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Il genocidio di Israele perfezionato con l’intelligenza artificiale.

Premiato al festival di Venezia da una ovazione di 25 minuti e dal Premio speciale della Giuria, «NAZA», realizzato dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, sarà nelle sale italiane dal 28 al 30 settembre.
Girato in segreto di notte sui tetti di Tel Aviv, il film rivela i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa dei civili palestinesi a Gaza cinicamente programmata da Israele. Include interviste con 24 ufficiali dell’intelligence militare israeliana, soldati e informatori: nel film discutono di come vengono scelti i bersagli palestinesi: da qui deriva il titolo dell’opera, un acronimo militare usato dalle Forze armate israeliane per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo su Gaza. Significa “Nezek Agavi”, ovvero danno collaterale.
«Naza» dunque è la parola con cui l’esercito israeliano indica le «vittime collaterali» a Gaza, intere famiglie palestinesi che possono essere uccise per colpire un obiettivo strategico, quasi sempre un miliziano di Hamas nella propria casa. Se poi è lì davvero, o se è il target giusto poco importa, e tantomeno è in questione la morte di innocenti. C’è anzi un numero di «Naza» permesso che si alza secondo il grado di importanza del nemico da colpire: per gli «junior» può essere venti, per le gerarchie anche illimitato. A spiegarlo con precisione sono i militari dell’intelligence israeliana, corpi speciali che da remoto hanno messo in pratica quella macchina dello sterminio capillare, costruita e rodata negli anni dallo stato di Israele grazie alla tecnologia, a cui oggi l’Intelligenza artificiale offre una strumentazione ancora più feroce.
Il film smaschera le menzogne israeliane nel volersi vittima, ripetute dal suo premier, rivelando la macchina dello sterminio e il suo funzionamento, e lo fa attraverso le testimonianze dei ventiquattro militari dei gruppi di élite dell’intelligence israeliana che ne sono ideatori e esecutori, e che ne spiegano il sistema. Schedature, classificazioni, sorveglianza, l’uso di tecnologie raffinate, l’IA, gli algoritmi, per un genocidio guidato da remoto.
«Naza» sono le vittime collaterali ovvero tutti i palestinesi senza distinzione di età, anche i neonati di cui i militari sentono il pianto prima di colpire, anche i bambini che corrono a cercare cibo affamati, osservati morire sullo schermo come «in un videogame». È un racconto dell’orrore ma prima ancora è un progetto politico che in questi anni Israele ha negato con la complicità del resto del mondo, di paesi europei «democratici» dove il movimento contro il genocidio è stato censurato, accusato di antisemitismo, represso. 
NAZA denuncia che la morte dei bambini a Gaza è cinicamente considerato un effetto collaterale. Rimane però evidente la strategia del genocidio perché a morire sono i bambini. E uccidere i bambini, in questa macabra “strage degli innocenti”, condotta con metodi artificialmente intelligenti, è volontà di recidere il futuro, recidere la speranza, recidere la rinascita che i bambini rappresentano.
Israele intende revocare la cittadinanza ai registi di ‘NAZA’ Yuval Abraham e Rachel Szor. Magari imprigionarli.

A PresaDiretta su Rai 3 il reportage “Sporco Petrolio” girato tra Priolo, Melilli e Augusta.

https://www.raiplay.it/dirette/rai3/PresaDiretta—Governati-dal-fossile—Puntata-del-13092026-d11b69ab-6222-459d-9c8b-f99687e213c8.html  Il reportage racconta un territorio che ha dato tutto all’industria energetica italiana e internazionale e che oggi chiede ancora di sapere cosa abbia ricevuto in cambio: bonifiche mai completate, un ambiente compromesso, il peso delle malattie e la promessa, ancora tutta da costruire, di un futuro industriale diverso. È la costa siciliana tra Priolo Melilli e Augusta, dove in appena trenta chilometri si concentra il più grande polo petrolchimico italiano e una parte fondamentale della capacità di raffinazione del Paese.
Il  comitato Stop Veleni continua a denunciare miasmi e tumori provenienti dall’area industriale. Nel 2025 quasi seimila segnalazioni sono arrivate attraverso NOSE. Al centro del racconto c’è anche il depuratore Ias di Priolo, sequestrato nel 2022 dalla magistratura con l’accusa di disastro ambientale e tuttavia rimasto in funzione perché considerato indispensabile alla continuità produttiva del polo. Da allora, attorno all’impianto, si trascina un lungo braccio di ferro giudiziario e istituzionale.
Ma non ci sono soltanto le testimonianze dei cittadini: lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità registra nell’area eccessi di diverse patologie tumorali.
Il territorio del polo petrolchimico, nato negli anni cinquanta, ha subito nei decenni una gigantesca compromissione dell’ambiente marino e atmosferico, con episodi di sfiaccolamenti, emissioni maleodoranti e problemi legati alla gestione dei reflui industriali.  La zona viene spesso definita da inchieste e studi epidemiologici come un’area a elevata criticità sanitaria, con un riscontrato eccesso di patologie respiratorie e oncologiche rispetto alla media nazionale.
Un enorme disastro sanitario e ambientale. Di interventi di risanamento ecologico e riconversione industriale, se ne discute soltanto. La vera alternativa sarebbero investimenti per l’energia rinnovabile (eolico).

14 miliardi per una “grande opera”: inutile dannosa e costosa.

Al pari del Tav ferroviario in Valsusa (Torino-Lione), il TAV TERZO VALICO FERROVIARIO DEI GIOVI (GENOVA-MILANO) è dal 2010 subito considerato e avversato No Tav dalle popolazioni e dagli ambientalisti come una “grande opera inutile, dannosa e costosa”. Mentre i governi spiegherebbero che la “grande opera” (53 chilometri, 37 dei quali in galleria, 27 km tunnel di Valico: record italiano, 13 km di interconnessioni, totale gallerie 87 km) farebbe parte di un fantomatico corridoio europeo Reno-Alpi per unire il mar Mediterraneo al Nord Europa.
Inutile perché già esistono gli altri collegamenti ferroviari: basterebbe solo potenziarli con spesa minima. Il tempo di viaggio si riduce di poche decine di minuti per i treni regionali e merci. Le previsioni sul reale passaggio futuro delle merci sono troppo ottimistiche rispetto alla spesa. Dannosa perché il cantiere modifica il territorio tra la Liguria e il basso Piemonte, danneggiando l’ambiente (le falde) e la vita locale. Gli scavi passano attraverso montagne dove è presente la roccia con amianto. Costosa perché il costo totale previsto arrivava a diversi miliardi di fondi pubblici. Molti esperti hanno evidenziato come i costi superino i benefici economici reali.
L’opera, iniziata nel 2012, ha subito rallentamenti e i costi di realizzazione sono cresciuti nel corso degli anni. Nel 2003 il progetto preliminare prevedeva un costo complessivo 5 miliardi di euro. Il definitivo del 2006: 7.356 milioni. Nel 2017 a seguito di alcune inchieste per corruzione, sono state invalidate 13 gare d’appalto. Nel 2018 dall’analisi costi-benefici risulta che i costi sono superiori ai benefici. Eccetera.
A farla breve, il piano iniziale deliberato dal CIPE nel 2010 prevedeva un limite di spesa di 6,2 miliardi di euro per la sola tratta ferroviaria. Con l’unificazione al Nodo di Genova e i primi adeguamenti, la base finanziata era salita a 8,498 miliardi per il solo Terzo Valico (e 10,6 miliardi per l’intero progetto integrato). Con le ultime richieste (settembre 2026) e le rivalutazioni dei prezzi, il costo finale complessivo rischia ora di avvicinarsi ai 14 miliardi di euro.