Clicca qui: Strage di amianto, delitto perfetto.
Il minerale killer può impiegare anni per innescare malattie con esiti infausti. Una strage continua che fa registrare più di 200mila decessi per malattie amianto correlate nel mondo: dati rilevati con preoccupazione dall’Onu ma sottostimati perché non considerano gli Stati “canaglia” che omettono di segnalare e registrare i casi di malattia e morte per amianto, e dei decessi per esposizione ambientali. Il bando globale dell’amianto che semina morte è ancora una utopia. Governa la lobby dei produttori del minerale killer mentre le bonifiche vanno a rilento per responsabilità delle Istituzioni politiche e giudiziarie.
L’Onu, nelle sue stime, tiene conto soltanto dell’asbestosi, del mesotelioma e del cancro del polmone, mentre invece ci sono tutte le altre patologie già contemplate nelle Monografia della IARC (International Agency for Research on Cancer), tra le quali il cancro della laringe, della faringe, dello stomaco, del colon e delle ovaie.
In Italia si stima che l’amianto causi circa 7.000 decessi ogni anno, di cui circa 1.500-2.000 specificamente per mesotelioma e oltre 3.600 per tumore al polmone, accompagnati da circa 10.000 nuovi casi di asbestosi e malattie correlate (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, stato fibrotico/infiammatorio polmonare e/o pleurico). Per un totale di 100.000 morti nei decenni. Gli indici di mortalità sono rispettivamente: 93% a 5 anni, 88% a 5 anni, 25% a 5 anni, 20% a 5 anni.
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L’Italia è il primo paese in Europa per morti legate all’amianto a causa delle mancate bonifiche, con ritardi enormi nella rimozione del materiale e una forte carenza di discariche dedicate. L’Italia registra il numero più alto di vittime in Europa per mesotelioma e patologie asbesto-correlate. La stima degli immobili pubblici e privati che contengono ancora amianto supera i 265.000, ma la percentuale di edifici effettivamente bonificati resta minima a causa della lentezza dei piani di intervento. Molte regioni accumulano ritardi cronici nell’aggiornamento e nell’attuazione dei piani di censimento e rimozione previsti dalla legge di bando (L. 257/1992). In tutto il territorio nazionale sono presenti pochissimi impianti autorizzati per il conferimento dei rifiuti speciali contenenti amianto, fattore che blocca o rallenta i cantieri.
L’unica “grande opera” che andrebbe realizzata sarebbe quella di un piano nazionale finanziato di rimozione dell’amianto: che nessun governo ha intrapreso. Benchè interessi la salute di centinaia di migliaia di italiani.
Dell’amianto (e ormai dei pfas) le forze politiche dovrebbero occuparsi, quando si discute di “sicurezza”, quando il governo tenta di distrarre con illiberali decreti “sicurezza”, compresa la galera per i bambini, e con immorali strumentalizzazione di casi di cronaca, come se la sicurezza fosse solo rimpatriare immigrati e non garantire salute, reddito sufficiente, morti sul lavoro, femminicidi, suicidi nelle carceri.