
Meloni ha trionfalmente festeggiato i mille giorni del suo governo brandendo lo scettro del tasso di occupazione più alto della storia italiana. I dati diffusi dall’Istat, infatti certificano che, nella fascia d’età 15-64, nel primo trimestre del 2025 si sarebbe osservato un tasso di occupazione pari al 62,5%. Questo dato, se letto da solo, rappresenterebbe un risultato positivo, con un aumento dell’1,9% rispetto al primo trimestre del 2023 e circa 600mila occupati in più, che diventerebbero circa 870 mila se si guardasse ai dati tra l’ottobre del 2022, mese dell’insediamento, e maggio 2025. Insomma, un altro milione di occupati di berlusconiana memoria.
Anche sorvolando sulla capziosità di intestarsi tutta la crescita degli occupati sin dal giorno dell’insediamento, i dati restituiscono un’immagine del mercato del lavoro tutt’altro che rosea.
Gli occupati sono aumentati di un milione, perché questo dato si riferisce alla fascia d’età 15-89 anni e quindi risente maggiormente di quanto accaduto alle classi d’età di adulti e anziani. Appare evidente, dunque, il ruolo svolto dalle riforme pensionistiche come indirettamente confermato dall’Inps che, nell’ultimo rapporto annuale, registra un calo dei prepensionamenti in media del 25% tra il 2022 e il 2024. Anche l’aumento sbandierato dei contratti a tempo indeterminato rappresenta, in parte, un effetto ottico del mantenimento a lavoro di lavoratori anziani. Meno giovani e più anziani over 50 occupati. L’aumento degli occupati si è concentrato in settori caratterizzati da basse tutele come servizi, turismo e costruzioni, mentre il settore industriale, che in genere ha salari, produttività e qualità del lavoro maggiori, è in calo da oltre due anni, con ricorso crescente alla cassa integrazione.
A questa falsa crescita della nuova occupazione si aggiunge la stagnazione, se non addirittura la riduzione dei salari reali per il mancato recupero della recente inflazione.
Clicca qui Pasquale Tridico e Davide Romaniello.