[3: Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia]
Dunque, la GUP giudice per l’udienza preliminare Arianna Ciavattini ha mandato per il 26 novembre 2026 a processo i due ex direttori, Stefano Bigini e Andrea Diotto, e ha chiamato in causa la Solvay Specialty Polymers spa quale responsabile civile, che sarà chiamata a risarcire in caso di condanna.
Dunque, restano nel processo le Parti Civili che potranno chiedere ai giudici le condanne e il riconoscimento di un indennizzo (non un risarcimento della salute). Hanno invece scandalosamente patteggiato, uscendo dal processo, associazioni tipo Medicina democratica (un business di 50mila euro) che pur nel territorio rappresenta nessuno, il minuscolo comune di Montecastello (100mila euro) con i suoi 271 abitanti ma con un acquedotto in meno, però soprattutto il comune di Alessandria (100mila euro) epicentro del disastro sanitario e ambientale, che dovrebbe tutelare la salute dei suoi 100.000 abitanti… “risarciti” con 1 euro a testa. Hanno anche patteggiato “indennizzi” (compensazioni pecuniarie per fatti leciti, da non confondersi con “risarcimenti” dovuti per fatti illeciti), tra 3.500 e 8.000 ottomila euro, decine di individui scelti da disinvolti avvocati a caso (né per malattia né per referti di analisi) come in una lotteria.
Il 16 novembre (dunque volume quarto di “Ambiente Delitto Perfetto”) Solvay proporrà al pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme il rito di patteggiamento, qualora nel frattempo raggiunta la transazione con le due parti civili che hanno un peso se restano oppure escono dal processo: la Regione Piemonte e soprattutto il Ministero dell’Ambiente. Con un ministro “mansueto” come Gilberto Pichetto Fratin (multiforme politico di lungo corso proprio in Piemonte) non è una impresa impossibile per il navigato avvocato piemontese Guido Carlo Alleva che si è particolarmente distinto per i processi Eternit di Casale Monferrato. Insomma, un dialogo in dialetto.
Per Solvay il patteggiamento in pratica significherebbe l’assoluzione: riduzione fino ad un terzo (più un altro 1/6) della già modestissima pena e non automatica ammissione di colpevolezza in eventuali cause civili o amministrative. L’assoluzione sarebbe pressoché completa se passasse la richiesta di derubricazione dell’ipotesi di reato dal già blando “disastro ambientale colposo” a quella di “inquinamento ambientale colposo”. Ma questa indecente richiesta (con effetto di una banale multa) è già stata respinta dal pm Arnaldi davanti al gup. Resta da verificare se Arnaldi farebbe altrettanto con una richiesta di patteggiamento “made in” Regione e governo.
Mentre, viceversa, gli avvocati delle parti civili, onestamente rimasti dentro il processo, potranno, anzi dovranno: per etica, depositare una richiesta la derubricazione del reato da colposo a disastro ambientale doloso (fino a 15 anni di reclusione)!
Invece, a sua volta, una apposita “Conferenza dei servizi” ha inteso offrire alla difesa degli imputati una assolutoria “licenza di inquinare” da giocarsi al tavolo del processo.
[Segue 4: Come stiamo mettendo al bando i Pfas in Italia] https://www.rete- ambientalista.it/2026/10/21/i- complici-danno-manforte-a- solvay-nel-processo/ ]