La giustizia è uguale per tutti.

Era riuscito a entrare nel cortile di un palazzo di Alessandria e stava cercando di segare la catena che teneva una bicicletta ancorata alla rastrelliera. I rumori e i suoi movimenti, però, non sono passati inosservati ad alcuni residenti. L’uomo ha lasciato perdere la bicicletta e ha cercato di fuggire, liberandosi lungo il percorso degli arnesi utilizzati per il tentativo di furto. Sul posto sono arrivate rapidamente le pattuglie della Squadra Volanti della Questura di Alessandria, che hanno preso in consegna l’uomo. I poliziotti hanno recuperato gli oggetti abbandonati durante il tentativo di fuga, poi sottoposti a sequestro. Per l’uomo è quindi scattato l’arresto in flagranza con l’accusa di tentato furto aggravato, successivamente convalidato dall’Autorità giudiziaria.
Le cronache non hanno fornito il nome dell’uomo. Noi possiamo rivelare che non ha tentato di chiamarsi Roberto Formigoni o solo di richiamarsi a Roberto Formigoni per evitare l’arresto in flagranza (Formigoni è entrato in carcere solo dopo anni e anni con sentenza definitiva -5 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione- e dopo appena 5 mesi gli sono stati concessi i domiciliari, comunque senza il sequestro degli arnesi utilizzati).
Neppure l’uomo è riuscito a darsi alla fuga in Tunisia come Bettino Craxi dopo aver collezionato due condanne definitive per reati legati alla corruzione finanziaria dello Stato, per un totale di 10 anni di reclusione, comunque senza sequestro degli arnesi utilizzati.   
Anche il giudice, che ha convalidato l’arresto in flagranza e sequestrato gli arnesi (il seghetto), non ha concesso all’uomo il tempo interminabile per elencare altri casi storici e politici celebri in Italia legati a condanne definitive per la gestione illecita di denaro pubblico.

Meloni in aiuto di studenti e personale scolastico.

Alle proteste del mondo della scuola il governo prima ha promesso un piano “da 1,5 miliardi di euro” per ristrutturare gli edifici, poi se n’è uscito con 20 milioni orgogliosamente rivendicati: una somma ridicola per 60.000 aule. Infatti, il ministero dell’Istruzione ha deciso di riconoscere un fondo di 3.153,57 euro a 6.342 istituzioni scolastiche statali “ammesse e finanziate per l’acquisto, l’installazione e la messa in funzione di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento e il comfort microclimatico degli ambienti e delle aule didattiche”.
Su 61.308 edifici scolastici censiti in Italia solo 3.966 risultano dotati di condizionatori, appena il 6,45% del totale. Per altri 24.888 edifici i dati non sono disponibili, mentre per 32.462 i condizionatori non ci sono. Insomma, in oltre il 93% degli edifici la refrigerazione non è garantita.
D’altronde Meloni cosa poteva fare di più? Anche potendo installare condizionatori in tutte le aule, le reti elettriche delle scuole non reggerebbero il carico perché gran parte sono davvero vecchie e mai rimesse in sesto. Da qui, la necessità di un piano di interventi di edilizia straordinaria nelle scuole italiane che nessun ministero, tanto meno quello diretto da Valditara, ha mai tentato di mettere in pratica. Per il momento, gli alunni italiani possono ricorrere al ventaglio. Forse ne esce uno per ogni studente.

Studenti e insegnanti in rivolta.

I giovani dei licei e universitari rivendicano il loro diritto allo studio, esprimono malcontento per la mancanza di insegnanti, denunciano la cattiva gestione del calendario delle lezioni e il sovraffollamento delle classi. Chiedono più risorse per l’educazione, edifici ristrutturati, materiale didattico, assistenti sociali e semplicemente condizioni di studio “decenti”. Gli studenti uniscono la loro rabbia a quella degli insegnanti che, come tutti i dipendenti pubblici sono anche loro in lotta contro i tagli previsti dal progetto di legge di bilancio per il 2027. Alla rivolta in corso in Francia non si riscontrano imitazioni in Italia.