Uno spettro si aggira in Europa.

La vittoria della Lista Studentesca alle elezioni parlamentari serbe è straordinaria. Presentandosi per la prima volta, ha ottenuto la maggioranza, conquistando, secondo le proiezioni, 140 dei 250 seggi. Il dominio di 14 anni del presidente autoritario Aleksandar Vučić, che sperava di passare senza intoppi alla carica di primo ministro, portando con sé il potere, è stato decisamente spezzato da un movimento di massa guidato dagli studenti.
Le mobilitazioni dal 2024 sono state determinate e incessanti. Attingendo a una profonda vena di malcontento popolare non solo nei confronti di Vučić ma anche dell’opposizione, hanno dimostrato che un establishment politico radicato può essere rovesciato quando le persone che hanno perso fiducia nella politica convenzionale si organizzano in modo indipendente.

Occupazioni universitarie, manifestazioni, blocchi stradali e raduni si sono diffusi in tutta la Serbia. Gli studenti si sono spostati tra città e villaggi, costruendo solidarietà con persone da tempo abbandonate da un sistema politico fin troppo abituato a servire i ricchi e i potenti. Insegnanti, personale universitario, lavoratori e altri cittadini si sono uniti a loro.

Gli studenti sono diventati la forza mobilitante della lotta. La decisione di presentarsi alle elezioni è stata il passo successivo nella lotta. Il movimento ha elaborato una propria lista elettorale con candidati provenienti dalle università e dalla società in generale, nominati nelle assemblee universitarie e di facoltà dove sono stati sottoposti a un esame collettivo da parte degli studenti prima di essere selezionati. Nessuno dei candidati era uno studente.

Adesso il movimento ha bisogno di meccanismi permanenti attraverso i quali studenti, lavoratori e comunità possano discutere di politica, chiedere conto ai rappresentanti e mobilitarsi quando necessario. I sindacati indipendenti e l’organizzazione sul posto di lavoro sono particolarmente importanti se si vuole garantire il miglioramento del tenore di vita nonostante la resistenza dei datori di lavoro e degli interessi dei più ricchi.
 
Perciò il movimento deve continuare a mobilitarsi e, così facendo, unirsi alle proteste che si stanno diffondendo in tutta Europa. In Francia, le manifestazioni iniziate con gli studenti che protestavano contro il deterioramento delle condizioni scolastiche si sono trasformate in un movimento più ampio incentrato sul costo della vita, sui salari e sui servizi pubblici. In Belgio, gli studenti si sono mobilitati contro i tagli all’istruzione, l’aumento delle tasse universitarie e il peggioramento delle condizioni. Un malcontento simile riguardo all’alloggio, all’occupazione, all’istruzione e alla corruzione è esploso in Spagna, Portogallo e Albania. In Italia…

Ci sarà un “partito degli studenti” in Italia?

Mentre i trasportatori bloccavano il sud, centinaia di migliaia di giovani in Italia, senza bandiere di partito nelle quali riconoscersi, occupano le scuole e pieni di rabbia sono scesi in piazza contro il governo che disprezzano. Se Youssef Siher fosse l’artefice di una simile sollevazione popolare saremmo di fronte ad un rivoluzionario, trentenne, italiano, destinato far parlare di sé in questo secolo, anche contagiando i giovani dell’Europa intera.
 
Invece, le sue credenziali attuali, anche secondo l’arrembaggio dei mediameloniani, si limitano ai “disordini dei giovani del 17-18 ottobre”, anzi a quelli futuri, mettendo nel mucchio la stragrandissima maggioranza di manifestanti pacifici con la minoranza di violenti e saccheggiatori. Sarebbe stato lui, laureato, con uno stage presso l’Ispi, squattrinato ricercatore e giornalista freelance, lui il fenomeno in grado di fomentare quella manovrabile massa che contesta il miglior governo italiano del secolo, proprio lui il mandante del contagio rivoluzionario dell’occidente. Se l’occidente si incendia è tutta colpa di Youssef Siher, basta spegnerlo.
L’incendio sarebbe semplicemente divampato tramite una sua pagina Instagram e il canale Telegram del “Movimento 17 ottobre”. Potenza dei social che si impadroniscono della mente debole dei giovani.
 
Metti il mostro in prima pagina. L’immediato processo dei telemeloni a questo criminale sociale, manovrato dall’esterno anzi dall’estero, a questo mezzo marocchino Youssef Siher, con relativa immediata condanna agli immigrati di qualunque generazione, avrebbe risvolti comici, ancorché preoccupanti di modello repressivo. Ma il linciaggio al “cattivo maestro” e all’intera generazione ha preso vieppiù le mosse dall’indagine e dall’arresto da parte della procura di Milano, che lo accusa -per il 24 ottobre e non per il 17 ottobre- di “contenuti di tipo eversivo tra i quali quelli di incitamento alla rivoluzione e all’utilizzo di tecniche di guerriglia urbana nonché comunicati finalizzati alla convocazione, in diverse piazze d’Italia di facinorosi, al fine di porre in essere delitti contro l’ordine pubblico”. Insomma, è accusato di istigazione a delinquere aggravata “dall’aver commesso il fatto per finalità di terrorismo e attraverso strumenti informatici o telematici”.
In attesa che le accuse, le ipotesi di reato, si concretizzino o si sgonfino, i mezzi di disinformazione del governo cavalcano lo sfascio delle lussuose vetrine per nascondere lo sfascio sociale di cui il governo è accusato (vedi prossimi scioperi generali della scuola e dei sindacati). Affermano una condanna perentoria, pronunciata da una società che della violenza ha fatto il principale regolatore dei rapporti tra Stati, popoli, religioni, interessi economici. E che sistematicamente irride i pacifisti.
 
Il caso Youssef Siher forse, come è accaduto in Serbia, contribuirà ai giovani di cercare di organizzarsi autonomamente dal cosiddetto “campo largo”, per creare un movimento di opposizione al governo e a un modello d’Italia fondata sulle armi e sulla guerra, e sulle ingiustizie sociali. Avremo alle prossime elezioni un movimento apartitico e acefalo degli studenti, il partito degli studenti?