La missione per cui è nata Syensqo.

Comitati e Associazioni sostengono che il disinquinamento aria-acqua-suolo di Alessandria è possibile (almeno in parte) ma solo se si eliminano le produzioni di Pfas a Spinetta Marengo. Però Solvay si rifiuta perchè non vuole mettere al bando il business miliardario e preferisce risparmiare… con un investimento di 5 milioni di euro. Coi quali finanziare “personale dedicato e infrastrutture dell’Università del Piemonte Orientale finalizzati allo sviluppo di nuovi processi di depurazione e rimozione di inquinanti dal suolo, dalle acque di falda e dai reflui di processo attraverso l’uso di metodologie chimico-fisiche e biologiche innovative”.
Allo scopo, è stato inaugurato il RisPa, Centro di ricerca e sviluppo per il risanamento e la protezione ambientale. Codesto “Joint-Lab” con Solvay rappresenta una boccata di ossigeno per l’Università impegnata ad affermare “la missione di mettere la ricerca scientifica, la formazione e il trasferimento delle conoscenze al servizio della comunità, per affrontare sfide complesse come ad esempio quella ambientale”. Senza pretesa di risolvere il disastro sanitario e ambientale della Fraschetta dei Pfas e non solo.
 
Per Solvay il RisPa è pubblicità a buon mercato, che consente a Francesco Luccisano, Country Director per l’Italia di Syensqo, di esaltarsi: “Sviluppare la conoscenza scientifica per migliorare la qualità della vita delle persone è la missione per cui è nata Syensqo”. Questa è la missione, non è il profitto ad “lucrum quovis pretio” (il missionario Luccisano conosce il latino, non capisce un’acca di chimica e scienza, men che meno di ambiente, proprio così può spararle grosse perché, come da apprezzato curriculum, è “esperto” di relazioni pubbliche e diplomatiche, comunicazione e relazioni con i media; ci siamo capiti: per mestiere un mistificatore del greenwashing).

1 coppia su 5 non riesce ad avere figli.

Gli spermatozoi alle prese con i pfas.
Biologi a congresso a Torino. Nel 2024-2025 in Piemonte sono nati meno di 27.000 bambini a fronte di oltre 52.000 decessi. L’infertilità è tra le cause della denatalità: in Piemonte si colloca tra i livelli più elevati del panorama nazionale, attestandosi attorno al 18% – 21% delle coppie residenti in età feconda (70.000-80.000 nuove coppie all’anno). Questa discrepanza non riflette una predisposizione genetica peculiare, bensì rispecchia lo stato dell’inquinamento: soprattutto caratterizzato da situazioni di realtà locali, in particolare Alessandria (amianto e pfas) e Torino (smog).
 
La letteratura scientifica internazionale riconosce l’apparato riproduttivo, e in particolare il gamete maschile, come una delle sentinelle biologiche più sensibili all’inquinamento ambientale. Clicca qui il video con il professor Carlo Foresta .
E’ acclarato che i PFAS sono interferenti endocrini che danneggiano la fertilità maschile riducendo l’azione del testosterone, la concentrazione e la motilità degli spermatozoi arrivando a ridurne l’attività fino al 40% nei figli di madri esposte a zone contaminate. Clicca qui lo studio dell’Università di Padova.
La Regione Piemonte, che pur si colloca tra i sistemi sanitari regionali con un’elevata qualità clinico-scientifica, nell’affrontare la situazione sanitaria di Alessandria caratterizzata anche dal disastro Pfas della Solvay di Spinetta Marengo, ci appare assai carente anche nell’ambito della medicina della riproduzione.  Non è stato mappato l’impatto dei Pfas (e degli altri 20 veleni) sui parametri riproduttivi delle popolazioni provinciali.  Non è stato introdotto uno screening preconcezionale gratuito per la riserva ovarica e per la fertilità maschile nella fascia di età 20-30 anni. Non c’è inclusione nei piani di monitoraggio del biomonitoraggio della salute riproduttiva maschile: esame del liquido seminale come bioindicatore.
La forte denatalità del Piemonte (fecondità 1,17 per donna) è fortunatamente compensata dai flussi migratori stranieri con una media di 1,84 figli per donna. Finchè… non incideranno Pfas e Remigrazione.

Pesci avvelenati di Pfas a go go.

I PFAS sono favoriti a bioaccumularsi lungo la catena alimentare acquatica.
Nel Rapporto EEB, pubblicato nel settembre 2025 e intitolato “Forever chemicals poisoning Europe’s waters and fish: The tip of the PFAS iceberg”, sono stati analizzati i dati di PFAS nei pesci raccolti tra 2009 e 2023 con valori superati in sette Paesi: Austria, Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Svezia.
Ebbene, con la nuova soglia approvata dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo, il 100% dei valori italiani supera il livello PFAS-24, pari a 77 ng/kg di peso fresco, espressa come equivalenti PFOA. L ‘attuale standard ambientale europeo per il pesce riguardava essenzialmente il PFOS: 9,1 µg/kg, cioè 9.100 ng/kg. La nuova normativa prevede quindi un valore circa 118 volte più basso.
 
Gli Stati membri hanno però tempo fino al 22 dicembre 2027 per recepirla nella legislazione nazionale. Almeno fino a quella data in Italia, è prevedibile, potremo liberamente avvelenarci. Anche perché non è tanto un rischio di intossicazione immediata dopo un singolo pasto, ma di esposizione cronica, soprattutto quando si mangia frequentemente pesce contaminato. Più a rischio (gravidanza, sviluppo infantile, colesterolo, fegato, sistema immunitario ecc.): Nord Italia e bacino del Po, Veneto, Lago Maggiore e altri laghi montani.

Turisti in Liguria, portatevi l’acqua da casa.

Divieto immediato di utilizzare a scopo potabile e per il consumo alimentare (bere, cucinare) l’acqua erogata dall’acquedotto comunale sull’intero territorio di Borgio Verezzi. È quanto disposto dal Comune con una nuova ordinanza, adottata dopo la segnalazione di Servizi Ambientali, gestore del Servizio Idrico Integrato, delle criticità relative alla presenza di PFAS in uno dei quattro pozzi che alimentano la rete.

Stiamo avvelenando di Pfas anche la Croazia.

Provenienti da Italia, PFAS nelle acque sotterranee nel sito di un ex complesso industriale alla periferia di Gospić, capoluogo della regione montuosa Lika nella Croazia centrale, una delle regioni più spopolate tra la costa e il confine con la Bosnia Erzegovina, dove sono state individuate circa 37mila tonnellate di rifiuti industriali illegali in gran parte interrati e mescolati al terreno tra il 2022 e il 2024.
Secondo i risultati della Facoltà di Geotecnica di Zagabria, i PFAS sono penetrati nelle falde con un valore registrato di 200 nanogrammi per litro, il doppio dei limiti prescritti da normative europee e croate. L’illecito smaltimento ha fruttato un profitto stimato di almeno quattro milioni di euro.
La vicenda è diventata uno scandalo di portata nazionale in Croazia in seguito alla mobilitazione degli abitanti della Lika e 50mila persone sono scese in piazza a Zagabria: il disastro ambientale locale si è trasformato in una delle maggiori questioni politiche e di sicurezza in Croazia. ministro della Giustizia ha annunciato anche l’introduzione nel Codice penale di un nuovo reato, quello di ecocidio.

Il ‘segnale’ del fumo fuoriuscito dal polo chimico a Spinetta Marengo.

Proprio mentre a Mantova una delegazione di ambientalisti veronesi e alessandrini ‘sorprendeva’ relatori e pubblico di un convegno a cui partecipava il Country Director per l’Italia della Syensqo… in Piemonte dallo stabilimento della multinazionale belga si alzava un’allarmante ‘colonna’ di fumo.
 
Lo ha riferito Lino Balza in una pagina online sul sito della Rete Ambientalista – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza: