
“Danni ai terreni delle aree pubbliche e private, danni derivanti dalla presenza di strutture e impianti contaminati, dall’illecita gestione dei rifiuti, danni alle acque superficiali e sotterranee, ai fondali marini, all’arenile, all’aria/atmosfera, danni legati all’indisponibilità temporanea delle risorse contaminate”.
Il danno ambientale da un miliardo e 607 milioni, prima negato dal tribunale di Milano nello stato passivo del fallimento dell’Immobiliare Val Lerone spa della Stoppani di Cogoleto, è stato poi riconosciuto dalla Cassazione su ricorso del ministero dell’Ambiente: la suprema corte ha portato il danno ambientale miliardario all’interno del fallimento che si è chiuso di recente 19 anni dopo, affermando “il nesso causale tra l’attività dello stabilimento e l’inquinamento da cromo esavalente”.
Nessuna definitiva vera bonifica nell’area contaminata al confine tra Arenzano e Cogoleto riconosciuta come un’emergenza nazionale: a 36 anni da quando in un referendum gli abitanti di Cogoleto si opposero alla chiusura della fabbrica che dava lavoro a centinaia di persone, a 23 anni dalla chiusura dei camini della fabbrica che in Liguria per oltre un secolo aveva fatto scempio a base di cromo esavalente cancerogeno.
In compenso, gli eredi del fondatore, Luigi, e del figlio Plinio che fino alla morte (avvenuta nel 2005) tenne in piedi la leggenda del re della chimica, si sono ritrovati nel 2025 davanti a un notaio milanese per cedere al Comune della riviera di Ponente la proprietà dell’edificio di quella comunità, ora gestita dalla cooperativa “L’Altro Sole”. “Alla memoria di Luigi Stoppani”, 197.665 euro per un asilo. Ci vorrà ben altro per eliminare il cromo e i suoi nefasti effetti sull’uomo e sull’ambiente, dalla storia di Cogoleto e dell’Italia intera.
La vicenda della bonifica Stoppani è seguita con apprensione ad Alessandria, dove la Solvay di Spinetta Marengo è stata condannata in Cassazione per il cromo esavalente che da decine di anni inquina non bonificato, insieme ad altre 20 veleni tossici e cancerogeni.