Manuale di sopravvivenza quotidiana contro i PFAS.

Esce la seconda edizione del Manuale di sopravvivenza quotidiana contro i PFAS,
un importante percorso di cittadinanza attiva e tutela ambientale curato da  Donata Albiero (coordinatrice del Gruppo Educativo Zero PFAS del Veneto) e sostenuto dall’associazione CiLLSA (Cittadini per il Lavoro, la Salute e l’Ambiente).
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Chi inquina non paga. Ilva di Taranto.

Il disastro lo pagano i cittadini con morti e malattie, lo pagano i dipendenti con i posti di lavoro.  Ma i padroni, a partire dalla famiglia Riva, e i politici, compreso l’attuale governo, non pagano. Al più, sono chiesti i domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia, per l’ex direttore dello stabilimento Alessandro Labile e per Francesco Astorri, capo del Nucleo ispettivo di Ispra. Le richieste sono arrivate nell’ambito di una inchiesta che abbraccia la gestione 2019-2024 e ipotizza reati che vanno dal disastro ambientale alla truffa sulle quote di anidride carbonica Co2 e delle quote Ets, fino all’associazione per delinquere e alla corruzione. Morselli è anche coinvolta in un’inchiesta per bancarotta fraudolenta avviata dalla Procura di Milano dopo una relazione dei commissari straordinari dell’ex Ilva. 
Insomma, secondo l’accusa della procura di Taranto, la conduzione del Siderurgico sarebbe stata orientata (da ArcelorMittale e Acciaierie d’Italia) a massimizzare i profitti a scapito dell’ambiente. Tra le contestazioni emergono omissioni nelle manutenzioni e la presunta promessa di un incarico dirigenziale ad Astorri per ammorbidire i controlli Aia. Otto persone rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Pesci piccoli.

Chi inquina non paga. Sacal di Carisio.

Secondo i PM, a Carisio i tumori dell’apparato respiratorio e digerente sono rispettivamente di sette e tre volte superiori rispetto alla media. Il Comune di Carisio aveva emesso un’ordinanza che vietava il consumo di uova, animali allevati a terra, frutta e verdura coltivate nel raggio di tre chilometri intorno allo stabilimento Sacal, a causa della presenza di diossina e di altri inquinanti nella fonderia specializzata nella produzione e raffinazione di leghe di alluminio.
 
I Pm della Procura di Vercelli contestano una “compromissione significativa e misurabile delle acque, dell’aria, del suolo e del sottosuolo: a vario titolo reati che vanno dall’inquinamento ambientale, inosservanza delle prescrizioni dettate dall’Autorizzazione Integrata Ambientale della Provincia di Vercelli, non rispetto dei valori limite di emissioni in atmosfera, scarichi inquinanti nelle falde acquifere, concentrazione nelle acque reflue  di rame, alluminio e ferro, illecita gestione dei rifiuti e degli scarti di produzione, mancato completamento delle operazioni di messa in sicurezza e di bonifica dello stabilimento finito, dopo decenni,  sotto sequestro dall’estate 2025” lasciando a casa 54 lavoratori, quelli che pagano.  

Chi inquina non paga. Stoppani di Cogoleto.

“Danni ai terreni delle aree pubbliche e private, danni derivanti dalla presenza di strutture e impianti contaminati, dall’illecita gestione dei rifiuti, danni alle acque superficiali e sotterranee, ai fondali marini, all’arenile, all’aria/atmosfera, danni legati all’indisponibilità temporanea delle risorse contaminate”.
Il danno ambientale da un miliardo e 607 milioni, prima negato dal tribunale di Milano nello stato passivo del fallimento dell’Immobiliare Val Lerone spa della Stoppani di Cogoleto, è stato poi riconosciuto dalla Cassazione su ricorso del ministero dell’Ambiente: la suprema corte ha portato il danno ambientale miliardario all’interno del fallimento che si è chiuso di recente 19 anni dopo, affermando “il nesso causale tra l’attività dello stabilimento e l’inquinamento da cromo esavalente”.
Nessuna definitiva vera bonifica nell’area contaminata al confine tra Arenzano e Cogoleto riconosciuta come un’emergenza nazionale: a 36 anni da quando in un referendum gli abitanti di Cogoleto si opposero alla chiusura della fabbrica che dava lavoro a centinaia di persone, a 23 anni dalla chiusura dei camini della fabbrica che in Liguria per oltre un secolo aveva fatto scempio a base di cromo esavalente cancerogeno.
In compenso, gli eredi del fondatore, Luigi, e del figlio Plinio che fino alla morte (avvenuta nel 2005) tenne in piedi la leggenda del re della chimica, si sono ritrovati nel 2025 davanti a un notaio milanese per cedere al Comune della riviera di Ponente la proprietà dell’edificio di quella comunità, ora gestita dalla cooperativa “L’Altro Sole”. “Alla memoria di Luigi Stoppani”, 197.665 euro per un asilo. Ci vorrà ben altro per eliminare il cromo e i suoi nefasti effetti sull’uomo e sull’ambiente, dalla storia di Cogoleto e dell’Italia intera.
La vicenda della bonifica Stoppani è seguita con apprensione ad Alessandria, dove la Solvay di Spinetta Marengo è stata condannata in Cassazione per il cromo esavalente che da decine di anni inquina non bonificato, insieme ad altre 20 veleni tossici e cancerogeni.