Referendum per parità tra accusa e difesa.

Per capire di votare No al Referendum basta assistere a qualche udienza dei processi per valutare quanto sia falsa la presunta prevaricazione dei PM nelle aule dei tribunali. Più sono ricchi e potenti gli imputati e più è clamoroso lo squilibrio tra accusa e difesa. E’ avvenuto nei processi ambiente e salute contro Solvay a Spinetta Marengo. E’ quanto sta avvenendo nei processi di Grattacielopoli sulle vicende urbanistiche di Milano.
 
Provateci: vedrete l’aula interamente occupata da una folla di avvocati, i difensori degli imputati, ossia dei costruttori, dei progettisti, dei dirigenti del Comune. Sono decine di professionisti dei migliori studi legali di Milano, con la schiera dei loro consulenti, architetti, urbanisti e la nidiata dei loro assistenti. I giovani di studio, per sedersi e prendere diligentemente appunti, devono cercare spazio perfino nelle gabbie solitamente destinate agli imputati detenuti. In un angolino, nel banco di prima fila, ci sono i rappresentanti dell’accusa in nome del popolo italiano (e dei cittadini di Milano). Tre persone tre: la pm, la sua consulente tecnica, il suo assistente. Cento a tre: questo è l’equilibrio tra accusa e difesa.
 
Ma a ben osservare questi processi, si può notare una particolarità ancor più clamorosa. Da che parte stanno il Comune di Milano e il Comune di Alessandria? Con gli imputati o con i cittadini danneggiati? Misurerete la solitudine dei PM, quanto i PM sono maramaldi sui giudici e sull’esito delle sentenze

Morti sul lavoro e referendum.

Questo referendum non incide in alcun modo sui tempi dei processi né migliora la giustizia per i morti sul lavoro. Non riduce le attese delle famiglie, non accelera i procedimenti, non rafforza la tutela delle vittime. Per chi ha perso un figlio, un padre o una madre lavorando, non cambierà nulla. E anzi, la situazione potrebbe peggiorare.
 
Clicca qui Carlo Soricelli, che da venti anni porta avanti l’attività dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna.