Mentre i trasportatori bloccavano il sud, centinaia di migliaia di giovani in Italia, senza bandiere di partito nelle quali riconoscersi, occupano le scuole e pieni di rabbia sono scesi in piazza contro il governo che disprezzano. Se Youssef Siher fosse l’artefice di una simile sollevazione popolare saremmo di fronte ad un rivoluzionario, trentenne, italiano, destinato far parlare di sé in questo secolo, anche contagiando i giovani dell’Europa intera.
Invece, le sue credenziali attuali, anche secondo l’arrembaggio dei mediameloniani, si limitano ai “disordini dei giovani del 17-18 ottobre”, anzi a quelli futuri, mettendo nel mucchio la stragrandissima maggioranza di manifestanti pacifici con la minoranza di violenti e saccheggiatori. Sarebbe stato lui, laureato, con uno stage presso l’Ispi, squattrinato ricercatore e giornalista freelance, lui il fenomeno in grado di fomentare quella manovrabile massa che contesta il miglior governo italiano del secolo, proprio lui il mandante del contagio rivoluzionario dell’occidente. Se l’occidente si incendia è tutta colpa di Youssef Siher, basta spegnerlo.
L’incendio sarebbe semplicemente divampato tramite una sua pagina Instagram e il canale Telegram del “Movimento 17 ottobre”. Potenza dei social che si impadroniscono della mente debole dei giovani.
Metti il mostro in prima pagina. L’immediato processo dei telemeloni a questo criminale sociale, manovrato dall’esterno anzi dall’estero, a questo mezzo marocchino Youssef Siher, con relativa immediata condanna agli immigrati di qualunque generazione, avrebbe risvolti comici, ancorché preoccupanti di modello repressivo. Ma il linciaggio al “cattivo maestro” e all’intera generazione ha preso vieppiù le mosse dall’indagine e dall’arresto da parte della procura di Milano, che lo accusa -per il 24 ottobre e non per il 17 ottobre- di “contenuti di tipo eversivo tra i quali quelli di incitamento alla rivoluzione e all’utilizzo di tecniche di guerriglia urbana nonché comunicati finalizzati alla convocazione, in diverse piazze d’Italia di facinorosi, al fine di porre in essere delitti contro l’ordine pubblico”. Insomma, è accusato di istigazione a delinquere aggravata “dall’aver commesso il fatto per finalità di terrorismo e attraverso strumenti informatici o telematici”.
In attesa che le accuse, le ipotesi di reato, si concretizzino o si sgonfino, i mezzi di disinformazione del governo cavalcano lo sfascio delle lussuose vetrine per nascondere lo sfascio sociale di cui il governo è accusato (vedi prossimi scioperi generali della scuola e dei sindacati). Affermano una condanna perentoria, pronunciata da una società che della violenza ha fatto il principale regolatore dei rapporti tra Stati, popoli, religioni, interessi economici. E che sistematicamente irride i pacifisti.
Il caso Youssef Siher forse, come è accaduto in Serbia, contribuirà ai giovani di cercare di organizzarsi autonomamente dal cosiddetto “campo largo”, per creare un movimento di opposizione al governo e a un modello d’Italia fondata sulle armi e sulla guerra, e sulle ingiustizie sociali. Avremo alle prossime elezioni un movimento apartitico e acefalo degli studenti, il partito degli studenti?