instagram e poi su Telegram, arrivando a 11 mila utenti e programmando le manifestazioni per il 24 ottobre. Dunque, non poteva aver organizzato il giorno dopo le devastazioni avvenute il giorno prima. Conclusione elementare per chiunque, salvo per chi è in seriale malafede come Meloni e i suoi corifei (lo diciamo senza mezzi termini). 
 
Youssef Siher, mostro sbattuto in prima pagina,  non è un terrorista e non è un istigatore di gruppi facinorosi: con la creazione del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre ha divulgato “modalità di protesta contro le politiche governative” che “oltre a evocare azioni di ‘disobbedienza civile’, non si traducono nell’adozione di comportamenti violenti o criminosi”, limitandosi “alla programmazione di manifestazioni settimanali, capaci di coinvolgere il maggior numero possibile di persone”. 
 
Inoltre, la Gip smonta il capo di imputazione,  d’istigazione a delinquere aggravato dall’uso di supporti telematici e dalle finalità terroristiche, che parte da una frase scritta da Siher: “Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”.  Una immagine colorita che leggiamo più o meno ogni giorno sui media meno vicini a Meloni. Una frase, insomma, ben lungi da istigare azioni violente, che la Gip derubrica a ” espressione della ferma volontà di avviare una stabile forma di protesta a fronte di problematiche socio-economiche che non trovano risposta nelle politiche governative”. Anzi, Sihar aveva specificato “che, nel caso in cui le Forze dell’Ordine avessero ‘cominciato a picchiare’, le prime file del corteo avrebbero dovuto arretrare, non rispondendo con azioni violente”. Sihar, conclude la giudice, “nei post non prospetta mai il ricorso ad azioni violente, né evoca le giornate del 17 e 18 ottobre quale modello di attuazione delle forme di protesta”. 
 
Meloni replica e conferma: “Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura”. La reazione dell’Associazione nazionale magistrati è immediata e accusa il governo di alimentare un clima di delegittimazione: “Un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto”. L’ormai consueta campagna contro i magistrati, pur dopo l’esito del referendum. 

La proposta di Emergency per inceppare la macchina bellica con l’obiezione di coscienza.

Su iniziativa di EMERGENCY e della rete R1PUD1A, è stata depositata la
legge di iniziativa popolare “Io obietto la guerra”

L’obiettivo è chiaro: estendere e tutelare il diritto all’obiezione di
coscienza, permettendo a ciascun cittadino di rifiutare di essere un
ingranaggio della macchina bellica.

—- Stop al lavoro di guerra e al business delle armi

Per decenni l’obiezione di coscienza è stata associata solo alla leva
militare. La proposta di Emergency e R1PUD1A compie un salto di qualità
storico: introduce il diritto per lavoratori e lavoratrici di rifiutare
prestazioni lavorative o intellettuali destinate alla produzione,
progettazione, trasporto o commercio di armi e materiali bellici.
Nessuno deve più essere costretto a scegliere tra il posto di lavoro e
la propria coscienza.

—- Il Registro della coscienza nei Comuni

Il testo prevede l’istituzione in ogni Comune del Registro delle
obiezioni di coscienza, dove ogni cittadino potrà formalizzare il
proprio rifiuto a cooperare con la guerra. Inoltre, per gli uomini tra i
18 e i 45 anni, si introduce la possibilità di dichiarare in anticipo la
propria obiezione al servizio militare, senza attendere scenari di
richiamo alle armi.

—- Un diritto di pace nelle mani di tutti

“Io obietto la guerra” trasforma il ripudio della guerra (Articolo 11
della Costituzione) in un diritto concreto ed esigibile nei luoghi di
lavoro. È una scelta di disarmo attivo che parte dalle scelte personali
e lavorative di ciascuno di noi.

—- Come firmare

La sottoscrizione avviene online con SPID, CIE o CNS sulla piattaforma
ufficiale del Ministero della Giustizia. Per firmare l’iniziativa
promosso da Emergency bastano pochi secondi a questo indirizzo: clicca qui.

Ilva. Sancito il principio che la salute conta più del profitto.

La Cassazione, clicca qui  https://ilmanifesto.it/adesso-lilva-e-davvero-ex , ha sancito legittimo lo stop dell’area a caldo stabilito dalla Corte di appello di Milano. La tragica vicenda dello stabilimento siderurgico più grande d’Italia, che con centinaia di morti, ha avvelenato Taranto, può avviarsi alla conclusione. Gli altiforni, impianti a ciclo continuo saranno definitivamente spenti e non possono essere riavviati se non a costo del loro sostanziale rifacimento.
 
Si tratta di un punto di partenza irrinunciabile, la salute,  e non di arrivo: Acciaierie d’Italia ha chiesto la cassa integrazione per 8.622 unità su un organico di 9.626 e ha avviato la procedura per licenziare l’80 per cento dei dirigenti a tempo indeterminato. Per tacere dei posti persi nei subappalti e nell’indotto.
 
Adesso spetta al governo trovare risposte per questa emergenza che fino ad ora non ha gestito, preferendo additare la magistratura,  dovrà cioè mettere in campo tutto ciò che è possibile affinché gli impianti Dri e i forni elettrici vengano realizzati nel minor tempo possibile.
PEACELINK, realtà tarantina che da anni denuncia l’inquinamento della città, ha ricordato come l’ex Ilva abbia debiti per 8 miliardi e 480 milioni di euro e una perdita di 551,5 milioni nel primo semestre 2026: «Se oggi disponessimo di quei miliardi il futuro dei lavoratori dell’Ilva sarebbe garantito e finanziato con grande solidità, si sarebbe potuto fare un poderoso investimento per una riconversione economica e produttiva dell’intera città». «Taranto è vittima due volte: gli operai hanno diritto a un risarcimento ma anche il resto della città che si è sacrificata per il Pil del paese, dobbiamo insistere sulla formazione e questa è una lotta che può unire lavoratori e resto della città». 

Oltre un milione nelle piazze d’Italia.

Una marea umana in occasione dello sciopero generale convocato dall’Usb e da altre sigle autonome come Cobas e Clap, per protestare contro il caro-vita, l’emergenza abitativa e il riarmo che toglie i soldi al welfare. Sono scese in piazza, in cortei per lo più pacifici, oltre 1 milione di persone in tutta Italia in 70 tra città e porti (100 porti europei bloccati). Il merito non è dei partiti del Campo largo, né dei grandi sindacati confederali, né ancora del “partito degli studenti”, ma il “merito” è tutto della violenza sociale e repressiva del governo Meloni, che con i telemeloni ha perfino contribuito creando il “caso Youssef Siher” e gridando all’ “emergenza maranza” per lo shopping di lusso di qualche decina di minorenni.
Un milione di italiani giovani, di mezza età e anziani, del Nord, del Centro e del Sud, studenti, lavoratori, disoccupati, pensionati, operai, autotrasportatori, agricoltori, pescatori, del ceto medio e del sottoproletariato, un ennesimo milione di manifestanti di sinistra, anche se un sondaggio di Youtrend rivela che le ragioni delle proteste sono condivise da quasi due elettori di destra su tre.
Le sinistre “di governo” sono arrivate tardi su questi movimenti, col paradosso di essere accusate da destra di essere mandante dei violenti. Anche volendo essere mandanti di qualcosa, non potrebbero mandare nessuno. Non sta nemmeno nelle loro corde organizzare movimenti di questo tipo, non ne hanno la capacità, la fantasia, la presenza nei gangli vitali del Paese. Sono un ceto politico ancora ben insediato nei livelli amministrativi (la marmaglia che ha occupato le istituzioni, come allarmava Berlinguer) ma ben poco nella vita quotidiana del Paese, nelle scuole, nelle università, eccetera. Più che arrivare tardi, forse non sono neanche arrivati. D’altronde, non sono molto più avanti dei governanti europei, che continuano con le loro politiche economiche e di guerra, come se nulla fosse.