Oltre un milione nelle piazze d’Italia.

Una marea umana in occasione dello sciopero generale convocato dall’Usb e da altre sigle autonome come Cobas e Clap, per protestare contro il caro-vita, l’emergenza abitativa e il riarmo che toglie i soldi al welfare. Sono scese in piazza, in cortei per lo più pacifici, oltre 1 milione di persone in tutta Italia in 70 tra città e porti (100 porti europei bloccati). Il merito non è dei partiti del Campo largo, né dei grandi sindacati confederali, né ancora del “partito degli studenti”, ma il “merito” è tutto della violenza sociale e repressiva del governo Meloni, che con i telemeloni ha perfino contribuito creando il “caso Youssef Siher” e gridando all’ “emergenza maranza” per lo shopping di lusso di qualche decina di minorenni.
Un milione di italiani giovani, di mezza età e anziani, del Nord, del Centro e del Sud, studenti, lavoratori, disoccupati, pensionati, operai, autotrasportatori, agricoltori, pescatori, del ceto medio e del sottoproletariato, un ennesimo milione di manifestanti di sinistra, anche se un sondaggio di Youtrend rivela che le ragioni delle proteste sono condivise da quasi due elettori di destra su tre.
Le sinistre “di governo” sono arrivate tardi su questi movimenti, col paradosso di essere accusate da destra di essere mandante dei violenti. Anche volendo essere mandanti di qualcosa, non potrebbero mandare nessuno. Non sta nemmeno nelle loro corde organizzare movimenti di questo tipo, non ne hanno la capacità, la fantasia, la presenza nei gangli vitali del Paese. Sono un ceto politico ancora ben insediato nei livelli amministrativi (la marmaglia che ha occupato le istituzioni, come allarmava Berlinguer) ma ben poco nella vita quotidiana del Paese, nelle scuole, nelle università, eccetera. Più che arrivare tardi, forse non sono neanche arrivati. D’altronde, non sono molto più avanti dei governanti europei, che continuano con le loro politiche economiche e di guerra, come se nulla fosse.