Grazie a Solvay, l’Università di Alessandria si candida al premio Nobel per la chimica.

L’Università di Alessandria si candida per il premio Nobel per la chimica. E lo sarebbe grazie a 5 milioni di euro erogati da Syensqo Solvay di Spinetta Marengo al Dipartimento di Scienze e innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale, Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale.
 
La grande scoperta da Nobel consisterà (leggiamo da Radiogold): “nella creazione di materiali che, come delle ‘mini-spugne’, saranno in grado di assorbire gli inquinanti, utilizzando anche prodotti naturali come l’involucro dei chicchi di riso o i gusci di nocciola”. “L’obiettivo sarà la rimozione dei metalli pesanti dai suoli contaminati, il recupero della fertilità del suolo, la rimozione dei contaminanti emergenti come Pfas, coloranti dalle acque di falda e dai reflui industriali e civili”.
 
Si è mostrato un poco perplesso il Magnifico Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Menico Rizzi, che, con una punta di ironia, ha auspicato che questo centro di ricerca produca “risultati superiori all’investimento iniziale”. In effetti 5 milioni paiono assai miserini a produrre una scoperta epocale – l’eliminazione dei Pfas “forever chemicals” –  alla quale tutti gli scienziati del mondo non sono stati capaci.  Ma Solvay ha assicurato che rinforzerà con proprio personale la task force del professor Leonardo Marchese che nientepopodimeno “impiegherà trenta tra ricercatori e personale tecnico del Disit e di Syensqo, cinque tecnologi, un project manager e dieci giovani ricercatori (dottorandi o post dottorato), oltre a dieci studenti tesisti”. Altro che l’IBM Research, lo Scripps Research Institute, il Max Planck Gesellschaft, messi assieme. Che smacco per questi istituti di ricerca internazionali! Con un po’ di involucri dei chicchi di riso e gusci di nocciola e quattro lire di investimento!
Sulla quotazione da premio Nobel (ex equo con Solvay?) non hanno dubbi Francesco Luccisano, Country Director di Syensqo Italia, e Federico Frosini direttore dello stabilimento esentatosi da prossimo imputato al prossimo processo: “Questo centro di ricerca accelererà il risanamento già iniziato. La bonifica sta già avvenendo”. A prescindere dalle indagini Arpa e dai monitoraggi sangue. E da Legambiente che definisce “Colonialista l’atteggiamento di Syensqo verso i cittadini e le associazioni”.
 
Presa invece per buona la notizia, il sindaco di Alessandria “Un passo avanti per Alessandria: qui si incontrano impresa, università ed enti pubblici per trasformare la conoscenza in soluzioni concrete e fare passi avanti per uno sviluppo sostenibile” tira un sospiro di sollievo: ho fatto bene a non emettere ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti e piuttosto a sottoscrivere il patteggiamento con Solvay. Altro che la class action inibitoria di comitati e associazioni.