Grandi mobilitazioni contro l’inceneritore in Liguria.

Clicca qui il comunicato stampa.

25 giugno 2026 – Grande partecipazione di cittadini, amministratori locali e rappresentanti istituzionali  ad Acqui Terme per l’assemblea pubblica informativa dedicata a due temi cruciali per il futuro ambientale, sanitario ed economico del territorio: la situazione del sito ex ACNA di Cengio e il progetto del nuovo inceneritore regionale, con un focus allarmante che si estende ora anche sull’area di Cairo Montenotte.

Solvay sogna (?) il delitto perfetto.

Come è dichiarato  col termine  “ecocidio” l’acclarato disastro sanitario e ambientale internazionale dei Pfas, così anche in Italia definiamo “ecocidio” il rilevamento degli “inquinanti eterni” -tossici e cancerogeni: tiroide, fegato, sistema immunitario, infertilità, tumori eccetera- nel 79% dei campioni di acqua potabile indagati (Greenpeace) in pressoché tutte le Regioni, con due epicentri drammatici: Veneto e Piemonte con centinaia di migliaia di persone coinvolte, morte o ammalate o a rischio. E proprio a Vicenza e Alessandria i tribunali hanno in mano le sorti dei rispettivi territori, anzi addirittura della messa al bando dei Pfas in Italia.
 
L’udienza penale più prossima, contro Solvay, è presso il GUP di Alessandria il 25 giugno. “L’Indipendente” titola: Solvay sogna il delitto perfetto: solo una multa per aver devastato un territorio” https://www.lindipendente.online/2026/06/21/solvay-sogna-il-delitto-perfetto-solo-una-multa-per-aver-devastato-un-territorio/
In Alessandria, PM e GUP dovranno concordare se far proseguire il processo (il secondo) cercando (questa volta) un minimo di giustizia oppure se concluderlo con il colpo di spugna di un ancor più scandalizzante patteggiamento. In ogni caso, Comitati e Associazioni sono determinati ad avviare cause collettive in sede civile: class action inibitoria per fermare le produzioni inquinanti di Spinetta Marengo e class action risarcitoria per indennizzare le Vittime.
In Veneto, contro Miteni, il primo processo, giusto un anno, fa si era concluso secondo giustizia penale: con condanne di dolo (fino a 17 anni di reclusione), ma inevitabilmente senza risarcimenti per le Vittime: perciò Comitati e Associazioni avviano class actions collettive in sede civile.  Contro chi? Anche contro Solvay?
 
C’è un cordone ombelicale che lega i due processi. Come lega la storia dei due territori: entrambi rientrano, secondo gli studiosi, nell’espressione “zone di sacrificio” https://www.leparoleelecose.it/tossicita-voci-saperi-e-conflitti-in-una-zona-di-sacrificio/ : la salute di un territorio sacrificata al profitto.
Miteni di Trissino è stata “zona di sacrificio”, lo è definitivamente. Solvay di Spinetta Marengo è stata “zona di sacrificio”, è tuttora “zona di sacrificio” (https://www.orthotes.com/tossicita/, però l’ecocidio ad Alessandria può essere fermato. 

Esclusivo. Una nuova inchiesta sulla sentenza Miteni.

Prima puntata, Solvay imputato di pietra.
 
Al Processo di Vicenza sono stati condannati i manager di Miteni (a 17 anni e 6 mesi Brian McGlynn e a 17 anni Luigi Guarracino, entrambi provenienti da Spinetta Marengo, l’uno da Ausimont l’altro da Solvay), nonché i vertici della lussemburghese ICIG e della giapponese Mitsubishi. Queste due società sono chiamate a rispondere civilmente del danno (circa 56,8 milioni di euro al Ministero dell’Ambiente, 6,57 milioni alla Regione Veneto, 844 mila all’ARPAV, oltre a centinaia di parti civili a 15.000 euro ciascuna). Ebbene, detto chiaramente: ai risarcimenti dovrebbero provvedere, in solido, soggetti per lo più falliti imputabili fino al 2008 o irraggiungibili. Ma non Solvay/Syensqo, che invece è riccamente solvibile.
 
Solvay non compare né tra gli imputati, né tra i responsabili civili, né nel dispositivo. Non perché la Corte l’ha assolta ma perché non l’ha giudicata, cioè perchè l’Accusa non l’aveva portata a giudizio. Avrebbe dovuto, perché il committente di Miteni per il pfas cC6O4 negli anni 2000 è stata la monopolista Solvay: «A Trissino arrivava una resina dall’impianto Solvay in Italia (Spinetta Marengo) -si legge in sentenza- Dalle resine che provenivano da Solvay veniva recuperato il C6O4… e allo stesso modo poi veniva commercializzato restituito in parte all’impianto Solvay». Il flusso entra da Spinetta, viene lavorato a Trissino, e torna indietro come prodotto. A Trissino resta lo scarto, scaricato nelle falde acquifere.
 
Qui, nel trattamento dello scarto, sta il cuore dei delitti: avvelenamento doloso di acque destinate all’alimentazione e disastro ambientale. Lo smaltimento del rifiuto, la parte più sporca, era compito di Miteni, ma chi governava il ciclo che conosceva doloso era Solvay. Il rifiuto finisce nelle falde idriche destinate all’alimentazione umana. Centinaia di migliaia di persone la berranno per decenni, prima PFOA e poi Cc6O4.
 
La piena consapevolezza”, il dolo di Solvay è irrefutabile. La sentenza stabilisce negli atti che i ricercatori del CNR, quando anni prima avevano cercato l’origine dell’inquinamento Pfas «risalendo il fiume Po», avevano «identificato nello stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo, che scaricava in Bormida la sorgente principale di PFOA nel fiume Po».
 
A Spinetta, Solvay continua a produrre Cc6O4 e a inquinare a livelli da Guinness dei primati. È il filo che la prossima puntata seguirà fino in fondo.
Nella prima puntata (clicca qui) ci sono tutti i fatti, tutti accertati in una sentenza. Ciò che resta, che la Corte di Vicenza non fa, l’ha fatto Luca Santa Maria (l’avvocato già leader del collegio di difesa di Solvay nel precedente processo incentrato sul cromo esavalente) che ha depositato esposti alle Procure di Alessandria e di Vicenza.  Sono il cordone ombelicale che lega i due processi.
 
La qualificazione giuridica che se ne può trarre è: “che chi fornisce la materia, ne disegna il ciclo, ne ricava il prodotto e ne conosce la pericolosità, risponde in concorso (art. 110 c.p.) per l’evento che quel ciclo produce anche se materialmente la causa prossima, cioè l’immissione criminale nell’ambiente, è ascrivibile a un altro, in questo caso Miteni e alla sua condotta scriteriata nella gestione del rifiuto”. Il diritto, per arrivarci, non ha quindi bisogno di «bucare il velo» della società: non sa che farsene dei veli della personalità giuridica. Contano i fatti e il nesso di causalità tra ciascuna condotta e l’evento. E i fatti portano ai mandanti. E lo standard della colpevolezza soggettiva è già scritto in questa sentenza: il dolo eventuale di chi accetta il danno «come prezzo da pagare» per il profitto. E Solvay deve pagare, come incitava al primo processo il procuratore generale della Cassazione.

Pronta la class action in Veneto.

In sede penale le Vittime, morti e ammalati, non hanno la possibilità di risarcimenti correlati alle patologie subìte. Per l’inquinamento da Pfas nelle province di Vicenza, Padova e Verona, in sede civile, comitati e associazioni sono pronte a una class action collettiva per chiedere risarcimenti per le 350mila persone residenti nelle zone.
 
Nel documento legato alla class action risarcitoria, denominato “Pfas Action”, si legge che “sebbene il processo penale si sia concluso con le condanne a 140 anni di reclusione totale, una vasta parte della popolazione colpita è rimasta esclusa dal risarcimento o dalla possibilità di costituirsi parte civile”.
Questa iniziativa si somma ad una già lanciata mesi fa da uno studio legale e che metterà insieme non solo le parti civili ma sarà aperta a tutti.
Cause simili negli Stati Uniti, e anche in Australia recentemente hanno portato a richieste di miliardi di dollari.

Esami all’estero se vuoi controllare i pfas.

Voli gratuiti, alloggio pagato e screening del sangue a Bruxelles per le donne in età fertile. È la concreta iniziativa lanciata dall’eurodeputata di Europa Verde, Cristina Guarda, per sopperire a una grave mancanza del sistema sanitario italiano: l’impossibilità di accedere gratuitamente a esami specifici per rilevare la presenza di TFA (acido trifluoroacetico) e altri PFAS nel sangue, sostanze ritenute altamente nocive per la fertilità e lo sviluppo fetale.
 
L’iniziativa ha già coinvolto circa trenta donne – tra mamme, donne in gravidanza e giovani che pianificano una maternità – provenienti dalle aree contaminate del Veneto ma anche da altre regioni d’Italia.
I dati ematici raccolti, nel pieno rispetto della privacy, verranno aggregati e analizzati da un team di epidemiologi di fama internazionale. Tra questi figura il dottor Philippe Grandjean, l’esperto danese che ha definito i PFAS «il nuovo amianto» e che ha già testimoniato in aula al processo contro gli imputati del disastro ambientale della Miteni di Trissino.
 
Perché viaggiare fino a Bruxelles? Perché in Italia non ci sono laboratori che fanno questo tipo di analisi a tutti: sono gratuite o a pagamento solo per chi è sottoposto al biomonitoraggio.

Il cittadino boccia il sindaco che non tutela la salute.

Quando ha sottoscritto con Solvay il patteggiamento, col quale revocava la parte civile del Comune di Alessandria dal processo penale, scatenandosi addosso dalla bocca di Comitati e Associazioni ambientaliste una bufera di sarcasmi (“i trenta denari “…per tagliare l’erba nei cimiteri), avevamo commentato che il sindaco Giorgio Abonante si era giocato le residue probabilità di essere rieletto. D’altronde, era già stato al centro di aspre critiche per non aver agito contro Solvay quale massima autorità sanitaria locale, anzi, per tali giudizi aveva querelato Lino Balza per presunta diffamazione. Ora, aveva aperto addirittura la strada a Regione e Governo per un patteggiamento globale che salvava la multinazionale belga dalle condanne penali.

Oggi, la previsione sul futuro politico di Giorgio Abonante, bocciata anche in CGIL, è confermata dal “playbook” realizzato da “LAB 21”, direttore Roberto Baldassari. L’apprezzatissima società di consulenza strategica integrata, in partnership con il settimanale Il Piccolo, fa una lettura comparata del capitale politico delle amministrazioni di Alessandria, Acqui Terme, Casale Monferrato, Novi Ligure, Tortona e Ovada.

Anche Abonante supera (92,7%) la media italiana della visibilità, ovvero della notorietà fra i cittadini. E proprio qui casca l’asino, quando si passa dalla conoscenza alla fiducia, dal dominio dello spazio mediatico al consenso. La notorietà non fa che amplificare il malcontento della cittadinanza. Abonante, infatti, registra una fiducia del 34,5%, cioè una distanza abissale tra iper-notorietà e approvazione del suo operato fra i cittadini: innanzitutto per la tutela della salute. Il cittadino, che individua nel sindaco la prima autorità sanitaria del territorio, pretendeva atteggiamenti attivi per l’emergenza del polo chimico della Fraschetta, piuttosto che fare fronte comune con la destra in Regione.

In conclusione, nel dossier di LAB 21, la matrice diagnostica della legittimazione, che incrocia il livello di fiducia con l’intenzione di voto, pone Abonante in zona rossa: fuori della partita delle elezioni 2027 con appena il 32,1% di elettori disponibile a votarlo.

Ma l’elettorato vuole un reset radicale, non solo del primo cittadino. Il messaggio è chiaro alla coalizione, che si è retta sull’asse PD-Cinquestelle (peraltro gli ex grillini sono in crisi in tutta la provincia), e alla quale si sarebbe avvicinata AVS.  Invece, il potente segretario PD alessandrino Rapisardo Antinucci, spalleggiato obtorto collo dal consigliere regionale Domenico Ravetti, ripropone la vecchia guardia locale attorno ad Abonante: “Per noi la conferma di Giorgio è una prospettiva naturale”. Anche se a Torino è già stato discusso l’“Amoveatur ut promoveatur”, clicca qui. Agli utili alleati il monito: o mangiate la minestra o saltate dalla finestra delle primarie.

L’analisi di LAB 21 è stata solo il primo tassello scientifico e editoriale, al quale seguiranno due focus dedicati ai consiglieri e assessori regionali del territorio, nonché ai deputati eletti in provincia. Ora sono tutti sul chi vive.

L’Arpa è imparziale con Solvay?

Non è l’ennesima nostra polemica nei confronti dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, ma è la domanda che è stata rivolta da più parti e alla quale il direttore regionale Secondo Barbero ha rassicurato Radio Gold sulle misure adottate a maggio dall’Arpa a fronte della controversa nomina di Miriam Arca a direttrice dello stabilimento Solvay Syensqo di Spinetta Marengo (https://www.rete-ambientalista.it/2026/05/02/la-strategia-solvay-di-occupare-le-istituzioni-passa-anche-dalla-strategia-dellimmagine/). Il marito della direttrice, infatti, è dipendente dell’Agenzia nel ruolo di chimico “inserito in un dipartimento che riguarda due province, quella di Alessandria e quella di Asti, non solo del sito di Spinetta”.
 
Le misure adottate riguardano l’astensione completa del dipendente da qualsiasi attività collegata al sito Solvay di Spinetta Marengo.   E non soltanto per quanto riguarda i rapporti con la società coinvolta, ma anche rispetto a tutti i procedimenti e alle attività riconducibili a quell’ambito. È stato inoltre disposto il divieto di accesso alle informazioni e alla documentazione inerente tali pratiche.
 
“Non ci sono mai stati momenti di conflitti di interesse con il dipendente della nostra agenzia” rassicura Barbero “Da maggio, abbiamo infatti attivato tutte quelle riorganizzazioni necessarie a consentire un’indipendenza tra le attività di Arpa di controllo, di vigilanza e di gestione amministrativa verso questo impianto rispetto alle attività svolte da questa persona che, quindi, non riguardano lo stabilimento di Spinetta Marengo, né dal punto di vista tecnico, né dal punto di vista amministrativo e neanche nella disponibilità di informazioni riservate che potrebbero in qualche modo non determinare una imparzialità della nostra agenzia nelle funzioni che svolgiamo”.
 
Da quando siamo venuti a conoscenza della nomina a direttrice della dottoressa Arca, il primo maggio,   abbiamo attuato queste azioni. Ripeto: il marito non sarà assegnato ad attività di analisi che hanno un collegamento con quelle che Arpa svolge verso il sito in questione”. “Prima di maggio se ne occupava nelle sue attività ordinarie sì, ma non in maniera prioritaria. Però, da maggio il rischio di conflitto di interesse era concreto e quindi era opportuno adottare queste azioni che ho spiegato”.  “Quando siamo venuti a conoscenza di questa evoluzione degli incarichi ci siamo mossi in maniera preventiva proprio per sgomberare il campo da qualunque dubbio sull’imparzialità e sull’azione della nostra agenzia”.
 
Ma l’azione dell’Arpa non sembra propriamente “preventiva”. Prima del maggio 2026, infatti, Miriam Arca aveva lavorato per venti anni (dal 1999) nel sito alessandrino, passando per ruoli come Manufacturing Excellence Change Agent e Area Manager (a prescindere che negli ultimi due anni aveva diretto il sito Syensqo di Ospiate, frazione di Bollate). Eppure, secondo Barbero, per quei due decenni “Non esistevano i presupposti per ipotizzare conflitti di interesse”. Anzi, “Non posso escludere a priori che non ci siano altri dipendenti di Arpa Piemonte che abbiano delle parentele con persone che lavorano in Solvay Syensqo”. Non sarebbe opportuno verificarlo, Secondo Barbero?

L’Osservatorio Ambiente… che non si occupa di Solvay.

La Commissione (neppure lontana parente dell’”Osservatorio ambientale della Fraschetta” del 16 luglio 1988) è guidata dal sindaco di Alessandria Giorgio Abonante e presieduta da Adriano Di Saverio e dall’assessore all’Ambiente Daniele Coloris. Ne fanno parte esperti e tecnici di Arpa Piemonte Sud Est, Asl Al, Direzione Ambiente della Provincia, Amag Reti Idriche e Ambiente.
 
In precedenza, avevamo fatto sarcasmo (clicca qui) sull’annuncio dell’Osservatorio: “Scatta la bonifica delle discariche nella Fraschetta”. In realtà una bonifica giammai riferita alla questioncella della Solvay bensì al problemone de “gli interventi contro le discariche abusive, rimozione dei rifiuti abbandonati, ripristino dello stato dei luoghi a Spinetta Marengo, in particolare rifiuti ingombranti e indifferenziati, macerie da scarico, materiale isolante e ondulina catramata, eventuale amianto”.
 
Ebbene, l’Osservatorio Ambiente è reintervenuto a giugno 2026 “per analizzare le principali problematiche ambientali del territorio e individuare strumenti e strategie per migliorare la qualità dell’ambiente urbano e della vita dei cittadini”. In particolare, di nuovo: “Rafforzare i controlli contro l’abbandono illecito dei rifiuti. L’Osservatorio ha riconosciuto i progressi compiuti grazie al ripristino dei servizi di ispezione ambientale presso Amag Ambiente e il Comando di Polizia Locale, oltre all’introduzione di strumenti tecnologici come le fototrappole. Nonostante i risultati ottenuti, i componenti dell’organismo ritengono necessario incrementare ulteriormente le attività di controllo e monitoraggio, favorendo così una presenza sempre più capillare ed efficace sul territorio per contrastare i comportamenti scorretti che incidono sul decoro urbano e sull’ambiente”.
 
Inoltre, tra le azioni che saranno seguite dalla Commissione nei prossimi mesi figura anche lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer) e l’avvio del consueto pleonastico studio epidemiologico sulla Fraschetta, recentemente approvato e finanziato dal Comune di Alessandria in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale.

Pfas nel vino.

Per i vigneti del Monferrato alessandrino (barbera, gavi, grignolino), che sulle colline si riparano dai venti della pianura che sbuffano dalle ciminiere della Solvay di Spinetta Marengo, un segnale di allarme proviene dal Veneto.
Già abbiamo visto il Pfas TFA nelle bottiglie di prosecco (Mionetto, Cinzano e Martini). Ora, uno studio dell’università Ca’ Foscari di Venezia, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Pollution, ha analizzato 76 bottiglie prodotte tra il 2017 e il 2023 nelle province di Verona, Vicenza e Padova interessate dal disastro ambientale dello stabilimento ex Miteni, tra la zona rossa e la zona arancione della contaminazione da Pfas. In 75 campioni su 76 sono state trovate tracce di Pfas (cancerogeni PFBA ovvero PFOA) e in 73 casi le concentrazioni erano misurabili (concentrazione mediana di 196 nanogrammi per litro e picchi superiori ai 18mila nanogrammi per litro).
 
Isde-medici per l’ambiente stimano che consumi elevati di vino possano portare al superamento della dose settimanale tollerabile stabilita dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo alla settimana).
 
Lo studio dell’università di Venezia conferma la necessità di affrontare i Pfas non come emergenza episodica, ma come problema strutturale di prevenzione primaria: cioè con controlli ovvero eliminazione sulle sorgenti di contaminazione (leggi: impianti di produzione, cioè Spinetta) che entrano nelle filiere agricole e alimentari.
Infatti, eliminare il vino dalle tavole non è la soluzione. Non ci dimentichiamo la presenza di Pfas nelle acque minerali (Panna, Levissima, Rocchetta, San Pellegrino, Sant’Anna, Uliveto, ecc.)  e nelle birre: 95% degli Stati Uniti presso le aree contaminate. La soluzione è eliminare i Pfas.

Pfas nel cibo.

La presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) nei mangimi è una delle principali vie di contaminazione della catena alimentare. I limiti massimi sono regolamentati per gli alimenti di origine animale (come carne, pesce e uova), mentre per i mangimi ci si limita ad applicare raccomandazioni di monitoraggio europeo per limitare il bioaccumulo.
I mangimi (compreso il pet food) non contengono PFAS come ingredienti intenzionali, ma possono esserne contaminati.
I mangimi sono contaminati da terreno e foraggio attraverso l’uso di fanghi di depurazione o l’irrigazione con acque sotterranee contaminate, da bovini, avicoli e suini che assorbono i PFAS direttamente dall’acqua, da farine di pesce e mangimi ittici, dal contatto con imballaggi plastificati/impermeabili usati per gli animali domestici.

Altre 66 città per trasformare il mondo…

Nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è parlato ancora una volta del genocidio di Gaza. Bene. Ma le parole non fermano le bombe e le dichiarazioni non fermano gli assassini che continuano ad uccidere dove e quando vogliono sotto i nostri occhi. Nel Consiglio Europeo è continuata la celebrazione di Zelensky ma niente è stato deciso per mettere fine alle sofferenze del suo popolo. La guerra continua la sua escalation innalzando il livello e l’ampiezza dello scontro. L’uso della bomba atomica è sempre più vicino.

Nel quartier generale della Nato i signori della guerra rilanciano l’aumento delle spese militari, la corsa al riarmo e il militarismo. Tutti i servizi pubblici dedicati alla tutela della nostra dignità, lavoro, salute e diritti sono a rischio.

Per questo abbiamo deciso di organizzare il Giro d’Italia per la Pace che culminerà il 9 e 10 ottobre a Perugia con una grande assemblea delle città per la pace e di tutti gli operatori e operatrici di pace. Nel tuo comune, quartiere, parrocchia, scuola, università,… organizza una tappa del Giro d’Italia per la pace.

Clicca qui le prossime 66 città che accoglieranno il Giro. 

Il sollecito del Procuratore generale della Cassazione.

Perchè le class actions: risarcimenti milionari per la popolazione di Alessandria. 

Chi scrive, avendo dissentito nel 2015 dalla sentenza del tribunale di Alessandria contro Solvay, sostiene, tenacemente operando da allora, che i limiti del processo penale devono essere superati in sede civile. Come d’altronde, alle azioni collettive, alle class actions sollecitava il Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione: «Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio. Unico, per loro, temibile argomento dissuasivo e persuasivo”. Finalmente, dieci anni dopo, prendono corpo le class actions.

Mia figlia suicida a 12 anni.

Rossella Ugues aveva 12 anni e viveva tra le colline astigiane. Nel febbraio del 2024 si è chiusa nella sua stanza e si è tolta la vita. Nei mesi precedenti, i genitori avevano visto cambiare il comportamento della figlia, ma soltanto dopo la sua morte, una volta sbloccati i dispositivi, hanno scoperto che cosa le stava accadendo. Rossella era entrata in contatto sui social con un flusso sempre maggiore di contenuti legati all’autolesionismo. Aveva anche un profilo Instagram segreto, chiamato “Just a dead pers0n”, con uno zero al posto della lettera “o”. Nel settembre del 2023, raccontano i genitori, Rossella aveva iniziato a cercare contenuti che rispecchiassero il suo stato d’animo e gli algoritmi dei social media avevano continuato a riproporglieli. Cinque mesi dopo, la dodicenne è morta.
 
I genitori di Rossella sono tra le numerose famiglie italiane che hanno intentato una causa contro Meta, proprietaria di Instagram e Facebook, e contro TikTok. Si tratta della prima azione collettiva promossa in Italia contro le aziende dei social media e il funzionamento dei loro algoritmi. Mira a tutelare i minori vietando l’accesso agli under 14, informandoli sui rischi ed eliminando i meccanismi che creano dipendenza. Si stima siano oltre tre milioni i minori di 14 anni iscritti ai social.
 
Si tratta della prima iniziativa a livello europeo ed è promossa da Moige, il movimento italiano genitori, da un gruppo di famiglie e dallo studio legale associato Ambrosio & Commodo di Torino (lo stesso che avvia class action inibitoria collettiva contro Solvay ad Alessandria).  
Quando il tribunale civile riterrà la responsabilità delle condotte contestate, ordinerà loro la cessazione, aprendo all’azione risarcitoria verso migliaia di Vittime.
 
Clicca qui “Ilsole24ore”.

Donne.

Segnaliamo il sito della “Casa delle donne” di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della “Casa internazionale delle donne” di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle “Donne in rete contro la violenza”: www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de “Il paese delle donne on line”: www.womenews.net
Segnaliamo il sito della “Libreria delle donne di Milano”: www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della “Libera universita’ delle donne” di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di “Noi donne”: www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di “Non una di meno”: www.nonunadimeno.wordpress.com

Referendum svizzero: gli immigrati ci fanno comodo.

Attualmente la Svizzera conta circa 9,1 milioni di abitanti, con una quota di residenti nati all’estero pari al 32%. Con un referendum, gli svizzeri hanno bocciato (54,8% dei voti) la proposta (dell’Unione Democratica di Centro UDC) di inserire nella Costituzione un limite massimo di 10 milioni di residenti permanenti entro il 2050. In caso di superamento della soglia dei 9,5 milioni, il governo avrebbe dovuto adottare misure restrittive in materia di asilo, ricongiungimento familiare e rinegoziare accordi internazionali, tra cui quello sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea.
 
Il governo federale, la maggior parte dei partiti e le associazioni imprenditoriali si erano schierati contro la proposta, giudicandola dannosa per l’economia elvetica, fortemente dipendente dalla manodopera straniera nei settori della sanità, della finanza, della farmaceutica e della tecnologia.

Queste parole trovano ascolto.

La domanda più importante non è cosa pensa Vannacci: le sue idee sono note e, per molti aspetti, coerenti con una certa cultura che attraversa le destre contemporanee. La domanda davvero che forse ci dobbiamo porre, è un’altra: perché queste parole trovano ascolto? Perché occupano così tanto spazio? Perché riescono a intercettare una rabbia diffusa? Clicca qui.

500 morti sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno, in maggioranza stranieri.

Scandalo nello scandalo. Dei 504 morti sui luoghi di lavoro registrati finora, ben 104 erano stranieriMettendo a confronto i dati occupazionali con quelli della mortalità, emerge uno squilibrio matematico spaventoso: pur rappresentando circa il 10,5% della forza lavoro regolare, gli stranieri costituiscono oltre il 20% delle vittime sui luoghi di lavoro. Significa che, a parità di lavoratori attivi sul territorio, un lavoratore straniero in Italia ha un rischio di morire sul lavoro più che doppio rispetto a un collega italiano.

È ora di smetterla con la propaganda d’odio e di guardare in faccia la realtà: sono i più sfruttati e tengono letteralmente in piedi la nostra economia.

Clicca qui Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro.

Un incoraggiamento speciale negli esami di maturità.

Auguri e complimenti a tutte le maturande e a tutti i maturandi con disabilità, e alle loro famiglie:  siate orgogliosi del percorso compiuto e dei risultati raggiunti. Ogni traguardo conquistato rappresenta un passo avanti verso una società più giusta, più inclusiva e più attenta ai diritti.
 

Anche le parole hanno un peso.

L’articolo 3 della Costituzione italiana è il pilastro della Repubblica che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’eguaglianza delle persone.
Dunque, si acceleri l’iter parlamentare del Disegno di Legge approvato in Commissione Affari Costituzionali del Senato con l’aggiunta della parola “disabilità” nell’articolo 3 della Costituzione e la sostituzione della parola “minorati” con “persone con disabilità” nell’articolo 38.

Allarme ozono.

L’arrivo sul nostro Paese dell’alta pressione atmosferica stagionale, che sta interessando soprattutto il Centro Nord, insieme alle temperature calde porta con sé anche un accumulo di ozono, il gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione solare.
 
Questo fenomeno si chiama “smog fotochimico” e la Pianura Padana, per la sua conformazione geografica e per le attività antropiche che vi concentrano è, nel nostro Paese, l’area più colpita secondo quanto rilevato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente.
 
Dove e come si forma l’ozono, con quali inquinanti, quali effetti per malattie e morti, quale piano di azione per intervenire: clicca qui.

Chi osa criticare Mattarella.

Politici, giornalisti, opinionisti: tutti in coro ne esaltano stile, saggezza e infiniti meriti. Si scrive che il Presidente della Repubblica sia l’unica istituzione davvero funzionante, l’uomo più amato d’Italia, il custode supremo della Costituzione. Ma è davvero così? È vero che Sergio Mattarella sia tanto stimato e ammirato dal popolo italiano? Questo libro smonta questo racconto, paragonando l’operato di Mattarella e Napolitano a quello di altri, a partire da Sandro Pertini, e arrivando a definire il Quirinale… pericoloso per la tenuta democratica del Paese. A tanto non era arrivato il Premio Attila, vinto da Mattarella nel 2024. 

E’ disponibile a chi ne fa richiesta la

RASSEGNA DEI PREMI ATTILA DAL 2004

Ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori.

La gabbia della povertà.

Secondo l’Istat, i poveri assoluti in Italia sono 5,7 milioni, un record storico raggiunto e confermato negli ultimi due anni. Dopo che la misura del Reddito di cittadinanza è stata sostituita dall’Assegno di inclusione, decisamente meno generoso, reti come quella della Caritas sono tornate a essere un sostituto del welfare pubblico più che un’integrazione.
 
La povertà in Italia è sempre più una gabbia dalla quale si fa fatica a uscire. Questo dicono i dati del Rapporto Caritas : nel 2025 i centri di ascolto dell’ente pastorale hanno seguito 282.539 persone, in ulteriore aumento dell’1,7% rispetto al 2024. Mai così tante. Ma la parte più allarmante riguarda appunto gli utenti di lungo corso. Il 28,1% è infatti “in carico” da almeno cinque anni, si tratta del dato più alto dal 2019 a oggi. Non solo, le persone ascoltate dalla Caritas che risultano povere nonostante abbiano un lavoro, sono passate dal 13,3% del 2015 al 24% del 2025. E’ il risultato delle politiche della Meloni.
 
Non siamo una società degna, civile se per le armi troviamo soldi e invece per l’umanità no. 

Resta sigillato l’altoforno Ilva.

L’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto resta sequestrato. Dopo i due no al dissequestro espressi dalla Procura di Taranto l’anno scorso e dopo il no del gip di Taranto, Mariano Robertiello, arrivato a febbraio scorso, il 13 giugno è arrivato anche il no della quarta sezione della Corte di Cassazione.
 
La Corte Suprema di Cassazione ha respinto il ricorso di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, confermando il sequestro dell’Altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto. L’impianto era stato posto sotto sigilli dalla magistratura a seguito del grave incidente e incendio sviluppatosi nel maggio 2025.
 
L’associazione ambientalista PeaceLink ha espresso pieno sostegno all’operato della magistratura e della Procura di Taranto. In merito alla gestione dell’emergenza e alle vicende giudiziarie, l’associazione ha criticato le polemiche politiche tese a delegittimare l’azione dei giudici, ribadendo l’inaccettabilità di forzature che mettano a rischio la sicurezza e la salute pubblica.  Il riferimento è al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che ha criticato la decisione dei giudici, sottolineando l’ingente danno economico per l’industria siderurgica nazionale.

Nucleare falsa soluzione della crisi energetica.

Il rilancio governativo del nucleare altro non è che un alibi per non fare oggi ciò che sarebbe necessario fare subito: ridurre la dipendenza dal gas fossile. Più che una strategia energetica per il futuro, è uno strumento per rinviare la transizione, mentre il resto del mondo accelera su rinnovabili, accumuli ed elettrificazione dei consumi.
 
Almeno cinque le motivazioni per dire no. I costi: più alti del nucleare rispetto alle rinnovabili. I tempi: brevi per l’installazione delle rinnovabili, almeno 15 anni per le nuove centrali. La dipendenza dall’estero: l’Italia non possiede uranio. Le emissioni: molto più alte rispetto alle rinnovabili. Le scorie nucleari: non esiste un sito per il deposito nazionale.

Idrocarburi in Basilicata.

Il Permesso di Ricerca di idrocarburi, denominato Serra S.Bernardo, distribuito sul territorio di 8 comuni della provincia di Potenza e 1 nella provincia di Matera, ritorna attivo dopo ben 8.749 giorni (24 anni circa) di sospensione temporale, concessi per vari motivi dal 1994 a giugno 2025. 
I Sindaci dei comuni interessati, il Coordinamento No Triv e persino l’Arpab hanno tentato, con lo strumento dell’Accesso agli Atti, di capire il prosieguo dell’iter amministrativo, ma le poche informazioni arrivano avvolte dal ben noto mistero del “segreto industriale”.
 
Chiediamo attenzione su una vicenda le cui ricadute rischiano ancora una volta di incidere negativamente sulle condizioni climatiche, ambientali, sanitarie, economiche, su una significativa area della Basilicata, e facciamo appello ai consiglieri regionali di opposizione ed ai deputati e senatori lucani, perché possano adoperarsi per esercitare il diritto di accesso agli atti e restituire ai cittadini il diritto di informazione.
 
Clicca qui il Coordinamento No Triv Basilicata.
 
Il movimento No Triv Basilicata (spesso unito al Coordinamento Nazionale No Triv e al movimento Mediterraneo No Triv)  è una rete attiva di comitati civici e ambientalisti per contrastare le estrazioni di idrocarburi (petrolio e gas) e la ricerca di nuovi giacimenti bei territori e nei mari della regione. 

15 anni dal referendum disatteso da tutti i governi. La battaglia per la ripubblicizzazione continua.

Questo è lo spirito che ci ha guidato, dal 2007 (legge di iniziativa popolare) a oggi, e ci ha condotto alla vittoria referendaria del 2011 della quale, i prossimi 12 e 13 giugno 2026, cadrà il 15° anniversario.

Gli otto governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi e Meloni) che hanno attraversato il Paese in questo lasso di tempo, lo hanno, prima ignorato e deriso, poi combattuto in maniera trasversale.

……hanno vinto?
 
NO La battaglia per la ripubblicizzazione continua
 

Dopo Gaza Israele sta provocando il collasso del sistema sanitario in Cisgiordania.

Gli ospedali chiudono e si esauriscono i medicinali. I presidi fissi sono sovraffollati o situati in aree a cui è difficile accedere; per questo motivo, le squadre sanitarie mobili cercano di colmare le lacune nei villaggi rurali, sebbene con risorse limitate. Nelle farmacie pubbliche manca la maggior parte dei farmaci e molti pazienti non possono permettersi di acquistarli sul mercato privato. La confisca da parte di Israele delle entrate doganali ha peggiorato in modo significativo il debito del Ministero della Sanità palestinese, che avverte: presto non saremo più in grado di fornire i servizi sanitari essenziali. Il sistema sanitario palestinese teme un peggioramento della condizione dei pazienti con malattie croniche ed un aumento del tasso di mortalità, a causa delle gravi difficoltà di bilancio dell’Autorità Palestinese e dell’impoverimento della sua popolazione.
Clicca qui ZEITUN.

Non uno di più di 10 milioni.

L’Occidente per secoli ha depredato le immense risorse dell’Africa rendendola il continente più povero del pianeta.
L’Occidente, che ha deportato come schiavi oltre 10 milioni   di cittadini dalla Africa, oggi non accetta in Europa poche centinaia di migliaia di africani che fuggono dalla fame e dalle guerre fomentate dall’Occidente. Anzi, vuole scacciare quelli già emigrati. Clicca qui

1) Ad Alessandria, di nuovo un delitto perfetto contro l’ambiente e la salute?

Un delitto viene definito perfetto quando il crimine è consapevolmente ideato per essere commesso senza lasciare alcuna prova, oppure per essere risolto dai tribunali con un nulla di fatto: o archiviato senza colpevoli o coperto con pene cosmetiche.
Quest’ultimo è proprio il caso del delitto perfetto contro l’ambiente (e la salute, di conseguenza): compiuto tramite un’azione inquinante e distruttiva pianificata per eludere completamente la legislazione vigente. Possiamo riferirci ad Alessandria, all’area denominata Fraschetta, al sito produttivo chimico di Spinetta Marengo, alla compromissione significativa e misurata -dalle indagini- di acque, aria, suolo, flora, fauna e, sopra tutto, della salute di una popolazione di lavoratori e residenti. ***
Nello specifico della Solvay (Syensqo) di Spinetta Marengo, nel PRIMO PROCESSO (2015) la procura della repubblica aveva incriminato -i massimi vertici aziendali- per disastro ambientale: avvelenamento doloso delle acque (art. 439 c.p.), con reclusione non inferiore ai 15 anni, ravvisando l’alterazione irreversibile dell’ecosistema, la sua attenuazione particolarmente onerosa, e l’offesa alla pubblica incolumità per numero di persone ed esposizione. I faldoni dell’accusa riempivano una stanza di documenti sequestrati e intercettazioni. Tuttavia, il tribunale aveva, delitto perfetto, derubricato il dolo con condanne per disastro ambientale colposo (1 anno e 8 mesi con i benefici di legge per tre marginali direttori di stabilimento).
La Cassazione (sentenza 2020), rendendo definitive le condanne, nelle motivazioni ha stabilito che il polo chimico avrebbe dovuto fermarsi per impedire che i veleni finissero in falda: Il danno ambientale dev’essere risarcito mediante l’adozione di misure di ripristino delle risorse naturali danneggiate, attraverso la strada della riparazione ‘primaria’, ‘secondaria’ e ‘compensativa’”. Ciò non è avvenuto, anzi, Solvay ha potenziato le produzioni di Pfas e l’inquinamento aria-acqua-suolo, ha approfittato dell’inerzia del ministero dell’ambiente e non ha provveduto alla bonifica.
La multinazionale si è sempre limitata a compitare alcuni “piani di caratterizzazione” che non hanno mai portato alla bonifica, né del sito interno, né soprattutto dei terreni esterni inquinati dalla fuoriuscita dei composti chimici in aria e acque. Nessuno di questi piani ha riguardato la famiglia dei Pfas, prodotti e utilizzati dagli anni Ottanta, ma minimamente le altre sostanze “storiche” (prodotte dagli anni Sessanta) come cromo esavalente, cloroformio ecc. Anzi, il monitoraggio Arpa continua a confermare la presenza in aria di cC6O4 e Adv (soprattutto alla centralina della via principale di Spinetta).
Su queste basi, si è avviato e continuamente rinviato il SECONDO PROCESSO. Di nuovo un delitto perfetto? Di nuovo lo strapotere dei soldi?  Il prossimo 25 giugno, alle ore 10, nell’aula (dalle pareti che sembrano bombardate) del tribunale di Alessandria (definito dal presidente Paolo Rampini “il peggior tribunale del Piemonte”), si terrà l’udienza che potrà mettere una pietra miliare o tombale al processo.
*** Al caso nazionale del disastro sanitario e ambientale di Spinetta Marengo sono dedicati approfonditi capitoli in 3 volumi (work in progress) di “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia (disponibile a chi ne fa richiesta).

2) Solvay tenta il delitto perfetto con i giudici dell’udienza preliminare.

Lo sconcertante Gup Andrea Perelli, che già aveva clamorosamente escluso Lino Balza quale parte civile, era riuscito a trascinare per quasi due anni l’Udienza Preliminare. E’ stata finalmente ripresa dalla subentrante Arianna Ciavattini. Nell’udienza del 4 giugno 2026 gli avvocati di Solvay Syensqo, Guido Carlo Alleva e Riccardo Lucev, a sorpresa hanno chiesto la derubricazione dell’ipotesi di reato: declassandola dal già blando disastro ambientale colposo (1 anno e 8 mesi fino a 5 anni di reclusione) a inquinamento ambientale colposo (da 8 mesi a 4 anni, ovvero multa). Lo critichiamo (eufemisticamente) “blando” in quanto avevamo depositato alla sconcertante Procura, allora presieduta da Enrico Cieri, ben 11 esposti (clicca qui) a riprova del disastro ambientale doloso (dolo: volontà di inquinare di Solvay, fino a 15 anni di reclusione).
Il 4 giugno, il nuovo pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme ha immediatamente respinto la richiesta di derubricazione, che a noi è apparsa addirittura scandalosa, diciamo: indecente.
L’ inquinamento ambientale colposo è un reato lievissimo: non ci sarebbe stata -dice Solvay- da parte sua volontà di inquinare ma “semplicemente negligenza, imprudenza o imperizia: il danno – “1° elemento chiave” – “non è grave ma circoscritto e reversibile nel tempo” “grazie a interventi di bonifica” (che essa ritiene già abbondantemente avviati).
Dunque, secondo quel che dice Solvay, NON saremmo in presenza di disastro ambientale colposo in quanto Solvay “NON altererebbe l’ecosistema in modo durevole, rilevante e sostanziale, NON rendendo il ripristino particolarmente complesso o impossibile. Soprattutto, – “2° elemento chiave – Solvay “NON starebbe esponendo a pericolo la pubblica incolumità e la salute della popolazione”.
I due paradossali “elementi chiave” escluderebbero la fattispecie del disastro, secondo Solvay.

3) Solvay ci tenta con il governo.

Nell’udienza Gup del 4 giugno, Solvay ha chiesto la “derubricazione” (attenuazione) del reato, subito negata dal PM, sostenendo candidamente non c’è stata volontà di inquinare bensì semplice negligenza, non c’è un disastro e nessun danno alla salute pubblica.  Per “avvalorare” i paradossali “elementi chiave”, Solvay contava di patteggiare l’uscita dal processo delle “due parti civili chiave: la regione Piemonte e soprattutto il Ministero dell’ambiente. Con i quali, però, non è -ancora- riuscita a concludere le transazioni politicamente importanti che le favorirebbero comunque di sgusciare quasi indenne dal processo per disastro colposo. Assai scarso peso, infatti, hanno i trenta denari mercanteggiati con un sindaco che si è giocato la rielezione, con le associazioni non rappresentative tipo Medicina democratica, e con il gruppo di persone fisiche con cognomi stranieri e senza Vittime tra i famigliari).
Di fronte al disastro sanitario e ambientale di Alessandria, un patteggiamento serio con un ministero serio sarebbe “mission impossible”, se non che al dicastero c’è un Tom Cruise che risponde al nome di Gilberto Pichetto Fratin. Con lui, è assolutamente impensabile che si ripeta l’accordo per lo stabilimento di West Deptford (New Jersey) col quale nel 2021 Solvay ha dovuto eliminare l’uso dei PFAS (i cosiddetti “forever chemicals” che non si degradano mai nell’ambiente e nel corpo umano) ed è stata costretta ad una transazione da 393 milioni di dollariO ve lo immaginate voi il pacioso (coi ricchi inquinatori) ministro che impone a Solvay 1,2 miliardi euro di dollari come in Australia (clicca qui)?

4) La popolazione si ribella.

Contro le transazioni di Solvay con governo e regione, contro questa scandalosa vendita della salute della popolazione, cioè contro l’ipotesi di patteggiamento fra Procura e Solvay, il 4 giugno davanti al tribunale stavano gridando gli striscioni del presidio dei comitati e delle associazioni (e Alleanza Verdi Sinistra): “Ce l’ho nel sangue”, “Giustizia per Spinetta e tutta la Fraschetta”,  “Decenni di inquinamento non si monetizzano, si bonificano”, “Stop Solvay”,  “Chiudere le produzioni inquinanti”, “Le istituzioni non patteggino, ma vadano avanti con il processo”, “La Regione non accetti accordi economici con Syensqo”, “Non esiste assegno che possa compensare anni di contaminazione, Pfas nel sangue, preoccupazioni per la salute, sofferenze e perdita di fiducia nelle istituzioni“. Particolare bersaglio: la Regione Piemonte e il suo assessore “imbonitore” Federico Riboldi: per l’ambigua disponibilità al patteggiamento mascherata da presunta dismissione di produzione pfas (C6O4).
Non solo l’invalicabile “no patteggiamento”, in più gli avvocati d’accusa annunciano in piazza di voler derubricare il reato: ma non al ribasso come voleva la difesa Solvay: bensì da disastro ambientale colposo (1,8-5anni) a disastro ambientale doloso(>15 anni di reclusione).

5) Ultimo atto all’Udienza Preliminare del 25 giugno.

Ultima corsa.
Non è prevedibile che, nella prossima udienza del 25 giugno, il reato venga derubricato, come chiedono avvocati dell’accusa, addirittura in disastro ambientale doloso(>15 anni di reclusione). Tutti, però, si attendono che Pubblico Ministero e Giudice dell’Udienza Preliminare negheranno il Patteggiamento. Il PM, infatti, ha decisamente riconfermato il reato di disastro ambientale colposocaratterizzato da consapevolezza di delinquere a danno dell’incolumità pubblica. Dunque, sarebbe inconcepibile non avviare il procedimento penale stroncandolo con un patteggiamento.
Dunque, il PM Enrico Arnaldi di Balme dovrebbe rifiutare di concordare con Solvay il delitto perfetto dell’inammissibile patteggiamento: il quale evita il dibattimento (il processo in aula), fa lo sconto della pena fino a un terzo, estingue il reato, sentenza non appellabile, benefici accessori. Insomma, un colpo di spugna sui diritti delle Vittime.
 
Dunque, qualora la procura inspiegabilmente (per pretestuoso avallo del governo?) proponesse il patteggiamento, la gup Arianna Ciavattini dovrebbe rifiutarlo: dovrebbe non ratificare il delitto perfetto ma far proseguire il processo. Perché il patteggiamento è un rito speciale del processo penale italiano: previsto per reati minori. Si può definire, senza scandalizzare, il disastro sanitario e ambientale di Alessandria: un reato minore?
Analogamente per il rito abbreviato. Sarebbe un altro delitto perfetto. Al rifiuto di patteggiamento, infatti, Solvay, considerando una GUP morbida, potrebbe giocare (entro il 10 giugno?) questa carta che consente il “salto secco” del processo vero e proprio: di saltare il tribunale e, senza dibattimento di prove e testimoni, di lasciare decidere alla improvvisata GUP il caso “allo stato degli atti”, basandosi cioè solo sulle prove raccolte dal Pubblico Ministero durante le indagini. Altro iniquo privilegio è che il rito abbreviato garantisce un grosso sconto di pena: di un secco 1/3 e di un aggiuntivo 1/6 rinunciando Solvay all’appello. Un bel colpo di spugna.  Inoltre, impedirebbe –delitto perfetto– che le parti civili chiedano il pericolosissimo reato di disastro ambientale doloso come nuovo capo di imputazione.
 
Concludendo. Per il 25 giugno, grosse responsabilità gravano sulle spalle di PM e GUP. La Cassazione aveva stabilito che il polo chimico avrebbe dovuto fermarsi per impedire che i veleni finissero in falda.  Ciò non è avvenuto per i veleni storici (cromo esavalente, cloroformio ecc.) anzi, Solvay ha potenziato le produzioni di Pfas e l’inquinamento aria-acqua-suolo, e non ha provveduto alla bonifica, tant’è che le centraline Arpa continuano a confermare la presenza in aria di pfas cC6O4 e ADV, e in acqua perfino del dismesso PFOA. Neppure PM e GUP possono, per il ruolo svolto da Solvay: es. smaltimento gessi, ignorare il Geoportale Pfas della Regione Piemonte. Tanto meno le valutazioni IARC riguardanti le implicazioni cliniche dei Pfas (clicca qui). 

7) Solvay, la nostra lotta continua.

L’avvocato Guido Carlo Alleva, il 26 settembre 2024 uscendo dall’aula della sconcertante udienza del Gup m’aveva strizzato con beffardo occhio: “Balza, non sospetti un complotto” (per essere stato l’unico escluso come parte civile). E, famoso anche come produttore enologo, aveva messo da parte il miglior chardonnay: il “Guido Alberto”. Lo spumante è pronto da stappare, per festeggiare, il prossimo 25 giugno, il delitto perfetto in sede penale, con un brindisi di lusso assieme al nuovo CEO belga Syensqo Mike Radossich e a Rosemary Thorne, presidente del consiglio di amministrazione del Gruppo Solvay. Troppe bollicine. Troppo ottimismo. Anche perché i Comitati e le Associazioni hanno preparato in sede civile le class actions: clicca qui. LA CLASS ACTION INIBITORIA PER SPINETTA EQUIVALE ALLA MESSA AL BANDO DEI PFAS IN ITALIA (e non solo).

Un governo serio.

Il governo australiano ha intentato causa, la più grande mai promossa, contro la statunitense 3M, nota per la produzione di una infinita quantità di beni di uso quotidiano (cosmetici, farmaci, padelle antiaderenti, schiume antincendio eccetera) a base dei tossici e cancerogeni Pfas.  In particolare, ha chiesto un risarcimento di 2 miliardi di dollari australiani (1,2 miliardi di euro) per l’utilizzo degli inquinanti eterni nelle schiume antincendio che hanno contaminato 28 basi militari in tutto il paese. La 3M ha comprato dall’estero (dall’Italia?) e venduto prodotti con Pfas omettendo e fornendo informazioni false riguardo al loro impatto ambientale, assicurando che fossero sicuri, pur sapendo il contrario. Oltre ai danni ecosanitari, più di 1 miliardo di dollari è costato ai contribuenti finora per indagare, bonificare e mitigare la contaminazione.
 
La 3M ha già affrontato innumerevoli cause legali da parte di governi e municipalità in tutto il mondo.
La contaminazione da “forever chemicals” PFAS in Australia è un’emergenza nazionale per l’ampia diffusione dei PFAS (fino a 45 tipologie diverse) nei tessuti degli animali, inclusi i piccoli marsupiali che fungono da sentinelle per l’intero ecosistema. Il nostro ministro all’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, si è detto tranquillo perché la nostra fauna selvatica non comprende canguri e koala. (A dirla tutta, almeno un Koala c’è: è la Lista della Rete Ambientalista il cui invio ogni anno rischia l’estinzione).

Inquinamento Pfas lungo la Pedemontana.

La Procura di Vicenza ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 tra manager, amministratori e tecnici del Consorzio SIS e della concessionaria SPV accusati di inquinamento ambientale e omessa bonifica nei cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta.  L’indagine ruota attorno all’utilizzo di additivi chimici contenenti PFBA, un composto della famiglia dei PFAS. Il PFBA è stato impiegato come accelerante nel calcestruzzo proiettato per la realizzazione delle gallerie di Malo e di Sant’Urbano (Vicenza). Le analisi di ARPAV hanno rilevato una significativa contaminazione delle acque superficiali e sotterranee nell’area.
 
È in corso un ulteriore filone d’inchiesta sulla gestione delle terre e rocce di scavo. Circa 3 milioni di metri cubi di materiali, contenenti quantità di PFBA superiori ai limiti di legge, sono stati smaltiti o movimentati in oltre 20 siti dislocati tra le province di Vicenza e Padova.
 
L’acido perfluorobutanoico (PFBA) è un composto per- e polifluoroalchilico (PFAS) a catena corta, impiegato in alcuni processi industriali e presente anche come prodotto di degradazione di altri PFAS. E’ uno dei contaminanti principali rilevati nelle acque di falda, associato ai processi di produzione e degradazione dei fluoropolimeri industriali, dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo.
Contrariamente a quanto asserito da Solvay, le evidenze disponibili, secondo l’Environmental Protection Agency statunitense e il Minnesota Department of Health, indicano le gravi patologie su tiroide, fegato e sviluppo, ma anche per neurosviluppo, quoziente intellettivo, immunotossicità, tumori e salute riproduttiva e materno-fetale

Progetto università di Genova per i Pfas.

Il Dipartimento di chimica e chimica industriale – DCCI dell’Università di Genova presenta un progetto di ricerca, sviluppato in collaborazione con AmSpec Italia e CONOU, dedicato alla realizzazione di dispositivi analitici in carta per il rilevamento in-situ di PFAS, composti chimici artificiali usati in molti prodotti industriali e di uso quotidiano, altamente resistenti e quasi indistruttibili nell’ambiente (detti anche forever chemicals).
 
L’iniziativa rappresenta un momento di confronto tra università, imprese e istituzioni su temi di grande attualità, legati alla sostenibilità e alle tecnologie per l’analisi ambientale. Al centro dell’incontro, le attività di ricerca condotte dal DCCI e le prospettive applicative sviluppate insieme ai partner industriali.
La Liguria è una delle regioni con maggiore diffusione della contaminazione da Pfas nelle acque potabili. Conseguenza dell’inerzia delle Amministrazioni. Secondo il rapporto “Acque senza veleni” di Greenpeace, la regione registra la presenza di sostanze per- e poli-fluoroalchiliche in tutti gli 8 campioni analizzati, posizionandosi tra le aree più critiche d’Italia.
 
A Genova, i livelli di Tfa (acido trifluoroacetico) raggiungono il massimo di 126,4 ng/L, il dato più alto regionale, mentre il parametro “Somma di Pfas” tocca i 13,8 ng/L, collocando il capoluogo al quinto posto tra i comuni liguri monitorati.
Nella classifica regionale, Rapallo registra il valore più alto per il parametro “Somma di Pfas”, con 28,6 ng/L, seguito da Albenga (25,7 ng/L) e Sarzana (25,6 ng/L). Il dato relativo al Pfoa (acido perfluorottanoico) pone invece Rapallo al primo posto con 20,7 ng/L, mentre Genova si attesta a 12,3 ng/L. Anche il Pfos (acido perfluorottano sulfonico), classificato come possibile cancerogeno, è stato rilevato con valori significativi, inclusi 1,5 ng/L a Genova e Albenga, e un massimo regionale di 4 ng/L a Imperia​​​.
 
La Liguria, insieme a Trentino-Alto Adige e Veneto, è tra le regioni italiane con la più alta percentuale di campioni contaminati, raggiungendo il 100% dei punti monitorati. Rispetto al parametro “Somma di Pfas”, Rapallo si colloca tra i comuni con le concentrazioni più elevate in Italia, accanto a città come Milano, Arezzo e Perugia, evidenziando una distribuzione critica delle sostanze chimiche lungo tutta la regione​​​.
 
Questi dati devono essere letti alla luce dei limiti normativi che entrano in vigore in Italia a partire dal 2026: la direttiva europea prevede un tetto di 100 ng/L per la “Somma di Pfas”. Tuttavia, secondo Greenpeace e diverse agenzie scientifiche, tali limiti non sono adeguati a proteggere la salute umana, in quanto molte nazioni europee e gli Stati Uniti hanno adottato soglie molto più restrittive​​​.
 
 

Attacco militare USA al Giappone: con i Pfas.

Okinawa è una piccola isola che sarebbe bellissima, un’oasi ecologica, se non che concentra circa il 70% delle installazioni militari USA in Giappone e subisce da decenni l’inquinamento da PFAS, le “sostanze eterne” delle basi americane che impediscono addirittura di essere controllate. il governo americano ha formalmente negato l’accesso alle basi per condurre accertamenti ambientali, sostenendo che “non ci sono prove scientifiche sufficienti”. Le prove, invece, esistono eccome. La bianca schiuma tossica che esce dai tombini è stato il segnale evidente di un disastro nascosto per decenni: le analisi indipendenti, condotte dall’Università di Kyoto hanno rivelato 268 nanogrammi di PFAS per litro – oltre cinque volte il limite di sicurezza giapponese.
 
L’ultimo rapporto del governo di Okinawa, pubblicato a marzo 2026, ha campionato 44 siti vicino alle basi militari. I risultati sono drammatici: 31 siti su 44 hanno mostrato livelli di PFAS superiori allo standard nazionale giapponese (50 parti per trilione); il picco massimo è stato registrato a Yara Hijaga, vicino alla base aerea di Kadena: 2.800 ppt – 56 volte il limite; nuovi record di contaminazione sono emersi anche vicino a Kadena e Futenma.
L’acqua contaminata non rispetta i confini delle basi e scorre fino nei pozzi dei villaggi, si infiltra nei raccolti di riso e nelle verdure coltivate dai contadini locali. Le forze armate statunitensi inceneriscono le scorte di schiuma PFAS che penetrano nel suolo e nelle falde acquifere e non scompariranno mai più.
 
Il movimento pacifista e ambientalista di Okinawa, che si batte per il disarmo, non si arrende. Oltre alle azioni legali e alle richieste di accesso alle basi, sta promuovendo: campagne di analisi indipendenti del sangue dei residenti, per documentare la bioaccumulazione di PFAS; petizioni internazionali (19.000 firme); iniziative di finanziamento collettivo per sostenere le analisi e le cause legali; gemellaggi con comunità colpite da contaminazione militare in altri paesi (Corea del Sud, Guam, Germania).

L’eredità della Miteni in India.

Lo stabilimento Miteni di Trissino produceva Pfas per conto della committente Solvay, finchè è stato chiuso nel 2018 dopo essere stato al centro di uno dei più gravi scandali ambientali italiani, e gli impianti sono stati trasferiti come previsto in India, dalla società Laxmi Organic Industries a Lote Parshuram, a sud di Mumbai. Trasferimento opportuno in mancanza di una regolamentazione specifica sui PFAS in India: ancora oggi non esiste una norma ambientale specifica.
 
Le proteste davanti allo stabilimento hanno coinvolto residenti, attivisti ambientali e rappresentanti politici. A marzo, il caso è stato discusso anche in un confronto tra attivisti indiani, rappresentanti delle aree contaminate in Europa, scienziati e membri del Parlamento europeo, nel quadro del dibattito sul possibile divieto europeo dei Pfas.

Ci siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni.

La Piattaforma “Ci siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni” è  siglata da 22 organizzazioni: Acli, ActionAid, Adi, Arci, Cittadinanzattiva, Collettivo Tirtenlà, Comunet, ConnGi, Dedalus, Diciassette aps, Fantapolitica, Fondazione Comunità di Messina, Forum Disuguaglianze e Diversità, Legambiente, Porco Rosso Arci, Presidio Patto Simeto, Questa è la mia terra, Rena, Scomodo, Tortuga, Visionary,YOUng Caritas.
Il documento raccoglie 9 proposte concrete per restituire potere e autonomia ai giovani, contrastare le disuguaglianze e favorire l’impegno collettivo. Le misure principali includono:
 
  • Eredità universale: l’assegnazione di un capitale di 15.000 euro per tutti i giovani al compimento dei 18 anni, finanziato attraverso una riforma progressiva della tassazione sulle eredità e donazioni.
  • Riforma della cittadinanza: per riconoscere pienamente chi nasce e cresce in Italia.
  • Lavoro dignitoso:  introduzione del salario minimo, pensione garantita e maggiori tutele.
  • Istruzione e spazi: potenziamento del diritto allo studio universitario, patti educativi di comunità e creazione di “Case del Futuro”.
Puoi consultare l’elenco completo delle azioni previste sul sito ufficiale di Arci o leggere l’approfondimento pubblicato dal Forum Disuguaglianze Diversità.

E’ morto Gianni Mattioli, un grande dell’ambientalismo.

L’ultima volta che ci siamo rivisti è stata in Senato a Roma, il 10 maggio 2016, clicca qui, in occasione dei festeggiamenti per il novantesimo compleanno di Giorgio Nebbia, padre dell’ecologismo italiano. Tra i relatori: Gianni Mattioli, grande protagonista del movimento antinucleare (i Referendum!), e per noi Barbara Tartaglione (clicca qui) che presentava il primo volume di “Ambiente Delitto Perfetto”, di cui Nebbia ci aveva fatto dono della prefazione.
 
In questo libro troviamo Gianni a sostegno delle lotte del nostro “Coordinamento dei Comitati della Fraschetta” che, con marce di migliaia di persone e blocchi stradali con trattori, negli anni ’90 si oppongono a Bosco Marengo alla follia espansiva di “Fabbricazioni Nucleari” e ai finti piani di disattivazione.
 
Né l’intervento di Gianni può mancare nel 2011 a sostegno del “Forum dei Movimenti Antinucleari” che sto organizzando, forte della proposta di “Un comitato referendario nazionale unico per acqua e nucleare” che si autoconvoca infatti con cento comitati e associazioni. Gianni Mattioli è tra i primi che mi assicura la sua disponibilità al “Comitato scientifico e di garanzia” con altre dieci personalità del mondo scientifico italiano.
 
Il ricordo personale più vecchio che mi lega a Gianni risale al 1988 per le interpellanze parlamentari che portano la sua firma, nel merito della “La mia sporca cassa integrazione”: “La Montedison di Raul Gardini pensa di essersi liberata di Lino Balza, una delle rare e implacabili voci che ancora si levano dalle fabbriche. Considerata la notorietà di Balza nell’ambito del Gruppo Montedison, si può senz’altro confermare che l’espulsione di rappresaglia non è stata finalizzata solo a spaventare i lavoratori dello stabilimento ma ad una strategia più vasta di intimidazioni sulle fabbriche di Foro Bonaparte” (Il Manifesto). Anche questa è stata una battaglia, vinta, di Gianni Mattioli.