
Era riuscito a entrare nel cortile di un palazzo di Alessandria e stava cercando di segare la catena che teneva una bicicletta ancorata alla rastrelliera. I rumori e i suoi movimenti, però, non sono passati inosservati ad alcuni residenti. L’uomo ha lasciato perdere la bicicletta e ha cercato di fuggire, liberandosi lungo il percorso degli arnesi utilizzati per il tentativo di furto. Sul posto sono arrivate rapidamente le pattuglie della Squadra Volanti della Questura di Alessandria, che hanno preso in consegna l’uomo. I poliziotti hanno recuperato gli oggetti abbandonati durante il tentativo di fuga, poi sottoposti a sequestro. Per l’uomo è quindi scattato l’arresto in flagranza con l’accusa di tentato furto aggravato, successivamente convalidato dall’Autorità giudiziaria.
Le cronache non hanno fornito il nome dell’uomo. Noi possiamo rivelare che non ha tentato di chiamarsi Roberto Formigoni o solo di richiamarsi a Roberto Formigoni per evitare l’arresto in flagranza (Formigoni è entrato in carcere solo dopo anni e anni con sentenza definitiva -5 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione- e dopo appena 5 mesi gli sono stati concessi i domiciliari, comunque senza il sequestro degli arnesi utilizzati).
Neppure l’uomo è riuscito a darsi alla fuga in Tunisia come Bettino Craxi dopo aver collezionato due condanne definitive per reati legati alla corruzione finanziaria dello Stato, per un totale di 10 anni di reclusione, comunque senza sequestro degli arnesi utilizzati.
Anche il giudice, che ha convalidato l’arresto in flagranza e sequestrato gli arnesi (il seghetto), non ha concesso all’uomo il tempo interminabile per elencare altri casi storici e politici celebri in Italia legati a condanne definitive per la gestione illecita di denaro pubblico.

