Replica dell’AVIS: Nessuna Preoccupazione. Nessun Test ai Donatori per il PFOA

Egregio Lino Balza,
voglio rispondere all’articolo da Lei divulgato su “La Stampa” di Martedì 9 Marzo.
Rappresento l’AVIS Comunale di Alessandria in quanto sono il Presidente e con molto orgoglio ho pubblicato l’attività 2009 che ha avuto lusinghieri risultati a favore di chi soffre e che del sangue ha bisogno. A Lei, invece, l’articolo ha creato molta preoccupazione, senza motivo, perché essendo Lei ex dipendente della Solvay Solexis sa benissimo che il sangue dei dipendenti Solvay Solexis, a rischio di esposizione PFOA, viene testato solo in Germania e quindi non vi è motivo di allarmarsi.
Voglio altresì chiarirle che le sue domande non doveva rivolgerle a me, ma al Responsabile del Centro Trasfusionale del nostro Ospedale. Un Presidente AVIS ha il solo dovere di reperire donatori, fare proselitismo nelle scuole, nello sport, educare i giovani alla cultura della solidarietà, controllare che i donatori vengano sottoposti agli esami periodici di routine, aumentare le donazioni con l’obiettivo di raggiungere l’autonomia per il fabbisogno dei nostri Ospedali ecc.. Questo è il mio dovere e cerco di farlo al meglio con un impegno costante e gratuito.
Credo con questa mia di aver chiarito ogni dubbio, e vorrei invitarla a farmi visita per prendere un caffè insieme e visitare la nostra sede sociale, che per me è la più bella. La aspetto fin da ora

Franca Carnevale

PFOA: Terroristi Sarete Voi

Ci terrorizzano le dichiarazioni del Centro trasfusionale dell’ospedale di Alessandria (Il Piccolo, 10/3/10). Avevamo chiesto alla presidente dell’AVIS comunale, Franca Carnevale, se controllava che le donazioni sangue dei lavoratori e dei pensionati Solvay di Spinetta Marengo fossero totalmente esenti dalla presenza di PFOA, acido perfluorottanoico, che riteniamo estremamente pericoloso per la salute dei cittadini riceventi la trasfusione, come abbiamo segnalato anche alla Procura della Repubblica di Alessandria. Non ci hanno rassicurato le affermazioni dell’anonimo responsabile dell’Ospedale. Non ci risulta infatti che la struttura pubblica effettui esami preventivi per rilevare la presenza di questa pericolosa sostanza: analisi speciali che pochissimi laboratori in Italia sono in grado di eseguire in termini scientificamente attendibili, tant’è che ai numerosi lavoratori e pensionati che ci fanno richiesta ne forniamo appena due indirizzi. Non ci risulta che la struttura pubblica chieda ai donatori Solvay una documentazione attestante l’assenza di PFOA nel sangue. Comunque non ci parrebbe deontologicamente corretto affidarsi all’attendibilità di una ditta privata, peraltro inquisita. Non può essere l’azienda ad alto rischio a dichiarare l’idoneità dei propri dipendenti ed ex, ai quali peraltro rifiuta la consegna dei documenti sanitari. Riteniamo perciò che tutto il sangue dei donatori Solvay, occupati e pensionati, debba essere sottoposto ad esami specifici e certificato presso istituti di garanzia pubblica.
LINO BALZA MEDICINA DEMOCRATICA PIEMONTE

Solvay Promotrice di un Rigassificatore a Rosignano

Come precedentemente annunciato, ieri si è tenuta un assemblea pubblica (comunicato stampa, clicca qui) per valutare le opportunità e i rischi derivanti dalla realizzazione di un Impianto di Rigassificazione a Rosignano (Li).
Solvay, insieme a Edison e BP, è la promotrice del progetto.
Il Rigassificatore, sorgerà proprio all’interno dello stabilimento Solvay.
Oltre alla realizzazione dell’ Impianto è previsto anche l’allungamento di 400 metri dell’esistente Pontile Solvada, attualmente di 1800 metri, per l’attracco delle navi gasiere. Approderà una nave metaniera ogni quattro giorni che stazionerà all’incirca 16 ore, tempo necessario per scaricare il gas liquido.

Agrocarburanti a Crescentino: interviene il presidente del comitato di Rivalta Scrivia che ha sconfitto Ghisolfi

Veniamo al progetto M&G per la produzione di bioetanolo definito da Ghisolfi di seconda generazione e proposto a Crescentino. Lo si descrive con molta enfasi, la stessa direi che si era inizialmente adottata per illustrare l’impianto di prima generazione proposto a Rivalta, rivelatosi alla fine poco virtuoso. Ora, poiché l’esperienza qualcosa insegna sempre, direi che valga la pena di essere cauti.
Premesso che noi siamo favorevoli al progresso, alle innovazioni intelligenti e allo sviluppo delle energie alternative ai carburanti fossili, ribadisco che non lo siamo ad ogni costo.
Se l’impianto proposto utilizza scarti agricoli (paglia di riso, stocchi di mais, ecc.) reperiti in zona tramite accordi preventivi con gli agricoltori e non necessita di terreni agricoli per la produzione della materia organica necessaria al suo funzionamento, quindi non necessita di energia fossile per produrre altra energia cosiddetta verde, lo stesso potrebbe essere visto con un certo interesse.
Se non sono necessarie colonne di autocarri per il trasporto della materia prima verso l’impianto e del prodotto ottenuto verso i luoghi in cui verrà utilizzato, anche gli abitanti di Crescentino non avranno ragione di preoccuparsi per il traffico conseguente e l’inquinamento dell’aria derivante.
Però, da quanto si legge nei primi dati sommari forniti dal proponente, pare che occorrano 4.000 ettari di terreno da coltivare a canna palustre (cioè un appezzamento di 5 x 8 km. – ovverosia 60.000 pertiche di terreno) che non mi sembrano pochi, se pure fossero solo quelli, che non si specifica dove verranno reperiti. Mi domando: esistono 4.000 ha di terreni marginali in zona?
Questa è solamente una prima perplessità, ma stante al fatto che anche a Rivalta Scrivia, alla presentazione del progetto i motivi di preoccupazione parevano pochi ma gli stessi sono aumentati man mano che noi approfondivamo la conoscenza del progetto, mi sentirei di consigliare agli amici di Crescentino di studiarsi il progetto e di farlo rapidamente, con molto impegno. In caso di dubbi o perplessità meglio chiedere delucidazioni.
Inoltre è sicuramente opportuno che qualcuno di loro si faccia carico di partecipare alla Conferenza dei Servizi che credo verrà organizzata presso l’Assessorato all’Ambiente della Provincia prima di concedere il nulla osta alla costruzione dell’impianto. Anche in quel contesto c’è la possibilità di venire a conoscenza di dati e informazioni utili a farsi un’idea più precisa sulla bontà del progetto. In questi casi la prudenza è sempre d’obbligo. Cari saluti.
Rivalta Scrivia, 7 marzo 2010

Enzo Pernigotti

Rigassificatore e Partecipazione Popolare

Medicina Democratica e il “Comitato per la Consultazione popolare sul terminale gas di Rosignano” promuovono per lunedi 8 marzo ore 21
presso la sala di Piazza del Mercato a Rosignano un’assemblea pubblica sul tema
“Rigassificatore Edison: opportunità o rischi ? Su tutto la partecipazione popolare”.

Si affronterà la questione da vari punti di vista: ambientale, economica, legale.
Interverranno tre professori dell’Università di Pisa, Tommaso Luzzati, Bruno Cheli e l’ingegner Mario Martelli: i primi due estensori del recente “Rapporto sulle ricadute economiche, sociali, ambientali della Solvay in Val di Cecina”, il terzo docente alla facoltà di ingegneria che tratterà questioni tecniche legate al gas e ai rigassificatori.
Interverrà anche l’ex-Difensore Civico del Comune di Rosignano, avvocato Bruno Neri, che nel 2005 ammise il referendum propositivo promosso dal Comitato con il supporto di 1400 firme di cittadini, poi bloccato dal TAR su ricorso di Edison e della destra locale.
Interverrà infine una delegazione del Comitato Noffshore di Livorno, anche in prepazione della MANIFESTAZIONE PROVINCIALE CONTRO I RIGASSIFICATORI, in programma per sabato 20 marzo a Livorno.

8 Marzo e Inceneritori

ANCHE IL LATTE MATERNO E’ GRAVEMENTE INQUINATO!
L’umanità distrugge la sua stessa discendenza!

Diossine e PCB che escono dai camini degli inceneritori di vecchia e nuova generazione si ritrovano poi nei terreni, nei cibi che mangiamo, nell’acqua e… alla fine della catena, nel latte materno e poi nei nostri bambini.
Se vuoi aderire alla Campagna nazionale per la difesa del latte materno, manda una e-mail a apagliai@interfree.it dopo aver completato l’informazione cliccando qui

Dona il Sangue, non il PFOA

Su Il Piccolo di venerdì scorso è stato pubblicato un articolo che testimonia la soddisfazione manifestata dall’AVIS per i risultati ottenuti nel 2009.
Ben 374 nuovi donatori solo nell’ultimo anno e un considerevole aumento delle sacche di sangue messe a disposizione dell’ospedale di Alessandria (oltre 4400).
Questi numeri spaventano sapendo che molti dei donatori sono dipendenti della Solvay Solexis e quindi che il loro sangue potrebbe essere contaminato da quantità più o meno alte di PFOA.
Quanto PFOA c’era nelle oltre 4400 sacche di sangue?
Ci auguriamo che l’AVIS abbia provveduto autonomamente ad escludere questo pericolo.
Medicina Democratica è molto preoccupata dall’inerzia dimostrata dal Sindaco, dai Politici locali e dagli Enti preposti nel non avere ancora adottato o quanto meno discusso misure preventive in tal senso.
La prerogativa deve essere la qualità del sangue donato non la quantità altrimenti non faremmo altro che condannare le persone che ricevono una trasfusione a malattie tiroidee.

Agrocarburanti Respinto a Rivalta Ghisolfi Attacca Crescentino

Dopo essere stato, assieme a Gavio, respinto e sconfitto a Rivalta Scrivia di Tortona (Alessandria) dall’opposizione popolare, [Relazione di Medicina democratica, clicca qui] il gruppo M&G Mossi Ghisolfi di Tortona ci riprova a Crescentino (Vercelli) con la sua “bioraffineria”, autodefinita “il più grande impianto del mondo” per la produzione di agro combustibili (45 mila tonnellate annue di “bio”etanolo). Guido Ghisolfi, noto esponente del PD locale e vicepresidente della M&G, nella sua ultima sparata giornalistica (La Stampa, 3 marzo 2010) straparla di chimica verde, biocarburanti di seconda generazione, biomasse lignocellulosiche, senza utilizzo di colture a fini alimentari, sviluppo di aree agricole marginali, ricadute positive per il settore agricolo, riduzione di oltre l’80% delle emissioni di gas serra, centinaia di occupati. In realtà è di ben altro contenuto, per quanto generico, il progetto presentato per Crescentino. Ghisolfi dà per scontato che sarà approvato da un accondiscendente sindaco. Conta sul fatto che, proprio per la sua genericità, non è stato sonoramente bocciato dal parere delle associazioni ambientaliste (Legambiente e Pro Natura vercellesi) al sindaco di Crescentino. Per ora. Per ora sta in piedi solo per i finanziamenti pubblici della Regione Piemonte (già 15 milioni di euro). Passerà se non incoccerà la mobilitazione popolare, come quella insorta a Rivalta Scrivia. Quella che lo sponsor assessore regionale Andrea Bairati, dall’alto dei dei suoi 400 milioni di euro rilasciati nella ricerca del settore, ha definito “una opposizione ideologica”.

Post scriptum. Dispiace polemizzare tra ambientalisti, ma siamo -di nuovo- completamente in disaccordo con l’OK all’impianto M&G dato da Legambiente Tortona. Noi ci battiamo (inascoltati dai politici) per il risparmio dell’energia, per la diminuzione dei consumi energetici, per la sostituzione dei combustibili fossili (petrolio) con le fonti alternative: sole, acqua, vento e anche biomasse. Ma sulle biomasse occorre distinguere. Le piante, tramite il processo di fotosintesi, eliminano l’anidride carbonica atmosferica (la convertono in materia organica). Se la biomassa è uno scarto, il residuo della coltivazione, allora noi siamo favorevoli all’uso di questo tipo di biomassa che non intacca il patrimonio boschivo e agricolo, soprattutto per fare biogas (metano) e per fare compost (fertilizzante) tramite piccoli impianti. Se invece si intende per biomasse le piante espressamente coltivate per scopi energetici in grossi impianti, per essere bruciate, o per fare etanolo che viene bruciato, allora non siamo d’accordo. Per ragioni etiche, ecologiche ed economiche. Non ideologiche.

Riunione con i Ferrovieri di Viareggio per la Strage del 29 giugno 2009

Presso il Centro di Medicina democratica di Castellanza (Varese), in via Roma 2, martedì 9 marzo 2010 alle ore 15,30, riunione con i Ferrovieri di Viareggio dell’ “Assemblea 29 giugno 2009”, per affrontare i molteplici temi insiti nella strage avvenuta alla Stazione di Viareggio il 29 giugno 2009.
Una ecatombe di morti e feriti ( 32 persone uccise) nel quartiere limitrofo alla stazione completamente devastato.
Ad oggi nessun imputato risulta sul registro degli indagati!

I Bidoni Sepolti di Carbonara Scrivia e i Tumori a Tortona

La bonifica fu una presa in giro. Quanti dei 30 mila mila fusti tossici (ddt, diserbanti ecc.) sono ancora lì?
La denuncia di Carmelo Ciniglio (Medicina democratica):
Alle ultime elezioni amministrative denunciai, suscitando un vespaio, i sospetti sui bidoni ancora interrati, la presa in giro della bonifica, le omissioni e le responsabilità delle autorità pubbliche. I mandanti della banda di delinquenti che non ha esitato a mettere in pericolo la salute dei cittadini, forse non riusciremo più a smascherarli, hanno avuto il tempo per occultare prove e farle sparire. Ma credo che esista il dovere scientifico di stabilire l’attuale pericolosità di quelle sostanze. A Tortona sono aumentati del 30% i tumori alla mammella e al colon, soprattutto nella fascia tra i 30 e i 40 anni.
Una testimonianza di Antonello Brunetti (nel sito http://www.comitatiscrivia.it/):
L’8 febbraio del 1986 scoppia la vicenda Carbonara. La denuncia parte dal Movimento dei Verdi che, stanco di inoltrare segnalazioni, ha provveduto per conto suo a estrarre alcuni bidoni tossici. I due firmatari, Battegazzorre e Peonia, elencano anche le caratteristiche dei contenuti : liquidi catramosi, acido solforico, medicinali e rifiuti ospedalieri, ecc.
Quattro sono le discariche. La più grande in zona Cadano a Carbonara, al Maghisello, in zona Scaura, in zona San Guglielmo. Emergono subito i nomi dei dirigenti dell’Ecolibarna, i componenti della famiglia Giacobone, l’ex sindaco di Tortona Rolandi e l’Edilvie, proprietari di due terreni coinvolti. Io aggiungerei, anche se non sono mai stati fatti sondaggi, due aree castelnovesi: fra la Martina e la testa bianca e sulla riva destra fra Castelnuovo e Alzano. La vicenda giunge sulle pagine nazionali e si provvede a sostituire la Ecosystem che ha fatto solo pasticci rompendo i bidoni e versandone il contenuto sul terreno. C’è l’impegno dei ministri Romita e Zanone, la promessa della magistratura di fare chiarezza sulla vicenda, ma alla fine non ci sarà né un arresto né una multicina. La bonifica viene affidata dallo Stato alla Castalia, una ditta sorta ad hoc e che riesce a fagocitare grosse cifre ma non depura un bel nulla , lasciando monticelli disseminati ovunque, spianate di cemento, laghi fangosi pericolosissimi e probabilmente ancora tanti bidoni sotto terra. L’attenzione scema rapidamente e non appare alcuna relazione finale che elenchi quanto fatto, quanto occorre ancora fare, responsabilità, entità del materiale sepolto e previsioni per le conseguenze future.
Un commento di Danilo Bottiroli:
Per il suo interesse ai numerosi casi di patologia alla tiroide proveniente dal tortonese, nel 1990 chiesi all’oncologo del Policnico San Matteo di Pavia:” Dott. Zonta, crede che ci sia un legame tra le patologie alla tiroide e il ritrovamento di migliaia di bidoni tossici nel greto del torrente Scrivia a Tortona?” La risposta fu: ” Io questo non posso affermarlo, ma è provato che la causa di patologie alla tiroide è dovuta ad agenti inquinanti.” A venti anni di distanza dico solo una cosa e la dico veramente con tristezza e con rabbia: la prima persona che mi informò sulla storia dei bidoni di Brentassi (frazione di Fabbrica Curone) abitava in quella zona e morì poco tempo dopo di tumore alla tiroide. Oggi, per quel che ne so, le patologie alla tiroide nel tortonese sono tantissime! Il mio sospetto è che si inizi a pagare ora le nefandezze del passato. La mia preoccupazione e la mia lotta è fare in modo che i nostri figli non paghino per le nefandezze di oggi e di ieri.

Un servizio di Maria Teresa Marchese su La Stampa (clicca qui)

BOSCO MARENGO, CENTRALE A BIOGAS

ALCUNE DOMANDE CHE DEVONO TROVARE UNA RISPOSTA
In merito alla proposta di centrale a biogas che si vorrebbe installare sul territorio di Bosco Marengo:una serie di perplessità e domande, a cui si dovrebbe tentare di rispondere seriamente prima di avanzare sul suddetto progetto.
Quanto del biogas prodotto dall’impianto di Bosco Marengo deriverà dall’utilizzo dei reflui zootecnici e quanto invece dal mais o da qualche altra coltivazione agricola ottenuta utilizzando centinaia di ettari di terreno?
E’ proprio opportuno utilizzare i cereali per ottenere energia elettrica (… come per ottenere carburanti), riducendo così pericolosamente la loro disponibilità per uso alimentare?
Perché non viene mai considerata l’energia che viene consumata per coltivare appositamente i vegetali (mais o altro) da destinare alla produzione di Biogas?
E’ opportuno che lo Stato incentivi economicamente l’energia lorda prodotta dall’impianto a biogas, anziché quella netta, impedendo così anche un coretto confronto tra le diverse tecnologie energetiche?
Perché insieme ai reflui zootecnici (che sono un residuo) non si utilizzano invece come vegetali i residui delle coltivazioni agricole, che sono ben disponibili nelle stesse zone?
Nel caso in cui l’impianto utilizzi molti vegetali e pochi reflui zootecnici, la parte liquida che rimane dopo la produzione del biogas (digestato) non sarà paradossalmente ancora più difficile da smaltire e più inquinante che non i reflui da cui deriva?
Quel poco vantaggio energetico che si ottiene dal biogas viene drasticamente dimezzato se non si utilizza concretamente anche il calore che viene inevitabilmente cogenerato: quanto calore verrà utilizzato nell’impianto di Bosco Marengo?
Bosco Marengo si trova nella “Zona di piano per la qualità dell’aria” della Provincia di Alessandria.
Ogni nuova attività deve pertanto presentare un bilancio ambientale positivo.
E’ proprio verosimile che questo impianto contribuisca a migliorare la qualità dell’aria?

Alberto Deambrogio Consigliere regionale RC

La Regione Piemonte Sperpera Denaro Pubblico Mentre Danneggia l’Ambiente

Il grande inganno del progetto energetico da biomasse forestali.
La Regione Piemonte vuole raggiungere l’ambizioso traguardo di produrre il 20% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. Obiettivo condivisibile, ma che purtroppo verrà raggiunto nei modi sbagliati, ovvero bruciando biomasse legnose in modo da contribuire al 60% di quel 20%. Per produrre energia si prevede di utilizzare ogni anno 2,2 milioni di metri cubi di legname, tagliato secondo le anacronistiche e discutibili norme della nuova Legge forestale regionale (L.R. 4/2009). Un piano energetico che è una truffa per il cittadino e un’enorme minaccia per l’ambiente.
UNA TRUFFA ECONOMICA AI DANNI DELLA COLLETTIVITA’
Sono i soldi del cittadino, che sborsa per il kWh da biomasse circa il triplo del suo valore reale e che paga gli investimenti pubblici che sostengono la cosiddetta filiera del legno attraverso vari canali e organismi competenti
UNA TRUFFA AI DANNI DEI PROPRIETARI
Il taglio del bosco può venir eseguito senza darne comunicazione diretta al proprietario. La legna gli sarà pagata al valore reale di mercato, ma chi poi la utilizzerà come biomassa ne otterrà la supervalutazione, drogata grazie ai soldi pubblici.
UN PRELIEVO NON SOSTENIBILE
Il piano di sfruttamento mira a utilizzare la quota di legname che nessuno ha più tagliato da oltre 50 anni. La conversione si farà in un unico intervento, tagliando fino al 70% degli alberi presenti. Per qualche anno si asporterà un quantitativo ingente di biomassa, con ritmi di utilizzazione superiori ai tempi di ricrescita. Per mantenere il business si passerà da bosco a bosco, realizzando di fatto una progressiva e rapida deforestazione del territorio.
UN ENORME DANNO AMBIENTALE
La combustione del legno crea sostanze nocive (ossidi di azoto, polveri sottili, monossido di carbonio, idrocarburi policiclici, nichel, diossina, acido cloridrico, ecc.) in quantità maggiore di altri combustibili ed è un fattore di cui tener conto, ma il danno ambientale connesso all’utilizzo del legname per produrre energia è primariamente in rapporto all’alterazione e distruzione degli ecosistemi forestali.
MEGLIO SAREBBE NON GESTIRE
Poiché una tonnellata di legno fresco corrisponde a 0,91 tonnellate di CO2 assorbite, se lasciassimo in pace i boschi, potremmo conseguire l’obiettivo di stoccare ogni anno, nei boschi piemontesi, un quantitativo di CO2 pari a circa 2 milioni tonnellate. In relazione agli accordi internazionali vigenti, certificare tale assorbimento permetterebbe di ridurre i costi per centinaia di milioni di euro che vanno a beneficio di tutti i cittadini, mentre produrre energia elettrica dai boschi è un affare solo per pochi. E se utilizzassimo gli attuali incentivi pubblici, volti a favorire l’utilizzo delle biomasse forestali, per corrispondere ai proprietari il doppio del valore del legname affinché non lo taglino, ma lo lascino nei boschi, faremmo felici moltissime persone, del bene all’ambiente e risparmieremmo ancora dei soldi.
LO SFRUTTAMENTO FORESTALE CHE SI PROFILA E’ IMMORALE
L’operazione di sfruttamento forestale che è stata avviata ora in Piemonte non è giustificabile da motivazioni economiche, costituisce un grave danno ambientale e va contro il principio della sostenibilità: invece di lasciare ai nostri figli il bene forestale nelle condizioni in cui l’abbiamo trovato (o in condizioni migliori), lasceremo loro un ambiente fortemente impoverito e un’atmosfera più inquinata.
Senza giustificazione alcuna, in maniera assolutamente immorale!
Se vuoi saperne di più, clicca qui sotto

Il Processo Entra nel Vivo: Soddisfazione di Medicina Democratica

L’udienza di ieri è stata dedicata prevalentemente all’ammissione delle parti civili.
Il Presidente del Tribunale ha letto una lunga e importante ordinanza.
Le questioni di costituzionalità sollevate dai difensori degli imputati sono state tutte dichiarate inammissibili.
Il Tribunale quindi ha spiegato i criteri per cui le parti civili che hanno fatto richiesta di essere ammesse dovevano o meno essere accolte. I nodi da sciogliere si riferivano prevalentemente alle parti civili collettive: associazioni, sindacati, istituzioni.
Il giudizio sui soggetti collettivi da ammettere riguardava la loro storia, i loro statuti, la loro presenza e azione sia a livello nazionale che territoriale (negli ambiti oggetto del processo).
Sono state quindi ammesse come parti civili:
INAIL, INPS – WWF, LEGA AMBIENTE, MEDICINA DEMOCRATICA, MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE ONLUS, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, ASSOCIAZIONE FAMIGLIARI VITTIME AMIANTO CASALE MONFERRATO, TUTTE LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI SIA NAZIONALI CHE TERRITORIALI, – L’AUSL DI ALESSANDRIA, GLI ENTI LOCALI DIRETTAMENTE INTERESSATI DALLA PRESENZA O VICINANZA DEGLI STABILIMENTI ETERNIT;
Non sono state ammesse:
CODACONS, Associazione lavoratori bolognesi esposti amianto, Verdi-Ambiente e Società, Associazione Esposti Amianto Friuli Venezia Giulia, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e sul territorio di Sesto San Giovanni, Osservatorio nazionale amianto, Associazione nazionale vittime amianto pavese, Ambiente e natura, Associazione del Monferrato oltre il mesotelioma, Associazione italiana mutilati ed invalidi del lavoro.
Sono state respinte le richieste delle difese di escludere i Responsabili civili (aziende legate in qualche modo all’Eternit), salvo discutere nel merito nel corso del processo,
E’ stata accolta invece la richiesta di escludere i responsabili civili Presidenza del Consiglio dei Ministri e Unione Europea.
Successivamente si conosceranno le altre parti civili (vittime e famigliari) ammesse, nonché le parti che hanno accettato il compromesso con i legali degli imputati e sono uscite dal processo.
Le associazioni firmatarie della presente, pur nella loro diversità di statuti e di organizzazione, riconosciuta esplicitamente dal Tribunale, manifestano piena soddisfazione per questo primo e importante giudizio.
Il processo è solo all’inizio, è e sarà irto di difficoltà. Il dibattimento dovrà essere profondo, ma contenuto nei tempi nel rispetto della sua ragionevole durata.
La necessità di mobilitazione, di attenzione, di comprensione dovrà essere sempre assicurata:
il convegno internazionale promosso da Ban Asbestos Network organizzato per il 16 marzo a Torino ne costituirà un’importante momento.

Armando Vanotto, Associazione Italiana Esposti Amianto
Fulvio Aurora, Medicina Democratica

Lettera a Mina

Cara Mina, (ti ascolto sempre) ti ho letto su La Stampa di domenica: “Ma il Po non morirà”. No, cara Mina, non è così. Ci si impressiona per l’onda minacciosa dal Lambro in quanto il petrolio è nero, si vede. Il PFOA invece non si vede, trasparente ma ben più micidiale. Il CNR Consiglio Nazionale della Ricerca l’ha trovato perfino alla foce del Po, dopo che ha percorso 600 chilometri. Perché è indegradabile nell’acqua (però bioaccumulabile nei tessuti viventi). E’ scaricato a Spinetta Marengo (Alessandria) dalla Solvay, società già sotto processo per lo scandalo del cromo esavalente, cancerogeno. Dalla Bormida finisce in Tanaro e infine nel Po. L’acqua contiene concentrazioni enormi di PFOA: fino a 1.500 ng/l, quando gli altri fiumi italiani ed europei non superano mai 1-20 ng/l. Il PFOA, acido perfluorottanoico, è tossico, mutageno, cancerogeno, teratogeno, se respirato o bevuto o mangiato col pesce e nella catena alimentare. Sono copiose le risultanze del mondo scientifico internazionale che abbiamo consegnato nei nostri esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria: EPA Environmental Protection Agency, Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, Codacons, WWF, Greenpeace, IRSA Istituto di ricerca delle acque, Joint Research Centre di Ispra, ISS Istituto superiore della sanità, Fondazione Maugeri, Ministero dell’ambiente, Parlamento europeo ecc. Medicina democratica ha chiesto di vietare la pesca in Bormida, Tanaro e Po, di vietarne l’uso potabile, di vietare le donazioni sangue dei lavoratori Solvay, e ovviamente di eliminare lo scarico dei veleni in aria e acqua.
Mentre in Italia mancano limiti di legge (colpevolmente, come era per l’amianto), il PFOA, utilizzato per il Teflon delle padelle antiaderenti e per il GoreTex dei tessuti,è stato finalmente messo al bando negli USA, dopo 101,5 milioni di dollari sborsati dalla Du Pont per risarcimenti alla popolazione, quando l’EPA (Environmental Protection Agency) l’ha trovato nel sangue umano e nei cordoni ombelicali, dopo aver accertato nelle cavie tumori, soprattutto al fegato, interferenze al sistema endocrino, con l’asse ipotalamo-ipofisi, alterazioni degli ormoni tiroidei, cancro alla tiroide, danni allo sviluppo e alla riproduzione, riduzione del peso alla nascita, inversione sessuale nei pesci ecc. In Italia, ha confermato il Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie. Così ha fatto l’Istituto superiore della Sanità. Il Codacons ha chiesto di sequestrare 150 milioni di pentole di Teflon. Il Ministero dell’Ambiente, invece, non ha saputo fare altro che commissionare un altro studio al CNR, peraltro senza finanziarlo. Nessuna legge è stata approvata. Perciò, cara Mina, a Pontelagoscuro (Ferrara), alla foce del Po, il PFOA è sempre a 200 ng/l, infatti non si degrada nell’acqua, anzi si accumula nei tessuti viventi. Così il Po morirà!

Lino Balza

Spinetta Blocco del Traffico ma non dell’Inquinamento

Riceviamo da un abitante di Spinetta Marengo e volentieri pubblichiamo.

Il Sindaco per motivi di prevenzione degli inquinamenti e tutela della salute, sospende la circolazione veicolare nell’area centrale interna agli spalti e nelle vie di competenza comunale dei sobborghi alessandrini compresa quindi anche l’area di Spinetta Marengo.
Come mai il nostro Sindaco non ha mai adottato alcuna misura di prevenzione per gli inquinamenti prodotti dalla Solvay Solexis?

Un inquinamento, per intensità e per natura ben più grave, dato
dallo scarico dei reflui nel fiume Bormida e dalle continue e spesso visibili emissioni in atmosfera.

La Solvay dichiara di scaricare nel fiume una tonnellata di PFOA all’anno.
In Bormida e Tanaro è stata trovata una quantità di PFOA fino a 1.500 volte superiore a quella riscontrata negli altri fiumi europei.
Recentemente dei ricercatori della University of Exeter, in uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, hanno affermato che il Pfoa ovvero l’acido perfluorottanico depositandosi in alte concentrazioni nel nostro organismo attraverso ingestione o respirazione, è implicato nei cambiamenti dei livelli di ormoni tiroidei nel sangue provocando cosi problemi e malattie alla nostra ghiandola endocrina.
Il Pfoa raddoppia il rischio di malattie tiroidee nelle donne poiché soggetti già notoriamente più a rischio.

L’emissioni in atmosfera della Solvay sono costituite genericamente da gas di fluoroderivati (ACIDO FLUORIDRICO, TETRAFLUOROETILENE, PERFLUOROPROPENE, PFIB, PFOA ecc).
Nei migliori dei casi queste emissioni sono rappresentate dal vapore utilizzato nelle linee a bassa e a alta pressione o che deriva dalle attività della centrale elettrica interna allo stabilimento.
Questo vapore viene ottenuto dall’acqua di falda contaminata dal Cromo esavalente e da altri 20 diversi inquinati.

Un Crimine di Guerra

Chi ha detto «sì» è complice delle stragi di civili

Il Senato ha approvato, con l’astensione dell’Italia dei valori e dei radicali Marco Perduca e Donatella Poretti e nessun voto contrario, il rifinanziamento delle missioni militari all’estero, tra cui quella in Afghanistan, per la quale il ministro della difesa La Russa aveva annunciato l’invio di altri 1.000 soldati italiani. Il decreto sulle missioni ora passa alla Camera, dove dovrà essere convertito in legge entro l’8 marzo.

Gino strada guarda alla guerra in Afghanistan con gli occhi dei civili che ne stanno subendo le conseguenze. Per il fondatore di «Emergency» – la ong italiana in prima linea con il suo ospedale di Lashkargah, a pochi chilometri da Marjah dove infuriano i combattimenti tra truppe Usa e taleban – il rifinanziamento «automatico», senza dibattito, della missione che il Parlamento assicura alla Nato è come un crimine di guerra.
Il governo olandese è caduto sull’Afghanistan, francesi e tedeschi non vogliono essere coinvolti ulteriormente nella guerra. Berlusconi invece risponde signorsì.
I governi italiani, questo come il precedente di centro-sinistra, hanno come denominatore comune il servilismo nei confronti degli Stati Uniti. Ma questo non deve farci dimenticare che partecipare all’occupazione militare dell’ Afghanistan rappresenta un crimine (in quanto si contribuisce alle stragi di civili) e una violazione della nostra Costituzione. Non a caso ho definito «delinquenti politici» tutti i parlamentari che votano a favore del rifinanziamento della missione militare. Se soltanto volessero vedere le vittime dell’offensiva di questi giorni, potrebbero andare sul sito di Peacereporter (it.peacereporter.net): lì troverebbero i volti e le storie dei civili colpiti.
Otto anni dopo l’Invasione angloamericana, con l’operazione «Moshtarak» va in scena l’ennesima offensiva anti-taleban. Perché è così difficile batterli?
Ad occupare il paese ci ha provato l’Armata rossa è ancora prima gli inglesi (tre guerre, tutte e tre perse). Agli afghani non piace essere occupati dagli stranieri. Perciò fino a quando ci sarà occupazione militare, ci sarà guerra.
E il corridoio umanitario che Emergency ha chiesto per favorire la salvezza del civili di Marjah e Nad Ali?
È paradossale che, guidate dal Nobel per la pace Barack Obama, le forze armate statunitensi che stanno conducendo questa offensiva si rivelino criminali di guerra. Infatti – con una palese violazione delle convenzioni internazionali – non permettono ai civili di lasciare le aree sotto bombardamento e impediscono ai feriti, in maggioranza donne e bambini, di essere curati.
Questi comandanti militari dovrebbero essere portati davanti alla Corte penale internazionale.
Il comandante Usa McChrystal aveva promesso di ridurre al minimo le vittime civili. I massacri non sono controproducenti per gli Usa?
I militari hanno sempre detto questo, in tutte le guerre. Dopo la bomba su Hiroshima si disse: come il mondo ha potuto vedere, è stata colpita un’installazione militare.
Perché Il centro-sinistra non si oppone a una guerra di questo tipo, nonostante le notizie delle stragi?
Il servilismo nei confronti di Washington, come dicevamo, è trasversale agli schieramenti. Da questo punto di vista non parlerei nemmeno di centro-sinistra e centro-destra ma piuttosto di una casta politica di impuniti e di impunibili per la quale delinquere contro la legge fondamentale (la Costituzione, ndr) del proprio stato è cosa di tutti i giorni.
E Il fronte pacifista?
La guerra afghana è percepita come lontana e il fronte pacifista, di fatto, non esiste più da qualche anno ormai, da quando quelle forze politiche (il centro-sinistra, ndr) che avevano fatto finta di essere solidali col movimento per la pace, appena arrivate al governo, hanno aumentato il numero di militari in Afghanistan. Proprio come il premio Nobel per la pace Obama ha mandato altri 30.000 militari. Un gioco nel quale sono cadute anche sigle del «pacifismo» che ritengono che la guerra sia brutta quando la fanno gli avversari politici, ma accettabile quando a condurla sono gli amici.
Chi sono I taleban, emblema del terrorismo e della negazione del diritti umani?
Sono una delle componenti della società afghana, certo più rappresentativa dei presidenti imposti (Karzai, nrd).
All’interno del movimento ci sono estremisti con tendenze «psicopatiche», soprattutto per quanto riguarda la questione femminile, e persone ragionevoli.
Anche la questione femminile è utilizzata per vendere la guerra all’opinione pubblica. A qualcuno è mai venuto in mente di bombardare l’Arabia Saudita, dove una donna non può scoprirsi il naso per soffiarselo se ha il raffreddore? Sarebbe davvero divertente chiedere al nostri parlamentari di dire tutto ciò che sanno sui taleban. Risponderebbero due/tre stereotipi, perché non sanno nulla del paese che stanno contribuendo a bombardare.

Michelangelo Cocco

Primo Marzo 2010: Anche in Alessandria i Migranti Rivendicano Diritti

Dall’incrocio e dall’unione di realtà oltremodo simili nelle loro peculiari differenze, nasce anche ad Alessandria l’idea che il prossimo primo marzo debba essere “un giorno senza di noi”.
Nelle numerose e partecipate assemblee pubbliche che si sono tenute negli ultimi due mesi, abbiamo deciso che fosse necessario caricare il primo marzo 2010 di un valore aggiunto e non scontato, affinché potesse trascendere quel significato di semplice sciopero degli stranieri che gli è stato attribuito. Il primo marzo è per noi un momento di passaggio e non la destinazione del nostro percorso: sono mesi ormai che insieme, migranti e antirazzisti, stiamo concretizzando dal basso e in autonomia la nostra idea di società all’interno del Laboratorio Sociale di Via Piave, per poterla poi riflettere in ogni luogo di questa città. Giorno dopo giorno, ci sembra sempre più evidente che il contributo della popolazione migrante alla crescita, non solo economica, del nostro Paese è tanto fondamentale quanto non riconosciuto. È altrettanto palese, infatti, che in questa Italia narcotizzata dal populismo verde padano e istigata all’odio feroce delle diversità, questo dato di fatto sia mantenuto strumentalmente invisibile. Per questo motivo noi, migranti e antirazzisti alessandrini, riteniamo utile attraversare la data del primo marzo trasformandola nel momento in cui simbolicamente dare forma a ciò che forma non ha, in cui rendere evidente ciò che si ha interesse a nascondere. Per 24 ore ci asterremo da ogni attività produttiva e di consumo, oltrepassando quella che è la classica accezione di sciopero, per dimostrare che l’economia del nostro Paese, privata dell’apporto di migranti e antirazzisti, sarebbe già al collasso. Ma non solo. Verso, per e oltre il “giorno senza di noi” sono state lanciate molteplici iniziative. Per tutta questa settimana verranno portate avanti diverse mobilitazioni per il diritto alla casa dagli attivisti e dalle famiglie della Rete Sociale per la Casa, che hanno deciso di unirsi alla nostra protesta come noi abbiamo abbracciato la loro. Sabato 27 febbraio alle 22 presso il Laboratorio Sociale è stato fissato un momento di socialità e condivisione organizzato dalla comunità senegalese dell’alessandrino, come ultimo passaggio comunitario verso il primo marzo. Lunedì 1 marzo alle 9 in piazzetta della Lega le lotte del movimento studentesco per una scuola meticcia troveranno il loro apice, quando gli studenti libereranno le nostre scuole e le nostre strade dal razzismo e dalla xenofobia. Sempre nella giornata di lunedì, le attività e i progetti del Laboratorio Sociale si interromperanno per 24 ore, nella piena condivisione dell’interpretazione data alla giornata. Tutto questo andrà a riversarsi in quel percorso collettivo che ci condurrà al momento di maggior impatto simbolico del primo marzo, dal quale ripartiremo nel nostro cammino. Alle 17 invaderemo tutti quanti insieme il cuore della città, piazzetta della Lega, con un presidio che darà volto e voce a ciascuno di noi, a ciascuno di quei fantasmi cui la burocrazia e lo Stato italiano vorrebbero negare anche i più imprescindibili dei diritti. Un presidio con cui, senza paura e forti della nostra consapevolezza, costringeremo Alessandria a guardarci ed ascoltarci mentre ci accingiamo a riprenderci il nostro diritto ad un’esistenza libera e dignitosa. Perché “la tranquillità è importante, ma la libertà è tutto”. E noi sentiamo il dovere di dare tutto per difenderla.
Comitato Primo Marzo 2010 – Alessandria

Lettera Inviata ai 200 Sindaci Alessandrini

Egr. sig. Sindaco
e, per Suo tramite, egr. sigg. Consiglieri
Vi alleghiamo l’ordine del giorno approvato il 19 febbraio 2010 dal Consiglio della Comunità Montana Valli Curone, Grue e Ossona, Val Borbera e Valle Spinti.
Nell’auspicio che approviate delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l’acqua ‘bene comune e diritto umano universale ’ ed il servizio idrico come ‘privo di rilevanza economica’, e sottraendosi in questo modo alla incostituzionale normativa nazionale.
ORDINE DEL GIORNO
Riconoscimento dell’acqua come bene comune e del servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica
Premesso che
• la gestione del servizio idrico integrato in Italia e attualmente regolata dall’ art. 23 bis della legge n. 133/2008;
• la norma in questione già nella sua primitiva formulazione contemplava, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all’ingresso di privati;
• il recente art. 15 del Decreto Legge 25/09/2009 n. 135, “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, convertito nella legge 20/11/2009 n. 166 – che ha modificato l’art. 23 bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 – muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici prevedendo l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza
economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40% e la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011;
ritenuto che
• l’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi;
• l’acqua costituisce un bene comune dell’umanità, un bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a tutti;
• il diritto all’acqua e un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti;
• l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico;
• già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, l’accesso all’acqua rappresenta una vera emergenza democratica;
• la privatizzazione dell’acqua è un epilogo da scongiurare perché espropria l’acqua potabile dal controllo degli Enti locali e dei cittadini e consegna il bene comune ” acqua” al mercato, con tutte le
ripercussioni sociali che questa può generare, in specie nelle zone di montagna;
• le istituzioni hanno la libertà e l’autonomia di scegliere se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a altro Ente (pubblico, privato), in piena legittimità e
coerenza con le vigenti direttive europee sui servizi pubblici locali;
• il Consiglio Provinciale di Alessandria il 20 dicembre 2004, ha approvato, con il voto favorevole della maggioranza e l’astensione dell’opposizione, l’Ordine del giorno sui “Riconoscimento dell’Acqua come Bene Comune e Patrimonio dell’Umanità” e l’accesso all’acqua potabile come “Diritto fondamentale Universale, degno di protezione giuridica”;
• la Comunità Montana Valli Curone Grue Ossona ha a suo tempo attraverso una mozione approvata dal Consiglio in data 23 aprile il proprio appoggio alla legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico;
Tutto ciò premesso e considerato,
il Consiglio della Comunità Montana Valli Curone, Grue e Ossona, Val Borbera e Valle Spinti
DICHIARA L’ACQUA
• un bene comune ed insostituibile per la vita di ogni vivente;
• un diritto inviolabile, universale, inalienabile ed indivisibile dell’uomo, che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’art. 2 della Costituzione della Repubblica Italiana;
DICHIARA
il Servizio Idrico Integrato un servizio pubblico privo di rilevanza economica in quanto servizio pubblico per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini;
IMPEGNA
la Giunta affinché tale riconoscimento sia riportato nell’ambito dello Statuto della nuova Comunità cosi come hanno fatto e stanno facendo numerosi Enti locali italiani ed affinché il presente documento sia trasmesso all’ATO 6 Alessandrino e a tutti i Sindaci della Comunità Montana.

ADESSO BASTA. Sull’Acqua Decidiamo Noi!

Il 6 marzo, prima assemblea nazionale dei Comuni
Sabato 20 marzo, manifestazione nazionale
Da aprile, grande campagna di raccolta firme
per la promozione di tre referendum abrogativi.
Ad Alessandria è questione morale: clicca qui

Se il Governo Berlusconi pensava, con l’approvazione dell’art.15-decreto Ronchi, di chiudere i giochi sulla privatizzazione dell’acqua, consegnando questo bene comune agli appetiti dei mercati e delle grandi multinazionali, si è sbagliato di grosso.

L’approvazione di quella legge, avvenuta fra l’indignazione generale, ha costituito un gravissimo attacco alle mobilitazioni e alle proposte messe in campo dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, che, accanto alle resistenze in tutti i territori del Paese, ha consegnato da due anni una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, corredata da oltre 400.000 firme. Di cui oltre 4.000 da noi raccolte ad Alessandria.
Se quella legge giace colpevolmente nei cassetti delle commissioni parlamentari, le lotte per la ripubblicizzazione dell’acqua si sono ulteriormente estese in tutti i territori: sono ormai oltre cento i Comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l’acqua ‘bene comune e diritto umano universale ’ ed il servizio idrico come ‘privo di rilevanza economica’, e sottraendosi in questo modo alla incostituzionale normativa nazionale.
Comuni che hanno nel frattempo costituito il ‘Coordinamento nazionale degli enti locali per l’acqua pubblica’ e che, il prossimo 6 marzo, terranno a Roma la loro prima assemblea nazionale.
Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverserà le strade e le piazze di Roma per ribadire il NO alla privatizzazione dell’acqua, per riaffermare che l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale e per chiedere l’immediata approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, che chiede la ripubblicizzazione dell’acqua e la sua gestione partecipativa.
Abbiamo sempre considerato l’acqua come un paradigma di molti beni comuni naturali e sociali da sottrarre ai privati e ai grandi capitali finanziari.
In questi anni e in moltissimi territori sono nate decine di altre resistenze in difesa dei beni comuni.
Significative mobilitazioni popolari, capaci di proposte alternative nel segno della democrazia condivisa, stanno tenacemente contrastando la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
La manifestazione del 20 marzo, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, può mettere al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale.
Sullo stop alle politiche di privatizzazione e sulla necessità di una forte, radicata e diffusa campagna nazionale, un vastissimo fronte in queste settimane si è aggregato al Forum italiano dei movimenti per l’acqua : dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche.
Tutte e tutti insieme abbiamo deciso di lanciare a partire dal prossimo mese di aprile, una grande campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi.
Tre SI per la ripubblicizzazione dell’acqua, tre SI per dire basta ai profitti su un bene essenziale.
Uno strumento per dire una volta per tutte : “Adesso basta. Sull’acqua decidiamo noi!”
Cliccando qui, puoi verificare come viene gestita l’acqua pubblica in provincia di Alessandria: tramite gli atti del Convegno scoprirai che “questione acqua” è anche “questione morale” .

Continua il Processo per i Sei ex Dirigenti Solvay

Gli impianti Solvay di Ferrara, costruiti all’inizio degli anni cinquanta, hanno prodotto PVC fino al 1998.
La Produzione avveniva grazie alla lavorazione di un gas altamente cancerogeno, il CVM.
Un tema di cui si è parlato poco, sia sulla stampa locale, sia in ambito politico.
Nel 1985 l’allora assessore alla Sanità del Comune di Ferrara, Giancarlo Crociani, pubblicò un dossier dal titolo“Ambiente e tumori”.

Nel documento venivano avanzati interrogativi riguardo il più basso indice di vecchiaia, nella media comunale, della circoscrizione Barco – Pontelagoscuro e l’elevatissima mortalità per tumori.Nel 2007, Legambiente invitava a Ferrara l’allora pm Felice Casson, che si occupò del caso di Porto Marghera, per parlare del suo ultimo libro, “La fabbrica dei veleni”.
Casson oggi è senatore del Partito Democratico.
Il suo disegno di legge sulle “Norme a tutela dei lavoratori esposti ed ex – esposti al cloruro vinile monomero (CVM) e polivinilcloruro (PVC)” non è ancora stato preso in esame dal 13 maggio 2008, giorno in cui è stato presentato alla Commissione Lavoro del Senato. Casson si è sempre battuto, prima come magistrato e poi come parlamentare, per l’adozione di regole di sicurezza negli impianti chimici e per il risarcimento dei danni fisici ai loro lavoratori.
il 19 febbraio 2009 il tribunale di Ferrara al termine di un’istruttoria durata 7 anni ha rinviato a giudizio sei ex dirigenti Solvay (Claude Yves Marcel Loutrel, August Arthur Gosselin, Cyryll Van Lierde, Gerard Michael Davis, William Arthur Barnes e Pierre Vigneron).
Nell’inchiesta, per le morti tra gli esposti al CVM e l’inquinamento di acqua e terreni, è emerso che fin dagli anni ’60 l’azienda sapeva della tossicità del CVM.
A detta dei Magistrati se la multinazionale avesse provveduto subito a dotare gli operai di maschere e di maggiori protezioni, avrebbe sicuramente salvaguardato la loro salute dagli effetti dannosi già noti, prevenendo anche i più gravi e irreversibili effetti successivamente scoperti, cioè malattie gravi e tumori. Sempre secondo la magistratura, i miglioramenti impiantistici introdotti dopo il ’74-’75 sono stati consapevolmente tardivi, rimasero figure molto esposte come i pulitori manuali delle autoclavi.
È inoltre emerso che nel 1986 un’ispezione dell’Asl avrebbe rivelato gravi carenze sulle forniture di maschere in caso di fughe di CVM e insufficienti cautele adottate durante le operazioni di manutenzione.La sfilata dei testimoni davanti ai carabinieri del Nucleo operativo di Ferrara ha ricostruito, almeno in parte, la storia della lavorazione del CVM e dell’inquinamento prodotto dalla Solvay.
I verbali delle testimonianze degli ex addetti Solvay hanno fornito riscontri su come si lavorava nei reparti a rischio, prima e dopo il 1974, descrivendo episodi a volte illuminanti sulla divaricazione tra teoria e pratica quotidiana.
Nel dicembre 2009 il processo è entrato nel vivo della fase dibattimentale.
Il tribunale di Ferrara si trova a valutare la correlazione tra l’epatocarcinoma e l’esposizione alle polveri di cloruro vinile monomero (CVM).Sono stati ammessi come parte civile oltre ad alcuni ex lavoratori malati anche Legambiente, il Comune e la Provincia di Ferrara, l’Inail e i sindacati dei chimici di Cgil-Cisl-Uil ma solo in relazione al capo d’imputazione di omissione di misure di sicurezza.
In questa fase del processo è emerso che nella seconda metà degli anni ’80, per tre anni, si registrarono oltre 450 perdite di CVM. Vale a dire all’incirca una ogni due giorni.
La possibilità di una sentenza di condanna nei confronti della Solvay costituirebbe un precedente in Italia, dove il gruppo industriale belga è ancora ben radicato e ha guai giudiziali in tutti tribunali in cui hanno sede i suoi stabilimenti.L’8 febbraio 2010 nell’aula B del tribunale di Ferrara si è svolta l’udienza dedicata ai consulenti dei pm secondo i quali esiste una elevata probabilità di correlazione tra esposizione al CVM e l’insorgenza della malattia.
Il 22 febbraio il processo proseguirà con gli esami degli esperti, chiamati dai pm, l’epidemiologa Maria Pirastu e Pietro Comba.

Qui di seguito riportiamo alcuni aneddoti emersi dalle testimonianze degli ex lavoratori Solvay.
PESCI SFORTUNATI.
Oggi vicino alla portineria non si vede più niente, tutto coperto da un parcheggio per i camion. I lavoratori più anziani, però, si ricordano bene che lì, in faccia alla recinzione che dà su via Marconi, c’erano due fontane alimentate dai pozzi artesiani che pescavano dalla falda al di sotto dello stabilimento. Nelle due fontane sguazzavano un bel po’ di pesci, e negli uffici non erano pochi gli appassionati di acquari che si preoccupavano di loro. Fino ad una brutta mattina, alla fine degli anni ’70, quando i primi operai in turno hanno visto galleggiare i pesci in superficie: tutti morti, una strage. I testimoni hanno raccontato cosa successe dopo. La Solvay fece chiudere subito i due pozzi, e cercò di recuperare le pompe che li alimentavano. Non vi riuscì, perché le giunture erano “mangiate” e i pezzi dispersi in acqua. Cosa era successo? I risultati di laboratorio non si conobbero mai, ma immediato è il collegamento con l’attuale inquinamento della falda da clorometani.
ANDARE A MANICHE.
Dicevano così e tutti i manutentori sapevano cosa significava. Qualcuno si dava malato, altri si rifiutavano. Voleva dire infilarsi nel posto peggiore della fabbrica, il disseccatore del PVC, dove c’erano centinaia di filtri a maniche sospesi a cinque o sei metri di altezza. Ogni tanto se ne inceppava qualcuno, e bisognava cercarlo palpando i filtri uno ad uno, camminando sospesi su una passerella, in mezzo ad una nuvola di polvere sottile come borotalco, che s’infilava ovunque. Gli uomini uscivano bianchi dalla testa ai piedi, sputando polvere per giorni. Pagava doppio, la Solvay, ogni minuto passato lì dentro, ma non esiste prezzo per un lavoro del genere.
LE PIOGGE BIANCHE.
Le autoclavi da 25 metri cubi sono pentoloni giganti. Lì dentro il CVM veniva trasformato in minuscoli granuli di PVC, ma quando qualcosa andava storto il capoturno doveva gettarci dell’inibitore, per interrompere la reazione. Capitava che il capoturno ritardasse fino all’ultimo l’operazione, per non perdere tutto il carico, e così succedeva l’incidente. Per impedire una esplosione catastrofica, il materiale veniva spruzzato fuori attraverso un condotto di emergenza (prima che l’azienda si decidesse a recuperare il costoso semilavorato) e innaffiava di minuscole goccioline le prime case del Barco. Su quel villaggio sono finite per anni le polveri uscite dalle maniche dell’impianto di essiccazione, e qualche operaio ricorda che i bambini delle scuole del Barco venivano a riportare in portineria i sacchetti pieni di polvere bianca, raccolti nei cortili delle scuole e delle case. Dopotutto, era roba della Solvay.

Non Votate i Partiti che Sostengono TAV, Inceneritori, Acqua Privatizzata, Depositi Nucleari

Non votate i partiti che sostengono Bresso e Cota alle regionali.
Un giovane in prognosi riservata: ematoma al cervello. Presa a calci da quattro poliziotti, una donna dovrà essere operata. Decine di feriti. La polizia, guidata da uno dei responsabili del massacro alla Diaz di Genova, carica selvaggiamente i cittadini della Val di Susa contrari al Tav. Proteste da tutta Italia. Invece i candidati presidente alla regione Piemonte si schierano contro i manifestanti “violenti”.

Confermati i Danni alla Salute degli OGM

Per impedire gli OGM, organismi geneticamente modificati, Medicina democratica raccolse molte centinaia di firme ad Alessandria. Ora, nel sito del Corriere della Sera on line, è presente un sondaggio per verificare chi è favorevole o contrario agli OGM.

Di seguito riportiamo il link a tale sito in modo tale da contribuire a dare ai promotori del sondaggio un voto in linea con la nostra posizione, per una immediata moratoria internazionale sugli OGM, per gli incommensurabili ed irreversibili effetti per la salute, l’ambiente e la tradizione agroalimentare italiana, a causa della contaminazione dei territori agricoli e delle catene alimentari.
Siete favorevoli all’introduzione anche in Italia degli Ogm (organismi geneticamente modificati) in agricoltura?

Confermati i danni alla salute degli OGM.Gli OGM tornano a far discutere, questa volta per una serie di proposte che, se attuate, comporteranno una loro diffusione su larga scala anche in Italia, roccaforte delle produzioni di eccellenza e delle tipicità locali.


In sede di Conferenza Stato Regioni, che era prevista per il 28 gennaio a Roma, avrebbero dovuto essere discusse le linee guida per la coesistenza tra le colture tradizionali e quelle geneticamente modificate. Il provvedimento era all’esame, in adempimento di un’indicazione dell’Unione Europea.
Tuttavia, pochi giorni fa le Regioni hanno messo uno stop al documento. Tramite il Comitato Tecnico Permanente in materia di agricoltura hanno chiesto che, prima di procedere all’analisi degli indirizzi sulla coesistenza, venga avviata una grande consultazione con i rappresentanti del mondo agricolo italiano, dei produttori biologici, degli ambientalisti e dei consumatori.
Secondo Coldiretti il ritiro temporaneo della decisione consente un approfondimento sul piano scientifico. Il fine è quello di escludere ogni rischio di contaminazione per le produzioni di alta qualità, di cui l’Italia vanta la leadership in Europa.
Le amministrazioni locali sono, in linea generale, contrarie. Si sono espressi negativamente 41 Province, 2.446 Comuni e 16 Regioni.La coesistenza con le colture non OGM è, praticamente, inattuabile per via della contaminazione genetica. Inoltre l’ Italia deve investire proprio sul prodotto locale.
In questo quadro l’introduzione di “genomi Frankenstein” – allo stato attuale si tratta di organismi vegetali ottenuti in laboratorio con tecniche tutt’altro che fini – è completamente fuori luogo.
Un esempio importante è quello del mais : i sostenitori di questo tipo di pratiche affermano che il vantaggio in agricoltura è di tipo economico ed ecologico, principalmente perché la coltivazione degli OGM comporterebbe un minore utilizzo di diserbanti. I detrattori affermano invece che la resistenza all’erbicida (acquisita tramite l’inserzione di un gene batterico nel genoma del mais) determina un accumulo dello stesso nella pianta, con conseguenze tutt’altro che trascurabili per la salute umana; che la direzione di queste scelte è una linea retta verso una dipendenza economica da Monsanto – o dalle altre multinazionali detentrici del business – per l’acquisto delle sementi; che il risultato della dispersione di queste specie è l’enorme danno ecologico legato alla perdita di biodiversità.
Da un recente studio dell’ International Journal of Biological Sciences (http://www.biolsci.org/v05p0706.htm) è emersa la conferma che il mais Monsanto provoca danni agli organi dei mammiferi.
Ed è proprio uno studio di Monsanto del 2002 a confermare l’impatto negativo, su fegato e reni, in topi alimentati con alcune di queste varietà. Tale mais contiene dosi non trascurabili di erbicida Roundup®, che è tossico per l’uomo, e che può essere assorbito sia direttamente, tramite alimentazione, sia indirettamente dai prodotti di mangimistica.
Tre varietà brevettate – Mon 863, Mon 810, che produce un insetticida, e NK 603, che assorbe l’erbicida Roundup® – sono state approvate per il consumo dalle food safety authorities di Stati Uniti, Europa e di molti altri paesi.
Il tutto mentre si apprende che a breve l’agricoltura biologica negli Stati Uniti potrebbe essere bandita perché ritenuta non conforme alle norme di sicurezza e igiene imposte dal Governo. Nemmeno l’orto di Michelle Obama, la First Lady, è servito a dare il buon esempio.
Negli Usa il Governo si appresta.infatti, a discutere la legge HR 875, meglio conosciuta come Food Safety Modernization Act of 2009 con cui, se approvata, si metterà al bando l’agricoltura biologica, ritenuta insana. A essere banditi anche gli orti privati, quelli destinati all’autoconsumo. La legge è stata ideata con la presunta finalità di creare una nuova agenzia chiamata Food Safety Administration (FSA). Il suo unico scopo sarebbe quello di proteggere i cittadini dalla gestione pericolosa del cibo e di creare uno standard per la sicurezza alimentare fino a coprire la sicurezza dei prodotti alimentari importati (chissà se ne farà le spese il Made in Italy?). Si va, quindi, sempre più verso un generico “meccanismo di produzione di cibo”.
Negli Usa molte leggi sono spinte e in maniera del tutto trasparente da alcune lobby. In questo caso a volere questa regolamentazione la MONSANTO, CARGILL, ADM (Archer, Daniels e Midland) con altre 35 grandi imprese agroalimentari.
“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, diceva Fabrizio De Andrè.
Prima di aprire le porte a questi esperimenti su larga scala – poiché di questo si tratta, non essendo ancora verificabili tutti gli effetti, sul lungo periodo, dell’introduzione degli OGM in ambiente – è necessario riconsiderare la reale utilità di determinate tecnologie, di efficacia tutt’ora discutibile e dibattuta, alla luce del panorama di eccellenze agroalimentari di cui l’Italia può, per ora, fregiarsi.

Nucleare Incivile

Sul decreto legislativo nucleare, un commento di Stefano Palmisano, avvocato di Medicina democratica Puglia.

“Strategia nucleare”, con tanto di “S” maiuscola: così i dottor Stranamore di Villa Certosa hanno definito, con tutta la consueta sobrietà, anche semantica, che connota questo esecutivo, “il documento programmatico del Governo con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare”, come si legge all’art. 2, lett. “l”, dello “schema di decreto legislativo, recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare [….] ai sensi dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”
La Strategia in questione, a prescindere dalle peculiarità degli Strateghi con i rialzi nelle scarpe, le chiome semoventi ed i talami ex-sovietici sovraffollati, ha il grande pregio, tra i tanti, di metter in vivida luce, una volta per tutte, quale macroscopico “equivoco” (per così dire) terminologico si celi sotto la locuzione “nucleare civile” in presunta contrapposizione a quella di “nucleare militare”.
È già la citata legge delega dell’anno scorso, nell’art. 25, c. 2, a chiarire, alla lettera a), ossia al suo primo principio e criterio direttivo, l’aria democratica che tira nella gestione da parte di questo governo della “materia nucleare”: vi si prevede, infatti, la “possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione.”
Laddove qualcuno avesse avuto ancora dubbi sull’esatta gerarchia dei poteri decisionali quando c’è di mezzo sua maestà l’atomo, la lett. f) serve a fare definitivamente chiarezza sul punto, giacché si afferma la necessità della “determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’art. 120 della Costituzione.”
Anzitutto, c’è da evidenziare l’enigmatico riferimento ad una norma costituzionale, l’art. 120, per l’appunto, che legittima l’intervento sostitutivo del Governo nei confronti di “organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni” solo “nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
In quale dei casi evocati dalla previsione costituzionale su citata dovrebbe ricondursi la decisione di istallare una centrale nucleare per legittimare il potere sostitutivo del Governo?
A tacere del fatto che il medesimo art. 120 si chiude con un’invocazione (che, alla luce dei testi normativi che si stanno esaminando in questo scritto, suscita grande tenerezza) a che “i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.”
In ogni caso, l’elemento chiarificatore della su citata gerarchia di poteri decisionali che si rinviene nella normativa di delega dello scorso anno è dato dal fatto che in tutto l’articolo 25 non v’è alcuna previsione in ordine alla “mera” determinazione delle modalità di raggiungimento delle intese con i diversi enti coinvolti, né, men che meno, in ordine alla rilevanza, se non vincolatività, di quelle intese nei confronti del Governo.
In pratica, l’unica disposizione che la maggioranza parlamentare ha pensato bene di introdurre nel provvedimento di delega all’esecutivo sulla questione, discretamente vitale in uno Stato democratico e, ancor più, solennemente “federale”, del rapporto tra il potere centrale e quello degli enti locali in una materia non proprio minore come quella nucleare, ha avuto come unica finalità quella di “determinare le modalità” con cui il primo può “sostituire”, ossia scavalcare, i secondi.
E cotanto Governo, essendo stato “delegato” dai suoi onorevoli mandanti in tale munifica guisa, ovviamente non ha tradito le aspettative.
All’art. 11, in materia di “certificazione dei siti”, dello schema di decreto legislativo su citato, infatti, si legge, al c. 5, che “il Ministro dello sviluppo economico [….] sottopone ciascuno dei siti certificati all’intesa della Regione interessata, che si esprime previa acquisizione del parere del comune interessato.”
Dalla lettura di questa norma, sembrerebbe poco chiaro in quali forme si acquisisca quest’ ultimo parere, ossia quello delle popolazioni direttamente destinatarie del gentile omaggio di una centrale nucleare sul loro territorio, ma soprattutto quale valore reale esso abbia rispetto alla decisione finale sul “sito”.
Ancora una volta, la norma immediatamente successiva, quella del comma 6, fuga ogni dubbio: “Ove [….] non si pervenga ancora alla definizione dell’intesa [….], si provvede all’intesa (sic!) con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata.”
In pratica, un’ “intesa” per decreto.
Ma, in compenso, con il presidente della Regione interessata che “partecipa”, con un ruolo, se ne desume, della stessa pregnanza politica di quello dell’appendiabiti della stanza governativa, al Consiglio dei ministri nel quale si scrive il decreto del Presidente della Repubblica che “provvede all’intesa”.
Son soddisfazioni!
Naturalmente, stante una tale democraticità e partecipatività di tutto il procedimento, il comma 7 statuisce che, “l’intesa ovvero il decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 6 operano anche in deroga ai Piani energetico ambientali delle Regioni interessate da ciascuna possibile localizzazione.”
Altro mirabile esempio dell’idea, e soprattutto della pratica, di questo governo di “federalismo”.
Ancora, all’art. 13, (“Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari e per la certificazione dell’operatore”), c. 10, si prevede una “conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 con l’Agenzia, i Ministeri concertanti, la Regione e gli enti locali interessati e con tutti gli altri soggetti e le amministrazioni coinvolti”.
Anche in tal caso, però, si tratta di una “trattativa” non proprio libera e sovrana per gli enti seduti al tavolo.
Specie per gli enti locali.
Infatti, la norma che segue a ruota, quella del comma 11, sgombra anche qui il campo da ogni equivoco: “Qualora in sede di conferenza di servizi di cui al comma precedente, non venga raggiunta la necessaria intesa con un ente locale coinvolto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, assegna all’ente interessato un congruo termine per esprimere l’intesa; decorso inutilmente tale termine, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri cui partecipa il Presidente della Regione interessata all’intesa, è adottato [….] decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sostitutivo dell’intesa.”
Repetita iuvant.
In conclusione, da questo ordito legislativo si ricava l’ennesima conferma che in ambito energetico oggi ci si trova ormai di fronte a due prospettive sostanzialmente incompatibili tra loro: o una produzione finalmente pulita, diffusa e democratica di energia da fonti rinnovabili, necessariamente accompagnata da un consumo sobrio ed efficiente; o una produzione certamente inquinante e potenzialmente devastante da fonti fossili e nucleari, in cui i pannelli fotovoltaici servono al massimo per decorare i tetti delle centrali atomiche.
Una produzione, in quest’ultimo caso, ancora rigidamente concentrata in poche mani e accentrata, per legge, nei suoi processi decisionali.
Con quelle stesse mani che da queste produzioni arraffano profitti principeschi ed espellono le relative scorie, non necessariamente balsamiche per l’ambiente e la salute pubblica, sui territori sedi di quelle attività.
Un gustoso quadretto finale che a questi territori, al nostro territorio, non è propriamente sconosciuto.

Il 2010 è stato Proclamato dall’ONU “Anno Internazionale della Biodiversità”

Corredati da copiosa documentazione scientifica internazionale, Medicina democratica ha presentato esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria per l’inquinamento da PFOA (acido perfluorottanico) in falda e nei fiumi Bormida, Tanaro e Po.
Il PFOA è tossico e cancerogeno (tiroide), se respirato o bevuto o mangiato col pesce (soprattutto fritto). Lo stanno mettendo al bando in tutto il mondo. In Italia, è scaricato dalla Solvay di Spinetta Marengo in Bormida e, tramite l’affluente Tanaro, nel Po. Il CNR ha riscontrato valori enormi di PFOA nei fiumi alessandrini, fino a 1500 ng/l. E perfino 200 ng/l alla foce del Po. In tutti gli altri fiumi italiani ed europei le concentrazioni non superano mai 1-20 ng/l. Non è biodegradabile nell’ambiente, dunque è bioaccumulabile nei tessuti animali e umani. Abbiamo chiesto che sia impedito l’approvvigionamento idrico, che sia vietata la pesca, che sia sospesa la donazione sangue dei lavoratori Solvay, oltre naturalmente che sia eliminato lo scarico in aria e in acqua.
Evidenzieremo tale questione nazionale all’incontro organizzato dal Parco Fluviale del Po e dell’Orba.

Il Cancrovalorizzatore nè qui nè altrove/Paul Connett ad Alessandria

Gli elettori stiano attenti a chi andranno a votare per le regionali, a chi sostiene TAV, acqua privatizzata, depositi nucleari, inceneritori.

Uno tra i tanti punti di massiccio dissenso degli ambientalisti alessandrini nei confronti di Provincia, Regione e Comuni, a cominciare da quello di Alessandria, è riferito all’inceneritore-cancrovalorizzatore da loro concordato ai confini tra l’astigiano e l’alessandrino, e cosiddetto “termovalorizzatore del Piemonte sud orientale”. In totale alternativa allo stesso, qui e altrove, come Rete ambientalista alessandrina abbiamo tenuto decine di assemblee in provincia raccogliendo migliaia di firme su un documento presentato -inutilmente- all’Amministrazione provinciale.
Medicina democratica infatti sostiene la strategia “rifiuti zero”: risparmio, recupero, riuso, raccolta differenziata, riciclaggio. Di grande interesse proponiamo al riguardo, con traduzione simultanea in italiano, il video della conferenza ad Alessandria di Paul Connett, professore di chimica all’Università di New York, uno dei massimi esperti mondiali in materia.

Indagini Epidemiologiche per la Fraschetta/Tumori alla Michelin.


Continua l’inchiesta sulla Michelin di Spinetta Marengo (AL). Le accuse sono di lesioni e omicidio colposo per malattia professionale. I dirigenti indagati sono Giancarlo Borella, Bartolomeo Berello, Giuliano Gallo, Giovanni Alberti, Emilio Toso. L’inchiesta è stata aperta su segnalazione di Inail e Asl relativamente a cinque dipendenti. L’indagine epidemiologica ordinata dalla Procura di Alessandria ha evidenziato che, dal 1972 al 2007, su 3.000 dipendenti ben 284 sono morti per tumore. Addirittura disaggregando qualche dato, ad esempio esaminando i dati Istat (vedi il dossier di Medicina democratica) sulle “cause di morte 1970-90 Michelin di Alessandria”, è clamoroso notare che sul totale di 112 decessi Michelin ben 53 sono dovuti a tumori: 47,4%, mentre la percentuale in Piemonte è 31,5%. Secondo l’ASL 20, relativamente al periodo ’92-’97, i decessi per tumori sul totale decessi sale per Michelin al 50%. Un lavoratore su due.
Sindacati, Medicina democratica, Comitati della Fraschetta, 5.000 cittadini erano ricorsi alla Magistratura: leggi il dossier.

Indagini Epidemiologiche per la Fraschetta/Confronto con il Prof. Fletcher sul PFOA

Commentiamo le dichiarazioni del professor Tony Fletcher (La Stampa, 11 febbraio) in merito al PFOA, acido perfluorottanico, sostanza utilizzata, scaricata in acqua e aria dalla Solvay di Spinetta Marengo. Come è noto, Medicina democratica ha, per prima, sollevato la questione eco sanitaria con alcuni ricorsi

(Alessandrini, Berto, Ferrarazzo, lavoratori poi licenziati) alla Procura della Repubblica di Alessandria relativi alla presenza di PFOA tanto nel sangue dei lavoratori quanto nelle acque dei fiumi Bormida, Tanaro e Po, nonché delle falde superficiali e forse non solo. Nella copiosa documentazione del ricorso, si fa proprio riferimento agli studi americani citati da Fletcher, professore alla London School of Hygiene end Tropical Medicine. Lo scienziato, definito uno dei tre maggiori epidemiologi mondiali, pur nella sua veste di consulente di parte (della Dupont, azienda produttrice di PFOA che ha già indennizzato per 101,5 milioni di dollari) ci conferma il drammatico allarme su un prodotto accertato da anni negli animali come cancerogeno, mutageno e teratogeno, ma si dichiara attendista per quanto riguarda analoghi effetti sugli esseri umani: “Fra circa 18 mesi concluderemo gli studi”. Medicina democratica ritiene invece, in base agli studi internazionali, che se il prodotto perfluorurato è cancerogeno per gli animali non può non esserlo per gli umani, come dimostrano le metodologie comunemente utilizzate nella ricerca medica e farmaceutica. Tanto più che il principio di precauzione impone di sospendere un prodotto quando sospetto, senza attendere di conteggiare a posteriori i morti e gli ammalati. Perciò abbiamo chiesto che la Solvay interrompa immediatamente l’utilizzo del PFOA e il suo rilascio in aria e acqua. Siamo invece completamente d’accordo con il professor Fletcher, avendola invano già richiesta a Procura e Asl, sulla necessità di analisi del sangue di massa per il PFOA: come hanno fatto in USA per 70.000 persone. A questo proposito, preghiamo vivamente chi fosse interessato a contattarci in quanto siamo in grado di garantire la disponibilità di affidabili istituti italiani per le analisi ematiche del PFOA, precauzione sanitaria che raccomandiamo soprattutto ai lavoratori che in questi decenni hanno operato dentro lo stabilimento di Spinetta Marengo. Ciò anche in funzione della loro partecipazione all’imminente processo in qualità di parti civili. Infine, accogliamo la disponibilità del professor Fletcher a interessarsi di Spinetta Marengo per le indagini epidemiologiche, e lo invitiamo già ora al pubblico confronto che stiamo preparando.

Sì al Rilancio delle Ferrovie. No al TAV Terzo Valico.

Un centinaio i partecipanti a Sampierdarena al picchetto e al volantinaggio contro il TERZO VALICO voluto da affaristi, banchieri, e imprese (con annessi e connessi lacchè) che ne godranno gli utili a spese di tutti i cittadini. L’8 febbraio, con striscioni, bandiere No Tav e slogan hanno dichiarato le loro motivazioni dinanzi all’ingresso della imponente e costosa (tanto pagano i contribuenti!) struttura del convegno genovese. Il primo a misurarsi con la protesta è il ministro Altero Matteoli, in anticipo di mezz’ora sulla tabella
di marcia. Arriva la sua auto (contromano) e via alle grida: «Mafiosi, collusi, bastardi».Il sindaco Marta Vincenzi se la scampa: fatta passare dall’altra parte dai binari. Va peggio al presidente della Provincia Alessandro Repetto. I dimostranti gli si stringono intorno alla macchina. Breve tafferuglio. Via libera. E tale resta, garantita dallo sbarramento degli agenti, quando arrivano le macchine che portano a destinazione il ministro Claudio Scajola. L’auto blu di Burlando ha schiacciato un piede ad un carabiniere: di qui i titoli dei giornali e delle reti televisive sulla violenza degli ambientalisti che, mentre “aggrediscono presidente di Regione e presidente di Provincia, causano il ferimento di componenti delle forze di polizia”. Poco o niente sulle nostre motivazioni. Il presidente della Provincia di Alessandria Filippi e il suo assessore Graziano Moro hanno svicolato rifiutando di incontrare la delegazione alessandrina.

Per maggiori approfondimenti e alcune immagini potete collegarvi al sito: globalproject.info

Alessandria Contro la Nuova Opzione Nucleare e in Nome degli Altri ex Siti Italiani


Sarà una udienza decisiva quella dell’11 marzo 2010 davanti al Tar Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, per il nostro ricorso contro Ministero dello sviluppo economico, SOGIN Società Gestione Impianti Nucleari e ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale,
per l’annullamento, previa sospensione, del decreto ministeriale che, in alternativa al deposito nazionale ultrasicuro per millenni, autorizza contro legge a Bosco Marengo (Alessandria) la costruzione, già di per sé rischiosa per lavoratori e territorio, di un insicuro deposito di scorie nucleari da stoccarsi pericolosamente (attentati, terremoto, falde acquifere ecc.) almeno fino al 2020 secondo la Regione e secondo la Sogin per un periodo del tutto indeterminato. Senza ipocrisie: sarebbe un deposito definitivo. Dove tombare centinaia di fusti radioattivi vecchi e nuovi. In un sito assolutamente inidoneo neppure per uno stoccaggio temporaneo: sia per le condizioni antropiche del territorio (densità popolazione) sia per le caratteristiche geomorfologiche del terreno (sismico, con falde), come dimostrerebbero agevolmente le (omesse) indagini geotecniche e il (mancato) assoggettamento alla valutazione di impatto ambientale – VIA.

La pronuncia del Tar diventerà un precedente con enorme valenza per tutto il territorio nazionale. Se a noi favorevole, ad essa si potranno appellare tutti i siti italiani che hanno ereditato i rifiuti nucleari delle centrali dismesse. Soprattutto la sentenza del Tar metterà in discussione l’intera strategia nucleare del Governo, come affermato dallo stesso. Siamo consapevoli che si tratta di lotta impari, una formica contro l’elefante, o Davide contro Golia.

Il ricorso al Tar Piemonte era stato presentato nell’aprile 2009, tramite l’avvocato Mattia Crucioli, da parte di Medicina democratica, Comitati, Legambiente, Pronatura e tre consiglieri regionali (Deambrogio, Comella, Moriconi), poi sostenuto da una entusiasmante sottoscrizione popolare [vai a cliccare per controllare l’elenco dei sottoscrittori], con l’aiuto di Beppe Grillo, senza alcuna partecipazione dei Comuni; anzi, avendo attivamente contro il Comune di Bosco Marengo, la Provincia di Alessandria e la Regione Piemonte. Addirittura il Governo ha mandato in campo l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, con la volgare intimidazione che se viene accolto il nostro ricorso… gli utenti dovranno sopportare maggiori costi.

Contro il ricorso la Sogin, cioè il Governo, si era opposta con una infinità di pretesti e cavilli in tutte le sedi, ma subendo ben due sentenze del Tar e una del Consiglio di Stato. Il tentativo della Sogin, con uno stuolo di avvocati famosi e super pagati, era di scippare, di spostare la sede processuale da Torino a Roma, sede ritenuta vicina alla propria sfera di influenza, e comunque di rinviare in continuazione la sentenza definitiva. Né va sottovalutato il tentativo di “prenderci per fame” così dilatando i costi del procedimento, disegno rintuzzato dalla eccezionale sottoscrizione popolare. Tale strategia, malgrado le ipotesi di reato presentate nell’esposto di Medicina democratica alla Procura della Repubblica di Alessandria, ha però consentito alla Sogin di avviare i lavori di smantellamento dell’impianto nucleare di Bosco Marengo, di trattamento-condizionamento-stoccaggio di materiali radioattivi, con sversamento degli stessi nell’ambiente sia sotto forma di effluenti liquidi (l’esondabile rio Lovassina) sia di effluenti aeriformi, con gravissimo pericolo per il territorio circostante e per l’incolumità della salute pubblica delle generazioni presenti e future. Lavori illegittimi, senza VIA e addirittura privi delle prescritte preventive approvazioni ISPRA, iniziati perfino tramite un contratto di appalto precedente la contestata autorizzazione ministeriale; dunque lavori carenti in sicurezza nucleare e protezione sanitaria. Lavori che -abbiamo chiesto- siano immediatamente sospesi: l’impianto di Bosco deve essere mantenuto in “custodia protettiva passiva”, alla quale per legge è obbligata la Sogin, in sicurezza come è avvenuto finora, in attesa dell’individuazione dell’idoneo deposito nazionale previsto dalla legge dove confluire le scorie di Alessandria e degli alti impianti italiani, cioè con il rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica, prato verde, senza deposito.

In definitiva, mentre il Parlamento approvava il rilancio governativo del nucleare in Italia, l’obbiettivo nazionale tanto del ricorso al Tar che dell’esposto alla Procura era triplice: affermare in nome di tutti gli ex siti nucleari l’illegalità dello smantellamento degli impianti per trasformarli in depositi definiti “temporanei” “a tempo indeterminato”, cioè definitivi, nonché rivendicare invece la realizzazione -prevista dalla legge- di un deposito nazionale ultrasicuro per millenni, e infine affermare inequivocabilmente l’assurdità di proporre nuove centrali nucleari senza aver neppure risolto l’eredità delle vecchie.

A 22 anni dal vittorioso referendum popolare del 1987 che ha imposto, in Italia la chiusura delle centrali nucleari, Medicina democratica ripropone il suo storico No a qualsiasi opzione nucleare con il dossier sul numero 186 della Rivista: contributi di Luigi Mara, Lino Balza, Fabrizio Varese, Mycle Scheideir e Antony Froggatt.

l’elenco completo dei sottoscrittori ai ricorsi Tar del Piemonte e Consiglio di Stato:

A.F.A.
Addesso Antonio
Agliardi Mariangela
ALDO BADALONI
ALEMAGNA FABIO
Alessandrini Sonny
Amato Antonio
ANTONELLINI MASSIMO
ANTONELLINI SILVIO
Arena Fabio
Armano Giulio
Ass. LibLab – Valassina
Aurora Fulvio
BADOCCHI STEFANO
Baleani Luciano
Baleani Stefano
BARACCA ANGELO
BARBARA VERRI
Barberis Giorgio
Bardi Maurizio
Barile Anna Maria
BARRA PAOLO
Bartoli Francesco
Bartolomei Daniela
Baruffaldi Marina
Basso Patrizia
Belardi Graziano
Bellotti Bruna
Benedetti Maria Bianca
BENEDETTI MARIA BIANCA
Beppe Grillo
Berrino Maddalena
Berto Valentina
BERTOLOTTI GIORGIO
BIANCHI GIANLUCA
Bionda Andrea
Boato Michele – Ecoistituto Veneto
BOCCACCIO ANDREA
Boccazzi Monica
Bocchio L.
BONOTTO MARCO
Borsari Marilena
Bottazzi Gabriele Jonah
BOTTAZZI GABRIELE JONAH
Bottiroli Danilo Giacinto
Briola Enrico
Buccino Marco
Budini Giulio
Bugarda Gianluigi
BUONASORTE MAURO
Burattin Flavio
C. Consulting Srl
CALANCA DANIEL
Calcaterra Gabriele
Caldiroli Marco
Caneva Sabrina
Cannizzaro Gioacchino
Cannizzaro Gioacchino
Capra Renata
CARBONE GIAMPIERO
Carbone Giampiero e Mario
CARDIN CATERINA
CASAGNI SERGIO. CASAGNI S. CENNI C. TRAB
Casagrande Franco
CASARI LELIO
Cassua Giulia
Catoni Stefania
Cattaneo Giovanna
Cerizza Ivan
Cimurri Caterina
Cioffi Giuseppina
Cipani Annalisa
CLAUDIO DANESI
COLOMBO ALESSANDRO
Comitato Civico Rivalta Vivibile
Comitato Civico Rivalta Vivibile
Comitato Fraschetta
CORBETTA MARIA
Coro’ Marcella
CORTI LUCIA
COTOGNI ROBERTO
CRISPINO PAOLA
CUB Alessandria
Dagnino Nicoleta
Dalolio Andrea
De Ambrogio Alberto
DE BELLIS DONATELLO
De Giorgi Raffaele
DE GRAZIA GIANFRANCO
De Laurenzis Cosimo
Debbia Stefano
Del Sarto Alessio
Dell Aiera Emanuela
Dellarole Carlo
Di Carluccio Luigi
Di Stefano Gaia
Di Tucci Assunta
DIENI FRANCESCO
DIODATI MARCO
DOLCINO ELIS ABETTA
Donati Angela
Fabbri Fabiana
Fassola Raffaella
Fava Maurizio
Favaron Luca
FERNANDA GUARDUCCI
Ferretti Carla
Ferri Sergio
Ferro Enrico Giovanni
Fiabane Luca
Fierro Paolo
FISSORE FEDERICO
Flanagan Stephen
Fontana Chiara
Forti Lia Chiara, Giorgio – Messi
Fortuna Christian Giuseppe
Forum Ambientalista
Galleani Gloriano
Gallo Ciro
GANDOLFI CECILIA
Gasparini Elvira
GATTEI.COM DI GATTEI ALESSIO
Gatti Alfonso
Gavagni Cristian
GERARDI STEFANO
Germano Federico
Ghio Enrica
GIOVANNI VASSALLO
Giraudi Francesco
Gola Giacomo

Greppi Edoardo
GRILLO GIUSEPPE PIERO
GRULLA GIANPIERO
Gruppo Consiliare Ecologisti Uniti a Sinistra
Gruppo Consiliare Rifondazione Comunista
Gruppo Consiliare Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo
GUIDETTI SABRINA
Hellmann Alessandro
HUTTER BRIGITTA
Iadanza Paola
Iudicone Giovanni
IVAN ALESSI
LAMONACA VINCENZO
LANDONI CLAUDIA
Legambiente Circolo Ovadese
Livraga Giancarlo
MACCARI DANIELE
Macciò Enrica
Malatesta Giovanni
Mandarino Piero
Manfreo Carla
Manno Domenico
Mara Luigi
MARCO OLIVA RICORSO
Mauro Antonella
MAURO BORGOTTI
Mazzia Maurizio
MAZZOLI MASSIMO
Meaglia Piero
Medicina Democratica
Memore Luisa
MENCHI PAOLO
Meniconi Flavio
Mensi Nicoletta
Menta Anna Maria
Meola Marco
MERCURIU ANDREANA
Minetto Gianluca
Monti Adriana
Montobbio Giovanni
MORELLI MARCO
MUNEROTTO FEDERICO
Muriti Michele
MUSSO NICOLA
Naggi Giovanni
NAVONI AMALIA
Niccoli Giovanni
Niccoli Pietro
Oddone Angelo
Oddone Lorenzo
OLIVETTI MATTIA
OLIVETTI MATTIA
OLIVIERI ERICH SIMON
PACI FEDERICO
Pampaluna Emilio
Panizza Pietro e Mantelli Lorenza
Paolicchi Monica
Paravidino Marta
PASERO CLAUDIO
Patrizia Gentilini
Patrone Dario
Pavanelli Lina
PENURIA RUSSO STEFANO
Perotti Marcella Luisa Maria
Petrarca Francesco
Pezzotta Giovanni
PEZZOTTA GIOVANNI
Piacentino Francesco
Piccinin Liliana
Pier Luigi Cavalchini (Pro Natura Alessandria)
PIGATTO PABLITO
Pirolo Claudio
PISCOPO GIUSEPPE
Poggio Pierpaolo
Poliandri Gianfranco
Prina Teresio
Pro Natura Piemonte
Progetto Ambiente
Raffaghello Lisa
Raggi Giuseppe
RAMORINO DONAT
Rampi Paola
Repetti Angelo
Rifondazione Comunista-Federazione
Rimossi Franco
Rimossi Luigi
Rocchetti Patrizia
Romagnano Luciano Aristide, Scotto
Romagnano Luciano e Scotto
RONCHI NICOLA
ROSANI GABRIELE GIANLUCA
ROSSI CLAUDIO
Sabbadini Raffaele
Sanna Giuseppe
SANNA SALVATORE
SANREMO SOSTENIBILE
Santandrea Bruno
Sanvittore Rita
SARLI DORIANA
Sartori Bruna
SATTA ANNAMARIA
Savioli Stefano
Sbalc* Rosa
SBRIGATA SILVIO ALESSANDRO
SCIACCA PIETRO
Scomparin Francesco
Semino Benedetto
Sessi Mario
Sessi Mario
SILVIO VITAGLIANO
SOLAZZO PAOLO
SOMMARIVA PAOLO GIORGIO
Sommaruga Laura
Spazzini Carlo
Stasi Gino
Stefania Fusero
STOP MOTO DI EGIDI MATTIA
Taffetani Luca
TAGLIENTO ROBERTO
Talpo Marcello
Tamai Lucia
TAMBURINO MARIA LUISA
TARONI MARIA TERESA
TEMPESTI LORENZO
TESTASECCA FABRIZIO
Tondelli Pierpaolo
TONTI FABIO
Tufo Raffaela
Valerio Federico
Vallero Sabrina
Valsecchi Laura
Variale Gennaro
Veltre Eliana
Vergagni Francesco
Vessali Jian
Vinella Fabio
ZACCARDO DONALD
ZANINI LAURA
Zanni Paolo
Zavatta Musolino Desi
ZILIANI DONATELLA
Zocchi Renato
Zucca Gian Domenico
Zucca Giandomenico
ZUCCONI LUCA

L’importo dei versamenti sul Conto Corrente Postale è pari a € 7.755,00.
L’importo dei versamenti sul Conto Corrente Bancario è pari a € 22.815,00.

Black Out: Accesso Vietato ai Dati Ambientali della Solvay

Nel 2008 è scoppiato lo scandalo dell’inquinamento del polo chimico di Spinetta Marengo (AL): grazie all’azione della Magistratura i dati di inquinamento del suolo e dell’acqua (e presto anche quelli dell’aria) hanno finalmente finito di essere nascosti nei cassetti. Però da oltre un anno Comune, Provincia, Regione, Arpa, Asl, Amag ecc. non hanno più fornito alla popolazione i successivi dati ambientali, tanto meno quelli sanitari, e neppure è stato fatto nulla per la bonifica del sito dal cromo esavalente e da altre decine di veleni. I cittadini, di nuovo, non sanno da mesi cosa stanno respirando, bevendo, mangiando.
Abbiamo così fatto formale richiesta di avere e divulgare copia di questi dati. L’Arpa “rifiuta l’accesso alle informazioni ambientali richieste in quanto gli atti in oggetto sono sottoposti a sequestro da parte della Procura della Repubblica di Alessandria”. Restiamo perplessi. Non obiettiamo per gli accertamenti ordinati dalla Procura: senz’altro sono secretati per legge in relazione al processo penale che si sta per aprire. Ci chiediamo però se tutti, proprio tutti, i dati sono stati ordinati dalla Procura. Ci chiediamo, cioè, se Arpa e Asl non abbiano fatto controlli non ordinati dalla Procura, di propria iniziativa, fossero solo di routine: anche questi sono secretati? Ci chiediamo se Comune, Provincia e Regione non abbiano ordinato di propria iniziativa controlli ad Arpa e Asl, e se non l’hanno fatto: perché? E se l’hanno fatto: perché non li rendono pubblici?
Addirittura nulla si sa degli incidenti da noi denunciati.
A questo proposito, l’Arpa ci ha replicato di non avere il permesso di fare controlli dentro o nelle vicinanze dello stabilimento. Abbiamo allora sollecitato Comune, Provincia, Regione, Arpa, Asl, a chiedere con noi la modifica del Piano di emergenza esterno, quello che serve a salvare la vita a migliaia di persone.
In conclusione: c’è un black out di informazioni sul polo chimico. Altro che Osservatorio ambientale della Fraschetta! Non è che dobbiamo chiedere direttamente alla Solvay i dati ambientali, certamente perfetti?

Le Responsabilità Penali del Sindaco

Era alto 90 pagine l’esposto querela che abbiamo presentato con gli Amicidellebici affinché si proceda contro reati di omissioni di atti di ufficio per i mancati provvedimenti, previsti dalle leggi per la qualità dell’aria, che hanno provocato malattie e morti fra i cittadini vittime dell’inquinamento urbano. Però l’esposto non ha ancora avuto seguito, come invece è avvenuto in altre parti d’Italia. Ancora nei giorni scorsi abbiamo invitato la Procura della Repubblica a verificare ulteriormente i dati epidemiologici, soprattutto riferiti a bambini e anziani. Verifichi -abbiamo scritto- che, nei giorni successivi ai picchi di inquinamento, i decessi per crisi respiratorie e disturbi cardiaci aumentano percentualmente, come pure cresce il numero dei ricoveri. Consideri i passi avanti degli studi e delle ricerche sulle nanoparticelle PM2.5 e PM1, che l’Arpa non misura perché più piccole ma più micidiali delle polveri sottili PM10: penetrano negli alveoli polmonari, hanno effetti sulla coagulazione del sangue, provocano ischemie e ictus, sono cancerogene.
L’ottimo servizio su La Stampa del 4 febbraio con l’elaborazione dei dati rilevati dagli esperti dell’ARPA ha confermato statisticamente le nostre preoccupazioni e sollecitazioni: l’inquinamento atmosferico è concausa dei decessi. 231 morti per colpa dello smog. Una strage.
L’aria di Alessandria è sempre più malata, abbiamo scritto, anche il 2009 si è chiuso con livelli di inquinamento che superano le soglie d’allarme nazionali ed europee e con la salute degli alessandrini seriamente insidiata dallo smog. Soprattutto il traffico urbano è responsabile delle polveri sottili, PM (Particulate Matter), micro particelle che si insinuano nei polmoni e nei tessuti umani intossicandoli: la legge, assai permissiva peraltro, consente per le PM10 che la soglia d’allarme media giornaliera, 50 microgrammi per metro cubo, venga superata al massimo 35 volte all’anno (dovevano essere 7 dal primo gennaio). Ebbene, ad Alessandria siamo a 105 volte. Già a gennaio 2010 siamo per 24 volte fuorilegge. Per non parlare dell’ozono che provoca irritazioni del sistema respiratorio, riduzione della funzione polmonare, asma e altre patologie. L’indice, anche questo permissivo, indicato dalla direttiva europea, è di 120 microgrammi per metro cubo non più di 25 giorni all’anno. Ebbene, ad Alessandria siamo a tre volte tanto, 73 giorni, al secondo posto in classifica fra le città italiane.
Di fronte a questi dati, le responsabilità degli amministratori pubblici, presenti e passati, è secondo noi evidente e accertabile. Le zone a traffico limitato (ZTL) sono ridicole, una truffa alla salute per ottenere addirittura finanziamenti. L’attuale sindaco di Alessandria, grazie anche ad Arpa e Asl, si arrampica sui vetri per scaricare le responsabilità. Incolpa lo spargimento di sale antigelo (anche d’estate?). Incolpa essere Milano l’inquinatore della pianura padana e di Alessandria (piazza della Libertà e Valmadonna hanno gli stessi PM10?). Incolpa la Solvay. Incolpa il riscaldamento (anche d’estate?). Incolpa tutti meno che il traffico, siccome i miopi commercianti non vogliono isole pedonali.

Processo Thyssenkrupp

Proseguono a Torino le udienze per l’eccidio del 6 dicembre 2007 alla Thyssenkrupp, processo al quale Medicina democratica si è costituita parte civile. Nella recente udienza il pm Raffaele Guariniello ha messo sotto accusa, nell’ambito del secondo filone di inchiesta, cinque ispettori dello Spresal per “soppressione di atti”; si tratta di: Gianni Buratti, il medico che dirigeva il servizio, ora in pensione; Carmelo Baeli, ingegnere; Ugo Moratti, Francesco Novello e Antonio Barone, ispettori. Lo Spresal è il servizio della Asl che si occupa di sicurezza sul lavoro: questi “signori” sono sotto accusa per aver consegnato alla Procura soltanto una parte dei verbali di ispezione che erano stati loro richiesti; non solo, ma l’altra nuova accusa è quella di “falso”, per aver volutamente omesso di segnalare delle manchevolezze aziendali, in un caso in concorso con Cosimo Cafueri, il responsabile sicurezza dell’azienda ora a giudizio nel processo principale. Si apprende, inoltre, che la Guardia di Finanza ha pedinato e fotografato alcuni funzionari Thyssenkrupp che si incontravano con gli operai, nei locali pubblici, alla vigilia delle loro deposizioni; da questo deriva che le posizioni di taluni testimoni – ultimo in ordine di comparizione Andrea Cortazzi, vicedirettore dello stabilimento torinese – si aggravano, dovendo rispondere di “falsa testimonianza” per aiutare i padroni assassini.

Fermiamo la Legge sulla Caccia

Il Senato ha approvato il 28 gennaio scorso l’articolo 38 della legge Comunitaria che consente alle Regioni di autorizzare la caccia al di fuori dei periodi fissati dalla 157 (1 settembre – 31 gennaio). Quindi caccia tutto l’anno.!!Questo è accaduto nonostante un appello al Presidente del Consiglio sottoscritta da oltre 100 associazioni di ogni tipologia e nonostante un sitting di protesta davanti al Senato il 28 gennaio.
Il provvedimento ristabilisce i termini 1 settembre – 31 gennaio solo per i mammiferi (esclusi gli ungulati), quindi in definitiva solo per volpe, coniglio selvatico e lepre. Invece gli uccelli sarà possibile cacciarli anche in altri periodi, previo parere dell’ISPRA (non vincolante). E sappiamo bene come viene considerato dalle Regioni in moltissimi casi (tipo per le preaperture) il parere dell’ISPRA.
Ora la legge passa all’esame della Camera, dove dovremo dare battaglia. E’ fondamentale mantenere alta l’attenzione su quanto accaduto perchè molto probabilmente alla Camera la legge verrà esaminata a marzo e quindi si rischia che per quella data tutto finisca nel dimenticatoio.

Di seguito trovate alcune azioni che si possono fare per contribuire alla causa:
1) APPELLO LIPU: lo trovate online sul sito www.lipu.it/. Firmatelo, divulgatelo, mandatelo a tutti, fatelo circolare;
2) Il sito Repubblica.it ha lanciato un APPELLO contro caccia selvaggia per SALVARE I MIGRATORI alla pagina: www.repubblica.it/cronaca/2010/01/29/news/no_alla_caccia_selvaggia_mandate_foto_e_testimonianze-2115981/
Chiedono di mandare FOTO E TESTIMONIANZE per aiutare la campagna.
IL TESTO DICE: “INQUADRATE GLI ANIMALI CHE VI PIACE VEDERE IN CAMPAGNA, NEI BOSCHI, IN MONTAGNA, CON LA MACCHINA FOTOGRAFICA INVECE CHE CON LA DOPPIETTA E MANDATECI LE FOTO. LE PUBBLICHEREMO PER FAR VEDERE QUAL E’ IL RAPPORTO CHE GLI ITALIANI VOGLIONO CON LA NATURA
MANDIAMO TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO! (e subito, naturalmente…….)
3) USATE LA RETE: diffondete l’appello attraverso le vostre mailing-list, siti, rubriche di posta elettronica, forum, blog, social network.
4) ADESIONE ASSOCIAZIONI: se fate parte di una associazione locale, non solo animaliste o ambientaliste, tutte (culturali, scientifiche, sociali) chiedete loro di aderire all’appello. L’adesione può essere inviata a oasi.bosconegri@lipu.it indicando bene il nome dell’associazione e il comune dove ha sede. Sarà rigirato alla LIPU Nazionale che lo aggiungerà alle altre adesioni. Il coordinamento delle associazioni crescerà sempre più e sarà un grande megafono per le varie azioni che studieremo, virtuali (rete, mailing ecc.) e reali.

Rappresaglie Ambientali: Il Lupo Cambia il Pelo

Sonny Alessandrini, Daniele Ferrarazzo e Valentina Berto avevano presentato, contro la Solvay di Spinetta Marengo, esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria, rispettivamente in data 28 febbraio, 14 luglio, 30 luglio 2008 e 20 febbraio 2009

A fine Febbraio 2009 sono stati licenziati. Gli esposti riguardano la salute dei lavoratori e dei cittadini. Fanno parte dei documenti con cui Medicina democratica si presenterà parte civile al processo penale del polo chimico alessandrino.
Nello stesso stabilimento, che allora si chiamava Montefluos (gruppo Montedison), nel 1991, come testimonia l’articolo del Manifesto qui sotto, il “Sorvegliato Speciale” Lino Balza era vittima delle medesime rappresaglie.

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Esposto Querela Per Inquinamento Urbano

OMICIDIO COLPOSO PLURIMO: 7.000 MORTI ALL’ANNO.
QUANTI AD ALESSANDRIA.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) avverte che l’inquinamento da polveri fini nell’ambiente urbano è responsabile ogni anno di circa 100.000 morti e 725.000 anni di vita persi. L’Italia è tra i paesi europei in cui si registra la maggior percentuale di popolazione urbana esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti: oltre il 905% di polveri sottili e più del 50% di biossido di azoto che portano a oltre 6.000 ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e circa 65.000 casi di bronchite acuta e attacchi di asma concentrati in modo particolare tra i giovani. Alessandria è ai primi posti nella sciagurata classifica. Il traffico veicolare è l’imputato principale.

A gennaio 2010, dopo numerosi aggiornamenti all’esposto, abbiamo perciò inviato la seguente lettera alla Procura della Repubblica di Alessandria.“In questi ultimi anni, per la prima volta da trent’anni, Medicina democratica non ha espresso un giudizio negativo sulla Procura di Alessandria ma dà atto che, pur a ranghi ridotti, è intervenuta su importanti reati ambientali. Però non ha ancora avuto seguito, come è avvenuto in altre parti d’Italia, l’esposto querela che abbiamo presentato con gli Amicidellebici affinché si proceda contro reati di omissioni di atti di ufficio per i mancati provvedimenti previsti dalle leggi per la qualità dell’aria che hanno provocato malattie e morti fra i cittadini.
L’aria è sempre più malata: anche il 2009 si è chiuso con livelli di inquinamento che superano le soglie d’allarme nazionali ed europee e con la salute degli alessandrini seriamente insidiata dallo smog. Soprattutto il traffico urbano è responsabile delle polveri sottili, PM10, micro particelle che si insinuano nei polmoni e nei tessuti umani intossicandoli: la legge, assai permissiva peraltro, consente che la soglia d’allarme media giornaliera, 50 microgrammi per metro cubo, venga superato al massimo 35 volte all’anno. Ebbene, ad Alessandria siamo a 105 volte. Per non parlare dell’ozono che provoca irritazioni del sistema respiratorio, riduzione della funzione polmonare, asma e altre patologie. L’indice, anche questo permissivo, indicato dalla direttiva europea, è di 120 microgrammi per metro cubo non più di 25 giorni all’anno. Ebbene, ad Alessandria siamo a tre volte tanto, 73 giorni, al secondo posto in classifica fra le città italiane.
Di fronte a questi dati, le responsabilità degli amministratori pubblici, presenti e passati, è secondo noi evidente e accertabile. Le zone a traffico limitato (ZTL) sono ridicole, una truffa alla salute per ottenere addirittura finanziamenti. L’attuale sindaco di Alessandria, grazie anche ad Arpa e Asl, si arrampica sui vetri per scaricare le responsabilità. Incolpa lo spargimento di sale antigelo (anche d’estate?). Incolpa essere Milano l’inquinatore della pianura padana e di Alessandria (piazza della Libertà e Valmadonna hanno gli stessi PM10?). Incolpa la Solvay. Incolpa il riscaldamento (anche d’estate?). Incolpa tutti meno che il traffico, siccome i miopi commercianti non vogliono isole pedonali.
Il nostro esposto alla Procura era alto 90 pagine. La invitiamo ulteriormente a verificare i dati epidemiologici, soprattutto riferiti a bambini e anziani . Verifichi che, nei giorni successivi ai picchi di inquinamento, i decessi per crisi respiratorie e disturbi cardiaci aumentano anche più del 3 per cento, come pure cresce il numero dei ricoveri. Consideri i passi avanti degli studi e delle ricerche sulle nanoparticelle, che l’Arpa non misura perché più piccole ma più micidiali delle polveri sottili PM10: penetrano negli alveoli polmonari, hanno effetti sulla coagulazione del sangue, provocano ischemie e ictus, sono cancerogene”.

Riteniamo un servizio utile a quanti nella propria città vogliano ripetere la nostra iniziativa, mettere a disposizione il testo del nostro esposto querela.

Il Piano di Emergenza Esterno della Solvay Solexis

In merito all’incidente da noi denunciato del 20 gennaio alla Solvay di Spinetta Marengo, prendiamo atto delle circostanziate precisazioni del direttore dell’ARPA, Alberto Maffiotti, circa i lacci e laccioli normativi che impediscono all’ARPA di entrare dentro lo stabilimento e neppure nelle dirette vicinanze (zona rossa) per i controlli delle emergenze in corso, e che consentono all’azienda la esclusiva discrezionalità di dichiarare o lo “stato di attenzione” o lo “stato di preallarme” o lo “stato di allarme esterno”. Solo in caso di “stato di allarme”, che consente anche al Prefetto di far scattare l’eventuale “stato di emergenza alla popolazione”, infatti l’ARPA e l’ASL ecc. possono intervenire -a cessato allarme- nella “zona rossa” per rilevare i danni ambientali e sanitari. Solo in questo caso e comunque a posteriori, cioè quando i buoi (la salute) sono già scappati dalla stalla.
Ne prendiamo atto ma denunciamo all’opinione pubblica che tale anomalia è contraria alla tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, e perciò chiediamo che sia radicalmente modificato il “Piano di emergenza esterno” redatto dalla Prefettura di Alessandria. Riteniamo che ARPA, ASL, Comune, Provincia, Regione, sindacati debbano associarsi a questa richiesta.

Dimissioni del Presidente e del Progetto Cromo dell’Amag


I reati ambientali, nonché di corruzione e peculato, che la Procura di Alessandria contesta al presidente dell’AMAG, Lorenzo Repetto, sono scaturiti dalle perquisizioni effettuate tramite i carabinieri del NOE durante le indagini sullo scandalo cromo esavalente della Solvay a Spinetta Marengo.
Repetto era stato oggetto di pubbliche contestazioni da parte di Medicina democratica in occasione del “piano Amag Fraschetta” che egli aveva presentato in linea, come si vede, con le sue competenze professionali e non. E’ auspicabile che con le sue dimissioni da presidente AMAG anche il finto progetto di bonifica si infogni. Su questo, che avevamo definito “business privato con soldi pubblici”, avevamo scritto ai giornali: a Repetto, presidente dell’AMAG, contestiamo il riproposto progetto di megadepuratore che dovrebbe “lavare” le acque inquinate del polo chimico spinettese. Si tratta di una ipotesi tecnicamente inefficace e costosa. Per l’impossibilità di captare completamente la massa d’acqua, il fiume che scorre sotto la Fraschetta. E per l’incapacità di eliminare non solo il cromo esavalente ma l’altra ventina di sostanze tossiche e cancerogene. Sarebbe come aver proposto di lavare il fiume Bormida dagli scarichi dell’Acna di Cengio! I veleni vanno invece eliminati a monte e non a valle. L’area di Spinetta Marengo va bonificata all’origine, i veleni vanno tolti dal suolo altrimenti per centinaia di anni continueranno incontrollabili a scendere e inquinare le falde. Ancor peggio dell’Ecolibarna di Serravalle Scrivia. A maggior ragione perché Repetto dichiara di realizzarlo in tutto o in massima parte con i soldi pubblici, il progetto del megadepuratore è ovviamente caldeggiato dalla Solvay altrimenti costretta a sopportare -come sosterrà Medicina democratica quale parte civile al processo- l’onerosità della bonifica integrale del sito. Piacerà anche a tutti gli inquinatori della Fraschetta che si sentiranno ancor più esentati dal contenere e purificare gli scarichi.


Il gravissimo inquinamento del suolo e delle acque nella avvelenatissima (anche nell’aria) zona Fraschetta di Alessandria è tutt’altro che affrontato e risolto dal piano AMAG benedetto tanto dal Comune che dalla Provincia. Si tratta di un piano faraonico, dal finanziamento incerto, per un costo già sottostimato a 52 milioni di euro ma, come sempre nelle grandi opere, destinato a lievitare negli anni, senza contare poi gli enormi oneri di gestione e di smaltimento. Un business che, invece di eliminare gli inquinanti all’origine e a totale carico dell’inquinatore, li scarica all’esterno a spese della collettività inquinata. Una spesa iperbolica che lascia i veleni dove sono sepolti, non li asporta dal terreno sotto la Solvay di Spinetta Marengo per la bonifica,ma cerca di raccoglierli quando sono già penetrati nelle falde acquifere. Però gli 11 pozzi spurgo, cosiddetta “barriera”, non riusciranno mai a “succhiare” l’intera falda, ad intercettare ed eliminare totalmente i veleni di cromo e solventi clorurati. Mai nei 20 anni previsti, previsione quanto mai ottimistica visto che, non avendo mai fatto capillari carotaggi, neppure sanno la quantità vera di veleni sotterrati sotto lo stabilimento. Con questo piano, ammesso che verrà mai alla luce e nei 18 mesi previsti, la Solvay potrà continuare a inquinare per altre decine di anni, anzi all’infinito, e la riduzione del danno sarà scaricata sulle casse pubbliche, finanziata da comune, provincia, regione, governo, sempre che si trovino i fondi, e con un “contributo” simbolico dell’azienda inquinatrice previsto al massimo per un decimo dei costi. Un business privato, uno spreco di denaro pubblico. Che dovrebbe invece essere utilizzato per una vera e completa indagine epidemiologica che renda finalmente giustizia e risarcisca le centinaia, forse più, di vittime dell’inquinamento della Fraschetta, dove non c’è famiglia che non sia stata colpita da tumori. Perciò, piuttosto che ai politici, ci affidiamo alla Magistratura, nel processo dove Medicina democratica sarà parte civile, per imporre secondo giustizia alla Solvay inquinatrice l’onere della bonifica e il risarcimento dei danni fisici e materiali agli inquinati.

Marcia per la Pace

Medicina democratica aderisce alla
Marcia per la pace Perugia-Assisi
16 maggio 2010

C’è troppa violenza in giro! Nel mondo, in TV, contro gli immigrati, gli “altri”, i diversi, contro le donne e contro i bambini, nelle nostre città, nei rapporti tra le persone, nel mondo del lavoro, nella politica, nell’informazione, nel rapporto che abbiamo con la natura, gli animali, l’ambiente che ci circonda: la violenza sembra non conoscere limiti e confini. C’è troppa violenza e c’è troppa indifferenza. Che è la forma più alta di violenza. In nome della nostra “pace”, troppo spesso siamo pronti a condonare la violenza sugli altri. E davanti al loro dolore chiudiamo cuore, occhi e orecchi. Il prezzo di tanto cinismo è altissimo. E lo paghiamo tutti, indistintamente. Una società chiusa e insensibile non ha futuro.
E’ tempo di reagire! Non possiamo permettere che violenze, egoismo, razzismo, mafie, censure, paure e guerre di ogni genere abbiano il sopravvento! Ci può essere una vita e un’Italia migliore! Ci può essere un mondo migliore! Domenica 16 maggio, partecipa anche tu alla Marcia per la pace Perugia-Assisi.

“Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve esser vietata dalla legge. Qualsiasi appello all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza deve esser vietato dalla legge.” Articolo 20 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ratificato dall’Italia nel 1977).

Dobbiamo ri-mettere al centro della nostra vita quei valori condivisi, scolpiti nella nostra bella Costituzione e nel Diritto internazionale dei diritti umani, che soli possono aiutarci a superare positivamente questa profonda crisi e accrescere la qualità civile della nostra società. Abbiamo bisogno di un’altra cultura. Dobbiamo sostituire l’io con il noi, la disoccupazione con il lavoro, l’esclusione con l’accoglienza, lo sfruttamento con la giustizia sociale, l’egoismo con la responsabilità, l’individualismo con l’apertura agli altri, l’intolleranza con il dialogo, il razzismo con il rispetto dei diritti umani, il cinismo con la solidarietà, la competizione selvaggia con la cooperazione, il consumismo con nuovi stili di vita, la distruzione della natura con la sua protezione, l’illegalità con il rispetto delle regole democratiche, la violenza con la nonviolenza, i pregiudizi con la ricerca della verità, l’orrore con la bellezza, i “miei interessi” con il bene comune, la paura con la speranza. Dobbiamo riscoprire il significato autentico di questi valori, approfondirne la conoscenza, rigenerarli in un grande progetto educativo, permettergli di sprigionare tutta l’energia positiva che contengono. Dobbiamo esigere che ad ogni valore, oggi ribadito anche nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, corrispondano atti politici concreti e coerenti a partire dalle nostre città fino all’Europa e all’Onu. Per quanto possa apparire difficile, cambiare è possibile! E, in ogni caso, è indispensabile.

Non possiamo disinteressarci del mondo che ci circonda. Più ce ne disinteressiamo, più ci isoliamo, più saremo colpiti dai suoi drammi e meno riusciremo a cogliere le opportunità che ci offre. Ci sono grandi problemi che non rispettano i confini nazionali e che si aggravano di giorno in giorno. Se continueremo ad essere miopi ed egoisti ci distruggeranno. Siamo ormai parte di una comunità globale. Lottare contro la povertà nel mondo, farla finita con le tante guerre, fermare il cambiamento climatico e proteggere l’ambiente, promuovere tutti i diritti umani per tutti, ridurre le disuguaglianze, garantire pari opportunità, costruire un’economia sociale di giustizia, costruire l’Europa dei cittadini, rafforzare e democratizzare l’Onu ci conviene! Più di quanto riusciamo ad immaginare. Per questo è urgente che chi gestisce le nostre istituzioni e i nostri soldi, dai Comuni all’Unione Europea, ponga questi programmi al centro del proprio impegno quotidiano. Per questo dobbiamo darci una politica nuova e una nuova agenda politica fondata sui diritti umani.

Stiamo vivendo cambiamenti difficili e profondi, destinati a durare nel tempo. Dobbiamo decidere in quale società vogliamo vivere. Non ci sono abbastanza soldati, né muri abbastanza alti per difenderci dalla sciagurata illusione di poterci salvare da soli. Se davvero desideriamo la pace, per noi e per i nostri figli, non possiamo negarla agli altri. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo imparare a riconoscere e gustare la pluralità umana nella dimensione dell’uguaglianza e della giustizia, della legalità e del rispetto dei diritti umani e della terra madre. Ciascuno faccia i conti con le proprie responsabilità.

Il 16 maggio, vieni anche tu! Rinnoviamo il nostro impegno civile lungo la strada della pace e della nonviolenza. Una società migliore costruirà un mondo migliore.

Per adesioni, comunicazioni e informazioni:
Tavola della pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5736890
– fax 075/5739337 – email:
segreteria@perlapace.it
http://www.perlapace.it/

No TAV

Una folta delegazione di alessandrini il 23 gennaio 2010 a Susa ha partecipato alla marcia dei 40.000 contro i progetti TAV.
Riproduciamo una sintesi delle ragioni tecniche, economiche e ambientali della nostra lotta contro il TAV Terzo valico ligure piemontese:


1. Utilità
Nessuno studio ha provato la necessità di una nuova linea fra Liguria e Valle Padana. La linee attuali sono già cinque utilizzate al 30% della loro reale capacità e la Voltri-Alessandria è praticamente deserta.
2. Previsioni Traffico
Le previsioni di traffico dei progettisti finora si sono rivelate errate. Si basano sul concetto della crescita infinita. La linea attuale, secondo le stime doveva essere satura già dal 1998, la cosa non è affatto avvenuta, infatti i calcoli erano volutamente sbagliati. La crescita continua non esiste ed il trasporto di merci voluminose diminuisce costantemente, diminuendo di conseguenza le necessità di trasporto. Per arrivare al recupero del 15% delle spese sostenute, tutte a carico dello Stato e quindi di noi tutti, si dovrebbero movimentare almeno 4 milioni di teu all’anno. Le cinque linee atrtuali, senza alcun intervento possono trasportare almeno 2.400.000 e con migliorie addirittura 5 milioni.
I dati del 2009 indicano il traffico genovese di poco più di 1.530.000 container, con un calo del 13,2% rispetto all’anno precedente. Anche se, per assurdo, si potesse trasferire tutto il traffico merci autostradale (ben il 90%) sulla ferrovia attuale si arriverebbe ad un utilizzo delle ferrovie attuali di circa il 65% della sua capacità.
Va detto, però, che attualmente buona parte delle merci (il 40%) da Genova si dirige verso ovest e verso est lungo il Tirreno (e quindi nulla hanno a che fare con il “TerzoValico”) e che solo il 10% dei container viene caricato sui treni. Quindi l’esigenza di trasporto attuale è ridicola: 91.860 teu, a fronte di una disponibilità immediata di 2.400.000 teu.
3. Pendolari
I dati dicono che nel nostro paese il 95% dei pendolari ferroviari utilizzano i treni su percorsi brevi, ma per questo genere di trasporto viene investita una percentuale piccolissima degli investimenti (elettrificazione totale, doppi binari, linee parallele, locomotori nuovi, carrozze confortevoli e pulite, maggiore densità, orari rispettati, stazioni efficienti e non abbandonate o trasformate in supermercati) Tutti i finanziamenti vengono invece concentrati verso l’Alta Velocità che ha pochi passeggeri e subisce la forte concorrenza dell’aereo. Inoltre la linea in questione sarebbe mista, con costi enormi di manutenzione.

4. Merci e FlussiLa quantità di merci trasportate è in diminuzione generale. In particolare la concorrenza tra ferro e gomma vede la seconda prevalere anche in forza delle politiche di sostegno statale con gli incentivi all’autotrasporto.
5. Costi
Il costo a preventivo dei 54 chilometri del “Terzo Valico” è di 102 milioni di euro al km. il che vuol dire 3, 4 volte in più rispetto ai costi medi francesi (vedi articoli 24 ore del 13 gennaio corrente). Inoltre i costi a preventivo aumentano in genere di 2, 3 volte a fine lavori. Va ricordato che i 5 miliardi e mezzo di euro ora previsti non verranno coperti neanche per un cent. dai privati ai quali è stata affidata, senza alcuna gara di appalto, la progettazione-realizzazione e verifica dei lavori. Una colossale truffa completamente a carico del cittadino italiano per i prossimi trent’anni. Inoltre non è affatto vero che l’Europa stanzierà un contributo per il “Terzo Valico”.
6. Progetti e lavori in corso
Finora si sono realizzati e regolarmente cestinati 3 progetti, costo complessivo 330 milion euro, compresi i famosi e chiacchieratissimi fori pilota del 1997 (bloccati dai carabinieri con l’accusa di truffa aggravata e con procedimenti giudiziari verso notabili, industriali, faccendieri e onorevoli, finiti tutti in prescrizione). Eppure, a distanza di ben 17 anni dall’avvio della vicenda, non esiste ancora il progetto esecutivo
7. Tempi
Ammesso che si potesse mai realizzare tale linea, viste le esigue risorse finanziarie, ci vorrebbero almeno 20 anni di cantieri. Durante questi anni i costi aumenterebbero, l’opposizione crescerebbe con la constatazione sempre più evidente dell’inutilità dell’opera e degli enormi danni ambientali, del tipo inaridimento delle falde, scomparsa dei ruscelli appenninici, traffico pesante in aree ora ancora vivibili, ecc. Non sono stati finora valutati l’aspetto logistico ed i costi sociali di queste eventuali scelte, allo stesso modo non è stato fatto un rapporto costi benefici per la nuova linea.
8. TAV e affari
Le FS sono uno dei più grandi centri di distribuzione di appalti a livello nazionale. Non deve
stupire quindi se la Corte dei Conti ha già più volte criticato le modalità della suddivisone dei lavori, i loro eccessivi costi ed il debito generazionale che questi debiti creano nei confronti dei nostri figli, i quali si troveranno a pagare senza poter utilizzare i servizi a causa del deperimento strutturale che interverrà nel frattempo.
Se dividiamo la cifra di 5 miliardi e mezzo di euro per il numero delle famiglie italiane, otteniamo che per ogni famiglia vi sarà una tassa di 275 euro, ai quali vanno aggiunti i costi di gestione annuale (85% di passivo, dichiarato dagli stessi amministratori delle ferrovie). Il tutto a vantaggio degli attuali 1600 utenti che fanno l’intero percorso Genova- Milano e viceversa e, soprattutto, delle soliti arciinoti capi di imprese e del loro codazzo di banche, associazioni industriali, sindacati, politici, mass media e dei tanti viscidi quaqquaraquà pronti a servire i potenti di turno.
9. Rischio di infiltrazione mafiosa
Non è possibile ignorare l’attenzione morbosa della criminalità e mafie sulle grandi opere proprio in funzione della legislazione italiana sugli appalti. Il costruttore privato attinge cioè risorse pubbliche senza dover rendere conto dei costi, anzi avendo tutto l’interesse e le possibilità di far si che i costi aumentino in corso d’opera. Insieme alla scarsa possibilità di controllo della spesa, questa situazione è l’humus ideale per le mafie.
10. Opere similiC’è un’opera realizzata in tunnel paragonabile al tunnel della Torino-Lyon o del Terzo Valico. Si tratta del tunnel sotto la Manica, “l’Eurotunnel”. Il disastro finanziario è facilmente riscontrabile, tanto che 700.000 francesi investitori privati hanno perso tutto il loro investimento. Lo stato francese ha poi rifinanziato varie volte per evitare il fallimento e la messa in liquidazione delle società che gestiscono l’opera. Da noi sarà ancora peggio perché i profitti della costruzione sono garantiti ai privati e i forti passivi della gestione saranno tutti a carico dello Stato.
Antonello Brunetti

Processo Eternit

Il processo Eternit (nel quale Medicina democratica si è costituita parte civile) riprende lunedì 25 gennaio, con le argomentazioni della difesa per lo svizzero Stephan Schmidheiny ed il belga Jean Louis Marie Ghislaine de Cartier de Marchienne. Oltre tremila i morti dei quattro stabilimenti italiani – Casale Monferrato (AL), Cavagnolo (TO), Bagnoli (NA) e Rubiera (RE) – e fra i cittadini: solo a Casale Monferrato, città di 35 mila abitanti, ogni famiglia ha almeno un morto ed uno malato di asbestosi, o tumore della pleura.

Oggi vi dite: Sinistra Ecologia Libertà. Ieri: da che parte stavate

Le argomentazioni di “Sinistra Ecologia Libertà” sono in parte condivisibili. Provengono da persone informate dei fatti, perchè Marchegiani era presidente dell’ASL, Bertolo segretario generale della CGIL e Penna segretario generale Camera del lavoro e assessore provinciale all’ambiente.
Peccato che quando erano titolari di quegli importanti incarichi…non intervennero malgrado gli strumenti a loro disposizione. Anzi ….

Solvay Solexis: L’ennesimo incidente

Ieri pomeriggio alla Solvay Solexis di Spinetta Marengo pare si sia verificato l’ennesimo incidente.
Alle ore 13 al reparto Tecnoflon, con l’ausilio del vapore, il personale addetto ha messo in pressione un Bombolone di CTFE (Chlorotrifluoroethylene).
Il CTFE è un gas inodore, incolore, infiammabile e instabile che viene utilizzato nella produzione di Fluoro Elastomeri e come prodotto intermedio di pesticidi.
Sembra che l’apparecchiatura abbia superato la pressione di sicurezza facendo così intervenire le valvole di sfiato all’aria.
Questo automatismo è previsto proprio per evitare l’esplosione del bombolone stesso.
Pare che il personale Tecnoflon, vittima dell’improvviso evento, senza l’ausilio di maschere abbia tentato invano di intervenire.
Si sono dovute attendere parecchie ore prima che la situazione si ristabilisse con un imponente rilascio in atmosfera dell’inquinante.
A qualcuno risulta che sia stata data notizia dell’incidente dagli enti preposti o che sia stata avvisata la popolazione?
Le centraline di rivelamento dell’Arpa avranno individuato l’inquinante?
Se la risposta è no, ci chiediamo se sia lecito pensare che l’apparecchiatura utilizzata e la sua dislocazione rendano inattendibili i risultati dei controlli ambientali effettuati dagli enti competenti.

Perseverare è Diabolico

CERTIQUALITY è un Organismo al servizio delle imprese accreditato per la certificazione dei sistemi di gestione aziendale per la qualità, l’ambiente, la sicurezza e nella certificazione di prodotto.

CERTIQUALITY opera inoltre nella verifica della sicurezza alimentare, dei sistemi informativi, e nella formazione.

CERTIQUALITY è stato fondato nel 1989 da FEDERCHIMICA e ASSOLOMBARDA

CERTIQUALITY il 30 Gennaio 2008 certifica che la Solvay Solexis di Spinetta Marengo “HA ATTUATO E MANTENUTO UN SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTE CHE E’ CONFORME ALLA NORMA”.

A Maggio dello stesso anno scoppia lo scandalo del Cromo Esavalente.

FEDERCHIMICA fa parte di CONFINDUSTRIA.

Il 10 Ottobre 2008 il direttore della Solvay Solexis (Stefano Bigini) riceve un avviso di garanzia in seguito al procedimento penale aperto dalla Procura Repubblica di Alessandria in merito all’inquinamento da cromo esavalente delle falde.

Il 30 Settembre 2009 CONFINDUSTRIA nomina STEFANO BIGINI Vice Presidente “con delega all’EDUCATION “.
Il 31 Ottobre 2009 ,a un mese dalla nomina di Confindustria e al termine delle indagini della Procura, il sig. Bigini compare nella rosa dei 38 indagati che dovranno presentarsi davanti alla Corte d’Assise per rispondere di avvelenamento doloso delle acque di falda (superficiali e profonde) e di omessa bonifica.

I Processi in cui Medicina Democratica è impegnata come parte civile

Medicina democratica è impegnata in una serie di processi penali importanti e significativi per chiedere giustizia per i morti e i malati derivanti da esposizioni lavorative e ambientali a sostanze tossiche e cancerogene o per infortuni mortali sul lavoro o per casi di malasanità
Il senso delle nostre partecipazioni ai processi non è solo quello (e non è poco) di chiedere giustizia, ma è anche quello di affermare la soggettività delle associazioni e dei movimenti nel rivendicare un riconoscimento delle tesi che da quando esistono hanno elaborato e praticato. Medicina democratica, quando si presenta parte civile, e assiste lavoratori e cittadini costituitisi parti civili, documenta con pesanti dossier i fatti criminosi e le lotte sostenute. Chiunque sia venuto meno alle leggi o a quanto acquisito sul piano scientifico, ha provocato un danno non solo ai diretti interessati e ai loro famigliari, ma anche alla stessa associazione che non ha realizzato gli obiettivi statutari e che pertanto è giusto che venga risarcita. Un risarcimento che deve essere fissato dal giudice e mai ottenuto per trattativa privata.
Ed ancora di più sono i contenuti, oggetto di giudizio, che spingono l’associazione a darsi compiti più vasti. Gli infortuni mortali sul lavoro, le malattie professionali, le lesioni, le truffe, i ladrocini, i danni ambientali consistenti che finalmente alcuni Pubblici Ministeri riconoscono come omicidi e come disastri dolosi, richiamano alla necessità della prevenzione, quindi di praticare e migliorare la legislazione, di rendere più stringenti le norme repressive, non ultimo di creare o ricreare le condizioni per cui i lavoratori, gli operatori sanitari, i cittadini interessati non deleghino la tutela della loro salute e del loro ambiente.

I processi in corso sono i seguenti:
Palermo: contro FINCANTIERI per amianto (prossimo a sentenza);
a Torino: contro ThyssenKrupp, per infortuni mortali sul lavoro;
a Torino contro ETERNIT per morti e malati da amianto;
a Verbania contro Montefibre 2° processo per amianto
(si è chiuso a Torino il primo processo per amianto in Appello con esito favorevole ed ora si è in attesa della Cassazione);
a Padova per amianto contro la Marina Militare;
a Venezia si è chiuso con esisto favorevole il processo contro FINCANTIERI per amianto e si è in attesa del processo d’Appello;
a Cittadella (PD) contro ANSELMI di Camposanpiero per due morti per infortunio sul lavoro;
a Milano contro Clinica Santa Rita per truffa (DRG) e lesioni gravissime.
Inoltre anche se per motivi di forze a disposizione non si è potuto costituirci parte civile nei processi contro la FINCANTIERI di Monfalcone, i consulenti esperti di MD sono in essi impegnati.

AMIANTO: Le complicità Sindacali e Politiche

Medicina democratica è parte civile nei processi per amianto: a Palermo contro Fincantieri, a Torino contro Eternit, a Verbania contro Montefibre, a Roma contro Montefibre, a Padova contro Marina Militare, a Venezia contro Fincantieri.
Medicina democratica è stata tra i primi a denunciare la pericolosità dell’amianto, a rivendicarne l’eliminazione e a chiedere -scontrandosi con il sindacato- la chiusura dell’Eternit di Casale Monferrato (Alessandria). In questo articolo su “Territorio e Provincia” degli anni ’80, che ripubblichiamo, si stigmatizzava proprio “l’atteggiamento subalterno delle forze politiche e sindacali al ricatto occupazionale, che aveva impedito ogni iniziativa per bloccare la produzione di morte”. Medicina democratica ammoniva: “Quando si trascura la battaglia per l’ambiente, si finisce sempre per perdere anche l’occupazione insieme alla salute”. In particolare la polemica era rivolta contro i sindacalisti che, ancora nel 1988, osavano affermare (Il Piccolo) che “ le cosiddette morti da amianto sono una partita scandalistica, uno sputare nel piatto dove fino a ieri si è mangiato”. Si parlava dell’autocritica di Bruno Pesce, allora segretario della Camera del Lavoro di Casale, ecc.

L’AMIANTO E LA SUA BANDA ASSASSINAArticolo pubblicato nelle pagine autogestite dai movimenti ambientalisti, su “Territorio e Provincia” edito dall’amministrazione provinciale di Alessandria.

Valle Bormida pulita: Da Cengio a Spinetta


L’ ACNA DI CENGIO ERA FABBRICA DI ARMI CHIMICHE: OCCORE RIVEDERE LA BONIFICA E IL DANNO AMBIENTALE
Una fabbrica di armi chimiche proibite, perché disumane, dalle convenzioni internazionali: semplicemente questa l’ essenza prima dell’ ACNA.

Ecco l’ ultima, per ora, verità come emerge anche dal libro “Veleni di stato” di Gianluca de Feo, BUR Rizzoli, che ha esaminato documenti dei Servizi Segreti inglesi, contenuti nei National Archives, desecretati dopo la fine della guerra fredda, che si riferiscono al periodo che va dagli anni ’20 alla fine della seconda guerra mondiale.
Nel testo sono descritte le strutture, le attività sperimentali e quelle dirette in campo del servizio chimico militare centrale, che aveva come basi primarie ovviamente le fabbriche di armi chimiche. Tra questi stabilimenti “alcuni nomi che fanno correre un brivido lungo la schiena solo a pronunciarli. Una su tutte, l’ ACNA di Cengio, che è un luogo simbolo dell’ inquinamento del nostro paese anche se pochi sono a conoscenza della quantità di gas bellici confezionati nei suoi capannoni”.
Tutti gli stabilimenti dell’ ACNA sono volti nel periodo antecedente alla seconda guerra mondiale e durante la stessa, alla produzione di armi chimiche: Cesano Maderno:”distilla iprite e fumogeni”; Rho:”produce iprite in una grande fabbrica; Cengio:”polo dell’ acido cloro solforico, fondamentale per tutti gli agressivi più feroci: le foto aeree lo confermano. C’è un deposito. Produzione 50-60 mila tonnellate l’ anno . . Il dossier finale dell’ intelligence britannica ritiene che dal1940 in poi si occupasse solo di forniture militari.”
Dunque ecco il chiaro obiettivo del salvataggio e rilancio dell’ ACNA operato da Mussolini in persona, della alleanza industriale con l’ IG Farben finanziatrice di Hitler e produttrice del gas per lo sterminio nei campi di concentramento.
Già si sapeva che l’ ACNA era stata la maggiore produttrice di esplosivi per la prima guerra mondiale, però la differenza è che, al di là dei giudizi morali, le armi chimiche sono proibite e ovviamente sono molto più pericolose per la salute di chi li produce e di chi ne subisce l’ inquinamento.
Tutto finito con la seconda guerra mondiale?
Pare proprio di no, come emerge da un esame del materiale contenuto nel Centro di Documentazione “Patrizio Fadda” di Monesiglio.
Su una rivista locale, “Liguria Val Bormida e Dintorni”, numero 1 del 2002, pag. 10, in un’ intervista ad un pensionato ACNA viene detto:”Durante la guerra del Vietnam, poi, lo stabilimento produceva defoglianti”.
Evidentemente l’ esercito americano commissionava i defoglianti, il famoso agente orange a base di diossina, a multinazionali della chimica nazionali, che incassavano lautissimi compensi, ma delegavano la produzione a fabbriche estere dove l’ ambiente sociale, volontariamente o per costrizione, ne rendeva possibile la produzione.
Se questo è vero quindi la diossina non era un sottoprodotto ma si fabbricava volontariamente, come è stato ipotizzato per il reattore di Seveso, e le vigne dei contadini di Gorzegno sono gemellate ai campi di riso dei contadini del Vietnam nella distruzione da inquinamento.
Anche questo evento chiave del ‘900 si collega in definitiva alla vicenda dell’ ACNA.
Ma non è finita, di nuovo dal libro di Di Feo: “I brevetti dei nostri gas hanno contribuito ai massacri dei curdi e alle stragi tra iracheni e iraniani.. All’ inizio degli anni Novanta un dossier … del Simon Wiesenthal Center .. segnala come Eni, Montedison .. abbiano partecipato ai programmi per consegnare ai tre stati canaglia più famosi le chiavi dell’ arsenale chimico. L’ Iraq di Saddam Hussein, la Libia di Muhammar Gheddafi, l’ Iran degli ayatollah.”
Per inciso, Montedison, ENI, e il loro matrimonio fra maschi “ENIMONT” che infatti è durato solo un paio d’ anni, facendo comunque in tempo a diventare il fulcro di Tangentopoli e del cambio di Repubblica, sono i proprietari dell’ ACNA da almeno 50 anni e ancora oggi.
Alla luce di queste verità si fanno ancora più inquietanti alcune domande sulla morte del proprietario ACNA Raul Gardini e del proprietario ACNA Gabriele Cagliari.
Perché informative riservate all’ epoca della morte dei due evocano trame internazionali intrecciate con i traffici di equipaggiamenti speciali verso i paesi arabi?
Perché fra centinaia di imprenditori e dirigenti arrestati o comunque coinvolti in Tangentopoli proprio i 2 padroni della chimica sono morti suicidi, almeno a livello ufficiale?
Se lo Stato e i padroni della chimica erano congiuntamente coinvolti in affari irrivelabili negli anni ’90 così come negli anni ’30 e ’40, era fattibile che una delle 2 parti imprigionasse il socio in affari, qualsiasi ne sia la motivazione, senza che questo potesse utilizzare a proprio vantaggio i segreti di cui era a conoscenza? Esistono entità che possono commettere un omicidio che paia un suicidio anche all’ interno di una prigione?
Lasciamo agli interessati la lettura del citato libro, che in generale contiene una rilettura importante di tante vicende storiche, di come si è evitato il degenerare della seconda guerra mondiale in guerra chimica, o per rimanere alla provincia di Cuneo, quella posta immediatamente a valle dell’ ACNA di Cengio, di come la strage nazista di Boves del settembre 1943, la prima dopo l’ 8 settembre, sia una conseguenza della presenza massiccia delle SS in zona, in missione per sequestrare le armi chimiche presenti in un deposito situato nella frazione di Madonna dei Boschi (54.094 munizioni tossiche).
Tornando alla vicenda dell’ ACNA di Cengio e della valle Bormida, appaiono ora senza più alcuna rilevanza alcune sue interpretazioni simboliche, come quella del conflitto tra posti di lavoro (lo sono forse quelli per attività proibite?) e ambiente, tra diversi modelli di sviluppo (l’ obiettivo delle armi chimiche non è propriamente lo sviluppo economico), della guerra tra poveri: storielle utili per fare scorrere fiumi di parole e di inchiostro e per nascondere la verità: è stata una guerra pura e semplice per salvare sé stessi e il proprio ambiente di vita da una produzione estremamente pericolosa e disumana per il diritto internazionale.
Dal punto di vista più immediatamente operativo, appare ora indispensabile rivedere tutto il progetto di bonifica, incaricando i tecnici responsabili del progetto, di studiare attentamente i files dei National Archives inglesi, e di sottoporre la revisione del progetto di discarica a valutazione di impatto ambientale come preciso obbligo e come richiesto anche dall’ Unione Europea.
Di conseguenza, con questi nuovi elementi rafforzativi, la nostra Associazione ribadirà queste richieste all’ Unione Europea, e anche alle Regioni e altri Enti competenti, con il fermo invito ad attendere la conclusione dell’ obbligatorio iter della valutazione di impatto ambientale, a cui chiediamo fortemente di partecipare, prima di utilizzare una qualsiasi parte del sito nel suo complesso per altre attività, in quanto la procedura di valutazione, che dovrà essere svolta nel pieno rispetto delle disposizioni di Legge, che con il termine della gestione Commissariale diventano pienamente operative, potrebbe portare alla necessità di allontanare i rifiuti per la non conformità del sito alle necessarie garanzie di sicurezza, o a uno spostamento dei rifiuti all’ interno del sito in zona più sicura.
Sarà inoltre da evitare l’ acquisizione dalla controparte privata del sito, con la conseguenza che le Regioni Liguria e Piemonte (quindi noi) si troverebbero a essere proprietari, gestori e responsabili di una discarica di scorie di armi chimiche con tutte le relative conseguenze legali ed economiche.
Infine, anche la cifra dei 250 milioni di euro quantificata per il risarcimento del danno ambientale andrà rivista al rialzo.
Ilvo Barbiero
Presidente dell’ Associazione Culturale Valbormida

E’ uscito in numero 188 della Rivista

E’ uscito il numero 188 della rivista Medicina democratica. Una copia euro 8,50.
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Dossier: No a qualsiasi opzioni nucleare (contributi di L. Mara, L. Balza, F. Varese, M. Schneider, A. Froggatt).
Acerra: l’inceneritore di Pulcinella di F. Ortolani.
Porto Marghera: no ad altri impianti inquinanti di F. Rigosi e L. Mazzolin.
Vado Ligure: fermiamo il potenziamento della centrale a carbone di A. Briuglia.
Inceneritori: informazione mistificata di P. Gentilini.
Rubrica scuola e società: Attila di R. Ermini.
Poesia di F. Brugnaro.
Brescia: ancora inquinamento da diossine di M. Ruzzenenti.

Rosignano Solvay: Un altro Disastro Ambientale

La spiaggia bianca di Rosignano Solvay è una zona che si estende per circa mezzo chilometro e in cui vige il divieto di balneazione.

Il Fosso Bianco, artefice di questo improbabile paesaggio, è un rivo artificiale per mezzo del quale la Solvay scarica le sue acque reflue in mare.


Le schiume e gli scarichi di materiali calcarei non sono che l’aspetto più appariscente. Il mercurio,l’elemento tossico che caratterizza il caso Rosignano, è ancora quasi tutto nei sedimenti marini, e ritorna in circolo con le mareggiate, i pesci e il calore solare.
Studi del CNR di Livorno ne hanno evidenziato la presenza in mare,nelle sabbie carbonatiche, fino a 6 km dalla costa
.
Pertanto il divieto di balneazione che si estende solo per mezzo chilometro risulta insufficiente.
Il mercurio proviene dagli impianti Solvay come componente della Vecchia tecnologia dell’elettrolisi con celle a mercurio per la produzione di cloro.
La Commissione europea per la protezione del nord-est Atlantico (OSPAR) ha disposto, ormai da anni, la chiusura degli impianti cloro-soda con celle a mercurio in Europa entro il 2010.
A detta dell’azienda il 5 maggio 2007,nell’ambito del Progetto Leonardo (in onore di Leonardo Da Vinci), è stata definitivamente fermata la sala celle a mercurio ed è entrata in funzione la nuova sala celle “a membrana”. Sempre secondo Solvay il Progetto porterà alla progressiva eliminazione del mercurio dai processi produttivi dell’Elettrolisi di Rosignano.
Il mercurio si accumula nella catena alimentare ed arriva all’uomo prevalentemente sotto forma di Metilmercurio; gli organi bersaglio sono il rene ed il sistema nervoso centrale, ma colpisce anche altri organi. Le intossicazioni acute da mercurio possono provocare lesioni polmonari, nefrite, stomatite ulcerosa, ecc. L’intossicazione cronica può portare ad alterazioni della personalità, irritabilità, Insonnia, tremore, ansietà, alterazione della PAROLA. Nelle donne in gravidanza può generare alterazioni del feto che si traducono in figli affetti da una malattia simile alla paralisi cerebrale, compromissioni uditive e visive e aberrazioni cromosomiche.
I dati ufficiali riportano che a Rosignano dal 1939 al 1976 siano state scaricate a mare 14 tonnellate all’anno di mercurio. Pare che dal 1976 in poi la quantità scaricata sia scesa a 600kg all’anno. Ricercatori del CNR di Pisa hanno approssimativamente calcolato che sul fondo del mare lungo questo tratto di costa vi siano accumulate poco meno di 400 tonnellate di mercurio.

Notare come il colore del mare sia innaturale in prossimità della fabbrica.

La Solvay di Rosignano è stata soggetta a una procedura, durata ben 11 anni, che ha messo sotto osservazione gli impianti Cloro, Etilene e Acqua Ossigenata al termine della quale l’azienda stessa è stata classificata ad “alto rischio d’incidente rilevante” (ai sensi del DPR 175/88) solo per l’impianto Cloro.
Nella storia di Rosignano si contano numerose fughe di cloro, la AUSL locale ne conta 10 avvenute tra il 1973 e il 1990, i sindacati ne ricordano una in più, mentre gli abitanti circa il doppio. Il 13 Agosto 1987 la fuoriuscita di 40kg di cloro determinò una situazione ad alto rischio per la popolazione, che per fortuna venne scongiurata dal forte vento di quella giornata che disperse il gas.

La Solvay preleva l’acqua dai Fiumi Cecina e Fine, con gravi conseguenze sulla riserva idrica della zona, che si vede costretta a razionare l’acqua. Preleva infatti circa 41 milioni di metri cubi l’anno, pari alla quantità utilizzata da tutta la provincia di Livorno (turisti compresi).

I continui prelievi di salgemma, da parte dell’azienda, espongono gli abitanti di Saline al pericolo che si possa verificare un episodio analogo a quello accaduto a Belvedere di Spinello (Calabria) nel 1984.
Qui gli eccessivi prelievi, in un cantiere minerario, provocarono un disastroso collasso con la conseguente espulsione catastrofica di almeno 1.500.000 m3 di salamoia con gravi ripercussioni per l’ambiente e per l’agricoltura.
I timori si rafforzano, dal momento che a Saline è situata una industria chimica, Altair Chimica, di dimensioni medio piccole, ma caratterizzata da impianti ad elevata pericolosità che rendono il sito particolarmente sensibile.

Pare che la politica di Solvay rispetto a questo problema sia stata piuttosto spregiudicata. Per non fornire punti di riferimento certi ed elementi tangibili delle conseguenze del fenomeno, l’azienda ha provveduto all’abbattimento di tutte le costruzioni all’interno delle concessioni. E’ così che sono andati perduti molti antichi poderi delle campagne del Volterrano. L’azienda tende a rilevare, pagandoli cifre cospicue, i fabbricati, che hanno subito le lesioni più gravi, fuori e dentro le concessioni, in modo tale da occultare le conseguenze più evidenti del dissesto e cercando di dividere il fronte dei cittadini che protestano.
I risultati delle indagini geofisiche e geognostiche condotte dall’azienda all’interno delle concessioni, non sono mai stati resi pubblici per improbabili ragioni di concorrenza industriale. Lo sfruttamento delle proprie concessioni gli è assicurato in perpetuo dallo Stato Italiano e dunque non esiste rischio di concorrenza. Tale documentazione potrebbe invece mettere in evidenza gli effetti nel sottosuolo della coltivazione col sistema a pozzi multipli ed essere eventualmente di aiuto per prevenire possibili situazioni di rischio dentro e fuori le concessioni minerarie. La sicurezza passa, però, in secondo piano di fronte alle nobili ragioni del Mercato, anche quando sono palesemente inconsistenti e pretestuose.
Infine pare che la rete pubblica di livellazione che esegue il monitoraggio della subsidenza sia sotto la responsabilità di un eminente professore del C.N.R., il quale risulterebbe al tempo stesso il principale consulente tecnico di Solvay nella zona.

Il rischio ambientale appare, quindi, nel complesso elevato, nonostante le autorità sanitarie e della protezione ambientale della zona tendano a minimizzare: i tecnici ARPAT hanno archiviato molte morie di pesci avvenute in questo tratto di mare con la formula grottesca di “morti per cause naturali”.
La fabbrica ha sempre goduto del sostegno di categorie teoricamente indipendenti, come gli organi di stampa , i media e i politici locali, attenti a non far mai accelerare un processo di dismissione che facesse precipitare le trattative favorevoli al colosso belga.
Come spesso avviene per le industrie chimiche anche nel caso degli impianti Solvay di Rosignano la contaminazione ambientale sembra essere lo scotto da pagare in cambio dei posti di lavoro.

Ambiente Italia: Nucleare


Ieri è andata in onda su RAI 3 la trasmissione “Ambiente Italia” dedicata al Nucleare. La puntata è stata trasmessa in collegamento dal Municipio di Trino.
Presenti alla trasmissione Lino Balza e Tino Balduzzi impegnati nella battaglia contro la Sogin e le decisioni prese dal Governo riguardo la discarica Nucleare di Bosco Marengo.
Potete vedere la puntata in streaming cliccando qui

Solvay: Depositi illeciti

Altre incriminazioni per discariche non autorizzate vanno a incrementare i già ben noti guai giudiziari della Solvay.

La Guardia di Finanza ha sequestro all’interno degli stabilimenti della Società “SOLVAY CHIMICA ITALIA S.P.A” in località Rosignano Solvay, alcuni cumuli di rilevanti dimensioni costituiti da rifiuti prodotti da processi lavorativi e vasche di calma, nei quali sono stati rinvenuti residuidi fabbricazione di carbonati di sodio, solfato di calcio inquinato da sabbia, nonché rocce di scavo, quantificati in circa 16.000 tonnellate. Da qui la conseguente denuncia all’Autorità Giudiziariadi due responsabili per la previsione dell’art. 256 del D.Lgs. 152/06.

Il Consuntivo attività Reparto operativo aeronavale Guardia di Finanza Livorno, dove è riportata la notizia, è visualizzabile cliccando qui