
Il mostro che sbattiamo nella nostra prima pagina è Giorgia Meloni che, su tutti i video , ha attaccato la giudice di Milano che ha respinto la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, il trentenne accusato di gestire la pagina Telegram Movimento 17 ottobre: “Lo dirò senza mezzi termini considero la decisione vergognosa”.
La giudice ha semplicemente preso atto che la sera del 18 ottobre, al termine del secondo giorno di devastazione a Milano, Siher, ha aperto il canale “Movimento 17 ottobre”, prima su Instagram e poi su Telegram, arrivando a 11 mila utenti e programmando le manifestazioni per il 24 ottobre. Dunque, non poteva aver organizzato il giorno dopo le devastazioni avvenute il giorno prima. Conclusione elementare per chiunque, salvo per chi è in seriale malafede come Meloni e i suoi corifei (lo diciamo senza mezzi termini).
Youssef Siher, mostro sbattuto in prima pagina, non è un terrorista e non è un istigatore di gruppi facinorosi: con la creazione del gruppo Telegram Movimento 17 ottobre ha divulgato “modalità di protesta contro le politiche governative” che “oltre a evocare azioni di ‘disobbedienza civile’, non si traducono nell’adozione di comportamenti violenti o criminosi”, limitandosi “alla programmazione di manifestazioni settimanali, capaci di coinvolgere il maggior numero possibile di persone”.
Inoltre, la Gip smonta il capo di imputazione, d’istigazione a delinquere aggravato dall’uso di supporti telematici e dalle finalità terroristiche, che parte da una frase scritta da Siher: “Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”. Una immagine colorita che leggiamo più o meno ogni giorno sui media meno vicini a Meloni. Una frase, insomma, ben lungi da istigare azioni violente, che la Gip derubrica a ” espressione della ferma volontà di avviare una stabile forma di protesta a fronte di problematiche socio-economiche che non trovano risposta nelle politiche governative”. Anzi, Sihar aveva specificato “che, nel caso in cui le Forze dell’Ordine avessero ‘cominciato a picchiare’, le prime file del corteo avrebbero dovuto arretrare, non rispondendo con azioni violente”. Sihar, conclude la giudice, “nei post non prospetta mai il ricorso ad azioni violente, né evoca le giornate del 17 e 18 ottobre quale modello di attuazione delle forme di protesta”.
Meloni replica e conferma: “Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura”. La reazione dell’Associazione nazionale magistrati è immediata e accusa il governo di alimentare un clima di delegittimazione: “Un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto”. L’ormai consueta campagna contro i magistrati, pur dopo l’esito del referendum.