
Fu una grande battaglia a Spinetta Marengo, clicca qui quella che culminò nel Protocollo di Montreal del 1987 che ha consentito di eliminare oltre il 99% della produzione e del consumo delle sostanze controllate responsabili della distruzione dell’ozono.
Ma proprio mentre si celebra questo successo, dall’Antartide arriva un dato che mostra quanto complessa rimanga l’evoluzione del fenomeno. In occasione della Giornata mondiale per la salvaguardia dello strato di ozono, i dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale confermano i progressi ottenuti grazie al Protocollo di Montreal. Ma dal monitoraggio Copernicus arriva un richiamo alla prudenza: il buco antartico del 2026 ha già raggiunto circa 25 milioni di chilometri quadrati, cinque milioni in più della media del periodo. Il buco di ozono sta lentamente recuperando: https://ambientenonsolo.com/ ozono-il-recupero-continua- nel-2025-il-buco-antartico- tra-i-meno-intensi-degli- ultimi-trentanni/?utm_source= mailerlite&utm_medium=email& utm_term=Notizie_ ambientali2026-09-21&utm_ campaign=Notizie+ambientali+ del+21+settembre+2026.
Il buco dell’ozono permette a una maggiore quantità di pericolose radiazioni ultraviolette (raggi UV-B) di raggiungere la superficie terrestre, provocando gravi danni alla salute umana, in particolare alla pelle (ustioni, eritemi, melanomi, carcinomi, epiteliomi), agli occhi (cataratta, cancri oculari, cecità), e al sistema immunitario.


