ADESSO BASTA. Sull’Acqua Decidiamo Noi!

Il 6 marzo, prima assemblea nazionale dei Comuni
Sabato 20 marzo, manifestazione nazionale
Da aprile, grande campagna di raccolta firme
per la promozione di tre referendum abrogativi.
Ad Alessandria è questione morale: clicca qui

Se il Governo Berlusconi pensava, con l’approvazione dell’art.15-decreto Ronchi, di chiudere i giochi sulla privatizzazione dell’acqua, consegnando questo bene comune agli appetiti dei mercati e delle grandi multinazionali, si è sbagliato di grosso.

L’approvazione di quella legge, avvenuta fra l’indignazione generale, ha costituito un gravissimo attacco alle mobilitazioni e alle proposte messe in campo dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, che, accanto alle resistenze in tutti i territori del Paese, ha consegnato da due anni una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, corredata da oltre 400.000 firme. Di cui oltre 4.000 da noi raccolte ad Alessandria.
Se quella legge giace colpevolmente nei cassetti delle commissioni parlamentari, le lotte per la ripubblicizzazione dell’acqua si sono ulteriormente estese in tutti i territori: sono ormai oltre cento i Comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l’acqua ‘bene comune e diritto umano universale ’ ed il servizio idrico come ‘privo di rilevanza economica’, e sottraendosi in questo modo alla incostituzionale normativa nazionale.
Comuni che hanno nel frattempo costituito il ‘Coordinamento nazionale degli enti locali per l’acqua pubblica’ e che, il prossimo 6 marzo, terranno a Roma la loro prima assemblea nazionale.
Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverserà le strade e le piazze di Roma per ribadire il NO alla privatizzazione dell’acqua, per riaffermare che l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale e per chiedere l’immediata approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, che chiede la ripubblicizzazione dell’acqua e la sua gestione partecipativa.
Abbiamo sempre considerato l’acqua come un paradigma di molti beni comuni naturali e sociali da sottrarre ai privati e ai grandi capitali finanziari.
In questi anni e in moltissimi territori sono nate decine di altre resistenze in difesa dei beni comuni.
Significative mobilitazioni popolari, capaci di proposte alternative nel segno della democrazia condivisa, stanno tenacemente contrastando la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.
La manifestazione del 20 marzo, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, può mettere al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale.
Sullo stop alle politiche di privatizzazione e sulla necessità di una forte, radicata e diffusa campagna nazionale, un vastissimo fronte in queste settimane si è aggregato al Forum italiano dei movimenti per l’acqua : dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche.
Tutte e tutti insieme abbiamo deciso di lanciare a partire dal prossimo mese di aprile, una grande campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi.
Tre SI per la ripubblicizzazione dell’acqua, tre SI per dire basta ai profitti su un bene essenziale.
Uno strumento per dire una volta per tutte : “Adesso basta. Sull’acqua decidiamo noi!”
Cliccando qui, puoi verificare come viene gestita l’acqua pubblica in provincia di Alessandria: tramite gli atti del Convegno scoprirai che “questione acqua” è anche “questione morale” .

Continua il Processo per i Sei ex Dirigenti Solvay

Gli impianti Solvay di Ferrara, costruiti all’inizio degli anni cinquanta, hanno prodotto PVC fino al 1998.
La Produzione avveniva grazie alla lavorazione di un gas altamente cancerogeno, il CVM.
Un tema di cui si è parlato poco, sia sulla stampa locale, sia in ambito politico.
Nel 1985 l’allora assessore alla Sanità del Comune di Ferrara, Giancarlo Crociani, pubblicò un dossier dal titolo“Ambiente e tumori”.

Nel documento venivano avanzati interrogativi riguardo il più basso indice di vecchiaia, nella media comunale, della circoscrizione Barco – Pontelagoscuro e l’elevatissima mortalità per tumori.Nel 2007, Legambiente invitava a Ferrara l’allora pm Felice Casson, che si occupò del caso di Porto Marghera, per parlare del suo ultimo libro, “La fabbrica dei veleni”.
Casson oggi è senatore del Partito Democratico.
Il suo disegno di legge sulle “Norme a tutela dei lavoratori esposti ed ex – esposti al cloruro vinile monomero (CVM) e polivinilcloruro (PVC)” non è ancora stato preso in esame dal 13 maggio 2008, giorno in cui è stato presentato alla Commissione Lavoro del Senato. Casson si è sempre battuto, prima come magistrato e poi come parlamentare, per l’adozione di regole di sicurezza negli impianti chimici e per il risarcimento dei danni fisici ai loro lavoratori.
il 19 febbraio 2009 il tribunale di Ferrara al termine di un’istruttoria durata 7 anni ha rinviato a giudizio sei ex dirigenti Solvay (Claude Yves Marcel Loutrel, August Arthur Gosselin, Cyryll Van Lierde, Gerard Michael Davis, William Arthur Barnes e Pierre Vigneron).
Nell’inchiesta, per le morti tra gli esposti al CVM e l’inquinamento di acqua e terreni, è emerso che fin dagli anni ’60 l’azienda sapeva della tossicità del CVM.
A detta dei Magistrati se la multinazionale avesse provveduto subito a dotare gli operai di maschere e di maggiori protezioni, avrebbe sicuramente salvaguardato la loro salute dagli effetti dannosi già noti, prevenendo anche i più gravi e irreversibili effetti successivamente scoperti, cioè malattie gravi e tumori. Sempre secondo la magistratura, i miglioramenti impiantistici introdotti dopo il ’74-’75 sono stati consapevolmente tardivi, rimasero figure molto esposte come i pulitori manuali delle autoclavi.
È inoltre emerso che nel 1986 un’ispezione dell’Asl avrebbe rivelato gravi carenze sulle forniture di maschere in caso di fughe di CVM e insufficienti cautele adottate durante le operazioni di manutenzione.La sfilata dei testimoni davanti ai carabinieri del Nucleo operativo di Ferrara ha ricostruito, almeno in parte, la storia della lavorazione del CVM e dell’inquinamento prodotto dalla Solvay.
I verbali delle testimonianze degli ex addetti Solvay hanno fornito riscontri su come si lavorava nei reparti a rischio, prima e dopo il 1974, descrivendo episodi a volte illuminanti sulla divaricazione tra teoria e pratica quotidiana.
Nel dicembre 2009 il processo è entrato nel vivo della fase dibattimentale.
Il tribunale di Ferrara si trova a valutare la correlazione tra l’epatocarcinoma e l’esposizione alle polveri di cloruro vinile monomero (CVM).Sono stati ammessi come parte civile oltre ad alcuni ex lavoratori malati anche Legambiente, il Comune e la Provincia di Ferrara, l’Inail e i sindacati dei chimici di Cgil-Cisl-Uil ma solo in relazione al capo d’imputazione di omissione di misure di sicurezza.
In questa fase del processo è emerso che nella seconda metà degli anni ’80, per tre anni, si registrarono oltre 450 perdite di CVM. Vale a dire all’incirca una ogni due giorni.
La possibilità di una sentenza di condanna nei confronti della Solvay costituirebbe un precedente in Italia, dove il gruppo industriale belga è ancora ben radicato e ha guai giudiziali in tutti tribunali in cui hanno sede i suoi stabilimenti.L’8 febbraio 2010 nell’aula B del tribunale di Ferrara si è svolta l’udienza dedicata ai consulenti dei pm secondo i quali esiste una elevata probabilità di correlazione tra esposizione al CVM e l’insorgenza della malattia.
Il 22 febbraio il processo proseguirà con gli esami degli esperti, chiamati dai pm, l’epidemiologa Maria Pirastu e Pietro Comba.

Qui di seguito riportiamo alcuni aneddoti emersi dalle testimonianze degli ex lavoratori Solvay.
PESCI SFORTUNATI.
Oggi vicino alla portineria non si vede più niente, tutto coperto da un parcheggio per i camion. I lavoratori più anziani, però, si ricordano bene che lì, in faccia alla recinzione che dà su via Marconi, c’erano due fontane alimentate dai pozzi artesiani che pescavano dalla falda al di sotto dello stabilimento. Nelle due fontane sguazzavano un bel po’ di pesci, e negli uffici non erano pochi gli appassionati di acquari che si preoccupavano di loro. Fino ad una brutta mattina, alla fine degli anni ’70, quando i primi operai in turno hanno visto galleggiare i pesci in superficie: tutti morti, una strage. I testimoni hanno raccontato cosa successe dopo. La Solvay fece chiudere subito i due pozzi, e cercò di recuperare le pompe che li alimentavano. Non vi riuscì, perché le giunture erano “mangiate” e i pezzi dispersi in acqua. Cosa era successo? I risultati di laboratorio non si conobbero mai, ma immediato è il collegamento con l’attuale inquinamento della falda da clorometani.
ANDARE A MANICHE.
Dicevano così e tutti i manutentori sapevano cosa significava. Qualcuno si dava malato, altri si rifiutavano. Voleva dire infilarsi nel posto peggiore della fabbrica, il disseccatore del PVC, dove c’erano centinaia di filtri a maniche sospesi a cinque o sei metri di altezza. Ogni tanto se ne inceppava qualcuno, e bisognava cercarlo palpando i filtri uno ad uno, camminando sospesi su una passerella, in mezzo ad una nuvola di polvere sottile come borotalco, che s’infilava ovunque. Gli uomini uscivano bianchi dalla testa ai piedi, sputando polvere per giorni. Pagava doppio, la Solvay, ogni minuto passato lì dentro, ma non esiste prezzo per un lavoro del genere.
LE PIOGGE BIANCHE.
Le autoclavi da 25 metri cubi sono pentoloni giganti. Lì dentro il CVM veniva trasformato in minuscoli granuli di PVC, ma quando qualcosa andava storto il capoturno doveva gettarci dell’inibitore, per interrompere la reazione. Capitava che il capoturno ritardasse fino all’ultimo l’operazione, per non perdere tutto il carico, e così succedeva l’incidente. Per impedire una esplosione catastrofica, il materiale veniva spruzzato fuori attraverso un condotto di emergenza (prima che l’azienda si decidesse a recuperare il costoso semilavorato) e innaffiava di minuscole goccioline le prime case del Barco. Su quel villaggio sono finite per anni le polveri uscite dalle maniche dell’impianto di essiccazione, e qualche operaio ricorda che i bambini delle scuole del Barco venivano a riportare in portineria i sacchetti pieni di polvere bianca, raccolti nei cortili delle scuole e delle case. Dopotutto, era roba della Solvay.

Non Votate i Partiti che Sostengono TAV, Inceneritori, Acqua Privatizzata, Depositi Nucleari

Non votate i partiti che sostengono Bresso e Cota alle regionali.
Un giovane in prognosi riservata: ematoma al cervello. Presa a calci da quattro poliziotti, una donna dovrà essere operata. Decine di feriti. La polizia, guidata da uno dei responsabili del massacro alla Diaz di Genova, carica selvaggiamente i cittadini della Val di Susa contrari al Tav. Proteste da tutta Italia. Invece i candidati presidente alla regione Piemonte si schierano contro i manifestanti “violenti”.

Confermati i Danni alla Salute degli OGM

Per impedire gli OGM, organismi geneticamente modificati, Medicina democratica raccolse molte centinaia di firme ad Alessandria. Ora, nel sito del Corriere della Sera on line, è presente un sondaggio per verificare chi è favorevole o contrario agli OGM.

Di seguito riportiamo il link a tale sito in modo tale da contribuire a dare ai promotori del sondaggio un voto in linea con la nostra posizione, per una immediata moratoria internazionale sugli OGM, per gli incommensurabili ed irreversibili effetti per la salute, l’ambiente e la tradizione agroalimentare italiana, a causa della contaminazione dei territori agricoli e delle catene alimentari.
Siete favorevoli all’introduzione anche in Italia degli Ogm (organismi geneticamente modificati) in agricoltura?

Confermati i danni alla salute degli OGM.Gli OGM tornano a far discutere, questa volta per una serie di proposte che, se attuate, comporteranno una loro diffusione su larga scala anche in Italia, roccaforte delle produzioni di eccellenza e delle tipicità locali.


In sede di Conferenza Stato Regioni, che era prevista per il 28 gennaio a Roma, avrebbero dovuto essere discusse le linee guida per la coesistenza tra le colture tradizionali e quelle geneticamente modificate. Il provvedimento era all’esame, in adempimento di un’indicazione dell’Unione Europea.
Tuttavia, pochi giorni fa le Regioni hanno messo uno stop al documento. Tramite il Comitato Tecnico Permanente in materia di agricoltura hanno chiesto che, prima di procedere all’analisi degli indirizzi sulla coesistenza, venga avviata una grande consultazione con i rappresentanti del mondo agricolo italiano, dei produttori biologici, degli ambientalisti e dei consumatori.
Secondo Coldiretti il ritiro temporaneo della decisione consente un approfondimento sul piano scientifico. Il fine è quello di escludere ogni rischio di contaminazione per le produzioni di alta qualità, di cui l’Italia vanta la leadership in Europa.
Le amministrazioni locali sono, in linea generale, contrarie. Si sono espressi negativamente 41 Province, 2.446 Comuni e 16 Regioni.La coesistenza con le colture non OGM è, praticamente, inattuabile per via della contaminazione genetica. Inoltre l’ Italia deve investire proprio sul prodotto locale.
In questo quadro l’introduzione di “genomi Frankenstein” – allo stato attuale si tratta di organismi vegetali ottenuti in laboratorio con tecniche tutt’altro che fini – è completamente fuori luogo.
Un esempio importante è quello del mais : i sostenitori di questo tipo di pratiche affermano che il vantaggio in agricoltura è di tipo economico ed ecologico, principalmente perché la coltivazione degli OGM comporterebbe un minore utilizzo di diserbanti. I detrattori affermano invece che la resistenza all’erbicida (acquisita tramite l’inserzione di un gene batterico nel genoma del mais) determina un accumulo dello stesso nella pianta, con conseguenze tutt’altro che trascurabili per la salute umana; che la direzione di queste scelte è una linea retta verso una dipendenza economica da Monsanto – o dalle altre multinazionali detentrici del business – per l’acquisto delle sementi; che il risultato della dispersione di queste specie è l’enorme danno ecologico legato alla perdita di biodiversità.
Da un recente studio dell’ International Journal of Biological Sciences (http://www.biolsci.org/v05p0706.htm) è emersa la conferma che il mais Monsanto provoca danni agli organi dei mammiferi.
Ed è proprio uno studio di Monsanto del 2002 a confermare l’impatto negativo, su fegato e reni, in topi alimentati con alcune di queste varietà. Tale mais contiene dosi non trascurabili di erbicida Roundup®, che è tossico per l’uomo, e che può essere assorbito sia direttamente, tramite alimentazione, sia indirettamente dai prodotti di mangimistica.
Tre varietà brevettate – Mon 863, Mon 810, che produce un insetticida, e NK 603, che assorbe l’erbicida Roundup® – sono state approvate per il consumo dalle food safety authorities di Stati Uniti, Europa e di molti altri paesi.
Il tutto mentre si apprende che a breve l’agricoltura biologica negli Stati Uniti potrebbe essere bandita perché ritenuta non conforme alle norme di sicurezza e igiene imposte dal Governo. Nemmeno l’orto di Michelle Obama, la First Lady, è servito a dare il buon esempio.
Negli Usa il Governo si appresta.infatti, a discutere la legge HR 875, meglio conosciuta come Food Safety Modernization Act of 2009 con cui, se approvata, si metterà al bando l’agricoltura biologica, ritenuta insana. A essere banditi anche gli orti privati, quelli destinati all’autoconsumo. La legge è stata ideata con la presunta finalità di creare una nuova agenzia chiamata Food Safety Administration (FSA). Il suo unico scopo sarebbe quello di proteggere i cittadini dalla gestione pericolosa del cibo e di creare uno standard per la sicurezza alimentare fino a coprire la sicurezza dei prodotti alimentari importati (chissà se ne farà le spese il Made in Italy?). Si va, quindi, sempre più verso un generico “meccanismo di produzione di cibo”.
Negli Usa molte leggi sono spinte e in maniera del tutto trasparente da alcune lobby. In questo caso a volere questa regolamentazione la MONSANTO, CARGILL, ADM (Archer, Daniels e Midland) con altre 35 grandi imprese agroalimentari.
“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, diceva Fabrizio De Andrè.
Prima di aprire le porte a questi esperimenti su larga scala – poiché di questo si tratta, non essendo ancora verificabili tutti gli effetti, sul lungo periodo, dell’introduzione degli OGM in ambiente – è necessario riconsiderare la reale utilità di determinate tecnologie, di efficacia tutt’ora discutibile e dibattuta, alla luce del panorama di eccellenze agroalimentari di cui l’Italia può, per ora, fregiarsi.

Nucleare Incivile

Sul decreto legislativo nucleare, un commento di Stefano Palmisano, avvocato di Medicina democratica Puglia.

“Strategia nucleare”, con tanto di “S” maiuscola: così i dottor Stranamore di Villa Certosa hanno definito, con tutta la consueta sobrietà, anche semantica, che connota questo esecutivo, “il documento programmatico del Governo con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare”, come si legge all’art. 2, lett. “l”, dello “schema di decreto legislativo, recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare [….] ai sensi dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”
La Strategia in questione, a prescindere dalle peculiarità degli Strateghi con i rialzi nelle scarpe, le chiome semoventi ed i talami ex-sovietici sovraffollati, ha il grande pregio, tra i tanti, di metter in vivida luce, una volta per tutte, quale macroscopico “equivoco” (per così dire) terminologico si celi sotto la locuzione “nucleare civile” in presunta contrapposizione a quella di “nucleare militare”.
È già la citata legge delega dell’anno scorso, nell’art. 25, c. 2, a chiarire, alla lettera a), ossia al suo primo principio e criterio direttivo, l’aria democratica che tira nella gestione da parte di questo governo della “materia nucleare”: vi si prevede, infatti, la “possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione.”
Laddove qualcuno avesse avuto ancora dubbi sull’esatta gerarchia dei poteri decisionali quando c’è di mezzo sua maestà l’atomo, la lett. f) serve a fare definitivamente chiarezza sul punto, giacché si afferma la necessità della “determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’art. 120 della Costituzione.”
Anzitutto, c’è da evidenziare l’enigmatico riferimento ad una norma costituzionale, l’art. 120, per l’appunto, che legittima l’intervento sostitutivo del Governo nei confronti di “organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni” solo “nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
In quale dei casi evocati dalla previsione costituzionale su citata dovrebbe ricondursi la decisione di istallare una centrale nucleare per legittimare il potere sostitutivo del Governo?
A tacere del fatto che il medesimo art. 120 si chiude con un’invocazione (che, alla luce dei testi normativi che si stanno esaminando in questo scritto, suscita grande tenerezza) a che “i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.”
In ogni caso, l’elemento chiarificatore della su citata gerarchia di poteri decisionali che si rinviene nella normativa di delega dello scorso anno è dato dal fatto che in tutto l’articolo 25 non v’è alcuna previsione in ordine alla “mera” determinazione delle modalità di raggiungimento delle intese con i diversi enti coinvolti, né, men che meno, in ordine alla rilevanza, se non vincolatività, di quelle intese nei confronti del Governo.
In pratica, l’unica disposizione che la maggioranza parlamentare ha pensato bene di introdurre nel provvedimento di delega all’esecutivo sulla questione, discretamente vitale in uno Stato democratico e, ancor più, solennemente “federale”, del rapporto tra il potere centrale e quello degli enti locali in una materia non proprio minore come quella nucleare, ha avuto come unica finalità quella di “determinare le modalità” con cui il primo può “sostituire”, ossia scavalcare, i secondi.
E cotanto Governo, essendo stato “delegato” dai suoi onorevoli mandanti in tale munifica guisa, ovviamente non ha tradito le aspettative.
All’art. 11, in materia di “certificazione dei siti”, dello schema di decreto legislativo su citato, infatti, si legge, al c. 5, che “il Ministro dello sviluppo economico [….] sottopone ciascuno dei siti certificati all’intesa della Regione interessata, che si esprime previa acquisizione del parere del comune interessato.”
Dalla lettura di questa norma, sembrerebbe poco chiaro in quali forme si acquisisca quest’ ultimo parere, ossia quello delle popolazioni direttamente destinatarie del gentile omaggio di una centrale nucleare sul loro territorio, ma soprattutto quale valore reale esso abbia rispetto alla decisione finale sul “sito”.
Ancora una volta, la norma immediatamente successiva, quella del comma 6, fuga ogni dubbio: “Ove [….] non si pervenga ancora alla definizione dell’intesa [….], si provvede all’intesa (sic!) con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata.”
In pratica, un’ “intesa” per decreto.
Ma, in compenso, con il presidente della Regione interessata che “partecipa”, con un ruolo, se ne desume, della stessa pregnanza politica di quello dell’appendiabiti della stanza governativa, al Consiglio dei ministri nel quale si scrive il decreto del Presidente della Repubblica che “provvede all’intesa”.
Son soddisfazioni!
Naturalmente, stante una tale democraticità e partecipatività di tutto il procedimento, il comma 7 statuisce che, “l’intesa ovvero il decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 6 operano anche in deroga ai Piani energetico ambientali delle Regioni interessate da ciascuna possibile localizzazione.”
Altro mirabile esempio dell’idea, e soprattutto della pratica, di questo governo di “federalismo”.
Ancora, all’art. 13, (“Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari e per la certificazione dell’operatore”), c. 10, si prevede una “conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 con l’Agenzia, i Ministeri concertanti, la Regione e gli enti locali interessati e con tutti gli altri soggetti e le amministrazioni coinvolti”.
Anche in tal caso, però, si tratta di una “trattativa” non proprio libera e sovrana per gli enti seduti al tavolo.
Specie per gli enti locali.
Infatti, la norma che segue a ruota, quella del comma 11, sgombra anche qui il campo da ogni equivoco: “Qualora in sede di conferenza di servizi di cui al comma precedente, non venga raggiunta la necessaria intesa con un ente locale coinvolto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, assegna all’ente interessato un congruo termine per esprimere l’intesa; decorso inutilmente tale termine, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri cui partecipa il Presidente della Regione interessata all’intesa, è adottato [….] decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sostitutivo dell’intesa.”
Repetita iuvant.
In conclusione, da questo ordito legislativo si ricava l’ennesima conferma che in ambito energetico oggi ci si trova ormai di fronte a due prospettive sostanzialmente incompatibili tra loro: o una produzione finalmente pulita, diffusa e democratica di energia da fonti rinnovabili, necessariamente accompagnata da un consumo sobrio ed efficiente; o una produzione certamente inquinante e potenzialmente devastante da fonti fossili e nucleari, in cui i pannelli fotovoltaici servono al massimo per decorare i tetti delle centrali atomiche.
Una produzione, in quest’ultimo caso, ancora rigidamente concentrata in poche mani e accentrata, per legge, nei suoi processi decisionali.
Con quelle stesse mani che da queste produzioni arraffano profitti principeschi ed espellono le relative scorie, non necessariamente balsamiche per l’ambiente e la salute pubblica, sui territori sedi di quelle attività.
Un gustoso quadretto finale che a questi territori, al nostro territorio, non è propriamente sconosciuto.

Il 2010 è stato Proclamato dall’ONU “Anno Internazionale della Biodiversità”

Corredati da copiosa documentazione scientifica internazionale, Medicina democratica ha presentato esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria per l’inquinamento da PFOA (acido perfluorottanico) in falda e nei fiumi Bormida, Tanaro e Po.
Il PFOA è tossico e cancerogeno (tiroide), se respirato o bevuto o mangiato col pesce (soprattutto fritto). Lo stanno mettendo al bando in tutto il mondo. In Italia, è scaricato dalla Solvay di Spinetta Marengo in Bormida e, tramite l’affluente Tanaro, nel Po. Il CNR ha riscontrato valori enormi di PFOA nei fiumi alessandrini, fino a 1500 ng/l. E perfino 200 ng/l alla foce del Po. In tutti gli altri fiumi italiani ed europei le concentrazioni non superano mai 1-20 ng/l. Non è biodegradabile nell’ambiente, dunque è bioaccumulabile nei tessuti animali e umani. Abbiamo chiesto che sia impedito l’approvvigionamento idrico, che sia vietata la pesca, che sia sospesa la donazione sangue dei lavoratori Solvay, oltre naturalmente che sia eliminato lo scarico in aria e in acqua.
Evidenzieremo tale questione nazionale all’incontro organizzato dal Parco Fluviale del Po e dell’Orba.

Il Cancrovalorizzatore nè qui nè altrove/Paul Connett ad Alessandria

Gli elettori stiano attenti a chi andranno a votare per le regionali, a chi sostiene TAV, acqua privatizzata, depositi nucleari, inceneritori.

Uno tra i tanti punti di massiccio dissenso degli ambientalisti alessandrini nei confronti di Provincia, Regione e Comuni, a cominciare da quello di Alessandria, è riferito all’inceneritore-cancrovalorizzatore da loro concordato ai confini tra l’astigiano e l’alessandrino, e cosiddetto “termovalorizzatore del Piemonte sud orientale”. In totale alternativa allo stesso, qui e altrove, come Rete ambientalista alessandrina abbiamo tenuto decine di assemblee in provincia raccogliendo migliaia di firme su un documento presentato -inutilmente- all’Amministrazione provinciale.
Medicina democratica infatti sostiene la strategia “rifiuti zero”: risparmio, recupero, riuso, raccolta differenziata, riciclaggio. Di grande interesse proponiamo al riguardo, con traduzione simultanea in italiano, il video della conferenza ad Alessandria di Paul Connett, professore di chimica all’Università di New York, uno dei massimi esperti mondiali in materia.

Indagini Epidemiologiche per la Fraschetta/Tumori alla Michelin.


Continua l’inchiesta sulla Michelin di Spinetta Marengo (AL). Le accuse sono di lesioni e omicidio colposo per malattia professionale. I dirigenti indagati sono Giancarlo Borella, Bartolomeo Berello, Giuliano Gallo, Giovanni Alberti, Emilio Toso. L’inchiesta è stata aperta su segnalazione di Inail e Asl relativamente a cinque dipendenti. L’indagine epidemiologica ordinata dalla Procura di Alessandria ha evidenziato che, dal 1972 al 2007, su 3.000 dipendenti ben 284 sono morti per tumore. Addirittura disaggregando qualche dato, ad esempio esaminando i dati Istat (vedi il dossier di Medicina democratica) sulle “cause di morte 1970-90 Michelin di Alessandria”, è clamoroso notare che sul totale di 112 decessi Michelin ben 53 sono dovuti a tumori: 47,4%, mentre la percentuale in Piemonte è 31,5%. Secondo l’ASL 20, relativamente al periodo ’92-’97, i decessi per tumori sul totale decessi sale per Michelin al 50%. Un lavoratore su due.
Sindacati, Medicina democratica, Comitati della Fraschetta, 5.000 cittadini erano ricorsi alla Magistratura: leggi il dossier.

Indagini Epidemiologiche per la Fraschetta/Confronto con il Prof. Fletcher sul PFOA

Commentiamo le dichiarazioni del professor Tony Fletcher (La Stampa, 11 febbraio) in merito al PFOA, acido perfluorottanico, sostanza utilizzata, scaricata in acqua e aria dalla Solvay di Spinetta Marengo. Come è noto, Medicina democratica ha, per prima, sollevato la questione eco sanitaria con alcuni ricorsi

(Alessandrini, Berto, Ferrarazzo, lavoratori poi licenziati) alla Procura della Repubblica di Alessandria relativi alla presenza di PFOA tanto nel sangue dei lavoratori quanto nelle acque dei fiumi Bormida, Tanaro e Po, nonché delle falde superficiali e forse non solo. Nella copiosa documentazione del ricorso, si fa proprio riferimento agli studi americani citati da Fletcher, professore alla London School of Hygiene end Tropical Medicine. Lo scienziato, definito uno dei tre maggiori epidemiologi mondiali, pur nella sua veste di consulente di parte (della Dupont, azienda produttrice di PFOA che ha già indennizzato per 101,5 milioni di dollari) ci conferma il drammatico allarme su un prodotto accertato da anni negli animali come cancerogeno, mutageno e teratogeno, ma si dichiara attendista per quanto riguarda analoghi effetti sugli esseri umani: “Fra circa 18 mesi concluderemo gli studi”. Medicina democratica ritiene invece, in base agli studi internazionali, che se il prodotto perfluorurato è cancerogeno per gli animali non può non esserlo per gli umani, come dimostrano le metodologie comunemente utilizzate nella ricerca medica e farmaceutica. Tanto più che il principio di precauzione impone di sospendere un prodotto quando sospetto, senza attendere di conteggiare a posteriori i morti e gli ammalati. Perciò abbiamo chiesto che la Solvay interrompa immediatamente l’utilizzo del PFOA e il suo rilascio in aria e acqua. Siamo invece completamente d’accordo con il professor Fletcher, avendola invano già richiesta a Procura e Asl, sulla necessità di analisi del sangue di massa per il PFOA: come hanno fatto in USA per 70.000 persone. A questo proposito, preghiamo vivamente chi fosse interessato a contattarci in quanto siamo in grado di garantire la disponibilità di affidabili istituti italiani per le analisi ematiche del PFOA, precauzione sanitaria che raccomandiamo soprattutto ai lavoratori che in questi decenni hanno operato dentro lo stabilimento di Spinetta Marengo. Ciò anche in funzione della loro partecipazione all’imminente processo in qualità di parti civili. Infine, accogliamo la disponibilità del professor Fletcher a interessarsi di Spinetta Marengo per le indagini epidemiologiche, e lo invitiamo già ora al pubblico confronto che stiamo preparando.

Sì al Rilancio delle Ferrovie. No al TAV Terzo Valico.

Un centinaio i partecipanti a Sampierdarena al picchetto e al volantinaggio contro il TERZO VALICO voluto da affaristi, banchieri, e imprese (con annessi e connessi lacchè) che ne godranno gli utili a spese di tutti i cittadini. L’8 febbraio, con striscioni, bandiere No Tav e slogan hanno dichiarato le loro motivazioni dinanzi all’ingresso della imponente e costosa (tanto pagano i contribuenti!) struttura del convegno genovese. Il primo a misurarsi con la protesta è il ministro Altero Matteoli, in anticipo di mezz’ora sulla tabella
di marcia. Arriva la sua auto (contromano) e via alle grida: «Mafiosi, collusi, bastardi».Il sindaco Marta Vincenzi se la scampa: fatta passare dall’altra parte dai binari. Va peggio al presidente della Provincia Alessandro Repetto. I dimostranti gli si stringono intorno alla macchina. Breve tafferuglio. Via libera. E tale resta, garantita dallo sbarramento degli agenti, quando arrivano le macchine che portano a destinazione il ministro Claudio Scajola. L’auto blu di Burlando ha schiacciato un piede ad un carabiniere: di qui i titoli dei giornali e delle reti televisive sulla violenza degli ambientalisti che, mentre “aggrediscono presidente di Regione e presidente di Provincia, causano il ferimento di componenti delle forze di polizia”. Poco o niente sulle nostre motivazioni. Il presidente della Provincia di Alessandria Filippi e il suo assessore Graziano Moro hanno svicolato rifiutando di incontrare la delegazione alessandrina.

Per maggiori approfondimenti e alcune immagini potete collegarvi al sito: globalproject.info

Alessandria Contro la Nuova Opzione Nucleare e in Nome degli Altri ex Siti Italiani


Sarà una udienza decisiva quella dell’11 marzo 2010 davanti al Tar Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, per il nostro ricorso contro Ministero dello sviluppo economico, SOGIN Società Gestione Impianti Nucleari e ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale,
per l’annullamento, previa sospensione, del decreto ministeriale che, in alternativa al deposito nazionale ultrasicuro per millenni, autorizza contro legge a Bosco Marengo (Alessandria) la costruzione, già di per sé rischiosa per lavoratori e territorio, di un insicuro deposito di scorie nucleari da stoccarsi pericolosamente (attentati, terremoto, falde acquifere ecc.) almeno fino al 2020 secondo la Regione e secondo la Sogin per un periodo del tutto indeterminato. Senza ipocrisie: sarebbe un deposito definitivo. Dove tombare centinaia di fusti radioattivi vecchi e nuovi. In un sito assolutamente inidoneo neppure per uno stoccaggio temporaneo: sia per le condizioni antropiche del territorio (densità popolazione) sia per le caratteristiche geomorfologiche del terreno (sismico, con falde), come dimostrerebbero agevolmente le (omesse) indagini geotecniche e il (mancato) assoggettamento alla valutazione di impatto ambientale – VIA.

La pronuncia del Tar diventerà un precedente con enorme valenza per tutto il territorio nazionale. Se a noi favorevole, ad essa si potranno appellare tutti i siti italiani che hanno ereditato i rifiuti nucleari delle centrali dismesse. Soprattutto la sentenza del Tar metterà in discussione l’intera strategia nucleare del Governo, come affermato dallo stesso. Siamo consapevoli che si tratta di lotta impari, una formica contro l’elefante, o Davide contro Golia.

Il ricorso al Tar Piemonte era stato presentato nell’aprile 2009, tramite l’avvocato Mattia Crucioli, da parte di Medicina democratica, Comitati, Legambiente, Pronatura e tre consiglieri regionali (Deambrogio, Comella, Moriconi), poi sostenuto da una entusiasmante sottoscrizione popolare [vai a cliccare per controllare l’elenco dei sottoscrittori], con l’aiuto di Beppe Grillo, senza alcuna partecipazione dei Comuni; anzi, avendo attivamente contro il Comune di Bosco Marengo, la Provincia di Alessandria e la Regione Piemonte. Addirittura il Governo ha mandato in campo l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, con la volgare intimidazione che se viene accolto il nostro ricorso… gli utenti dovranno sopportare maggiori costi.

Contro il ricorso la Sogin, cioè il Governo, si era opposta con una infinità di pretesti e cavilli in tutte le sedi, ma subendo ben due sentenze del Tar e una del Consiglio di Stato. Il tentativo della Sogin, con uno stuolo di avvocati famosi e super pagati, era di scippare, di spostare la sede processuale da Torino a Roma, sede ritenuta vicina alla propria sfera di influenza, e comunque di rinviare in continuazione la sentenza definitiva. Né va sottovalutato il tentativo di “prenderci per fame” così dilatando i costi del procedimento, disegno rintuzzato dalla eccezionale sottoscrizione popolare. Tale strategia, malgrado le ipotesi di reato presentate nell’esposto di Medicina democratica alla Procura della Repubblica di Alessandria, ha però consentito alla Sogin di avviare i lavori di smantellamento dell’impianto nucleare di Bosco Marengo, di trattamento-condizionamento-stoccaggio di materiali radioattivi, con sversamento degli stessi nell’ambiente sia sotto forma di effluenti liquidi (l’esondabile rio Lovassina) sia di effluenti aeriformi, con gravissimo pericolo per il territorio circostante e per l’incolumità della salute pubblica delle generazioni presenti e future. Lavori illegittimi, senza VIA e addirittura privi delle prescritte preventive approvazioni ISPRA, iniziati perfino tramite un contratto di appalto precedente la contestata autorizzazione ministeriale; dunque lavori carenti in sicurezza nucleare e protezione sanitaria. Lavori che -abbiamo chiesto- siano immediatamente sospesi: l’impianto di Bosco deve essere mantenuto in “custodia protettiva passiva”, alla quale per legge è obbligata la Sogin, in sicurezza come è avvenuto finora, in attesa dell’individuazione dell’idoneo deposito nazionale previsto dalla legge dove confluire le scorie di Alessandria e degli alti impianti italiani, cioè con il rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica, prato verde, senza deposito.

In definitiva, mentre il Parlamento approvava il rilancio governativo del nucleare in Italia, l’obbiettivo nazionale tanto del ricorso al Tar che dell’esposto alla Procura era triplice: affermare in nome di tutti gli ex siti nucleari l’illegalità dello smantellamento degli impianti per trasformarli in depositi definiti “temporanei” “a tempo indeterminato”, cioè definitivi, nonché rivendicare invece la realizzazione -prevista dalla legge- di un deposito nazionale ultrasicuro per millenni, e infine affermare inequivocabilmente l’assurdità di proporre nuove centrali nucleari senza aver neppure risolto l’eredità delle vecchie.

A 22 anni dal vittorioso referendum popolare del 1987 che ha imposto, in Italia la chiusura delle centrali nucleari, Medicina democratica ripropone il suo storico No a qualsiasi opzione nucleare con il dossier sul numero 186 della Rivista: contributi di Luigi Mara, Lino Balza, Fabrizio Varese, Mycle Scheideir e Antony Froggatt.

l’elenco completo dei sottoscrittori ai ricorsi Tar del Piemonte e Consiglio di Stato:

A.F.A.
Addesso Antonio
Agliardi Mariangela
ALDO BADALONI
ALEMAGNA FABIO
Alessandrini Sonny
Amato Antonio
ANTONELLINI MASSIMO
ANTONELLINI SILVIO
Arena Fabio
Armano Giulio
Ass. LibLab – Valassina
Aurora Fulvio
BADOCCHI STEFANO
Baleani Luciano
Baleani Stefano
BARACCA ANGELO
BARBARA VERRI
Barberis Giorgio
Bardi Maurizio
Barile Anna Maria
BARRA PAOLO
Bartoli Francesco
Bartolomei Daniela
Baruffaldi Marina
Basso Patrizia
Belardi Graziano
Bellotti Bruna
Benedetti Maria Bianca
BENEDETTI MARIA BIANCA
Beppe Grillo
Berrino Maddalena
Berto Valentina
BERTOLOTTI GIORGIO
BIANCHI GIANLUCA
Bionda Andrea
Boato Michele – Ecoistituto Veneto
BOCCACCIO ANDREA
Boccazzi Monica
Bocchio L.
BONOTTO MARCO
Borsari Marilena
Bottazzi Gabriele Jonah
BOTTAZZI GABRIELE JONAH
Bottiroli Danilo Giacinto
Briola Enrico
Buccino Marco
Budini Giulio
Bugarda Gianluigi
BUONASORTE MAURO
Burattin Flavio
C. Consulting Srl
CALANCA DANIEL
Calcaterra Gabriele
Caldiroli Marco
Caneva Sabrina
Cannizzaro Gioacchino
Cannizzaro Gioacchino
Capra Renata
CARBONE GIAMPIERO
Carbone Giampiero e Mario
CARDIN CATERINA
CASAGNI SERGIO. CASAGNI S. CENNI C. TRAB
Casagrande Franco
CASARI LELIO
Cassua Giulia
Catoni Stefania
Cattaneo Giovanna
Cerizza Ivan
Cimurri Caterina
Cioffi Giuseppina
Cipani Annalisa
CLAUDIO DANESI
COLOMBO ALESSANDRO
Comitato Civico Rivalta Vivibile
Comitato Civico Rivalta Vivibile
Comitato Fraschetta
CORBETTA MARIA
Coro’ Marcella
CORTI LUCIA
COTOGNI ROBERTO
CRISPINO PAOLA
CUB Alessandria
Dagnino Nicoleta
Dalolio Andrea
De Ambrogio Alberto
DE BELLIS DONATELLO
De Giorgi Raffaele
DE GRAZIA GIANFRANCO
De Laurenzis Cosimo
Debbia Stefano
Del Sarto Alessio
Dell Aiera Emanuela
Dellarole Carlo
Di Carluccio Luigi
Di Stefano Gaia
Di Tucci Assunta
DIENI FRANCESCO
DIODATI MARCO
DOLCINO ELIS ABETTA
Donati Angela
Fabbri Fabiana
Fassola Raffaella
Fava Maurizio
Favaron Luca
FERNANDA GUARDUCCI
Ferretti Carla
Ferri Sergio
Ferro Enrico Giovanni
Fiabane Luca
Fierro Paolo
FISSORE FEDERICO
Flanagan Stephen
Fontana Chiara
Forti Lia Chiara, Giorgio – Messi
Fortuna Christian Giuseppe
Forum Ambientalista
Galleani Gloriano
Gallo Ciro
GANDOLFI CECILIA
Gasparini Elvira
GATTEI.COM DI GATTEI ALESSIO
Gatti Alfonso
Gavagni Cristian
GERARDI STEFANO
Germano Federico
Ghio Enrica
GIOVANNI VASSALLO
Giraudi Francesco
Gola Giacomo

Greppi Edoardo
GRILLO GIUSEPPE PIERO
GRULLA GIANPIERO
Gruppo Consiliare Ecologisti Uniti a Sinistra
Gruppo Consiliare Rifondazione Comunista
Gruppo Consiliare Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo
GUIDETTI SABRINA
Hellmann Alessandro
HUTTER BRIGITTA
Iadanza Paola
Iudicone Giovanni
IVAN ALESSI
LAMONACA VINCENZO
LANDONI CLAUDIA
Legambiente Circolo Ovadese
Livraga Giancarlo
MACCARI DANIELE
Macciò Enrica
Malatesta Giovanni
Mandarino Piero
Manfreo Carla
Manno Domenico
Mara Luigi
MARCO OLIVA RICORSO
Mauro Antonella
MAURO BORGOTTI
Mazzia Maurizio
MAZZOLI MASSIMO
Meaglia Piero
Medicina Democratica
Memore Luisa
MENCHI PAOLO
Meniconi Flavio
Mensi Nicoletta
Menta Anna Maria
Meola Marco
MERCURIU ANDREANA
Minetto Gianluca
Monti Adriana
Montobbio Giovanni
MORELLI MARCO
MUNEROTTO FEDERICO
Muriti Michele
MUSSO NICOLA
Naggi Giovanni
NAVONI AMALIA
Niccoli Giovanni
Niccoli Pietro
Oddone Angelo
Oddone Lorenzo
OLIVETTI MATTIA
OLIVETTI MATTIA
OLIVIERI ERICH SIMON
PACI FEDERICO
Pampaluna Emilio
Panizza Pietro e Mantelli Lorenza
Paolicchi Monica
Paravidino Marta
PASERO CLAUDIO
Patrizia Gentilini
Patrone Dario
Pavanelli Lina
PENURIA RUSSO STEFANO
Perotti Marcella Luisa Maria
Petrarca Francesco
Pezzotta Giovanni
PEZZOTTA GIOVANNI
Piacentino Francesco
Piccinin Liliana
Pier Luigi Cavalchini (Pro Natura Alessandria)
PIGATTO PABLITO
Pirolo Claudio
PISCOPO GIUSEPPE
Poggio Pierpaolo
Poliandri Gianfranco
Prina Teresio
Pro Natura Piemonte
Progetto Ambiente
Raffaghello Lisa
Raggi Giuseppe
RAMORINO DONAT
Rampi Paola
Repetti Angelo
Rifondazione Comunista-Federazione
Rimossi Franco
Rimossi Luigi
Rocchetti Patrizia
Romagnano Luciano Aristide, Scotto
Romagnano Luciano e Scotto
RONCHI NICOLA
ROSANI GABRIELE GIANLUCA
ROSSI CLAUDIO
Sabbadini Raffaele
Sanna Giuseppe
SANNA SALVATORE
SANREMO SOSTENIBILE
Santandrea Bruno
Sanvittore Rita
SARLI DORIANA
Sartori Bruna
SATTA ANNAMARIA
Savioli Stefano
Sbalc* Rosa
SBRIGATA SILVIO ALESSANDRO
SCIACCA PIETRO
Scomparin Francesco
Semino Benedetto
Sessi Mario
Sessi Mario
SILVIO VITAGLIANO
SOLAZZO PAOLO
SOMMARIVA PAOLO GIORGIO
Sommaruga Laura
Spazzini Carlo
Stasi Gino
Stefania Fusero
STOP MOTO DI EGIDI MATTIA
Taffetani Luca
TAGLIENTO ROBERTO
Talpo Marcello
Tamai Lucia
TAMBURINO MARIA LUISA
TARONI MARIA TERESA
TEMPESTI LORENZO
TESTASECCA FABRIZIO
Tondelli Pierpaolo
TONTI FABIO
Tufo Raffaela
Valerio Federico
Vallero Sabrina
Valsecchi Laura
Variale Gennaro
Veltre Eliana
Vergagni Francesco
Vessali Jian
Vinella Fabio
ZACCARDO DONALD
ZANINI LAURA
Zanni Paolo
Zavatta Musolino Desi
ZILIANI DONATELLA
Zocchi Renato
Zucca Gian Domenico
Zucca Giandomenico
ZUCCONI LUCA

L’importo dei versamenti sul Conto Corrente Postale è pari a € 7.755,00.
L’importo dei versamenti sul Conto Corrente Bancario è pari a € 22.815,00.

Black Out: Accesso Vietato ai Dati Ambientali della Solvay

Nel 2008 è scoppiato lo scandalo dell’inquinamento del polo chimico di Spinetta Marengo (AL): grazie all’azione della Magistratura i dati di inquinamento del suolo e dell’acqua (e presto anche quelli dell’aria) hanno finalmente finito di essere nascosti nei cassetti. Però da oltre un anno Comune, Provincia, Regione, Arpa, Asl, Amag ecc. non hanno più fornito alla popolazione i successivi dati ambientali, tanto meno quelli sanitari, e neppure è stato fatto nulla per la bonifica del sito dal cromo esavalente e da altre decine di veleni. I cittadini, di nuovo, non sanno da mesi cosa stanno respirando, bevendo, mangiando.
Abbiamo così fatto formale richiesta di avere e divulgare copia di questi dati. L’Arpa “rifiuta l’accesso alle informazioni ambientali richieste in quanto gli atti in oggetto sono sottoposti a sequestro da parte della Procura della Repubblica di Alessandria”. Restiamo perplessi. Non obiettiamo per gli accertamenti ordinati dalla Procura: senz’altro sono secretati per legge in relazione al processo penale che si sta per aprire. Ci chiediamo però se tutti, proprio tutti, i dati sono stati ordinati dalla Procura. Ci chiediamo, cioè, se Arpa e Asl non abbiano fatto controlli non ordinati dalla Procura, di propria iniziativa, fossero solo di routine: anche questi sono secretati? Ci chiediamo se Comune, Provincia e Regione non abbiano ordinato di propria iniziativa controlli ad Arpa e Asl, e se non l’hanno fatto: perché? E se l’hanno fatto: perché non li rendono pubblici?
Addirittura nulla si sa degli incidenti da noi denunciati.
A questo proposito, l’Arpa ci ha replicato di non avere il permesso di fare controlli dentro o nelle vicinanze dello stabilimento. Abbiamo allora sollecitato Comune, Provincia, Regione, Arpa, Asl, a chiedere con noi la modifica del Piano di emergenza esterno, quello che serve a salvare la vita a migliaia di persone.
In conclusione: c’è un black out di informazioni sul polo chimico. Altro che Osservatorio ambientale della Fraschetta! Non è che dobbiamo chiedere direttamente alla Solvay i dati ambientali, certamente perfetti?

Le Responsabilità Penali del Sindaco

Era alto 90 pagine l’esposto querela che abbiamo presentato con gli Amicidellebici affinché si proceda contro reati di omissioni di atti di ufficio per i mancati provvedimenti, previsti dalle leggi per la qualità dell’aria, che hanno provocato malattie e morti fra i cittadini vittime dell’inquinamento urbano. Però l’esposto non ha ancora avuto seguito, come invece è avvenuto in altre parti d’Italia. Ancora nei giorni scorsi abbiamo invitato la Procura della Repubblica a verificare ulteriormente i dati epidemiologici, soprattutto riferiti a bambini e anziani. Verifichi -abbiamo scritto- che, nei giorni successivi ai picchi di inquinamento, i decessi per crisi respiratorie e disturbi cardiaci aumentano percentualmente, come pure cresce il numero dei ricoveri. Consideri i passi avanti degli studi e delle ricerche sulle nanoparticelle PM2.5 e PM1, che l’Arpa non misura perché più piccole ma più micidiali delle polveri sottili PM10: penetrano negli alveoli polmonari, hanno effetti sulla coagulazione del sangue, provocano ischemie e ictus, sono cancerogene.
L’ottimo servizio su La Stampa del 4 febbraio con l’elaborazione dei dati rilevati dagli esperti dell’ARPA ha confermato statisticamente le nostre preoccupazioni e sollecitazioni: l’inquinamento atmosferico è concausa dei decessi. 231 morti per colpa dello smog. Una strage.
L’aria di Alessandria è sempre più malata, abbiamo scritto, anche il 2009 si è chiuso con livelli di inquinamento che superano le soglie d’allarme nazionali ed europee e con la salute degli alessandrini seriamente insidiata dallo smog. Soprattutto il traffico urbano è responsabile delle polveri sottili, PM (Particulate Matter), micro particelle che si insinuano nei polmoni e nei tessuti umani intossicandoli: la legge, assai permissiva peraltro, consente per le PM10 che la soglia d’allarme media giornaliera, 50 microgrammi per metro cubo, venga superata al massimo 35 volte all’anno (dovevano essere 7 dal primo gennaio). Ebbene, ad Alessandria siamo a 105 volte. Già a gennaio 2010 siamo per 24 volte fuorilegge. Per non parlare dell’ozono che provoca irritazioni del sistema respiratorio, riduzione della funzione polmonare, asma e altre patologie. L’indice, anche questo permissivo, indicato dalla direttiva europea, è di 120 microgrammi per metro cubo non più di 25 giorni all’anno. Ebbene, ad Alessandria siamo a tre volte tanto, 73 giorni, al secondo posto in classifica fra le città italiane.
Di fronte a questi dati, le responsabilità degli amministratori pubblici, presenti e passati, è secondo noi evidente e accertabile. Le zone a traffico limitato (ZTL) sono ridicole, una truffa alla salute per ottenere addirittura finanziamenti. L’attuale sindaco di Alessandria, grazie anche ad Arpa e Asl, si arrampica sui vetri per scaricare le responsabilità. Incolpa lo spargimento di sale antigelo (anche d’estate?). Incolpa essere Milano l’inquinatore della pianura padana e di Alessandria (piazza della Libertà e Valmadonna hanno gli stessi PM10?). Incolpa la Solvay. Incolpa il riscaldamento (anche d’estate?). Incolpa tutti meno che il traffico, siccome i miopi commercianti non vogliono isole pedonali.

Processo Thyssenkrupp

Proseguono a Torino le udienze per l’eccidio del 6 dicembre 2007 alla Thyssenkrupp, processo al quale Medicina democratica si è costituita parte civile. Nella recente udienza il pm Raffaele Guariniello ha messo sotto accusa, nell’ambito del secondo filone di inchiesta, cinque ispettori dello Spresal per “soppressione di atti”; si tratta di: Gianni Buratti, il medico che dirigeva il servizio, ora in pensione; Carmelo Baeli, ingegnere; Ugo Moratti, Francesco Novello e Antonio Barone, ispettori. Lo Spresal è il servizio della Asl che si occupa di sicurezza sul lavoro: questi “signori” sono sotto accusa per aver consegnato alla Procura soltanto una parte dei verbali di ispezione che erano stati loro richiesti; non solo, ma l’altra nuova accusa è quella di “falso”, per aver volutamente omesso di segnalare delle manchevolezze aziendali, in un caso in concorso con Cosimo Cafueri, il responsabile sicurezza dell’azienda ora a giudizio nel processo principale. Si apprende, inoltre, che la Guardia di Finanza ha pedinato e fotografato alcuni funzionari Thyssenkrupp che si incontravano con gli operai, nei locali pubblici, alla vigilia delle loro deposizioni; da questo deriva che le posizioni di taluni testimoni – ultimo in ordine di comparizione Andrea Cortazzi, vicedirettore dello stabilimento torinese – si aggravano, dovendo rispondere di “falsa testimonianza” per aiutare i padroni assassini.

Fermiamo la Legge sulla Caccia

Il Senato ha approvato il 28 gennaio scorso l’articolo 38 della legge Comunitaria che consente alle Regioni di autorizzare la caccia al di fuori dei periodi fissati dalla 157 (1 settembre – 31 gennaio). Quindi caccia tutto l’anno.!!Questo è accaduto nonostante un appello al Presidente del Consiglio sottoscritta da oltre 100 associazioni di ogni tipologia e nonostante un sitting di protesta davanti al Senato il 28 gennaio.
Il provvedimento ristabilisce i termini 1 settembre – 31 gennaio solo per i mammiferi (esclusi gli ungulati), quindi in definitiva solo per volpe, coniglio selvatico e lepre. Invece gli uccelli sarà possibile cacciarli anche in altri periodi, previo parere dell’ISPRA (non vincolante). E sappiamo bene come viene considerato dalle Regioni in moltissimi casi (tipo per le preaperture) il parere dell’ISPRA.
Ora la legge passa all’esame della Camera, dove dovremo dare battaglia. E’ fondamentale mantenere alta l’attenzione su quanto accaduto perchè molto probabilmente alla Camera la legge verrà esaminata a marzo e quindi si rischia che per quella data tutto finisca nel dimenticatoio.

Di seguito trovate alcune azioni che si possono fare per contribuire alla causa:
1) APPELLO LIPU: lo trovate online sul sito www.lipu.it/. Firmatelo, divulgatelo, mandatelo a tutti, fatelo circolare;
2) Il sito Repubblica.it ha lanciato un APPELLO contro caccia selvaggia per SALVARE I MIGRATORI alla pagina: www.repubblica.it/cronaca/2010/01/29/news/no_alla_caccia_selvaggia_mandate_foto_e_testimonianze-2115981/
Chiedono di mandare FOTO E TESTIMONIANZE per aiutare la campagna.
IL TESTO DICE: “INQUADRATE GLI ANIMALI CHE VI PIACE VEDERE IN CAMPAGNA, NEI BOSCHI, IN MONTAGNA, CON LA MACCHINA FOTOGRAFICA INVECE CHE CON LA DOPPIETTA E MANDATECI LE FOTO. LE PUBBLICHEREMO PER FAR VEDERE QUAL E’ IL RAPPORTO CHE GLI ITALIANI VOGLIONO CON LA NATURA
MANDIAMO TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO! (e subito, naturalmente…….)
3) USATE LA RETE: diffondete l’appello attraverso le vostre mailing-list, siti, rubriche di posta elettronica, forum, blog, social network.
4) ADESIONE ASSOCIAZIONI: se fate parte di una associazione locale, non solo animaliste o ambientaliste, tutte (culturali, scientifiche, sociali) chiedete loro di aderire all’appello. L’adesione può essere inviata a oasi.bosconegri@lipu.it indicando bene il nome dell’associazione e il comune dove ha sede. Sarà rigirato alla LIPU Nazionale che lo aggiungerà alle altre adesioni. Il coordinamento delle associazioni crescerà sempre più e sarà un grande megafono per le varie azioni che studieremo, virtuali (rete, mailing ecc.) e reali.

Rappresaglie Ambientali: Il Lupo Cambia il Pelo

Sonny Alessandrini, Daniele Ferrarazzo e Valentina Berto avevano presentato, contro la Solvay di Spinetta Marengo, esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria, rispettivamente in data 28 febbraio, 14 luglio, 30 luglio 2008 e 20 febbraio 2009

A fine Febbraio 2009 sono stati licenziati. Gli esposti riguardano la salute dei lavoratori e dei cittadini. Fanno parte dei documenti con cui Medicina democratica si presenterà parte civile al processo penale del polo chimico alessandrino.
Nello stesso stabilimento, che allora si chiamava Montefluos (gruppo Montedison), nel 1991, come testimonia l’articolo del Manifesto qui sotto, il “Sorvegliato Speciale” Lino Balza era vittima delle medesime rappresaglie.

clicca sull’immagine per ingrandire

Esposto Querela Per Inquinamento Urbano

OMICIDIO COLPOSO PLURIMO: 7.000 MORTI ALL’ANNO.
QUANTI AD ALESSANDRIA.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) avverte che l’inquinamento da polveri fini nell’ambiente urbano è responsabile ogni anno di circa 100.000 morti e 725.000 anni di vita persi. L’Italia è tra i paesi europei in cui si registra la maggior percentuale di popolazione urbana esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti: oltre il 905% di polveri sottili e più del 50% di biossido di azoto che portano a oltre 6.000 ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e circa 65.000 casi di bronchite acuta e attacchi di asma concentrati in modo particolare tra i giovani. Alessandria è ai primi posti nella sciagurata classifica. Il traffico veicolare è l’imputato principale.

A gennaio 2010, dopo numerosi aggiornamenti all’esposto, abbiamo perciò inviato la seguente lettera alla Procura della Repubblica di Alessandria.“In questi ultimi anni, per la prima volta da trent’anni, Medicina democratica non ha espresso un giudizio negativo sulla Procura di Alessandria ma dà atto che, pur a ranghi ridotti, è intervenuta su importanti reati ambientali. Però non ha ancora avuto seguito, come è avvenuto in altre parti d’Italia, l’esposto querela che abbiamo presentato con gli Amicidellebici affinché si proceda contro reati di omissioni di atti di ufficio per i mancati provvedimenti previsti dalle leggi per la qualità dell’aria che hanno provocato malattie e morti fra i cittadini.
L’aria è sempre più malata: anche il 2009 si è chiuso con livelli di inquinamento che superano le soglie d’allarme nazionali ed europee e con la salute degli alessandrini seriamente insidiata dallo smog. Soprattutto il traffico urbano è responsabile delle polveri sottili, PM10, micro particelle che si insinuano nei polmoni e nei tessuti umani intossicandoli: la legge, assai permissiva peraltro, consente che la soglia d’allarme media giornaliera, 50 microgrammi per metro cubo, venga superato al massimo 35 volte all’anno. Ebbene, ad Alessandria siamo a 105 volte. Per non parlare dell’ozono che provoca irritazioni del sistema respiratorio, riduzione della funzione polmonare, asma e altre patologie. L’indice, anche questo permissivo, indicato dalla direttiva europea, è di 120 microgrammi per metro cubo non più di 25 giorni all’anno. Ebbene, ad Alessandria siamo a tre volte tanto, 73 giorni, al secondo posto in classifica fra le città italiane.
Di fronte a questi dati, le responsabilità degli amministratori pubblici, presenti e passati, è secondo noi evidente e accertabile. Le zone a traffico limitato (ZTL) sono ridicole, una truffa alla salute per ottenere addirittura finanziamenti. L’attuale sindaco di Alessandria, grazie anche ad Arpa e Asl, si arrampica sui vetri per scaricare le responsabilità. Incolpa lo spargimento di sale antigelo (anche d’estate?). Incolpa essere Milano l’inquinatore della pianura padana e di Alessandria (piazza della Libertà e Valmadonna hanno gli stessi PM10?). Incolpa la Solvay. Incolpa il riscaldamento (anche d’estate?). Incolpa tutti meno che il traffico, siccome i miopi commercianti non vogliono isole pedonali.
Il nostro esposto alla Procura era alto 90 pagine. La invitiamo ulteriormente a verificare i dati epidemiologici, soprattutto riferiti a bambini e anziani . Verifichi che, nei giorni successivi ai picchi di inquinamento, i decessi per crisi respiratorie e disturbi cardiaci aumentano anche più del 3 per cento, come pure cresce il numero dei ricoveri. Consideri i passi avanti degli studi e delle ricerche sulle nanoparticelle, che l’Arpa non misura perché più piccole ma più micidiali delle polveri sottili PM10: penetrano negli alveoli polmonari, hanno effetti sulla coagulazione del sangue, provocano ischemie e ictus, sono cancerogene”.

Riteniamo un servizio utile a quanti nella propria città vogliano ripetere la nostra iniziativa, mettere a disposizione il testo del nostro esposto querela.

Il Piano di Emergenza Esterno della Solvay Solexis

In merito all’incidente da noi denunciato del 20 gennaio alla Solvay di Spinetta Marengo, prendiamo atto delle circostanziate precisazioni del direttore dell’ARPA, Alberto Maffiotti, circa i lacci e laccioli normativi che impediscono all’ARPA di entrare dentro lo stabilimento e neppure nelle dirette vicinanze (zona rossa) per i controlli delle emergenze in corso, e che consentono all’azienda la esclusiva discrezionalità di dichiarare o lo “stato di attenzione” o lo “stato di preallarme” o lo “stato di allarme esterno”. Solo in caso di “stato di allarme”, che consente anche al Prefetto di far scattare l’eventuale “stato di emergenza alla popolazione”, infatti l’ARPA e l’ASL ecc. possono intervenire -a cessato allarme- nella “zona rossa” per rilevare i danni ambientali e sanitari. Solo in questo caso e comunque a posteriori, cioè quando i buoi (la salute) sono già scappati dalla stalla.
Ne prendiamo atto ma denunciamo all’opinione pubblica che tale anomalia è contraria alla tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, e perciò chiediamo che sia radicalmente modificato il “Piano di emergenza esterno” redatto dalla Prefettura di Alessandria. Riteniamo che ARPA, ASL, Comune, Provincia, Regione, sindacati debbano associarsi a questa richiesta.

Dimissioni del Presidente e del Progetto Cromo dell’Amag


I reati ambientali, nonché di corruzione e peculato, che la Procura di Alessandria contesta al presidente dell’AMAG, Lorenzo Repetto, sono scaturiti dalle perquisizioni effettuate tramite i carabinieri del NOE durante le indagini sullo scandalo cromo esavalente della Solvay a Spinetta Marengo.
Repetto era stato oggetto di pubbliche contestazioni da parte di Medicina democratica in occasione del “piano Amag Fraschetta” che egli aveva presentato in linea, come si vede, con le sue competenze professionali e non. E’ auspicabile che con le sue dimissioni da presidente AMAG anche il finto progetto di bonifica si infogni. Su questo, che avevamo definito “business privato con soldi pubblici”, avevamo scritto ai giornali: a Repetto, presidente dell’AMAG, contestiamo il riproposto progetto di megadepuratore che dovrebbe “lavare” le acque inquinate del polo chimico spinettese. Si tratta di una ipotesi tecnicamente inefficace e costosa. Per l’impossibilità di captare completamente la massa d’acqua, il fiume che scorre sotto la Fraschetta. E per l’incapacità di eliminare non solo il cromo esavalente ma l’altra ventina di sostanze tossiche e cancerogene. Sarebbe come aver proposto di lavare il fiume Bormida dagli scarichi dell’Acna di Cengio! I veleni vanno invece eliminati a monte e non a valle. L’area di Spinetta Marengo va bonificata all’origine, i veleni vanno tolti dal suolo altrimenti per centinaia di anni continueranno incontrollabili a scendere e inquinare le falde. Ancor peggio dell’Ecolibarna di Serravalle Scrivia. A maggior ragione perché Repetto dichiara di realizzarlo in tutto o in massima parte con i soldi pubblici, il progetto del megadepuratore è ovviamente caldeggiato dalla Solvay altrimenti costretta a sopportare -come sosterrà Medicina democratica quale parte civile al processo- l’onerosità della bonifica integrale del sito. Piacerà anche a tutti gli inquinatori della Fraschetta che si sentiranno ancor più esentati dal contenere e purificare gli scarichi.


Il gravissimo inquinamento del suolo e delle acque nella avvelenatissima (anche nell’aria) zona Fraschetta di Alessandria è tutt’altro che affrontato e risolto dal piano AMAG benedetto tanto dal Comune che dalla Provincia. Si tratta di un piano faraonico, dal finanziamento incerto, per un costo già sottostimato a 52 milioni di euro ma, come sempre nelle grandi opere, destinato a lievitare negli anni, senza contare poi gli enormi oneri di gestione e di smaltimento. Un business che, invece di eliminare gli inquinanti all’origine e a totale carico dell’inquinatore, li scarica all’esterno a spese della collettività inquinata. Una spesa iperbolica che lascia i veleni dove sono sepolti, non li asporta dal terreno sotto la Solvay di Spinetta Marengo per la bonifica,ma cerca di raccoglierli quando sono già penetrati nelle falde acquifere. Però gli 11 pozzi spurgo, cosiddetta “barriera”, non riusciranno mai a “succhiare” l’intera falda, ad intercettare ed eliminare totalmente i veleni di cromo e solventi clorurati. Mai nei 20 anni previsti, previsione quanto mai ottimistica visto che, non avendo mai fatto capillari carotaggi, neppure sanno la quantità vera di veleni sotterrati sotto lo stabilimento. Con questo piano, ammesso che verrà mai alla luce e nei 18 mesi previsti, la Solvay potrà continuare a inquinare per altre decine di anni, anzi all’infinito, e la riduzione del danno sarà scaricata sulle casse pubbliche, finanziata da comune, provincia, regione, governo, sempre che si trovino i fondi, e con un “contributo” simbolico dell’azienda inquinatrice previsto al massimo per un decimo dei costi. Un business privato, uno spreco di denaro pubblico. Che dovrebbe invece essere utilizzato per una vera e completa indagine epidemiologica che renda finalmente giustizia e risarcisca le centinaia, forse più, di vittime dell’inquinamento della Fraschetta, dove non c’è famiglia che non sia stata colpita da tumori. Perciò, piuttosto che ai politici, ci affidiamo alla Magistratura, nel processo dove Medicina democratica sarà parte civile, per imporre secondo giustizia alla Solvay inquinatrice l’onere della bonifica e il risarcimento dei danni fisici e materiali agli inquinati.

Marcia per la Pace

Medicina democratica aderisce alla
Marcia per la pace Perugia-Assisi
16 maggio 2010

C’è troppa violenza in giro! Nel mondo, in TV, contro gli immigrati, gli “altri”, i diversi, contro le donne e contro i bambini, nelle nostre città, nei rapporti tra le persone, nel mondo del lavoro, nella politica, nell’informazione, nel rapporto che abbiamo con la natura, gli animali, l’ambiente che ci circonda: la violenza sembra non conoscere limiti e confini. C’è troppa violenza e c’è troppa indifferenza. Che è la forma più alta di violenza. In nome della nostra “pace”, troppo spesso siamo pronti a condonare la violenza sugli altri. E davanti al loro dolore chiudiamo cuore, occhi e orecchi. Il prezzo di tanto cinismo è altissimo. E lo paghiamo tutti, indistintamente. Una società chiusa e insensibile non ha futuro.
E’ tempo di reagire! Non possiamo permettere che violenze, egoismo, razzismo, mafie, censure, paure e guerre di ogni genere abbiano il sopravvento! Ci può essere una vita e un’Italia migliore! Ci può essere un mondo migliore! Domenica 16 maggio, partecipa anche tu alla Marcia per la pace Perugia-Assisi.

“Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve esser vietata dalla legge. Qualsiasi appello all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza deve esser vietato dalla legge.” Articolo 20 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ratificato dall’Italia nel 1977).

Dobbiamo ri-mettere al centro della nostra vita quei valori condivisi, scolpiti nella nostra bella Costituzione e nel Diritto internazionale dei diritti umani, che soli possono aiutarci a superare positivamente questa profonda crisi e accrescere la qualità civile della nostra società. Abbiamo bisogno di un’altra cultura. Dobbiamo sostituire l’io con il noi, la disoccupazione con il lavoro, l’esclusione con l’accoglienza, lo sfruttamento con la giustizia sociale, l’egoismo con la responsabilità, l’individualismo con l’apertura agli altri, l’intolleranza con il dialogo, il razzismo con il rispetto dei diritti umani, il cinismo con la solidarietà, la competizione selvaggia con la cooperazione, il consumismo con nuovi stili di vita, la distruzione della natura con la sua protezione, l’illegalità con il rispetto delle regole democratiche, la violenza con la nonviolenza, i pregiudizi con la ricerca della verità, l’orrore con la bellezza, i “miei interessi” con il bene comune, la paura con la speranza. Dobbiamo riscoprire il significato autentico di questi valori, approfondirne la conoscenza, rigenerarli in un grande progetto educativo, permettergli di sprigionare tutta l’energia positiva che contengono. Dobbiamo esigere che ad ogni valore, oggi ribadito anche nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, corrispondano atti politici concreti e coerenti a partire dalle nostre città fino all’Europa e all’Onu. Per quanto possa apparire difficile, cambiare è possibile! E, in ogni caso, è indispensabile.

Non possiamo disinteressarci del mondo che ci circonda. Più ce ne disinteressiamo, più ci isoliamo, più saremo colpiti dai suoi drammi e meno riusciremo a cogliere le opportunità che ci offre. Ci sono grandi problemi che non rispettano i confini nazionali e che si aggravano di giorno in giorno. Se continueremo ad essere miopi ed egoisti ci distruggeranno. Siamo ormai parte di una comunità globale. Lottare contro la povertà nel mondo, farla finita con le tante guerre, fermare il cambiamento climatico e proteggere l’ambiente, promuovere tutti i diritti umani per tutti, ridurre le disuguaglianze, garantire pari opportunità, costruire un’economia sociale di giustizia, costruire l’Europa dei cittadini, rafforzare e democratizzare l’Onu ci conviene! Più di quanto riusciamo ad immaginare. Per questo è urgente che chi gestisce le nostre istituzioni e i nostri soldi, dai Comuni all’Unione Europea, ponga questi programmi al centro del proprio impegno quotidiano. Per questo dobbiamo darci una politica nuova e una nuova agenda politica fondata sui diritti umani.

Stiamo vivendo cambiamenti difficili e profondi, destinati a durare nel tempo. Dobbiamo decidere in quale società vogliamo vivere. Non ci sono abbastanza soldati, né muri abbastanza alti per difenderci dalla sciagurata illusione di poterci salvare da soli. Se davvero desideriamo la pace, per noi e per i nostri figli, non possiamo negarla agli altri. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo imparare a riconoscere e gustare la pluralità umana nella dimensione dell’uguaglianza e della giustizia, della legalità e del rispetto dei diritti umani e della terra madre. Ciascuno faccia i conti con le proprie responsabilità.

Il 16 maggio, vieni anche tu! Rinnoviamo il nostro impegno civile lungo la strada della pace e della nonviolenza. Una società migliore costruirà un mondo migliore.

Per adesioni, comunicazioni e informazioni:
Tavola della pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5736890
– fax 075/5739337 – email:
segreteria@perlapace.it
http://www.perlapace.it/

No TAV

Una folta delegazione di alessandrini il 23 gennaio 2010 a Susa ha partecipato alla marcia dei 40.000 contro i progetti TAV.
Riproduciamo una sintesi delle ragioni tecniche, economiche e ambientali della nostra lotta contro il TAV Terzo valico ligure piemontese:


1. Utilità
Nessuno studio ha provato la necessità di una nuova linea fra Liguria e Valle Padana. La linee attuali sono già cinque utilizzate al 30% della loro reale capacità e la Voltri-Alessandria è praticamente deserta.
2. Previsioni Traffico
Le previsioni di traffico dei progettisti finora si sono rivelate errate. Si basano sul concetto della crescita infinita. La linea attuale, secondo le stime doveva essere satura già dal 1998, la cosa non è affatto avvenuta, infatti i calcoli erano volutamente sbagliati. La crescita continua non esiste ed il trasporto di merci voluminose diminuisce costantemente, diminuendo di conseguenza le necessità di trasporto. Per arrivare al recupero del 15% delle spese sostenute, tutte a carico dello Stato e quindi di noi tutti, si dovrebbero movimentare almeno 4 milioni di teu all’anno. Le cinque linee atrtuali, senza alcun intervento possono trasportare almeno 2.400.000 e con migliorie addirittura 5 milioni.
I dati del 2009 indicano il traffico genovese di poco più di 1.530.000 container, con un calo del 13,2% rispetto all’anno precedente. Anche se, per assurdo, si potesse trasferire tutto il traffico merci autostradale (ben il 90%) sulla ferrovia attuale si arriverebbe ad un utilizzo delle ferrovie attuali di circa il 65% della sua capacità.
Va detto, però, che attualmente buona parte delle merci (il 40%) da Genova si dirige verso ovest e verso est lungo il Tirreno (e quindi nulla hanno a che fare con il “TerzoValico”) e che solo il 10% dei container viene caricato sui treni. Quindi l’esigenza di trasporto attuale è ridicola: 91.860 teu, a fronte di una disponibilità immediata di 2.400.000 teu.
3. Pendolari
I dati dicono che nel nostro paese il 95% dei pendolari ferroviari utilizzano i treni su percorsi brevi, ma per questo genere di trasporto viene investita una percentuale piccolissima degli investimenti (elettrificazione totale, doppi binari, linee parallele, locomotori nuovi, carrozze confortevoli e pulite, maggiore densità, orari rispettati, stazioni efficienti e non abbandonate o trasformate in supermercati) Tutti i finanziamenti vengono invece concentrati verso l’Alta Velocità che ha pochi passeggeri e subisce la forte concorrenza dell’aereo. Inoltre la linea in questione sarebbe mista, con costi enormi di manutenzione.

4. Merci e FlussiLa quantità di merci trasportate è in diminuzione generale. In particolare la concorrenza tra ferro e gomma vede la seconda prevalere anche in forza delle politiche di sostegno statale con gli incentivi all’autotrasporto.
5. Costi
Il costo a preventivo dei 54 chilometri del “Terzo Valico” è di 102 milioni di euro al km. il che vuol dire 3, 4 volte in più rispetto ai costi medi francesi (vedi articoli 24 ore del 13 gennaio corrente). Inoltre i costi a preventivo aumentano in genere di 2, 3 volte a fine lavori. Va ricordato che i 5 miliardi e mezzo di euro ora previsti non verranno coperti neanche per un cent. dai privati ai quali è stata affidata, senza alcuna gara di appalto, la progettazione-realizzazione e verifica dei lavori. Una colossale truffa completamente a carico del cittadino italiano per i prossimi trent’anni. Inoltre non è affatto vero che l’Europa stanzierà un contributo per il “Terzo Valico”.
6. Progetti e lavori in corso
Finora si sono realizzati e regolarmente cestinati 3 progetti, costo complessivo 330 milion euro, compresi i famosi e chiacchieratissimi fori pilota del 1997 (bloccati dai carabinieri con l’accusa di truffa aggravata e con procedimenti giudiziari verso notabili, industriali, faccendieri e onorevoli, finiti tutti in prescrizione). Eppure, a distanza di ben 17 anni dall’avvio della vicenda, non esiste ancora il progetto esecutivo
7. Tempi
Ammesso che si potesse mai realizzare tale linea, viste le esigue risorse finanziarie, ci vorrebbero almeno 20 anni di cantieri. Durante questi anni i costi aumenterebbero, l’opposizione crescerebbe con la constatazione sempre più evidente dell’inutilità dell’opera e degli enormi danni ambientali, del tipo inaridimento delle falde, scomparsa dei ruscelli appenninici, traffico pesante in aree ora ancora vivibili, ecc. Non sono stati finora valutati l’aspetto logistico ed i costi sociali di queste eventuali scelte, allo stesso modo non è stato fatto un rapporto costi benefici per la nuova linea.
8. TAV e affari
Le FS sono uno dei più grandi centri di distribuzione di appalti a livello nazionale. Non deve
stupire quindi se la Corte dei Conti ha già più volte criticato le modalità della suddivisone dei lavori, i loro eccessivi costi ed il debito generazionale che questi debiti creano nei confronti dei nostri figli, i quali si troveranno a pagare senza poter utilizzare i servizi a causa del deperimento strutturale che interverrà nel frattempo.
Se dividiamo la cifra di 5 miliardi e mezzo di euro per il numero delle famiglie italiane, otteniamo che per ogni famiglia vi sarà una tassa di 275 euro, ai quali vanno aggiunti i costi di gestione annuale (85% di passivo, dichiarato dagli stessi amministratori delle ferrovie). Il tutto a vantaggio degli attuali 1600 utenti che fanno l’intero percorso Genova- Milano e viceversa e, soprattutto, delle soliti arciinoti capi di imprese e del loro codazzo di banche, associazioni industriali, sindacati, politici, mass media e dei tanti viscidi quaqquaraquà pronti a servire i potenti di turno.
9. Rischio di infiltrazione mafiosa
Non è possibile ignorare l’attenzione morbosa della criminalità e mafie sulle grandi opere proprio in funzione della legislazione italiana sugli appalti. Il costruttore privato attinge cioè risorse pubbliche senza dover rendere conto dei costi, anzi avendo tutto l’interesse e le possibilità di far si che i costi aumentino in corso d’opera. Insieme alla scarsa possibilità di controllo della spesa, questa situazione è l’humus ideale per le mafie.
10. Opere similiC’è un’opera realizzata in tunnel paragonabile al tunnel della Torino-Lyon o del Terzo Valico. Si tratta del tunnel sotto la Manica, “l’Eurotunnel”. Il disastro finanziario è facilmente riscontrabile, tanto che 700.000 francesi investitori privati hanno perso tutto il loro investimento. Lo stato francese ha poi rifinanziato varie volte per evitare il fallimento e la messa in liquidazione delle società che gestiscono l’opera. Da noi sarà ancora peggio perché i profitti della costruzione sono garantiti ai privati e i forti passivi della gestione saranno tutti a carico dello Stato.
Antonello Brunetti

Processo Eternit

Il processo Eternit (nel quale Medicina democratica si è costituita parte civile) riprende lunedì 25 gennaio, con le argomentazioni della difesa per lo svizzero Stephan Schmidheiny ed il belga Jean Louis Marie Ghislaine de Cartier de Marchienne. Oltre tremila i morti dei quattro stabilimenti italiani – Casale Monferrato (AL), Cavagnolo (TO), Bagnoli (NA) e Rubiera (RE) – e fra i cittadini: solo a Casale Monferrato, città di 35 mila abitanti, ogni famiglia ha almeno un morto ed uno malato di asbestosi, o tumore della pleura.

Oggi vi dite: Sinistra Ecologia Libertà. Ieri: da che parte stavate

Le argomentazioni di “Sinistra Ecologia Libertà” sono in parte condivisibili. Provengono da persone informate dei fatti, perchè Marchegiani era presidente dell’ASL, Bertolo segretario generale della CGIL e Penna segretario generale Camera del lavoro e assessore provinciale all’ambiente.
Peccato che quando erano titolari di quegli importanti incarichi…non intervennero malgrado gli strumenti a loro disposizione. Anzi ….

Solvay Solexis: L’ennesimo incidente

Ieri pomeriggio alla Solvay Solexis di Spinetta Marengo pare si sia verificato l’ennesimo incidente.
Alle ore 13 al reparto Tecnoflon, con l’ausilio del vapore, il personale addetto ha messo in pressione un Bombolone di CTFE (Chlorotrifluoroethylene).
Il CTFE è un gas inodore, incolore, infiammabile e instabile che viene utilizzato nella produzione di Fluoro Elastomeri e come prodotto intermedio di pesticidi.
Sembra che l’apparecchiatura abbia superato la pressione di sicurezza facendo così intervenire le valvole di sfiato all’aria.
Questo automatismo è previsto proprio per evitare l’esplosione del bombolone stesso.
Pare che il personale Tecnoflon, vittima dell’improvviso evento, senza l’ausilio di maschere abbia tentato invano di intervenire.
Si sono dovute attendere parecchie ore prima che la situazione si ristabilisse con un imponente rilascio in atmosfera dell’inquinante.
A qualcuno risulta che sia stata data notizia dell’incidente dagli enti preposti o che sia stata avvisata la popolazione?
Le centraline di rivelamento dell’Arpa avranno individuato l’inquinante?
Se la risposta è no, ci chiediamo se sia lecito pensare che l’apparecchiatura utilizzata e la sua dislocazione rendano inattendibili i risultati dei controlli ambientali effettuati dagli enti competenti.

Perseverare è Diabolico

CERTIQUALITY è un Organismo al servizio delle imprese accreditato per la certificazione dei sistemi di gestione aziendale per la qualità, l’ambiente, la sicurezza e nella certificazione di prodotto.

CERTIQUALITY opera inoltre nella verifica della sicurezza alimentare, dei sistemi informativi, e nella formazione.

CERTIQUALITY è stato fondato nel 1989 da FEDERCHIMICA e ASSOLOMBARDA

CERTIQUALITY il 30 Gennaio 2008 certifica che la Solvay Solexis di Spinetta Marengo “HA ATTUATO E MANTENUTO UN SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTE CHE E’ CONFORME ALLA NORMA”.

A Maggio dello stesso anno scoppia lo scandalo del Cromo Esavalente.

FEDERCHIMICA fa parte di CONFINDUSTRIA.

Il 10 Ottobre 2008 il direttore della Solvay Solexis (Stefano Bigini) riceve un avviso di garanzia in seguito al procedimento penale aperto dalla Procura Repubblica di Alessandria in merito all’inquinamento da cromo esavalente delle falde.

Il 30 Settembre 2009 CONFINDUSTRIA nomina STEFANO BIGINI Vice Presidente “con delega all’EDUCATION “.
Il 31 Ottobre 2009 ,a un mese dalla nomina di Confindustria e al termine delle indagini della Procura, il sig. Bigini compare nella rosa dei 38 indagati che dovranno presentarsi davanti alla Corte d’Assise per rispondere di avvelenamento doloso delle acque di falda (superficiali e profonde) e di omessa bonifica.

I Processi in cui Medicina Democratica è impegnata come parte civile

Medicina democratica è impegnata in una serie di processi penali importanti e significativi per chiedere giustizia per i morti e i malati derivanti da esposizioni lavorative e ambientali a sostanze tossiche e cancerogene o per infortuni mortali sul lavoro o per casi di malasanità
Il senso delle nostre partecipazioni ai processi non è solo quello (e non è poco) di chiedere giustizia, ma è anche quello di affermare la soggettività delle associazioni e dei movimenti nel rivendicare un riconoscimento delle tesi che da quando esistono hanno elaborato e praticato. Medicina democratica, quando si presenta parte civile, e assiste lavoratori e cittadini costituitisi parti civili, documenta con pesanti dossier i fatti criminosi e le lotte sostenute. Chiunque sia venuto meno alle leggi o a quanto acquisito sul piano scientifico, ha provocato un danno non solo ai diretti interessati e ai loro famigliari, ma anche alla stessa associazione che non ha realizzato gli obiettivi statutari e che pertanto è giusto che venga risarcita. Un risarcimento che deve essere fissato dal giudice e mai ottenuto per trattativa privata.
Ed ancora di più sono i contenuti, oggetto di giudizio, che spingono l’associazione a darsi compiti più vasti. Gli infortuni mortali sul lavoro, le malattie professionali, le lesioni, le truffe, i ladrocini, i danni ambientali consistenti che finalmente alcuni Pubblici Ministeri riconoscono come omicidi e come disastri dolosi, richiamano alla necessità della prevenzione, quindi di praticare e migliorare la legislazione, di rendere più stringenti le norme repressive, non ultimo di creare o ricreare le condizioni per cui i lavoratori, gli operatori sanitari, i cittadini interessati non deleghino la tutela della loro salute e del loro ambiente.

I processi in corso sono i seguenti:
Palermo: contro FINCANTIERI per amianto (prossimo a sentenza);
a Torino: contro ThyssenKrupp, per infortuni mortali sul lavoro;
a Torino contro ETERNIT per morti e malati da amianto;
a Verbania contro Montefibre 2° processo per amianto
(si è chiuso a Torino il primo processo per amianto in Appello con esito favorevole ed ora si è in attesa della Cassazione);
a Padova per amianto contro la Marina Militare;
a Venezia si è chiuso con esisto favorevole il processo contro FINCANTIERI per amianto e si è in attesa del processo d’Appello;
a Cittadella (PD) contro ANSELMI di Camposanpiero per due morti per infortunio sul lavoro;
a Milano contro Clinica Santa Rita per truffa (DRG) e lesioni gravissime.
Inoltre anche se per motivi di forze a disposizione non si è potuto costituirci parte civile nei processi contro la FINCANTIERI di Monfalcone, i consulenti esperti di MD sono in essi impegnati.

AMIANTO: Le complicità Sindacali e Politiche

Medicina democratica è parte civile nei processi per amianto: a Palermo contro Fincantieri, a Torino contro Eternit, a Verbania contro Montefibre, a Roma contro Montefibre, a Padova contro Marina Militare, a Venezia contro Fincantieri.
Medicina democratica è stata tra i primi a denunciare la pericolosità dell’amianto, a rivendicarne l’eliminazione e a chiedere -scontrandosi con il sindacato- la chiusura dell’Eternit di Casale Monferrato (Alessandria). In questo articolo su “Territorio e Provincia” degli anni ’80, che ripubblichiamo, si stigmatizzava proprio “l’atteggiamento subalterno delle forze politiche e sindacali al ricatto occupazionale, che aveva impedito ogni iniziativa per bloccare la produzione di morte”. Medicina democratica ammoniva: “Quando si trascura la battaglia per l’ambiente, si finisce sempre per perdere anche l’occupazione insieme alla salute”. In particolare la polemica era rivolta contro i sindacalisti che, ancora nel 1988, osavano affermare (Il Piccolo) che “ le cosiddette morti da amianto sono una partita scandalistica, uno sputare nel piatto dove fino a ieri si è mangiato”. Si parlava dell’autocritica di Bruno Pesce, allora segretario della Camera del Lavoro di Casale, ecc.

L’AMIANTO E LA SUA BANDA ASSASSINAArticolo pubblicato nelle pagine autogestite dai movimenti ambientalisti, su “Territorio e Provincia” edito dall’amministrazione provinciale di Alessandria.

Valle Bormida pulita: Da Cengio a Spinetta


L’ ACNA DI CENGIO ERA FABBRICA DI ARMI CHIMICHE: OCCORE RIVEDERE LA BONIFICA E IL DANNO AMBIENTALE
Una fabbrica di armi chimiche proibite, perché disumane, dalle convenzioni internazionali: semplicemente questa l’ essenza prima dell’ ACNA.

Ecco l’ ultima, per ora, verità come emerge anche dal libro “Veleni di stato” di Gianluca de Feo, BUR Rizzoli, che ha esaminato documenti dei Servizi Segreti inglesi, contenuti nei National Archives, desecretati dopo la fine della guerra fredda, che si riferiscono al periodo che va dagli anni ’20 alla fine della seconda guerra mondiale.
Nel testo sono descritte le strutture, le attività sperimentali e quelle dirette in campo del servizio chimico militare centrale, che aveva come basi primarie ovviamente le fabbriche di armi chimiche. Tra questi stabilimenti “alcuni nomi che fanno correre un brivido lungo la schiena solo a pronunciarli. Una su tutte, l’ ACNA di Cengio, che è un luogo simbolo dell’ inquinamento del nostro paese anche se pochi sono a conoscenza della quantità di gas bellici confezionati nei suoi capannoni”.
Tutti gli stabilimenti dell’ ACNA sono volti nel periodo antecedente alla seconda guerra mondiale e durante la stessa, alla produzione di armi chimiche: Cesano Maderno:”distilla iprite e fumogeni”; Rho:”produce iprite in una grande fabbrica; Cengio:”polo dell’ acido cloro solforico, fondamentale per tutti gli agressivi più feroci: le foto aeree lo confermano. C’è un deposito. Produzione 50-60 mila tonnellate l’ anno . . Il dossier finale dell’ intelligence britannica ritiene che dal1940 in poi si occupasse solo di forniture militari.”
Dunque ecco il chiaro obiettivo del salvataggio e rilancio dell’ ACNA operato da Mussolini in persona, della alleanza industriale con l’ IG Farben finanziatrice di Hitler e produttrice del gas per lo sterminio nei campi di concentramento.
Già si sapeva che l’ ACNA era stata la maggiore produttrice di esplosivi per la prima guerra mondiale, però la differenza è che, al di là dei giudizi morali, le armi chimiche sono proibite e ovviamente sono molto più pericolose per la salute di chi li produce e di chi ne subisce l’ inquinamento.
Tutto finito con la seconda guerra mondiale?
Pare proprio di no, come emerge da un esame del materiale contenuto nel Centro di Documentazione “Patrizio Fadda” di Monesiglio.
Su una rivista locale, “Liguria Val Bormida e Dintorni”, numero 1 del 2002, pag. 10, in un’ intervista ad un pensionato ACNA viene detto:”Durante la guerra del Vietnam, poi, lo stabilimento produceva defoglianti”.
Evidentemente l’ esercito americano commissionava i defoglianti, il famoso agente orange a base di diossina, a multinazionali della chimica nazionali, che incassavano lautissimi compensi, ma delegavano la produzione a fabbriche estere dove l’ ambiente sociale, volontariamente o per costrizione, ne rendeva possibile la produzione.
Se questo è vero quindi la diossina non era un sottoprodotto ma si fabbricava volontariamente, come è stato ipotizzato per il reattore di Seveso, e le vigne dei contadini di Gorzegno sono gemellate ai campi di riso dei contadini del Vietnam nella distruzione da inquinamento.
Anche questo evento chiave del ‘900 si collega in definitiva alla vicenda dell’ ACNA.
Ma non è finita, di nuovo dal libro di Di Feo: “I brevetti dei nostri gas hanno contribuito ai massacri dei curdi e alle stragi tra iracheni e iraniani.. All’ inizio degli anni Novanta un dossier … del Simon Wiesenthal Center .. segnala come Eni, Montedison .. abbiano partecipato ai programmi per consegnare ai tre stati canaglia più famosi le chiavi dell’ arsenale chimico. L’ Iraq di Saddam Hussein, la Libia di Muhammar Gheddafi, l’ Iran degli ayatollah.”
Per inciso, Montedison, ENI, e il loro matrimonio fra maschi “ENIMONT” che infatti è durato solo un paio d’ anni, facendo comunque in tempo a diventare il fulcro di Tangentopoli e del cambio di Repubblica, sono i proprietari dell’ ACNA da almeno 50 anni e ancora oggi.
Alla luce di queste verità si fanno ancora più inquietanti alcune domande sulla morte del proprietario ACNA Raul Gardini e del proprietario ACNA Gabriele Cagliari.
Perché informative riservate all’ epoca della morte dei due evocano trame internazionali intrecciate con i traffici di equipaggiamenti speciali verso i paesi arabi?
Perché fra centinaia di imprenditori e dirigenti arrestati o comunque coinvolti in Tangentopoli proprio i 2 padroni della chimica sono morti suicidi, almeno a livello ufficiale?
Se lo Stato e i padroni della chimica erano congiuntamente coinvolti in affari irrivelabili negli anni ’90 così come negli anni ’30 e ’40, era fattibile che una delle 2 parti imprigionasse il socio in affari, qualsiasi ne sia la motivazione, senza che questo potesse utilizzare a proprio vantaggio i segreti di cui era a conoscenza? Esistono entità che possono commettere un omicidio che paia un suicidio anche all’ interno di una prigione?
Lasciamo agli interessati la lettura del citato libro, che in generale contiene una rilettura importante di tante vicende storiche, di come si è evitato il degenerare della seconda guerra mondiale in guerra chimica, o per rimanere alla provincia di Cuneo, quella posta immediatamente a valle dell’ ACNA di Cengio, di come la strage nazista di Boves del settembre 1943, la prima dopo l’ 8 settembre, sia una conseguenza della presenza massiccia delle SS in zona, in missione per sequestrare le armi chimiche presenti in un deposito situato nella frazione di Madonna dei Boschi (54.094 munizioni tossiche).
Tornando alla vicenda dell’ ACNA di Cengio e della valle Bormida, appaiono ora senza più alcuna rilevanza alcune sue interpretazioni simboliche, come quella del conflitto tra posti di lavoro (lo sono forse quelli per attività proibite?) e ambiente, tra diversi modelli di sviluppo (l’ obiettivo delle armi chimiche non è propriamente lo sviluppo economico), della guerra tra poveri: storielle utili per fare scorrere fiumi di parole e di inchiostro e per nascondere la verità: è stata una guerra pura e semplice per salvare sé stessi e il proprio ambiente di vita da una produzione estremamente pericolosa e disumana per il diritto internazionale.
Dal punto di vista più immediatamente operativo, appare ora indispensabile rivedere tutto il progetto di bonifica, incaricando i tecnici responsabili del progetto, di studiare attentamente i files dei National Archives inglesi, e di sottoporre la revisione del progetto di discarica a valutazione di impatto ambientale come preciso obbligo e come richiesto anche dall’ Unione Europea.
Di conseguenza, con questi nuovi elementi rafforzativi, la nostra Associazione ribadirà queste richieste all’ Unione Europea, e anche alle Regioni e altri Enti competenti, con il fermo invito ad attendere la conclusione dell’ obbligatorio iter della valutazione di impatto ambientale, a cui chiediamo fortemente di partecipare, prima di utilizzare una qualsiasi parte del sito nel suo complesso per altre attività, in quanto la procedura di valutazione, che dovrà essere svolta nel pieno rispetto delle disposizioni di Legge, che con il termine della gestione Commissariale diventano pienamente operative, potrebbe portare alla necessità di allontanare i rifiuti per la non conformità del sito alle necessarie garanzie di sicurezza, o a uno spostamento dei rifiuti all’ interno del sito in zona più sicura.
Sarà inoltre da evitare l’ acquisizione dalla controparte privata del sito, con la conseguenza che le Regioni Liguria e Piemonte (quindi noi) si troverebbero a essere proprietari, gestori e responsabili di una discarica di scorie di armi chimiche con tutte le relative conseguenze legali ed economiche.
Infine, anche la cifra dei 250 milioni di euro quantificata per il risarcimento del danno ambientale andrà rivista al rialzo.
Ilvo Barbiero
Presidente dell’ Associazione Culturale Valbormida

E’ uscito in numero 188 della Rivista

E’ uscito il numero 188 della rivista Medicina democratica. Una copia euro 8,50.
Sostenete questa testata autogestita regalandovi l’abbonamento 2010. Ne abbiamo bisogno!

Dossier: No a qualsiasi opzioni nucleare (contributi di L. Mara, L. Balza, F. Varese, M. Schneider, A. Froggatt).
Acerra: l’inceneritore di Pulcinella di F. Ortolani.
Porto Marghera: no ad altri impianti inquinanti di F. Rigosi e L. Mazzolin.
Vado Ligure: fermiamo il potenziamento della centrale a carbone di A. Briuglia.
Inceneritori: informazione mistificata di P. Gentilini.
Rubrica scuola e società: Attila di R. Ermini.
Poesia di F. Brugnaro.
Brescia: ancora inquinamento da diossine di M. Ruzzenenti.

Rosignano Solvay: Un altro Disastro Ambientale

La spiaggia bianca di Rosignano Solvay è una zona che si estende per circa mezzo chilometro e in cui vige il divieto di balneazione.

Il Fosso Bianco, artefice di questo improbabile paesaggio, è un rivo artificiale per mezzo del quale la Solvay scarica le sue acque reflue in mare.


Le schiume e gli scarichi di materiali calcarei non sono che l’aspetto più appariscente. Il mercurio,l’elemento tossico che caratterizza il caso Rosignano, è ancora quasi tutto nei sedimenti marini, e ritorna in circolo con le mareggiate, i pesci e il calore solare.
Studi del CNR di Livorno ne hanno evidenziato la presenza in mare,nelle sabbie carbonatiche, fino a 6 km dalla costa
.
Pertanto il divieto di balneazione che si estende solo per mezzo chilometro risulta insufficiente.
Il mercurio proviene dagli impianti Solvay come componente della Vecchia tecnologia dell’elettrolisi con celle a mercurio per la produzione di cloro.
La Commissione europea per la protezione del nord-est Atlantico (OSPAR) ha disposto, ormai da anni, la chiusura degli impianti cloro-soda con celle a mercurio in Europa entro il 2010.
A detta dell’azienda il 5 maggio 2007,nell’ambito del Progetto Leonardo (in onore di Leonardo Da Vinci), è stata definitivamente fermata la sala celle a mercurio ed è entrata in funzione la nuova sala celle “a membrana”. Sempre secondo Solvay il Progetto porterà alla progressiva eliminazione del mercurio dai processi produttivi dell’Elettrolisi di Rosignano.
Il mercurio si accumula nella catena alimentare ed arriva all’uomo prevalentemente sotto forma di Metilmercurio; gli organi bersaglio sono il rene ed il sistema nervoso centrale, ma colpisce anche altri organi. Le intossicazioni acute da mercurio possono provocare lesioni polmonari, nefrite, stomatite ulcerosa, ecc. L’intossicazione cronica può portare ad alterazioni della personalità, irritabilità, Insonnia, tremore, ansietà, alterazione della PAROLA. Nelle donne in gravidanza può generare alterazioni del feto che si traducono in figli affetti da una malattia simile alla paralisi cerebrale, compromissioni uditive e visive e aberrazioni cromosomiche.
I dati ufficiali riportano che a Rosignano dal 1939 al 1976 siano state scaricate a mare 14 tonnellate all’anno di mercurio. Pare che dal 1976 in poi la quantità scaricata sia scesa a 600kg all’anno. Ricercatori del CNR di Pisa hanno approssimativamente calcolato che sul fondo del mare lungo questo tratto di costa vi siano accumulate poco meno di 400 tonnellate di mercurio.

Notare come il colore del mare sia innaturale in prossimità della fabbrica.

La Solvay di Rosignano è stata soggetta a una procedura, durata ben 11 anni, che ha messo sotto osservazione gli impianti Cloro, Etilene e Acqua Ossigenata al termine della quale l’azienda stessa è stata classificata ad “alto rischio d’incidente rilevante” (ai sensi del DPR 175/88) solo per l’impianto Cloro.
Nella storia di Rosignano si contano numerose fughe di cloro, la AUSL locale ne conta 10 avvenute tra il 1973 e il 1990, i sindacati ne ricordano una in più, mentre gli abitanti circa il doppio. Il 13 Agosto 1987 la fuoriuscita di 40kg di cloro determinò una situazione ad alto rischio per la popolazione, che per fortuna venne scongiurata dal forte vento di quella giornata che disperse il gas.

La Solvay preleva l’acqua dai Fiumi Cecina e Fine, con gravi conseguenze sulla riserva idrica della zona, che si vede costretta a razionare l’acqua. Preleva infatti circa 41 milioni di metri cubi l’anno, pari alla quantità utilizzata da tutta la provincia di Livorno (turisti compresi).

I continui prelievi di salgemma, da parte dell’azienda, espongono gli abitanti di Saline al pericolo che si possa verificare un episodio analogo a quello accaduto a Belvedere di Spinello (Calabria) nel 1984.
Qui gli eccessivi prelievi, in un cantiere minerario, provocarono un disastroso collasso con la conseguente espulsione catastrofica di almeno 1.500.000 m3 di salamoia con gravi ripercussioni per l’ambiente e per l’agricoltura.
I timori si rafforzano, dal momento che a Saline è situata una industria chimica, Altair Chimica, di dimensioni medio piccole, ma caratterizzata da impianti ad elevata pericolosità che rendono il sito particolarmente sensibile.

Pare che la politica di Solvay rispetto a questo problema sia stata piuttosto spregiudicata. Per non fornire punti di riferimento certi ed elementi tangibili delle conseguenze del fenomeno, l’azienda ha provveduto all’abbattimento di tutte le costruzioni all’interno delle concessioni. E’ così che sono andati perduti molti antichi poderi delle campagne del Volterrano. L’azienda tende a rilevare, pagandoli cifre cospicue, i fabbricati, che hanno subito le lesioni più gravi, fuori e dentro le concessioni, in modo tale da occultare le conseguenze più evidenti del dissesto e cercando di dividere il fronte dei cittadini che protestano.
I risultati delle indagini geofisiche e geognostiche condotte dall’azienda all’interno delle concessioni, non sono mai stati resi pubblici per improbabili ragioni di concorrenza industriale. Lo sfruttamento delle proprie concessioni gli è assicurato in perpetuo dallo Stato Italiano e dunque non esiste rischio di concorrenza. Tale documentazione potrebbe invece mettere in evidenza gli effetti nel sottosuolo della coltivazione col sistema a pozzi multipli ed essere eventualmente di aiuto per prevenire possibili situazioni di rischio dentro e fuori le concessioni minerarie. La sicurezza passa, però, in secondo piano di fronte alle nobili ragioni del Mercato, anche quando sono palesemente inconsistenti e pretestuose.
Infine pare che la rete pubblica di livellazione che esegue il monitoraggio della subsidenza sia sotto la responsabilità di un eminente professore del C.N.R., il quale risulterebbe al tempo stesso il principale consulente tecnico di Solvay nella zona.

Il rischio ambientale appare, quindi, nel complesso elevato, nonostante le autorità sanitarie e della protezione ambientale della zona tendano a minimizzare: i tecnici ARPAT hanno archiviato molte morie di pesci avvenute in questo tratto di mare con la formula grottesca di “morti per cause naturali”.
La fabbrica ha sempre goduto del sostegno di categorie teoricamente indipendenti, come gli organi di stampa , i media e i politici locali, attenti a non far mai accelerare un processo di dismissione che facesse precipitare le trattative favorevoli al colosso belga.
Come spesso avviene per le industrie chimiche anche nel caso degli impianti Solvay di Rosignano la contaminazione ambientale sembra essere lo scotto da pagare in cambio dei posti di lavoro.

Ambiente Italia: Nucleare


Ieri è andata in onda su RAI 3 la trasmissione “Ambiente Italia” dedicata al Nucleare. La puntata è stata trasmessa in collegamento dal Municipio di Trino.
Presenti alla trasmissione Lino Balza e Tino Balduzzi impegnati nella battaglia contro la Sogin e le decisioni prese dal Governo riguardo la discarica Nucleare di Bosco Marengo.
Potete vedere la puntata in streaming cliccando qui

Solvay: Depositi illeciti

Altre incriminazioni per discariche non autorizzate vanno a incrementare i già ben noti guai giudiziari della Solvay.

La Guardia di Finanza ha sequestro all’interno degli stabilimenti della Società “SOLVAY CHIMICA ITALIA S.P.A” in località Rosignano Solvay, alcuni cumuli di rilevanti dimensioni costituiti da rifiuti prodotti da processi lavorativi e vasche di calma, nei quali sono stati rinvenuti residuidi fabbricazione di carbonati di sodio, solfato di calcio inquinato da sabbia, nonché rocce di scavo, quantificati in circa 16.000 tonnellate. Da qui la conseguente denuncia all’Autorità Giudiziariadi due responsabili per la previsione dell’art. 256 del D.Lgs. 152/06.

Il Consuntivo attività Reparto operativo aeronavale Guardia di Finanza Livorno, dove è riportata la notizia, è visualizzabile cliccando qui

KiKK

Per quale motivo il governo intende ricoprire di soldi i Comuni che dovrebbero ospitare le future centrali nucleari?
Risposta: per risarcire i danni alla salute dei bambini che nasceranno intorno a questi impianti.


Nel 2008, in Germania è stato pubblicato lo studio che, su incarico governativo, aveva valutato l’incidenza di tumori nei bambini nati in un raggio di cinque chilometri dalle 15 centrali nucleari operative in Germania.
Lo studio, denominato KiKK (in Italiano: Cancro Infantile nelle Vicinanze di Centrali Nucleari) ha trovato un significativo aumento dei tumori solidi e delle leucemie nei bambini di età inferiore a cinque anni, nati entro cinque chilometri di distanza dalle centrali tedesche.
La commissione di esperti che ha effettuato questo studio, confermava il maggiore rischio ma non se l’è sentita di concludere che la causa fosse il rilascio di atomi radioattivi durante la normale attività di questi impianti.
Il problema è che simili risultati si sono ottenuti tutte le volte che studi analoghi sono stati condotti intorno ad altre centrali nucleari in Inghilterra, Canada, USA, Francia, Giappone e Spagna e mettendo insieme tutti questi studi, l’aumentato rischio di cancro infantile, risultava significativo, dal punto di vista statistico. In altre parole, l’effetto misurato era con elevata probabilità da attribuire alla vicinanza con le centrali e non al caso o a fattori socioeconomici che potrebbero caratterizzare chi vive vicino alle centrali ( il cosiddetto effetto “sfigati”).
La rassegna di questi studi è stata pubblicata nel 2009 su Environmental Health (http://www.ehjournal.net/content/8/1/43) e in base a questi risultati si è ipotizzato il meccanismo biologico che potrebbe spiegare l’aumento di rischio trovato: un effetto teratogeno dei radionuclidi normalmente emessi durante la sostituzione delle barre di uranio, un’ operazione che avviene almeno una volta all’anno e che comporta l’emissione in atmosfera (misurabile e nei limiti di legge) di gas radioattivi quali trizio, carbonio 14, gas rari.
Queste sostanze radioattive, inalate dalla madre e/o assunte da questa con la dieta, sono incorporati dall’embrione durante il suo sviluppo e ed è possibile un’elevata sensibilità alle radiazioni dei tessuti embrionali, sensibilità maggiore di quella dei neonati e mai prima evidenziata.
L’articolo conclude raccomandando di avvisare chi abita intorno alle centrali e di effettuare ulteriori studi.
A quando servizi di pubblica utilità a reti unificate che affrontino l’argomento e spieghino queste cose agli italiani e ancor di più ai loro governanti?

La nuova legge sul nucleare (Legge 99/2009) è uno strumento autoritario che può servire in futuro ad imporre una nuova centrale nucleare, ma che può servire già da subito per imporre i famigerati nuovi depositi nucleari di Saluggia, di Trino, e di Bosco Marengo , tanto cari a Sogin. e contro i quali si battono da anni le le Associazioni ambientaliste, i Movimenti antinucleari, e moltissimi Cittadini. Di particolare importanza nazionale assume perciò il nostro ricorso contro il deposito di Bosco Marengo (Alessandria), la cui discussione è in corso al Tar del Piemonte.
Per i commenti sulla Legge 99/2009 è possibile consultare il sito: http://www.saluggia.org/La%20nuova%20legge%20sul%20nucleare.htm

CERTIQUALITY: Inattendibile

Fai click sull’immagine per ingrandire

Questo sedicente “Istituto di certificazione della qualità” -il 30/1/2008– ha certificato, cioè attestato/assicurato/garantito, che la Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria) “HA ATTUATO E MANTIENE UN SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTE CHE E’ CONFORME ALLA NORMA”. Alla luce di quanto è già successo (38 indagati per avvelenamento doloso e mancata bonifica), la domanda è spontanea: come è possibile? Semplice: basta pagare. Non dovrebbero invece essere le istituzioni pubbliche a effettuare i controlli?

Solvay Solexis pubblica le certificazioni sul proprio sito: Clicca qui

SOLVAY: Il 2009 un anno di crisi

Il 2009 è stato un anno di crisi per la Solvay e soprattutto per i lavoratori.
I recenti accordi sindacali confermano. Quello di Bussi (Pescara) con una ulteriore uscita incentivata di 23 lavoratori in esubero, nell’ambito di un processo di deindustrializzazione, senza impegni di bonifica dei cimiteri di scorie, nell’occhio del ciclone giudiziario per i reati di inquinamento ambientale.
Quello gemello di Spinetta Marengo (Alessandria) che riduce ulteriormente la base occupazionale e segna incerte prospettive per il futuro dello stabilimento, SOPRATTUTTO NON CONTIENE NESSUN IMPEGNO PER LA BONIFICA DEL TERRITORIO E IL RISARCIMENTO DEI DANNI. Infatti il piano quinquennale è generico, la redditività in picchiata dopo i guadagni stratosferici degli anni precedenti, la mobilità è prolungata per altri dodici mesi, l’organico si riduce ulteriormente verso i 500 dipendenti, il taglio agli appalti, il ricorso all’apprendistato, l’orario sempre più flessibilizzato, dunque manutenzione in sofferenza. Dubbi, timori, preoccupazioni esplicite di parti del sindacato (CGIL) sul fronte dell’ambiente, della sicurezza, della prevenzione e della trasparenza, con richiesta di relativi investimenti. Compresa l’esplicita ammissione (CISL) degli avvenuti recentissimi inquinamenti del micidiale PFIB, perfluoroisobutene. Le analisi del PFOA (acido perfluorottanoico) nel sangue dei lavoratori, in quanto a campione, non rassicurano nessuno, dopo gli allarmanti risultati della Fondazione Maugeri di Pavia. Proprio mentre la Magistratura, dopo quello per avvelenamento doloso e mancata bonifica, sta aprendo altri due filoni di inchiesta: sulla sicurezza sul posto di lavoro e sulla qualità dell’aria. Naturalmente Solvay scarica la crisi sui lavoratori e non vorrà neppure aumentare il premio di partecipazione rispetto all’anno passato.
A livello di Gruppo Solvay le cose non sono andate meglio. Alla fine di settembre le vendite ammontavano a 6,286 miliardi di euro, in flessione del 13% rispetto al 2008, con differenti andamenti per le tre aree di business: farmaceutica (+5%), chimica (-11%) e materie plastiche (-26%). Il risultato netto a livello di gruppo è sceso del 17% a 354 milioni di euro. Tant’è che già a fine settembre Solvay aveva annunciato l’intenzione di cedere la divisione farmaceutica al gruppo statunitense Abbot per 5,2 miliardi di euro.
I costi della crisi sono pagati ovviamente dai lavoratori. Che non hanno tratto beneficio neppure dal recente rinnovo del contratto di lavoro dei chimici. Il contratto ha ottenuto un aumento di 150 euro in tre anni, ha cancellato l’automatismo degli scatti di anzianità, ha introdotto un fondo bilaterale aziendale per i cassintegrati ma escludendo i precari. I sindacalisti CGIL della Mozione Due hanno aspramente criticato l’accordo: “Il contratto ha recepito in modo plateale l’impostazione dell’accordo separato del 22 gennaio. L’Ipca è stato superato, è vero, ma il beneficio sui minimi rispetto a questo sacrificio ha tutt’oggi una interpretazione variabile: 11 euro secondo i sindacati, 19-22 per le imprese. Ancora: si è creato un fondo alimentato dalla bilateralità aziendale, ma non tutte le aziende lo attiveranno, dunque si affida una parte del welfare a una variabile. Si reintroduce la conciliazione e l’arbitrato, su cui la CGIL non ha mai espresso posizione favorevole. Si sostituisce il premio di risultato con quello di partecipazione, interamente variabile e legato anche all’indicatore della presenza. Si raddoppia il periodo di prova. Si peggiora la legge attraverso l’aumento a 48 mesi per la stabilizzazione dei contratti a termine”.

Altri guai in queste ore provengono dall’Antitrust che indaga su Solvay Pharma e Sanofi Pasteur Msd su ipotesi di intese restrittive della concorrenza per quanto riguarda i vaccini antinfluenzali. L’indagine è partita dopo la segnalazione di una gara della Asl di Alessandria.
L’Antitrust ha avviato un’istruttoria per verificare se Solvay Pharma e Sanofi Pasteur Msd abbiano posto in essere intese restrittive della concorrenza nel settore dei vaccini contro l’influenza “ordinaria” L’Antitrust vuole verificare se le due società si siano coordinate per alterare gli esiti di una gara indetta dalla Asl della Regione Piemonte per la fornitura del farmaco antinfluenzale.
Il procedimento è stato notificato oggi in alcune ispezioni in collaborazione con le Unità Speciali della Guardia di Finanza, ed è stato avviato sulla base di una segnalazione della scorsa settimana sulla gara indetta a settembre 2009 dalla ASL di Alessandria per la campagna di vaccinazione 2009-2010.
Per il lotto maggiore (96.000 dosi), erano state invitate 9 imprese, ma solo Solvay Pharma e Sanofi Pasteur Msd avevano presentato un’offerta, peraltro di gran lunga superiore a quella a base d’asta, finendo escluse. Per la gara successiva, dovendo garantire comunque la somministrazione del vaccino antinfluenzale, la Asl aveva aumentato il prezzo a base d’asta, e la sola Sanofi Pasteur Msd aveva presentato un’offerta, aggiudicandosi la fornitura. Per l’Antitrust “non è escluso che questi comportamenti possano essere il frutto di un più ampio coordinamento posto in essere a livello regionale o nazionale dalle due società”.

Incontro ad Alessandria il 22/12, Circoscrizione Nord


RINVIATO CAUSA NEVE
In questo momento nessuno sta realizzando il deposito unico di scorie nucleari ultra-sicuro previsto dalla legge. Il Governo dice che lo farà, ma non dice quando. Costruisce invece, là dove attualmente si trovano le scorie, nuovi depositi per stoccare le stesse in modo un po’ più sicuro, ma molto meno sicuro del deposito unico.
Una messa in sicurezza definita “provvisoria” e “a tempo indeterminato”, e quindi “definitiva”.
Una messa in sicurezza che prescinde dall’idoneità del luogo, e che quindi non tiene conto di falde acquifere, esondazioni, sismicità e difesa da attacchi terroristici.
Il Governo, tramite la Sogin lo fa a Bosco Marengo, al bordo di una strada statale, e intanto espelle un buon numero di dipendenti ex-FN che ora si occupano di energie alternative.
Lo fa violando varie norme, tant’è vero che che gli ambientalisti, sostenuti finanziariamente da un’ampia colletta popolare, hanno fatto ricorso al TAR Piemonte.
Ma non c’è solo Bosco Marengo perché ci sono ancora circa 2000 bidoni di rifiuti radioattivi ospedalieri liquidi di seconda categoria a Tortona, anche lì vicino ad una strada statale.
Ne discuteremo ad Alessandria martedì 22 dicembre alle ore 21 presso la circoscrizione Nord in viale Teresa Michel 17, in un incontro al quale sono invitati i cittadini, le forze politiche e le forze sindacali. Sarà presente Giampiero Godio di Legambiente.

Comitato antinucleare della Provincia di Alessandria

SIAMO SCESI IN PIAZZA

Già pochi minuti dopo la notizia delle minacce e delle intimidazioni, i primi erano in campo.
Una piazza virtuale -internet- ma una manifestazione di donne e uomini in carne e ossa, di singole persone e collettivi di persone: comitati, associazioni, reti, forum, liste, partiti opposti, operai, giornalisti, storici, medici, scienziati, sindacalisti, ecc. E ciascuna rete e ciascuna lista crea a sua volta altre piazze. Tanti accenti da tutto lo stivale, anche dall’estero, ma una voce sola: isoliamo, accerchiamo i mandanti e gli esecutori. Una diga democratica.
Su questo blog, la piazza, di Medicina democratica continuano ininterrotti ad affluire i messaggi (altrettante le telefonate e i messaggini). Uno spaccato dell’Italia sana che lotta per la salute e la giustizia, in un clima unanimemente definito “pesante” in fabbrica e fuori. Prese di posizioni. L’invito alla Magistratura ad andare avanti dopo che la Procura di Alessandria ha reso noto i nomi dei 38 indagati dell’inchiesta sull’avvelenamento doloso e l’omessa bonifica, che vede sotto accusa Ausimont, Arkema e soprattutto Solvay per aver sepolto a Spinetta Marengo cromo esavalente e altri cancerogeni in oltre 500 mila metri cubi di terreno. La solidarietà a Medicina democratica che, dopo gli esposti (un altro in preparazione sul PFOA), è impegnata a raccogliere, fra i lavoratori e i cittadini ammalati e fra i parenti dei deceduti, le domande di costituzione a parte civile, e che per questo è diventata l’obbiettivo principale delle intimidazioni.Disponibilità e proposte. Di altre associazioni a costituirsi parti civili, e auspicando il reato di devastazione. L’aiuto di prestigio a partecipare quale consulente tecnico di parte civile. Il boicottaggio degli articoli a base di prodotti Solvay. Fare di Alessandria una battaglia-pilota. Un presidio davanti ai cancelli del polo chimico. Una assemblea pubblica piemontese. Anzi, una grande manifestazione nazionale ad Alessandria. Contro il ricatto occupazionale della Solvay che terrorizza lavoratori con adunanze da caserma. Per l’alleanza ambiente e lavoro. Mentre Spinetta entra addirittura nell’Atlante storico di siti inquinati. E si sta scrivendo il libro, prefazione della Iena Pelazza. E tanto altro.
Insomma una grande risposta democratica.
Qui sotto le tante voci che vale la pena ascoltare

La Rete Italiana RIFIUTI ZERO esprime vicinanza e solidarietà agli
attivisti e alla popolazione di Spinetta Marengo per i danni
alla loro salute provocati dall’ interramento di rifiuti contenenti cromo
esavalente (cancerogeno) ad opera di Ausimont, Arkema e Solvay e per le
intimidazioni agli attivisti e le esplicite minacce a Lino Balza.
Siamo vicini a Lino e a Medicina Democratica, da sempre impegnata a difesa della
salute di lavoratori e popolazioni, e disponibili come rete italiana rifiuti
zero per eventuali iniziative.
Un abbraccio
Rete Italiana Rifiuti Zero

ciao a tutti vi siamo vicini,
e capiamo la vostra condizione perchè anche a bussi sul tirino , pescara, in seguito a delle discariche abusive di sostanze tossiche ad opera dell’ausimont, montedison, e ora solvay non solo hanno inquinato il territorio e le falde acquifere ma le acque sono state captate e distribuite come acqua potabile a 400mila persone per circa 20 anni.
ci sono stati indagati sia tra i dirigenti di allora ultra ottantenni sia tra i politici , l’opera di bonifica non è ancora partita ma non molliamo. a presto
angela di giovannantonio forum acqua abruzzo social forum
Forza Lino Balza, io rilancio su Rosignano Solvay (LI) la lotta di Spinetta.
Maurizio Marchi (Medicina democratica Livorno)

Caro Lino,
Ti esprimo la mia totale solidarietà, anche a nome del Comitato di Redazione di Medicina Democratica e del Centro per la Salute “Giulio A. Maccacaro” di Castellanza, per gli ignobili attacchi che Ti stanno portando.
Per quanto concerne le iniziative legali che verranno intraprese, ivi comprese le costituzioni di parte civile di Medicina Democratica e delle persone che con essa si costituiranno nel procedimento penale, se Tu lo riterrai conta anche sulla mia persona per svolgere, assieme ad altri, l’attività di consulente tecnico di parte civile.
Un consiglio e una proposta:
– raccogli in modo certosino tutte le prove relative alle intimidazioni di cui sei fatto oggetto, ivi comprese le scritte murali attraverso riprese fotografiche datate e localizzate topograficamente, e quant’altro riterrai;
– sentiamoci a breve per concordare con le compagne ed i compagni di Medicina Democratica, in primis della Regione Piemonte, per promuovere ad Alessandria una pubblica assemblea – (chiedendo formalmente agli enti competenti di poterla svolgere nell’aula consigliare del Comune o della Provincia o in altra sala pubblica che riterrai) – per affrontare le tematiche al centro dell’iniziativa che il Movimento di Lotta per la Salute porta avanti con impegno e rigore da anni anche sul terreno dell’iniziativa legale, per affermare i diritti inalienabili alla salute e a fruire di un ambiente salubre all’interno ed all’esterno dei luoghi di lavoro, nonchè per imporre una rigorosa bonifica dei siti così gravemente inquinati dalle industrie (Ausimont, Arkema e Solvay) che si sono succedute nella gestione del polo chimico di Spinetta Marengo; respingendo così pubblicamente al (o ai) mittente gli squallidi attacchi che stanno portando alla Tua persona.
Un forte abbraccio e cari saluti.
Luigi Mara

Esprimo Grande ammirazione per chi, come Lino Balza e come Medicina democratica, con l’apporto di quanti al loro fianco credono e sostengono la causa, si espone in prima persona denunciando fatti gravissimi come quelli che stanno accadendo in questi giorni avverso LINO BALZA e quanti denunciano reati gravi che ledono la salute dei cittadini. Incito gli attivisti e gli abitanti di Spinetta Marengo a non cedere né a ricatti né a intimidazioni. Incito tutti a sostenere le loro iniziative, a difesa della loro acqua, dei loro diritti, della loro libertà di espressione – innanzitutto di SOSTENERLI. Io lo farò.
Chiedo a tutte le realtà, che sono tantissime, e che operano eticamente e fattivamente per un MONDO MIGLIORE di sostenere questa iniziativa che ci riguarda TUTTI.
Non possiamo più tollerare la violenza che ci viene fatta continuamente dai camorristi, da tutte le mafie, dichiarate e non, e innanzitutto da PRIVATUCOLI SCHIFOSI E ABBIETTI. IO SCHIFO per il loro modo di fare LA SOLVAY, LA AUSIMONT (gruppo MONTEDISON) E LA ARKEMA (arredamenti,docce,ecc..) E SIMILI E NON COMPRERO’ MAI PIU’ I LORO PRODOTTI e SPERO CHE TUTTI FARANNO LO STESSO!!!
Consiglia Salvio del Coordinamento regionale campano per la gestione pubblica dell’acqua – e della lista acqua nazionale di Rete lilliput

Gent.mo Lino Balza,
a nome mio personale e del Coordinamento dei Comitati della Provincia di Pesaro e Urbino Le esprimo la piena solidarietà per l’impegno e le battaglie che sta conducendo. Ci auguriamo che siano presto scoperti e perseguiti gli autori delle minacce.
Cordiali saluti.
Alfredo Sadori

Siamo tutti con te Lino!
Voi piemontesi poi siete dei duri….
Roberto Pirani

INVIAMO UN CARO SALUTO E TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETA’ A CHI NON HA CEDUTO DI FRONTE A MINACCE ED INTIMIDAZIONI.
EPICENTRO SOLIDALE – L’AQUILA

A Lino, compagno di lotte, oltre la mia solidarietà personale, anche
quella dell’Associazione Michele Mancino, impegnata nelle dure
battaglie per l’agricoltura, la sicurezza e la sovranità alimentare,
l’AMBIENTE e i beni comuni.
Dove più dove meno, gli animatori di queste lotte, vengono sempre
fatti oggetto prima di scherno e poi di minacce. Oltre che a
combattere, siamo abituati anche a RESISTERE.
Fraternamente
Tonino Mancino.

Un abbraccio con tutta la forza che possiamo trasmettere, anche da noi dell’Associazione Yaku
Enzo

A Lino Balza come a tutti quelli che si battono, mettendo in gioco le sicurezze e le comodità di una vita normale, per la giustizia, il diritto, la salute e l’ambiente va la nostra piena solidarietà.
In questo paese allo sbando i portatori di valori e di ideali sono un faro per quelli che hanno ancora speranze di cambiamento.
Claudio Orazi
Ass.ne Ambientalista LA LUPUS IN FABULA onlus

!solidarieta’!
katia lumachi

Siamo a fianco della lotta per la salute e l’ambiente come valore fondante del nostro esistere e nell’ambito di un percorso di reciproco e solidale sostegno rinnoviamo l’appoggio alla battaglia-pilota di Alessandria ed a Lino che ne sostiene l’impatto in prima battuta.
Campagna pubblica Non bruciamoci il futuro – LAZIO
Massimo Piras

A Lino Balza, a Medicina Democratica, e al popolo degli inquinati
alessandrini, mandiamo un segno di solidarietà a nome del Gruppo di
Ravenna Viva. E’ tutto scandaloso ma che sia stato l’intervento de Le
Jene a smuovere le letteralmente le acque invece che l’ARPA, l’AUSL, la
Medicina del Lavoro, oltre che al Sindaco, primo responsabile per la
salute pubblica è ancora più grave!
Il loro silenzio, accondiscendente nei fatti, ha coltivato la protervia
dell’Azienda. Non resta che sperare nell’azione della Magistratura.
Forza e grazie! Grazia x RAVENNA VIVA –

Ho letto su altra lista delle vicende di Alessandria e dintorni.
Esprimo tutta la mia solidarietà e il mio incoraggiamento a Lino Balza e a quanti altri si stanno impegnando in questa ennesima vicenda di inciviltà!
Alessandra Mambelli
“My message is my life.” (Gandhi)

Ciao Lino. Tutta la solidarietà per le intimidazioni subite. Anche noi del centro sociale fornace di Rho abbiamo a che fare con Arkema, che ha uno stabilimento accanto alla ferrovia che sputa merda sul territorio. Alcuni cittadini che abitano vicino ci hanno contattato per le puzze che questa azienda produce.E qualche mese fa abbiamo denunciato pubblicamente che Arkema lascia i vagoni di acetoncianidrina sul binario che entra dentro lo stabilimento, in attesa che siano utili al ciclo produttivo, con gravi rischi, perchè in caso di incidente ferroviario farebbero morire i cittadini di Rho come mosche. Ecco il comunicato che avevamo fatto. Tienici informati. Andrea

Dopo l’ennesimo grave incidente ferroviario avvenuto all’altezza di Viale Monza a Milano nella notte del 20 settembre 2009, e il precedente gravissimo incidente ferroviario del luglio scorso a Viareggio, ci domandiamo quali siano i livelli di sicurezza sulle nostre linee. In particolare segnaliamo che a poche decine di metri dalla stazione di Rho, all’ingresso dell’azienda chimica Arkema srl, su un binario che costeggia le linee Milano Varese e Milano Novara, per entrare poi all’interno dell’azienda, sostano spesso treni composti da più vagoni cisterna per il trasporto di sostanze chimiche, utilizzate per la produzione. Non possiamo affermare con certezza se quei vagoni cisterna siano pieni e vengano lasciati sui binari prima dell’ingresso in azienda in attesa di immetterli nel ciclo produttivo, o se vengano lasciati sui binari dopo averli svuotati e per quale motivo ciò avvenga. Nell’ipotesi che i vagoni siano pieni, ci troveremmo di fronte ad un grosso rischio, poiché tra le sostanze che vengono trasportate all’interno dell’azienda per via ferroviaria, vi è anche, tra le altre, l’acetoncianidrina, una sostanza che allo stato gassoso e allo stato liquido potrebbe comportare in pochi minuti un disastro di proporzioni incalcolabili per la popolazione di Rho e delle città limitrofe. Ci domandiamo pertanto se questa situazione sia sotto controllo e cosa potrebbe capitare nella malaugurata ipotesi che si verificasse un incidente o un deragliamento proprio a quell’altezza, in considerazione del fatto che i treni per i pendolari, in particolare della linea Milano Novara, per usare un eufemismo, non sembrano essere così nuovi e soggetti alla cura e alla manutenzione di cui avrebbero bisogno, né tanto meno sulla linea vengono fatti gli investimenti necessari, poiché da anni vengono dirottati tutti sulla costruzione della linea Tav Milano Torino.
Nella mattinata di oggi abbiamo dunque segnalato questa situazione al Comando dei Vigili del Fuoco di Rho. Centro sociale fornace di Rho.
Caro Lino,
la più fraterna solidarietà.
Marco Bersani
ATTAC ITALIA

Esprimiamo con vigore e sdegno la piena solidarietà agli Uomini di Medicina Democratica, in difesa della Verità e del diritto alla Salute.
sergio moccia e caterina esposito -mugnano di napoli-

Caro Lino,
Le esprimo tutta la mia solidarietà come italiana, come giornalista e
come membro di numerosi comitati che si stanno battendo contro il
progressivo avvelenamento dell’ambiente da parte di lestofanti
incoscienti! Le intimidazioni e le minacce non fermeranno mai la lotta
giusta di chi come lei vuole il bene comune! Coraggio amico, lei è un
esempio bellissimo di democrazia, di forza e di coerenza! Non demorda e
non si senta solo! Siamo in tanti a lottare e tutti insieme siamo solidali con lei! Un abbraccio
Paola Bozzini
giornalista veronese
Carissimo Lino
siamo con te, tieni duro!!

Gino Carpentiero e tutta Medicina Democratica di Firenze

Da Montale-Agliana (PT), anche la mia solidarietà a TUTTI coloro che lottano contro i TUMORIFICI, in particolare a Lino Balza.
Patrizia Rocchetti Comitato Piana
Solidarietà e vicinanza da Sesto Fiorentino, Mariangela Sirca, Silvano
Recati, Albino Cori, Anna Salvadori.
Forza! Perchè abbiamo ragione e la faremo valere!
Mi unisco alla solidarietà di molti che spero siano sempre più numerosi Le intimidazioni non ci fanno paura, ci confermano che siamo nel giusto e ci danno più forza. Un abbraccio
Adriana Pagliai esponente di
Medicina Democratica
Coordinamento Comitati della Piana FI – PO – PT
Rete Nazionale Rifiuti Zero
Di fronte alle minacce e alle intimidazioni ad opera di inquinatori senza scrupoli verso Lino Balza, gli attivisti e gli abitanti di Spinetta Marengo, “colpevoli” di difendere la salute di lavoratori, cittadini e del territorio, invio la mia solidarietà a tutte le persone colpite da queste infamie e a Lino Balza, per il quale aggiungo un forte abbraccio.
fabrizio bertini della Rete Italiana Rifiuti Zero.

Caro Lino Balza, hai tutta la mia solidarietà e stima!
Gian Luca Garetti,
isde,med.dem,cncmas-firenze

Carissimo Lino, il Comitato Acqua Pubblica di Cremona si associa al Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua nell’esprimerti massima solidarietà e stima. Coraggio, siamo tutti con te e con chi insieme a te porta avanti battaglie così importati per tutta la collettività. Grazie,
Francesca Berardi per il Comitato Acqua Pubblica di Cremona
Siamo solidali con Lei
Federazione Associazioni Ambientaliste Campania Felix
Dott. GENNARO ESPOSITO
Membro ISDE – MEDICI PER L’AMBIENTE – COORDINAMENTO CAMPANIA

Vi esprimo tutta la mia solidarietà per la vostra battaglia contro gli assassini in braghe bianche e colletto inamidato della Solvay.
Barbieri Mario
insegnante scuola superiore
Brogliano (VI)

Esprimo grande solidarietà a Lino Balza a nome personale e a nome di CONTRAMIANTO E ALTRI RISCHI ONLUS che è pronta da subito a costituirsi parte civile nel processo che si sta avviando
LUCIANO CARLEO
CONTRAMIANTO E ALTRI RISCHI ONLUS TARANTO

Caro Lino,
siamo solidali con te, vai con coraggio!
Giorgio Forti

Caro Lino, tieni duro! siamo con te …
salute
michelangiolo bolognini
Piena solidarietà a Lino Balza e a tutti i tecnici di medicina democratica per il prezioso lavoro che svolgono per tutelare la salute e i diritti dei lavoratori e in genere per i cittadini. Teneteci informati sulla situazione e diteci cosa possiamo fare per aiutarvi. Un abbraccio
Mariapia Passigli
Redazione di Fuori Binario

Solidarietà
da silvio bonomo
e dal comitato nopriv -castelbuono (palermo)

Solidarietà anche da
Gioacchino Cannizzaro
(comitato no priv – contro la privatizzazione dell’acqua – Castelbuono – Pa)

Anche l’associazione L’ALTRASCIACCA
invia al nostro Lino la sua solidarietà… non molliamo!!

Matteo Mangiacavallo

Il Comitato Spontaneo di lotta contro Acqualatina di Formia (LT)
ti porge la sua solidarietà
un abbraccio Gennaro Varriale

Solidarietà anche dal Comitato Umbro Acqua Pubblica!
Michela

Solidarietà e un abbraccio.
Roberto Melone
Comitato territoriale Savonese
per il Contratto Mondiale sull’Acqua

Lino siamo tanti e tutti con te, quando ti giri dietro le tue spalle trovi centinaia e centinaia di persone che ti appoggiano e ti chiedono di andare AVANTI.
Un abbraccio Forte
Rosanna Crocini (portavoce Forum Per la prov. di Pistoia) E Comitato Di Agliana

Solidarietà a Lino Balza e a tutti i cittadini che difendono la propria Terra.
Giovanni Vianello
Meet Up 100 masserie Crispiano/Taranto

A Lino Balza e a Medicina Democratica tutta la solidarietà e l’apprezzamento mio personale e del Comitato per la Tutela delle Risorse Idriche e Ambientali del Territorio di Mazara del Vallo
Silvana Mannone

A Lino Balza la più grande e affettuosa solidarietà per il suo impegno
personale e come rappresentante di Medicina Democratica. Contro le
intimidazioni collegate all’impegno sulla vicenda degli avvelenamenti
provocati da Ausimont, Arkema e Solvay la disponibilità ad intervenire in
una grande manifestazione/presidio è massima, basterà un messaggio con un
appuntamento e dal Trentino non credo proprio che verrò da solo.
Gianfranco Poliandri

La forte solidarietà della redazione di Lavoro e Salute con le battaglie di Balza e Medicina Democratica di Alessandria. Per la redazione
franco cilenti
Esprimiano tutta la nostra solidarietà a Lino Balza, a Medicina Democratica e a tutti i cittadini do Spinetta e Bosco Marengo che, esercitando un diritto elementare, hanno subito minacce e intimidazioni da parte di chi per interessi economici mette a rischio la salute di tutti.
Comitato Provinciale Articolo 32
esprimo la solidarietà oltre che di medicina democratica anche dell’AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto
Fulvio Aurora
Anche l’associazione L’ALTRASCIACCA invia al nostro Lino la sua solidarietà… non molliamo!!

Mat
a nome del Forum italiano dei Movimenti per l’acqua
vogliamo dare la solidarietà a lino e a tutti quelli
che stanno lottando per difendere il diritto alla
salute e per pretendere giustizia ?
penso proprio che non si può tacere, soprattutto per il
clima pesante che si respira e per le intimidazioni che
diventano sempre più nere. Iolanda

Solidarietà anche da Gioacchino Cannizzaro (comitato no priv – contro la
privatizzazione dell’acqua – Castelbuono – Pa)

…anche da parte di Lucio Santoni , Acqua pubblica Falconara M.(an)

Caro Lino
l’Associazione Liblab è al tuo fianco e cammina con il gruppo di Medicina Democratica sulla stessa strada di difesa intransigente del diritto alla salute dei lavoratori e dei cittadini di Spinetta e Bosco Marengo. L’inquinamento dell’acqua è l’altro versante insieme allo scippo “ope legis” della micidiale moneta con cui industria e finanza stanno rubando l’acqua ai cittadini. Il Forum deve prendere posizione pubblica comune su questa vicenda.
Per parte nostra le pagine di Liblab sono aperte a qualsiasi intervento, dichiarazione o documentazione che vogliate pubblicare su questa atroce vicenda.
Un forte abbraccio
Antonio Valassina

tutta la mia solidarietà a Lino. Proposi a suo tempo un articolo per la legge di ripubblicizzazione che prevedeva casi come questi e quelli umbri (cromo esavalente anche lì) venissero equiparati al reato di devastazione previsto nel codice penale (e applicato con molta leggerezza in altri e meno dannosi casi).
Sarebbe il caso di prendere una posizione ufficiale.
Un abbraccio
Giampaolo Pellegrini

Grande solidarietà da parte dell’associazione Rete Radiè resch di Quarrata
(PT) a Lino.
Avanti!
Antonio Vermigli

ESPRIMO PIENA SOLIDARIETA’ A LINO BALZA E A MEDICINA DEMOCRATICA, BERSAGLIO DI MINACCE PER LA MERITORIA AZIONE SVOLTA IN DIFESA DEL DIRITTO PRIMARIO ALLA SALUTE E A TUTELA DELL’AMBIENTE.
VALENTINO TAVOLAZZI
Medicina Democratica
Diritti al futuro
Consigliere comunale Progetto per Ferrara

In piena sintonia e appoggio alla lotta di Lino.

Marco Caldiroli

Caro Lino, comprendo le difficoltà che incontrate e ti sono vicino.
Probabilmente non è il momento, ma comunque ti faccio ugualmente questa proposta:
come Fondazione Micheletti abbiamo un progetto di censimento e di atlante storico di tutti i siti inquinati a livello nazionale (www.industriaeambiente.it). Ci piacerebbe inserire una scheda sulla storia del sito di Spinetta-Marengo Che ne dici? Buon lavoro.
Marino Ruzzenenti

Piena solidarietà a Lino Balza per tutte le iniziative messe in campo per affermare il diritto alla salute.
Roberto Bianchi

caro Lino,
ti siamo tutti vicini e di fronte ai messaggi mafiosi non abbiamo altra soluzione che dichiarare apertamente che la lotta non è individuale ma collettiva.
Facciamogli sapere che non gli servirà a nulla cercare di intimorire il singolo perchè la battaglia è nelle mani di tutti e tutti la portiamo avanti con la stessa determinazione.
L’unica battaglia che si perde è quella che non si combatte (madres de plaza de majo).
Un abbraccio a te, alla tua famiglia ed ai compagni del posto
Per Medicina democratica di Savona
Maurizio Loschi

Caro Lino, ti esprimo la massima solidarietà e vicinanza, a nome mio e dei compagni della sezione di Medicina democratica di Milano.
Maurizio Bardi

Solidarietà incondizionata a Lino Balza anche dal
circolo “Chico” Mendes e dal
Gruppo operaio di autoaiuto “R.Battelli”.
Vito Totire

Esprimo la mia piena e totale solidarietà a Lino Balza
Patrizia Gentilini

Solidarieta’ per Lino e per il suo impegno da parte di tutto il gruppo di
MEDICINA DEMOCRATICA DI BRINDISI.
Gino Stasi

Caro Lino,
non ti conosciamo personalmente ma sappiamo delle tue lotte per la tutela della salute dei lavoratori e della popolazione. Ti siamo vicini, convinti che le minacce che hai ricevuto non diminuiranno il tuo impegno. Grazie per quello che fai.
Renato Bolognese
Associazione per la pace di Novara

Caro Lino Balza,
ti esprimo la mia completa solidarietà per tutte le tue lotte e per tutte le difficoltà che stai incontrando.
Laura Valsecchi

da trenta anni attivista e militante dei movimenti per la salute, l’ambiente e il lavoro nel territorio vicentino. esprimo la mia più piena solidarietà a Lino Balza per le vili minacce a cui è soggetto .
Luciano Panato ex consigliere provinciale P.R.C

Di fronte alle minacce e alle intimidazioni ad opera di inquinatori senza scrupoli verso Lino Balza, gli attivisti e gli abitanti di Spinetta Marengo, “colpevoli” di difendere la salute di lavoratori, cittadini e del territorio, invio la mia solidarietà a tutte le persone colpite da queste infamie e a Lino Balza, per il quale aggiungo un forte abbraccio. fabrizio bertini della Rete Italiana Rifiuti Zero.
Piena solidarietà e sostegno a Lino Balza dal
Comitato acqua pubblica Ferrara
Davide Scaglianti

Solidarietà a Lino Balza ed al suo impegno per la difesa della
salute dei cittadini anche dal
Comitato Acqua Bene Comune Prato.

Ciao Lino,
piena solidarietà e ringraziamenti per quello che state facendo sperando che
finalmente si arrivi all’incriminazione di certi “gruppi” ai quali è sempre stato
concesso tutto.
La speranza è che la cosa faccia scuola, cosi da poter replicare in altri territori
l’azione di “costituzione in parte civile dei soggetti danneggiati”, effetto che
preoccupa più di altri fattori ambientali…i nostri nemici cancrovalorizzati &
inquinatori, dovendo poi pagare in moneta sonante le loro malefatte.!!
Gianfranco Ciulli
Coordinamento Comitati della Piana di Firenze-Prato-Pistoia

mi unisco alla solidarietà a Lino Balza. Luciano Panato ex consigliere provinciale del P.R.C. di Vicenza e attivista di
comitati del vicentino per la difesa dell’ambiente della salute del lavoro

Piena solidarietà a Lino a nome dell’associazione Diritto al Futuro. Naturalmente anche interpretando il sentimento della Rete Italiana Rifiuti Zero rimango disponibile per auspicabili iniziative pubbliche contro ogni forma di intimidazione. Rossano Ercolini

Caro Lino,
ti esprimo la mia più totale solidarietà, anche a nome di tutti quelli
che sono impegnati con me sulle battaglie del mio territorio per la
salute e l’ambiente.
Marco Giustini
Consigliere Municipio Roma 16
Lista Beppe Grillo

A Lino Balza la piena solidarietà contro le ignobili minacce e il ringraziamento per il suo impegno costante e coerente a difesa della salute e dell’ambiente!
Un abbraccio!
Ezio Corradi
Vicepresidente Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia

E’ con grande stima per il lavoro da Lei e da Medicina democratica svolto in tutti questi anni che Le esprimo la mia piena solidarietà di fronte agli attacchi di coloro che si sono permessi spudoratamente ed illecitamente di contaminare il suolo e mettere una pesante ipoteca sulla salute e la vita delle popolazioni locali
Riccardo Petrella
Professore di ecologia umana, Accademia di Architettura, Mendrisio (CH)

Massima solidarietà a Lino Balza e agli attivisti e attiviste di Medicina Democratica per il lavoro che svolgono a sostegno dei diritti, a partire dal diritto alla salute.
Teneteci informati di come procedono le cose; siamo disponibili a forme di mobilitazione,
Ornella De Zordo
PerUnaltracittà – lista di cittadinanza – Firenze.

Hai tutta la mia solidarietà!
Forza e coraggio!!!
Pino Mele
Care/i,
a nome del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua esprimo pieno sostegno e solidarietà alle attiviste e attivisti di Medicina Democratica che si battono per il diritto alla salute.
Considerateci al vostro fianco pronti a mobilitarci se lo riterrete opportuno.
Un saluto.
Paolo Carsetti
Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Carissimi,
Mauro Coltorti ed Irene Mazza esprimono pieno sostegno e solidarietà alle attiviste e attivisti di Medicina Democratica che si battono per il diritto alla salute.
Considerateci al vostro fianco pronti a mobilitarci se lo riterrete opportuno.
Un saluto.
Mauro Coltorti e Irene Mazza

Esprimiamo pieno sostegno e la massima solidarietà a tutti gli attivisti di Medicina Democratica che si battono per il diritto sacrosanto alla salute.
Un caro saluto.
Alessandro Brunetti
comitato pro acqua gualdo

A nome del Comitato Territoriale Novare Acqua, di cui fa parte anche l’associazione medicina Democratica di Novara, inviamo il nostro appoggio e solidarietà alle attività di Lino Balza e di Medicina Democratica
Paolo Rizzi

Ci uniamo anche da tutta la Puglia.
Beppe di Brisco
Comitato regionale “acqua Bene Comune”

Care/i,
a nome del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua esprimo pieno sostegno e solidarietà alle attiviste e attivisti di Medicina Democratica che si battono per il diritto alla salute.
Considerateci al vostro fianco pronti a mobilitarci se lo riterrete opportuno.
Un saluto.
Paolo Carsetti

Tutta la mia solidarietà, da vice-presidente dell’associazione di volontariato Grilli biellesi ti posso garantire che hai il nostro sostegno. Grazie per quello che stai facendo, Lorenzo D’Amelio
Sicuramente dalla vostra… nostra parte.
Alberto de Monaco, comitato acqua pubblica Aprilia.
Grazie, ciao

ESPRIMO IL MIO MESSAGGIO DI SOLIDARIETA’ PER IL CASO DI ALESSANDRIA.
FULVIO FIORENTINI
(CIVITA CASTELLANA-VT)

Pieno appoggio a Lino Balza e a Medicina Democratica per il meraviglioso lavoro che stanno facendo a favore della salute e della democrazia ad Alessandria. Un abbraccio da tutti i membri del Comitato Acqua Pubblica / Comitato Beni Comuni di Cremona.
per il comitato
giampiero carotti

Tutta la nostra solidarietà.
Non sei solo.
Comitato acqua pubblica di Velletri
Lino seguiamo sempre il tuo impegno Silenziosamente ma sempre e costantemente. Ma quando c’è bisogno di far sentire la nostra voce per rafforzare il tuo impegno siamo qui.
Nessuno potrà cercare di isolarti, perchè automaticamente si troverà accerchiato!
Vicinanza e solidarietà.
Per il Comitato acqua pubblica Aprilia,
Alberto De Monaco

Piena solidarietà a Lino , quando andiamo a toccare i loro interessi si
scatenano le minacce che non ci fanno paura Lino siamo tanti e tutti con te ,
Avanti non arretreremo mai
Rosanna Crocini portavoce Forum per la prov. di Pistoia

buongiorno,
ero al corrente di questi fatti e anche del sempre più discusso
comportamento dei loro amministratori.
Anche le intimidazioni sono sullo stesso piano.
Con la presente vorrei dimostrarle la mia più completa solidarietà.
Cordiali saluti
Paolo Piffer

Credo che la migliore solidarietà sia quella che si dimostra con fatti concreti, a volte apparentemente minimi ed insignificanti, ma che di questi tempi di crisi invece assumono un valore particolare e forte, come rinnovare l’adesione a Medicina Democratica ogni anno, anche se si fatica ad arrivare a fine mese. A questo si può aggiungere il prendere posizione pubblicamente contro simili prepotenze intimidatorie ed abusi perpetrati con protervia a danno della salute dei cittadini e facendo scempio dell’ambiente.
Grazie a Te per il coraggio e la perseveranza dimostrate
Ciao
claudio martinotti

Vecchio rompipalle, sai benissimo che qualunque cosa Ti serva, hai solo da chiedere.
Ciao.
Tony Carnevali

Ho la fortuna di non abitare in quelle zone, ma non posso che esprimere disgusto per l’avvelenamento del territorio che si continua a perpetrare in tutto il territorio nazionale e nella mia Provincia in particolare. Constato dai tuoi messaggi che l’inquinamento riguarda anche, oggi più che mai, il funzionamento della giustizia, purtroppo incapace di emettere sentenze in tempi accettabili e di estirpare minacce e comportamenti di tipo “mafioso”.
Ti esprimo pertanto la mia piena solidarietà e, se cruciale, mi rendo disponibile per continuare con il mio piccolo apporto economico alla battaglia legale in corso.
P.S. Per mia esperienza diretta, in generale e purtroppo, le bonifiche riparano in percentuale molto ridotta i danni ambientali prodotti dalle varie attività umane legali e non legali, accidentali e sistematiche. Gli inquinamenti vanno pertanto prevenuti.
Ciao. Gianluigi Bugada

Ciao Lino,
La raccolta di adesioni continua, anche se non è affatto semplice! Ci sono molti bastoni fra le ruote, la gente ha una paura tremenda. Comunque io continuo, sono in contatto diretto con lo studio legale e va bene così. Mi rincresce che tg3 non abbia mandato in onda l’intervista alla moglie del panettiere Volpe, mi sembrava pertinente ma sai, il giorno prima c’è stato l’incidente in stabilimento e credo abbia avuto la meglio come notizia. Intanto continua il progetto del libro, con Pelazza che scriverà la prefazione.
Grazie per i tuoi messaggi e a presto

Non ho problema alcuno ad esprimerti la mia solidarietà
Ciao Edgardo Rossi

Le compagne e i compagni della C.U.B. di Alessandria esprimono la loro piena solidarietà a Lino Balza, l’ esponente di Medicina Democratica fatto oggetto, nei giorni scorsi, di odiose minacce, sicuramente in riferimento al suo impegno e a quello della sua Associazione sul problema dell’inquinamento ambientale e della mancata bonifica del vasto territorio sul quale per decenni si sono scaricati i veleni di Ausimont, Arkema e Solvay.
La risposta del sindacato di base a ogni tentativo di impedire la ricerca della verità si è concretizzata oggi, giovedì 3 dicembre, con un volantinaggio davanti alla Solvay con il quale si sono invitati i lavoratori a prendere nelle proprie mani la difesa del posto di lavoro e della salute, propria e dei cittadini, senza sottostare all’ennesimo ricatto occupazionale e lottando, invece, per un grande progetto di investimenti che metta al primo posto la bonifica ambientale, foriera, oltre tutto di interessanti sbocchi lavorativi.
La C.U.B. ha inoltre sollecitato i lavoratori ad aderire all’iniziativa legale promossa da Medicina Democratica e ha già incaricato il proprio ufficio legale di individuare le forme più appropriate per la costituzione del sindacato come parte civile nel processo.
Rinnoviamo a Lino Balza e a tutti i lavoratori che possano avere subite indebite pressioni di qualsivoglia genere la nostra solidarietà e la piena disponibilità a lottare per respingere ogni provocazione.
Le compagne e i compagni della C.U.B. di Alessandria

Caro Lino ti sono molto vicino, come sempre e da sempre. Hai combattuto le ingiustizie, adesso che li stai mettendo alle corde, coloro che da una vita hanno distrutto l’ambiente, e il territorio, e la salute delle persone, ti vogliono fermare. Vai avanti e non mollare, se posso essere utile, contattami e sono a tua disposizione, un fraterno abbraccio. Marcello Rizza
Caro Lino
vai avanti così, non ti fermare, che ne abbiamo tutti bisogno.
Un abbraccio, Ivana Stefani

Stai facendo del bene. e ti stai comportando bene.
Pochi avrebbero avuto il coraggio e la costanza di fare ciò che hai fatto finora. Finchè te la sentirai, continua così.
Flavio Gamalero

Solidarietà contro la tirannide del silenzio e dell’indifferenza…
“che ne’ paesi dove la tirannide da molte generazioni ha preso radice, moltissime ve ne vuole prima che la lenta opinion la disvelga” Vittorio Alfieri (Della Tirannide cap VII COME SI POSSA RIMEDIARE ALLA TIRANNIDE)
Ely Raffaghello

Caro Lino,
giunga a te e a tutti/e coloro che sono coinvolti nella criminale vicenda dell’inquinamento delle falde acquifere spinettesi,
LA MIA TOTALE ED INCONDIZIONATA SOLIDARIETA’,
a fronte delle squallide e gratuite minacce a te pervenute.
Sarò presente, in caso fosse necessario, ad ogni azione che vada in direzione della difesa dell’interesse comune dei cittadini e dell’ambiente, contro logiche mafiose che difendono interessi di pochi.
Che queste pratiche possano finalmente finire ed essere duramente represse da istituzioni depurate da corruzione ed ambiguità!
Ciao, Franco Casagrande.

Con la presente, intendo porgerVi i miei più sentiti sentimenti di
solidarietà
dopo il recente e vergognoso episodio che Vi ha visti vittime. Il Vostro
impegno per la tutela di doverosi diritti è comunque la più bella risposta
…!
Colgo l’occasione per inviare anche i miei più cordiali saluti.
MARIO BOCCHIO
CONSIGLIERE COMUNALE DI ALESSANDRIA

Sostegno condiviso a Lino Balza e a tutta Medicina Democratica per il prezioso impegno a tutela della salute e dei beni comuni
Silvio Lami
consigliere provincia di Livorno
Rifondazione Comunista

Caro Lino, apprendo solo ora delle gravi intimidazioni delle quali sei stato oggetto. E’ questa purtroppo un’ulteriore prova del deterioramento delle relazioni sociali che stiamo vivendo. Sono con te solidale in questo momento e ciononostante ti invito a perseverare nel tuo impegno ecologista Cordiali saluti Claudio Lombardi

Ciao Lino,
ci conosciamo dai primi anni novanta, dai tempi del CEP delle FN, una battaglia alla quale hai dato un aiuto importante (conservo ancora i video dei tuoi interventi pubblici applauditissimi).
Ma questa non è che una delle tante battaglie che hai combattuto molto spesso solo: purtroppo le menti libere danno fastidio a molti e il coraggio di dire la verità lo hanno in pochi.
Tuttavia certe verità alla lunga entrano nelle coscienze e smuovono i cervelli e i cuori (ho letto con molto piacere l’articolo di Bottino).
Oggi questa tua rivincita, comunque andranno a finire le indagini e processi, è più che meritata.
Voglio esprimere tutta la mia solidarietà.
Con tanta stima
Piero Mandarino

Caro Lino, come gruppo ambientalista boschese della Lista Civica Bosco Solidale. ti esprimiamo la più totale solidarietà condannando i tentativi di intimidazione e le minacce che hai ricevuto. Giulio Armano

HAI TUTTA LA MIA SOLIDARIETA’ – SE DEVO FARE QUALCOSA DI SPECIFICO, DIMMELO. CIAO BOTTIROLI ANGELO LUIGI

Caro Lino,
sono al Tuo fianco!
abbracci
Adriano Licini

Dato che tutti gli altri posti erano già occupati, ci siamo seduti dalla parte del torto.
Bertoldt Brecht
Caro Lino
ti esprimo viva solidarietà e ti ringrazio per tutte le iniziative che hai messo in atto per la difesa della salute di tutta la Fraschetta. Si rimane increduli che qualcuno, forse ancora vittima del ricatto occupazionale e noncurante della propria ed altrui salute, si schieri dalla parte dell’inquinatore.
Dopo tanti anni trascorsi nell’indifferenza e nell’inerzia delle Istituzioni cui competeva la verifica e la soppressione degli abusi perpetrati in danno dell’ambiente e della salute pubblica,
finalmente la Magistratura sta operando con la dovuta attenzione al grave problema, e si spera voglia dedicare la opportuna sorveglianza per questi vili atti intimidatori
Francesco Piacentino – Comitati della Fraschetta

La Rete delle 55 Organizzazioni che costituiscono il Comitato Astigiano a favore delle Acque Pubbliche e il Movimento nazionale per lo “Stop al Consumo di Territorio”
desiderano testimoniare la loro piena solidarietà nei confronti dell’amico Lino Balza e nella fondamentale azione civile che Lino stesso e Medicina Democratica stanno portando avanti in merito alla situazione ambientale attorno a Spinetta Marengo. Le intimidazioni vengano fatte cessare e si individuino le responsabilità. E’ in ballo la Democrazia. E noi la Democrazia la faremo rispettare.
Alessandro Mortarino

Totale solidarietà a Lino Balza contro ogni infame
intimidazione ricevuta per il suo indefesso impegno
civile, sociale a difesa dell’ambiente e dei soggetti
colpiti direttamente ed indirettamente dalle pratiche
inquinanti e criminali degli inquinatori di professione.
Dino Barrera Rappresentante dei
Verdi del Piemonte verso la Costituente degli Ecologisti

Il nostro pieno sostegno e appoggio a Lino Balza e a Medicina Democratica.
Vi giro moltiplicate per 1000000 le parole che abbiamo ascoltato tutta la mattina al banchetto: per fortuna c’è chi non sta a guardare.
GRAZIE
lorella lari

A Lino Balza e a medicina democratica tutta la solidarietà del Forum di Caltanissetta
Salvatore Petix

Caro Lino, essere dalla ” parte giusta” ci espone a molte conseguenze di cui alcune spiacevoli, come quella che ci documenti. Costoro non hanno inteso che le loro becere armi sono spuntate nei confronti di quanti contribuiscono al bene comune, che dentro la difesa di quel bene rientra il sostegno incondizionato e solidale ai suoi protagonisti.
Hasta la victoria Lino. Saluti da Vincenzo Miliucci e dal Coordinamento Antinucleare

Solidarietà e pieno appoggio a Lino Balza e ai tenaci amici di Alessandria, da sempre impegnati su mille fronti (cromo,nucleare, acqua) per denunciare e combattere le speculazioni di ieri, di oggi e di domani fatte sulla pelle della gente.
Sergio Gregori
Gruppo Acqua Pavia

A lino e a medicina democratica la mia solidarietà
sandro magni
comitato lecchese acqua pubblica

nell’esprimere tutta la mia personale solidarietà a chiunque abbia subito pressioni e intimidazioni, a partire da Lino Balza,compagno in tante battaglie ambientali, rivolgo un appello a tutte le realtà ambientaliste, ai sindacati, ai lavoratori del polo chimico, nonchè agli abitanti di Spinetta e del nostro territorio provinciale, perchè è qualcosa che ci riguarda
tutti: si smetta una buona volta di contrapporre il diritto al lavoro al diritto alla salute e alla salvaguardia dell’ambiente..non si può barattare l’occupazione con la sicurezza sul lavoro o con la salute nostra e del territorio che abitiamo, è sbagliato. Non si può accusare chi chiede ,giustamente, di far luce sulla vicenda e si preoccupa dello stato delle falde, della salubrità di aria ed acqua, di voler far chiudere l’azienda e togliere il lavoro ai suoi dipendenti.Nè si possono ignorare la questione lavorativa e le preoccupazioni dei lavoratori: per favore però, non ci si presti, non prestiamoci, al solito ricatto “o di qua o di là”, l’abbiamo già visto fin troppe volte; occorre che sindacati, associazioni e comitati, partiti, assumano una posizione chiara, in difesa della salute e del lavoro, tenendoli insieme, non contrapponendoli.
Confrontiamoci e adoperiamoci perchè venga fatta piena luce sulla faccenda,nessuna remora o reticenza: è qualcosa che dovrebbe interessare a tutti noi.
Daniela Cauli
Segretaria Rifondazione Comunista Circolo di Tortona

A Lino Balza e a Medicina Democratica tutta la mia solidarietà!
Pasqua De Candia
CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud

Se basta il messaggio di solidarietà, ci mancherebbe altro…!
(Però non vedo come possa aiutare)
Buona prosecuzione del lavoro!
Luisa Memore
Torino

PIENO SOSTEGNO A TE IN QUANTO PERSONA E ALLA CAUSA COMUNE.
PIERLUIGI CAVALCHINI

Esprimo tutta la mia solidarietà a Lino Balza, e a chi viene intimidito o minacciato. Temo però che sia un po’ poco.
gian domenico zucca u stuk

Caro Lino, rappresento la lista civica “no inceneritore” del comune di Campi Bisenzio (FI). A nome di tutti i campigiani che ci seguono ti invio questo messaggio per manifestare piena solidarietà a te, a Medicina Democratica e a tutti coloro che si stanno battendo contro tutte le intimidazioni e tutti i soprusi. Aspettiamo tue notizie.
Roberto Viti

Ravenna Viva esprime a Lino Balza la vicinanza e invita ad andare avanti con forza e solidali giorgio benelli

Solidarietà piena a tutti voi in questa battaglia esemplare.
Roberto Budini Gattai, Perunaltracittà, Firenze

Anche da Falconara Marittima siamo vicini all’impegno di Lino Balza, di Medicina Democratica e di tutti i cittadini che non si lasciano intimidire dalle minacce dei complici delle produzioni di morte e devastazione! Come Lino Balza ed insieme a Lino Balza e Medicina Democratica continueremo a resistere, tutti insieme e ciascuno nei territori in cui vive. Salute e saluti Loris Calcina

totale sostegno e solidarietà da parte mia e di tutto il Movimento No Coke Alto Lazio.
Simona Ricotti

A nome mio e della sezione di Medicina Democratica di Genova esprimo a Lino Balza la massima solidarietà militante.
Eraldo Mattarocci

E’ importante che si risvegli nelle menti la consapevolezza e la volontà di conservazione dello stato di essere vivente. A prescindere dalle esigenze monetarie e di mercato, non è assolutamente civile accettare un ricatto economico pagato con la propria salute, per nessuna cifra, men che meno quella che viene offerta. Di fronte a simili richi di malanno NON è possibile mostrare sufficienza o distrazione, perchè non si parla solo della generazione in cui esistiamo bensì di quelle che verranno. Per una volta è il caso di creare un precedente positivo, che ci consenta di stringere i nostri figli con la consapevolezza di averli difesi, una volta in più, da un andazzo globale oltremodo negativo
Sovranità Popolare Alessandria esprime la propria solidarietà alla battaglia intrapresa ed è favorevole all’idea di un meeting a livello nazionale sul tema offrendo, nei limiti delle modeste disponibilità, un contributo concreto alla sua realizzazione.

Caro Lino, esprimo a nome mio e di tutta la Sezione di Torino di Medicina Democratica la più grande vicinanza ed un ringraziamento per il tuo impegno e quello dei compagni di alessandria.
Un forte abbraccio
renato zanoli – md torino

Piena solidarietà a Lino Balza. Contro il nuovo fascismo
raccogliamo l’appello di Salvatore Borsellino: RESISTERE,
RESISTERE, RESISTERE.
Saluti e auguri.
Fabio Tomei- Medicina Democratica di Novara

L’associazione Ambiente & Salute esprime la propria solidarietà a Lino Balza e Medicina Democratica impegnati drammaticamente in una strenua lotta contro i titani degli interessi economici realizzati sulla salute dei cittadini. L’uso della violenza e della paura sua coinquilina sono l’ultima spiaggia di chi usa la terra come fosse sua, come lui fosse l’ultimo degli uomini a doverci vivere.
Tenete duro che non siete soli
Argante Brancalion
Ambiente & Salute
Bolzano

A Lino Balza, piena solidarietà contro ogni intimidazione mafiosa
che cerca di colpire chi più si batte per informare i cittadini
Mirella Belvisi consigliera della Sezione di Roma di Italia Nostra
Anche noi abbiamo il boss Cerroni padrone della città con
l’appoggio di tutte le forze politiche

Tutta la solidarietà a te e alle tue lotte.
claudio tamburini
coordinamento comitati delle piana firente prato pistoia

Caro Lino,
Ti sono vicina anche a nome della Sezione di Novara-Verbania di Medicina Democratica e ti esprimo tutta la nostra solidarietà.
Concordo con le proposte tue e di Luigi di organizzare una Assemblea Pubblica ad Alessandria e anche una manifestazione.
Grazie per il tuo impegno e per le tue lotte di tutti questi anni per la salute e la democrazia.
Carla Cavagna

Da Napoli la nostra solidarietà a Lino Balza .
Non ci va di fare retorica sapendo cosa si prova in un clima di continua intimidazione : forse la consapevolezza di non essere isolati può aiutare ad andare avanti ma forse non basta .
Forse è necessaria qualche altra iniziativa : perchè i mass media tacciono ? Possibile che non si trova un giornalista disposto a fare un pezzo sul caso?
Paolo Fierro Medicina Democratica Napoli
Caro Lino, Ti esprimo tutta la mia solidarietà.
Walter Fossati.

Solidarietà totale e offerta concreta di aiuto.
Come?
Lino e Marco fatemelo sapere.
Abbraccio
Valerio Gennaro
Medicina democratica Genova

piena ed assoluta solidarietà!
Juri BOSSUTO
PRC Piemonte Consiglio Regionale

Solidarietà a Lino Balza. Solidarietà per le minacce che ha denunciato e per quelle che non ha denunciato. Solidarietà a lui e a tutti coloro che vivono sotto ricatto e non possono parlare.
Tino Balduzzi. Comitato antinucleare della Provincia di Alessandria.

Esprimo a Lino Balza la più sentita solidarietà, mia personale e di tutti gli iscritti alla mia associazione, per il suo ammirevole impegno.
Rosa Stano – Pres. Ass. Aurora per la Tutela della Salute Mentale – Bari

Rinnovo la solidarietà e l’appoggio, per quanto possibile, al lucido ed efficace Lino.
bravo e salute
Valerio

Caro Lino Balza,
ti esprimo la mia completa solidarietà per tutte le tue lotte e per tutte le difficoltà che stai incontrando.
Laura Valsecchi

Potrete, così, meglio cogliere l’anima dei movimenti e di questo grande patrimonio civile che fa della solidarietà uno strumento di lotta..

SOLVAY SOLEXIS: Il servizio del TG3 Piemonte

Il servizio mostra una perizia, commissionata dalla Procura, dove viene descritto l’impatto del polo chimico sulle falde superficiali e profonde di Spinetta Marengo.

Il Procuratore Michele Di Lecce in una breve intervista conferma che la Solvay Solexis nel 2002, al momento dell’acquisizione del sito, era a conoscenza della situazione d’inquinamento pregressa e sembrerebbe che la gestione della multinazionale belga abbia aggravato tali condizioni.

SOLVAY SOLEXIS: I trentotto sotto accusa

Martin Stephan (amministratore Arkema 1995-98)
Massim Alain Barbet (amministratore Arkema 1998-2000)
Bertrad Repellin (amministratore Arkema da 1998-2000)
Ennio Benito Pellino (amministratore Arkerna 1998-99)
Andrè Ladurelli (amministratore Arkema 1998-2001)
Paul Vidalic (amministratore Arkema da 1998-2001)
Joseph Yves Bercy (amministratore Arkema 2001-03)
Jean Marie du Rusquec De L’Estang (amm. Arkema 1998-03)
Benoit George Mare Breyanaert (amm. Arkema 2001-03)
Alberto Salvaderi (amm. Arkema 1999-2004)
Jean Marie Pierre Chanoine (amm. Arkema 2003-04)
Raimond Thierry Lemonnier (amm. Arkema 2003-07)
Marie Yves Henri Dugert (amm. Arkema 2001-07)
Christian Dailly (amm. Arkema 2004-07)
Louvent Saint De Forney (amm.Arkema dal maggio 2007)
Roberto Del Bianco (amm. Arkema e direttore ambiente)
Wulf Sauer (amm. Arkema dal dicembre 2007)
Carlo Scotti (direttore Arkema Spinetta 1995-’96)
Gerard Costes (direttore Arkema Spinetta 1998-2000)
Stefano Barbato (direttore Arkema Spinetta 2001-2003)
Alessandro Fabris (direttore Arkema Spinetta da ottobre 2003)
Maurizio Russo (diret. Ambiente sicurezza Arkema 1995-2000)
Leclere Laques (diret. Ambiente sicurezza Arkema 2001-02)
Francesco Ghilardi (diret. ambiente sicurezza Arkema 2000-06)
Pasquale Relvini (diret. ambiente sicurezza Arkema dal 2006)
Silvano Buzzi (diret. Ambiente sicurezza Arkema 1995-97)
Guido Marcheggiani (diret. Amb. Sicurezza Arkema 2003-07)
Giorgio Consogno (diret. ambiente sicurezza Arkema 1997-’98)
Antonio Brossa (diret. ambiente sicurezza Arkema dal 1998)
———————————————————————————
Bernard De Laguiche (ad Solvay Solexis 2003-2005)
Pierre jacques joris (ad Solvay Solexis dal 2005)
Luigi Guarracino (direttore Solvay Spinetta 2003-2007)
Stefano Bigini (direttore Solvay Spinetta dal 2008)
Giorgio Carimati (responsabile ambiente Solvay dal 2004)
Carlo Cogliati (presidente cda e ad Ausimont e Solvay)
Giulio Tommasi (responsabile ambiente per siti Ausimont)
Salvatore Boncoraglio (idem ma per anni diversi)
Giorgio Canti (responsabile ambiente Ausimont e Solvay)

NO NUKE CONVEGNO

Il Comitato antinucleare per la Provincia di Alessandria – il Circolo alessandrino per la decrescita felice – l’Associazione Amici di Beppe Grillo vi danno appuntamento domenica 29 novembre 2009 dalle ore 17,00 alle ore 20 presso la sala conferenze dell’Associazione Cultura e sviluppo via Michel – Piazza De Andrè Alessandria (davanti al Politecnico), con Giampiero Godio ingegnere nucleare e responsabile energia per il Piemonte di Legambiente, Maurizio Pallante fondatore e Presidente del Movimento per la decrescita felice e Mario Palazzetti ingegnere energetico.

Clicca qui per la sottoscrizione al ricorso antinucleare

L’ ALGOFLON: Il Killer di cui si parla

“il Sindaco di Alessandria ha parlato di 3000 morti. Sarebbero molti di più”

Il gas di Algoflon è subdolo, omicida di morte invisibile, senza odore né sapore.

I primi sintomi di intossicazione sono rialzo termico più o meno elevato e affanno respiratorio, tosse stizzosa. Furono i primi, sintomi che nel gennaio 1962 avvertì il povero Giampiero Massa e gli altri due lavoratori che sfuggirono alla morte. Montedison fu condannata dal Tribunale. I primi sintomi possono essere confusi con una banale influenza. Così è stato nel novembre 1980 per il defunto Ezio Terroni. Una confusione tragica perché ricovero ospedaliero e ossigenoterapia con respiratori automatici possono salvare il 30-40% degli intossicati gravi. Ne basta poco di gas respirato per andare all’altro mondo. Due parti per milione. Secondo la perizia medico legale, 52 pagine, un documento impressionante per l’abisso fra analisi e conclusioni. Terroni, nella sala compressori dell’Algoflon, respirò dalle apparecchiature residui di “tetrafluoroetilene”liberati nell’aria a seguito dell’aumento della temperatura. Occorre fare un attimo di attenzione: si sta parlando di un incidente mortale in fase di manutenzione e non di lavorazione. Pochi grammi di tetrafluoroetilene. Un nulla a confronto di decine di quintali di altobollenti. L’ipotesi di catastrofe, una delle ipotesi, riguarda questo tipo di disastro mai verificatosi fino ad ora, di cui purtroppo il calcolo delle probabilità non può essere ridotto a zero. Nel caso di Terroni i periti scrissero che l’inquinamento era stato intenso ma localizzato, in stretta prossimità con le finestrelle del compressore. Ad un palmo di naso. In effetti si trattò di un piccolo incidente. Ben altra cosa sarebbe un evento di disastro. Sempre nel caso di Terroni, è documentato, i periti giudicarono inattendibili i sistemi di controllo ambientali effettuati dall’azienda, che infatti non avevano captato nulla di anormale. Trent’anni fa nel reparto erano allevati canarini e verdoni: quando le bestiole cadevano stecchite era il segnale perché gli operai se la dessero a gambe. Ne parlarono tutti i giornali, è stato scritto in un libro. Dall’epoca del canarino sono stati fatti passi in avanti, non ancora sufficienti. Ancora oggi si cammina troppo lentamente. L’Università di Pavia ha avviato, per la prima volta forse nel mondo, la sperimentazione di rilevatori ambientali affidabili, spille grandi come una moneta. Si tratta di “campionatori” cosiddetti “passivi” che assorbono i gas presenti nell’aria in zona respirazione. Non sostituiscono ma si affiancano ai sistemi tradizionali di rilevamento in funzione. Tutti assieme non danno la garanzia assoluta. Il reparto Algoflon è quindi un impianto super vigilato perché pericoloso, costantemente tenuto sotto controllo perché pericoloso, con le più minuziose precauzioni che la scienza ha saputo finora sperimentare (e come abbiamo visto ancora insufficienti). La sicurezza dell’incolumità dei lavoratori e della popolazione è garantibile attraverso le condizioni perfette dell’impianto e con la sua ineccepibile conduzione. Di ciò, va dato atto, hanno piena coscienza la stragrande maggioranza dei lavoratori del reparto. Le piastrine che si appuntano al petto, si affrettò a calmare gli entusiasmi il direttore della Clinica del lavoro di Pavia professor Capodaglio, anch’esse hanno un limite: non avvertono all’istante il gas (che resta una ipotesi del futuro) ma a posteriori la loro analisi segnala l’accumulo già avvenuto. Il vantaggio delle piastrine rivelatrici, evidenziò Capodaglio, è di ricostruire la storia individuale di ogni lavoratore. Ciò è assai importante perché degli effetti del gas di Algoflon sull’organismo umano non si sa molto. Non si conoscono nemmeno tutte le sostanze che possono manifestarsi nel corso delle lavorazione Non esistono neanche cure specifiche in caso di intossicazione. Lo Sanno bene alcune decine di lavoratori ricoverati per accertamenti. Sembra impossibile eppure è cosi, a trenta anni dalla nascita dell’ impianto e mentre se ne sono costruiti di nuovi a fianco. Capodaglio puntò il dito verso i limiti della scienza: la scarsa esperienza ha finora dimostrato che gli intossicati sono assaliti dalla cosiddetta “febbre da polimeri”, presentano ‘difficoltà di respirazione, nei casi gravi: lesioni ai polmoni con esiti anche mortali. Non si conoscono quali danni derivano ai reni e al fegato, tantomeno gli effetti cronici. Sono necessari studi e ricerche: invocava Capodaglio. Non basterebbe l’interessamento dell’USL (che finora comunque è completamente assente) ma è necessaria la Ricerca ad alto livello. la ricerca, diceva Capodaglio, è ancora ai primi passi, ha pochi mezzi. Occorrono finanziamenti, tanti finanziamenti. Che non ci sono stati. L’Algoflon è un materiale autolubrificante di inusitata resistenza chimica e fisica, un sofisticato risultato della più recente chimica fine che vede Montedison fra i pochi produttori nel mondo. (Per inciso: come prodotto-finito è pericoloso solo in particolarissime condizioni). Viene impiegato per fabbricare componenti di apparecchiature per l’industria chimica, meccanica, automobilistica, aerospaziale, elettrica, elettronica, alimentare e ,anche per produrre articoli da cucina. A sua volta l’Algoflon rappresenta il polo di sviluppo di altre linee produttive, le vie del futuro. Centinaia di miliardi. Quanti spesi per la salute? Pochi. Se si vuole garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori e della popolazione occorrono maggiori studi tecnologici e medici, di istituti, centri di ricerca,università. Montedison finora non ha dedicato soldi sufficienti alle ricerche per tutelare la salute, che resta una incognita che preoccupa tutti. Occorrono studi, personale scientifico che si occupi costantemente delle ricerche, lo stimolo delle organizzazioni sindacali, l’intervento delle autorità di governo locale, delle strutture sanitarie pubbliche, l’attenzione continua dell’opinione pubblica. Per finire, il dato più allarmante. Nella nostra città manca ogni tutela contro il grande rischio chimico. La popolazione alessandrina ignora addirittura di essere sotto posta a rischi simili a quelli che hanno sconvolto Bhopal. La municipalità alessandrina, al pari di quella indiana, non conosce i rischi e non ha informato le popolazioni sottoposte. In caso di catastrofe industriale la gente non saprebbe come comportarsi, ne .i mezzi di soccorso come intervenire, ne gli ospedali come curare. Sarebbe il caos. Dai 364 “impianti ad alto rischio” censiti dal Ministero della Sanità 36 dimorano in Piemonte, quarto nella speciale graduatoria delle regioni più pericolose. Appena 23 provincie non accolgono “bombe innescate” sul loro territorio. Fra le rimanenti 72 “città ad alto rischio” Alessandria occupa il non invidiabile 21° posto in classifica, con ben 6 impianti capaci di provocare catastrofe. Nel nostro territorio il più grosso complesso chimico piemontese, in assoluto uno dei più pericolosi della penisola, è ubicato immediatamente a ridosso della città. Follie urbanistiche ereditate da un passato senza cultura ecologica. L’Algoflon, prodotto e stoccato nello stabilimento, è un gas inodore, incolore e insapore, il più subdolo dei gas, uccide senza avvertire, arma chimica “pulita” che toglie solo la vita ma risparmia le cose. Numerosissime sono state le vittime fra i lavoratori per piccolissime fughe di questo gas. Mancando sistemi di allarme esterni alla fabbrica, migliaia di cittadini sarebbero coinvolti nel caso di catastrofe: scoppio degli impianti, dei depositi, caduta aereo, meteoriti ecc. Da “day after” sarebbe l’effetto combinato con una eventuale esplosione dei vicini Perossidi, se si pensa quanto sono stati terrificanti e luttuosi i recenti scoppi che pur si limitarono a piccole parti di quegli impianti. Ma la risposta a questo sconvolgente pericolo c’è, fa parte del mai decollato progetto verde di Osservatorio ambientale della Fraschetta, e si chiama:”piano di sicurezza ed emergenza”. Ovvero questo sarebbe il compito degli enti pubblici: prefettura, comune, provincia, Usl. Un’informazione capillare, un sistema di allarme tempestivo, un piano di sgombero sollecito, un programma di soccorsi adeguato, un piano di sicurezza insomma, potrebbe salvare dalla morte o dall’invalidità migliaia di persone come non è avvenuto in India, o a Città del Messico o a Seveso. Ad Alessandria non si conosce che esista un piano di emergenza per catastrofe industriale. Le responsabilità vanno ricercate fra governo e enti locali.

Così quasi trent’anni fa scriveva un rappresentante sindacale, non un sindacalista qualunque ma quello più in vista, Lino Balza. Il documento non fu mai contestato dall’azienda.
Al processo Terroni i sindacati, poi, ritirarono la parte civile contro Montedison.« Avete venduto il morto» denunciò Balza (a questo punto ex rappresentante sindacale) con una scandalizzata requisitoria pubblica. Seguì immediata la sua cassa integrazione (avallata dai sindacati e annullata infine dalla Magistratura): la prima delle rappresaglie culminate con il licenziamento (tutte annullate dai giudici).

SOGIN: Sarà una udienza decisiva

“”Il decreto 27.11.2008 del Ministero dello Sviluppo economico è illegittimo perché, in contrasto con il decreto legge 17/3/95 n. 230, non prevede la definitiva bonifica del sito di Bosco Marengo, il suo rilascio privo di vincoli di natura radiologica, in quanto non prevede il conferimento in ottemperanza alla legge 314 dei rifiuti al Deposito nazionale: inesistente, neppure individuato.
Dunque i materiali radioattivi già presenti a Bosco, insieme a quelli derivanti dallo smantellamento dell’impianto, verrebbero immobilizzati all’interno di locali assolutamente inidonei, ipotesi che una Valutazione di impatto ambientale escluderebbe, e rappresenterebbero un ulteriore e ingiustificato gravissimo pericolo per l’ambiente e per la salute di Bosco Marengo e Alessandria (ex articolo 32 della Costituzione). “”

“”Il decreto D.M. 2/12/2004 dispone che SOGIN debba provvedere alla disattivazione dell’impianto di Bosco Marengo solo dopo aver realizzato il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e condizionatamente alla realizzazione di tale deposito (SOGIN deve infatti “provvedere alla disattivazione accelerata di tutte le centrali e altri reattori nucleari, e degli impianti del ciclo del combustibile nucleare dismessi entro venti anni, procedendo direttamente allo smantellamento fino al rilascio incondizionato dei siti ove sono ubicati gli impianti. Il perseguimento di questo obiettivo e i tempi sono condizionati dalla localizzazione e realizzazione in tempo utile del deposito nazionale provvisorio o definitivo dei rifiuti radioattivi”). “”

“”Lo stoccaggio (anche provvisorio) di rifiuti radioattivi di qualunque categoria deve essere effettuato, fino alla realizzazione del Deposito nazionale, in siti individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio (come previsto dall’art. 3, comma 1 bis, richiamato dall’art. 1, comma 99, della L. 239/04), in ragione delle accertate caratteristiche geomorfologiche del terreno e in relazione alle condizioni antropiche del territorio (come previsto dall’art. 1 del D.L. 314/2003, richiamato dall’art. 3, comma 1 bis, del medesimo D.L.). “”

“”La VIA, era (ed è) strettamente indispensabile essendo in progetto la realizzazione di un impianto per il trattamento e lo stoccaggio di rifiuti radioattivi (previsto per un tempo indeterminato e comunque superiore a 10 anni) in un sito la cui idoneità non è stata valutata né comparata con altri siti; la VIA è altresì strettamente necessaria nel caso di specie per consentire la preventiva verifica degli effetti degli sversamenti autorizzati e per confrontare le opzioni alternative alle modalità di dismissione autorizzate (ivi compresa l’opzione di smantellamento con “immissioni 0” ed in unica fase). “”

“”SOGIN oltre ad aver stipulato il contratto d’appalto per la realizzazione della fase I della dismissione in questione (con le relative specifiche tecniche) prima di aver ottenuto l’autorizzazione dal Ministero, ha pure iniziato i lavori in questione senza attendere le approvazioni che l’ISPRA deve necessariamente rendere sugli elaborati progettuali tutti: è escluso che i lavori in questione siano stati legittimamente intrapresi e che si stiano svolgendo in sicurezza, perché non è comprovato agli atti di causa che è stata effettuata la preventiva verifica da parte dei competenti organi tecnici e consultivi dell’amministrazione resistente dei relativi “progetti (che) dimostrano la rispondenza ai fini della sicurezza nucleare e della protezione sanitaria”, come prescritto dal predetto art. 41 del d.lgs. n. 230/1995. “”

Sarà una udienza decisiva, previa verificazione tecnica, quella del 17 dicembre davanti al Tar Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, per il nostro ricorso contro Ministero dello sviluppo economico, SOGIN Società Gestione Impianti Nucleari e ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, per l’annullamento, previa sospensione, del decreto ministeriale che, in alternativa al deposito nazionale ultrasicuro per millenni, autorizza contro legge a Bosco Marengo (Alessandria) la costruzione, già di per sé rischiosa per lavoratori e territorio, di un insicuro deposito di scorie nucleari da stoccarsi pericolosamente (attentati, terremoto, falde acquifere ecc.) almeno fino al 2020 secondo la Regione e secondo la Sogin per un periodo del tutto indeterminato. Senza ipocrisie: sarebbe un deposito definitivo. Dove tombare centinaia di fusti radioattivi vecchi e nuovi. In un sito assolutamente inidoneo neppure per uno stoccaggio temporaneo: sia per le condizioni antropiche del territorio (densità popolazione) sia per le caratteristiche geomorfologiche del terreno (sismico, con falde), come dimostrerebbero agevolmente le (omesse) indagini geotecniche e il (mancato) assoggettamento alla valutazione di impatto ambientale VIA.
La pronuncia del Tar diventerà un precedente con enorme valenza per tutto il territorio nazionale. Se a noi favorevole, ad essa si potranno appellare tutti i siti italiani che hanno ereditato i rifiuti nucleari delle centrali dismesse. Soprattutto la sentenza del Tar metterà in discussione l’intera strategia nucleare del Governo, come affermato dallo stesso.
Il ricorso al Tar Piemonte era stato presentato nell’aprile scorso, tramite l’avvocato Mattia Crucioli, da parte di Medicina democratica, Comitati, Legambiente, Pronatura e tre consiglieri regionali (Deambrogio, Comella, Moriconi), poi sostenuto da una entusiasmante sottoscrizione popolare, con l’aiuto di Beppe Grillo, senza alcuna partecipazione dei Comuni, anzi, avendo attivamente contro il Comune di Bosco Marengo, la Provincia di Alessandria e la Regione Piemonte. Addirittura il Governo ha mandato in campo l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, con l’intimidazione che se viene accolto il nostro ricorso… gli utenti dovranno sopportare maggiori costi.
Contro il ricorso la Sogin, cioè il Governo, si era opposta con una infinità di pretesti e cavilli in tutte le sedi, ma subendo ben due sentenze del Tar e una del Consiglio di Stato. Il tentativo della Sogin, con uno stuolo di avvocati famosi e super pagati, era di scippare, di spostare la sede processuale da Torino a Roma, sede ritenuta vicina alla propria sfera di influenza, e comunque di rinviare in continuazione la sentenza definitiva. Né va sottovalutato il tentativo di “prenderci per fame” così dilatando i costi del procedimento, disegno rintuzzato dalla eccezionale sottoscrizione popolare. Tale strategia, malgrado le ipotesi di reato presentate nell’esposto di Medicina democratica alla Procura della Repubblica di Alessandria, ha però consentito alla Sogin di avviare i lavori di smantellamento dell’impianto nucleare di Bosco Marengo, di trattamento-condizionamento-stoccaggio di materiali radioattivi, con sversamento degli stessi nell’ambiente sia sotto forma di effluenti liquidi (l’esondabile rio Lovassina) sia di effluenti aeriformi, con gravissimo pericolo per il territorio circostante e per l’incolumità della salute pubblica delle generazioni presenti e future. Lavori illegittimi, senza VIA e addirittura privi delle prescritte preventive approvazioni ISPRA, iniziati perfino tramite un contratto di appalto precedente la contestata autorizzazione ministeriale; dunque lavori carenti in sicurezza nucleare e protezione sanitaria. Lavori che chiediamo siano immediatamente sospesi: l’impianto di Bosco deve essere mantenuto in “custodia protettiva passiva”, alla quale per legge è obbligata la Sogin, in sicurezza come è avvenuto finora, in attesa dell’individuazione dell’idoneo deposito nazionale previsto dalla legge dove confluire le scorie di Alessandria e degli alti impianti italiani, cioè con il rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica, prato verde, senza deposito.
In definitiva, mentre il Parlamento approvava il rilancio governativo del nucleare in Italia, l’obbiettivo nazionale tanto del ricorso al Tar che dell’esposto alla Procura era triplice: affermare in nome di tutti gli ex siti nucleari l’illegalità dello smantellamento degli impianti per trasformarli in depositi definiti “temporanei” “a tempo indeterminato”, cioè definitivi, nonché rivendicare invece la realizzazione -prevista dalla legge- di un deposito nazionale ultrasicuro per millenni, e infine affermare inequivocabilmente l’assurdità di proporre nuove centrali nucleari senza aver neppure risolto l’eredità delle vecchie.

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La Solvay abbia il coraggio di venire ad un confronto pubblico

Quasi in concomitanza si sono svolti due eventi con lo stesso contenuto: la crisi del polo chimico di Spinetta Marengo. Uno è stato l’adunata dei dipendenti della Solvay da parte del direttore, senza contraddittorio in quanto non siamo stati invitati. L’altro è stato la conferenza stampa di Medicina democratica con il Comitato spinettese, senza contraddittorio in quanto l’azienda belga, pur informata, non ha partecipato. Ebbene, proponiamo alla Solvay il coraggio di presentarsi in confronto pubblico, fifty fifty, affinché l’opinione pubblica giudichi in contraddittorio la trasparenza delle rispettive posizioni.

Se accetterà, ci sembra corretto anticipare che in quella occasione vorremo chiedere ai medici di fabbrica perché si è ritenuto per decenni di non informare i lavoratori che il PFOA misurato nel loro sangue poteva essere un pericolo, che gli studi internazionali stavano dimostrando che le cavie muoiono e i pesci cambiano sesso, che era in corso nel mondo la sua messa al bando. Una informazione doverosa affinché ciascun lavoratore potesse regolarsi di conseguenza e scegliere, lui e non gli altri per lui, se continuare a sottoporsi a questo rischio per la propria salute, come una cavia di laboratorio. Non dimentichiamo che alcuni lavoratori sono stati licenziati dopo essersi opposti ad operare con l’esposizione a se stessi e al territorio. Alla stessa domanda potranno rispondere le rappresentanze sindacali aziendali, dalle quali il direttore potrebbe farsi accompagnare. Il PFOA non esiste in natura. Non è fissato nessun limite di legge al PFOA nel sangue per il semplice motivo che non può essere che limite zero. A zero deve essere ridotta la contaminazione, oggi, e non rinviata al 2012 o 2015. Di questo deve rendersi conto la Magistratura.
Al confronto pubblico potranno, noi proponiamo, intervenire i sindacati provinciali e nazionali, sia quelli che sono sulle posizioni dell’azienda, sia quelli sulle nostre ragioni che respingono il ricatto occupazionale e puntano alla vera salvaguardia dei posti di lavoro. In particolare sapremmo così se al processo penale (38 indagati per avvelenamento doloso e mancata bonifica) i sindacati, almeno quelli che dichiarano gravi preoccupazioni per la salute dei lavoratori e dei cittadini, parteciperanno come parti civili al fine di assicurare ai lavoratori il risarcimento dei danni, come noi stiamo facendo. In quella sede apprezzeremmo la disponibilità dell’azienda a fornire i dati d’archivio utili per una cinquantennale indagine epidemiologica che, insieme all’Osservatorio ambientale della Fraschetta, da 30 anni rivendichiamo sotto diretto controllo popolare.
Proponiamo alla Solvay una intera giornata di lavoro, in modo che uno spazio venga riservato agli amministratori pubblici, sia quelli che, come l’azienda, sono favorevoli al piano Amag di depurare le falde inquinate con o senza chilometri di muretti di contenimento, sia quelli che cominciano a dubitare che tale progetto serva solo da sciacquatura inefficace e sulle tasche dei cittadini contribuenti, sia quelli che, come noi, chiedono una bonifica dello stabilimento, cioè l’eliminazione dei 500 milioni di metri cubi di cromo esavalente e veleni sotterrati, a spese della Solvay naturalmente. Il coraggio di presentarci a questo confronto pubblico, noi lo dichiariamo. Anche di affrontare il nodo della dimensione dell’evento di catastrofe industriale che secondo il sindaco potrebbe causa 3.000 morti ma, secondo noi, molti molti di più.
MEDICINA DEMOCRATICA SEZIONE DI ALESSANDRIA E PROVINCIA

Due parole su PFOA, cromo e altri veleni di Spinetta Marengo. Leggevo sempre il segretario Cisl che parlava a nome degli altri sindacati chimici, silenti, e parlava del Pfoa tranquillizzando, quasi come un benefico ricostituente nel sangue dei lavoratori, benché uccida le cavie e cambi sesso ai pesci. Finalmente leggo il comunicato della Camera del lavoro. Leggo: “siamo di fronte ad una situazione eccezionale e grave”, “gravi interrogativi sulla salute dei lavoratori e dei cittadini”, “la Solvay deve assumersi le responsabilità che le competono, smentire inequivocabilmente il rischio chiusura o declino”, “è l’azienda che deve rispondere”, e “non caricare i lavoratori, che fanno ciò che la dirigenza chiede, del dovere di difendere la loro professionalità e correttezza”, invece “l’azienda sta mettendo in atto pressioni psicologiche sui dipendenti mentre aleggia una persistente minaccia sui destini dello stabilimento” (il riferimento è alla convocazione della Solvay ai lavoratori come fosse una adunata in caserma, e ai volantini sparsi da mani anonime).
Sono un iscritto alla CGIL da quasi quaranta anni, e non sempre mi sono trovato d’accordo, soprattutto come abitante della Fraschetta. Questa volta sì.
Lettera firmata.

Scrive il consigliere comunale Mario Bocchio:

“Richiesta di risarcimento da parte della famiglia di un ex operaio della Montecatini (poi Ausimont, ora Solvay Solexis) di Spinetta Marengo, morto a causa di un tumore nel 2005. Si tratta della famiglia del Sig. Vincenzo Pacilli, che è seguita da Luigi Negro, il quale, attraverso uno studio statistico, ha portato alla luce tutti i casi di morti “sospette”, dal 1996 ad oggi, avvenute nelle vicinanze del polo chimico o agli ex dipendenti. In tutta la provincia di Alessandria, senza contare i casi legati all’amianto, si conterebbero 591 casi con diagnosi istologica di mesotelioma pleurico e 76 casi di mesotelioma peritoneale, patologie legate, entrambe, agli effetti del cromo esavalente. Fra le persone colpite dal cancro ai polmoni, all’addome e alla vescica c’è anche un numero elevato di ex operai della ex Montecatini che per anni hanno lavorato nei reparti dove si produceva titanio in polvere, utilizzando acido fluoridrico e acido solforico, altamente tossici. Il reparto con più morti è sicuramente quello dell’Algoflon, dove operavano centinaia di operai per la produzione del polimero del tetrafluoroetilene – Negli anni ‘70-‘80 sono state almeno sette le vittime del mesotelioma pleurico. Altri operai sarebbero in cura presso il reparto di pneumologia dell’ospedale di Alessandria.”

Polemica di Medicina Democratica

Riproponiamo una vecchia mail di Lino Balza per l’attualità dei contenuti.

Ho lanciato un allarme sui rischi del polo chimico di Spinetta Marengo (Alessandria) ma i giornali non l’hanno pubblicato, convinti che non è loro compito concorrere a prevenire i disastri semmai di fare poi, quando i buoi sono scappati, titoloni indignati e moraleggianti su disgrazie e morti. In compenso, ho trasmesso l’intervento via internet ad alcune migliaia di persone. Così Mauro Gambetta, sindacalista CGIL, mi ha replicato con veemenza sostenendo che la Solvay di Spinetta non è una bomba ma una bomboniera, e chiedendomi una risposta. Che non può che essere al fulmicotone.
Per coloro che vogliono farsi un’idea propria sull’azienda ad alto rischio della Fraschetta, qui di seguito riproduco in sequenza:
1) Il mio allarmato intervento
2) La replica di Gambetta
3) La risposta di Medicina democratica al sindacato

1) L’INTERVENTO DI LINO BALZA

E’ un fatto strano che da quando sono uscito dalla fabbrica Solvay (ex Montefluos-Montedison) non è successo più nulla di allarmante. Prima i giornali parlavano di incidenti, fughe di gas, spighe di grano vuote, criticità continue degli stabilimenti chimici di Spinetta Marengo (c’è anche la contigua Arkema, già con due esplosioni mortali ai Perossidi). Ora intervistano direttori e sindacalisti entusiasti dei livelli di profitti e di soddisfazione dei dipendenti. Colpa dei giornali che nascondono le magagne? Non credo. Quando facevano titoloni a piena pagina i motivi c’erano: c’era chi li informava del notturno o festivo scarico di veleni in Bormida o su Castelceriolo che ARPA e ASL ignoravano, con le foto dei bidoni nascosti, degli sversamenti; c’era chi faceva scioperi della fame, incatenamenti, processi su processi per difendersi dalle rappresaglie per aver svelato questi attentati all’ambiente e alla salute. I giornali registravano tutto, le televisioni mostravano.
E i motivi, ora, ci sono per il silenzio. O veramente non succede più niente di nocivo perchè la fabbrica è diventata un salotto, sana e sicura. Ne dubito, non mi vanto il merito di aver imposto con quelle azioni clamorose miliardi di investimenti ambientali che l’abbiano resa addirittura perfetta. Più sicura, sì, ma non perfetta. Oppure il motivo è che in fabbrica vige la paura e l’omertà. In effetti, sparita la vecchia guardia, non ricevo più informazioni riservate, semmai richieste di aiuto e consiglio per controversie individuali. Difficile sapere in tempo reale cosa succede in fabbrica. Non si espone più nessuno, i sindacati non contano niente, anzi, svolgono un ruolo speculare alle direzioni.
Sono anch’io molto preoccupato, come Giuseppe Parola. Perché, se nessuno dopo di me fa più sentire il fiato sul collo a Solvay e Arkema, i rischi sono veramente grossi. Non è una fabbrica dove avvengono tanti infortuni in quanto la meccanica è ridotta al minimo (e scaricata sugli appalti), è invece uno stabilimento ad alto rischio chimico, dove gli incidenti possono determinare una rilevanza terribile su territorio e popolazione: ne basta uno per cancellarci.
Per trenta anni ho dedicato dossier, denunciato, scritto fino alla nausea di catastrofe industriale possibile, di piani di sicurezza ed emergenza inadeguati, di record di tassi per mortalità e malattie, di insufficienti controlli pubblici e indagini epidemiologiche storiche, e soprattutto dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta come unica garanzia autogestita della popolazione per controllare il rischio. Come hanno risposto i politici? Con un finto Osservatorio e con il progetto Linfa per la compiacenza di pseudo ambientalisti, cioè con sprechi di denaro pubblico in operazioni di mera facciata, fumo negli occhi, musica alle orecchie di chi non vuole ascoltare. Sono molto preoccupato. Spero di sbagliarmi una buona volta.
Lino Balza – Medicina democratica

2) LA REPLICA DI GAMBETTA (RSU e RLS Solvay Solexis)

Bene. E’ un piacere rilevare che quando uno, anche rispettabile, non sa cosa dire e non conosce le situazioni, la butta li, spara nel mucchio per vedere che cosa succede. Tacere non sia mai e informarsi è troppo faticoso anche per chi, avendo vissuto anni in fabbrica sa perfettamente quale numero telefonico chiamare per avere notizie di prima mano. E’ troppo farsi venire il dubbio che dopo, la sua “buonuscita”, azienda e oo.ss. si siano impegnati con idee soldi risorse per eliminare o ridurre ai minimi termini ogni possibilità di evento accidentale che abbia attinenza con un’industria chimica? Se una multinazionale belga, particolarmente oculata nel gestire il denaro, decide di investire centinaia di migliaia di euro in un sito (anziché spendere un decimo e produrre in Cina) è perché ha assolute garanzie che tutto il possibile per garantire la salute e la sicurezza è stato fatto. E questo, aggiungo io, grazie magari anche all’impegno di tutti coloro che lavorano in questa fabbrica, dal personale di produzione, ai tecnici, ai quadri, ai responsabili aziendali per la sicurezza, agli attuali RLS-RSU, e certamente anche grazie alle lotte dei sindacalisti della “vecchia guardia”. Ma Balza non può scrivere che “è difficile sapere in tempo reale cosa succede in fabbrica” stando su un cippo come un eremita e aspettando che siano gli altri ad andarlo a cercare, quando sa benissimo che compilando il numero interno 5302 può comunicare con il “consiglio di fabbrica” e parlare con un delegato sindacale. Ma lui sostiene, e questo non gli fa certamente onore perche non sa e parla anzi accusa, che i delegati sindacali all’interno dello stabilimento (ma di conseguenza anche le organizzazioni sindacali di categoria alessandrine) non contino niente anzi, siano succubi alla direzione e quindi non meritino una telefonata per confermare o smentire quello che lui ritiene o che gli imboccano quei pochi che ancora si rivolgono a lui per “aiuti e consigli” in merito a controversie individuali. Se si fanno delle accuse (contro l’azienda, gli istituti, i delegati sindacali), vanno fatte con ragione di causa e motivate, altrimenti è aria fritta che, ripeto, non fa onore a chi alza la bandiera dell’integrità e della salute. Attendo risposte.
Mauro Gambetta RLS e delegato FILCEM-CGIL Solvay Solexis – Spinetta Marengo

3) LA RISPOSTA DI MEDICINA DEMOCRATICA AL SINDACATO

Quella replica è firmata “Mauro Gambetta”, ma potrebbe essere firmata dalla Solvay o, se preferite, da Veltroni. Secondo loro, non esistono più lavoratori e padroni, pardon: imprenditori, con interessi contrapposti. Gli uni tesi al massimo profitto e a risparmiare su sicurezza e salute, gli altri sfruttati nel salario e nella sicurezza-salute. No, dice Gambetta/Solvay/Veltroni, non c’è più conflitto: noi, attenzione a quel “noi”, noi azienda e sindacati ci siamo impegnati con idee e soldi per eliminare o ridurre ai minimi termini ogni possibilità di inquinamenti e rischi sanitari. Siamo tutti sulla stessa solida barca, tutti una bella e felice famiglia. Spinetta Marengo non è più una bomba, oggi è una bomboniera. Ve lo garantiamo noi Gambetta/Solvay/Veltroni. “Tutto il possibile per garantire la salute e la sicurezza è stato fatto”
Noi. “Noi” una volta voleva dire cogestione, termine e pratica aborriti dal sindacato, in primo luogo dalla CGIL (Gambetta è CGIL!). Ma cogestione vorrebbe dire quanto meno la presenza di un sindacato forte, autorevole, rappresentativo, responsabile. Chiunque vive in fabbrica (Solvay) sa invece che il sindacato non conta nulla, chi decide è sempre e solo la direzione, il capo del personale fa il bello e il cattivo tempo.
Non esiste più un consiglio di fabbrica che, creando partecipazione, rappresentava veramente i lavoratori (partecipavano alle riunioni fino a 60 delegati di gruppo omogeneo in rappresentanza non solo dei chimici ma anche degli edili, dei metalmeccanici, del commercio, cioè dei lavoratori degli appalti, con pari dignità). Oggi esistono le RSU: piccole oligarchie condizionate e ricattabili dalla direzione, che hanno inventato perfino la figura del leader, impersonata magari da individui che ai tempi del Consiglio di fabbrica erano imboscati o ultima ruota del carro.
Non esiste più la democrazia in fabbrica, la forza dei lavoratori che faceva forte il sindacato, in grado di produrre conflitto e obbligare l’azienda a spendere (le assemblee dei giornalieri erano partecipate da un numero di lavoratori che la mensa non riusciva a contenerli, al punto da aprire la seconda parte della mensa, con tanto di presenza di giornalisti e telecamere; le assemblee dei turnisti si tenevano in mensa, non in una stanzetta). Oggi alle assemblee non ci va più nessuno, tanto non decidono niente.
Non esiste più la partecipazione dei lavoratori, la non delega, l’elaborazione dal basso, la costruzione di rivendicazioni basate sul sapere diffuso (nel ’78, solo per fare un esempio, quasi 100 assemblee di gruppo omogeneo prepararono una piattaforma composta di un migliaio di rivendicazioni ambientali piccole e grandi che, dopo giorni e giorni di trattative e scioperi -e scioperi!- si concluse con un accordo alto come un vocabolario; accordo che nei mesi seguenti i lavoratori, direttamente, protagonisti, secondo il principio della non delega, controllavano nell’attuazione degli impegni. Oggi esistono i RLS (responsabili sindacali della sicurezza) che dialogano solitariamente condizionati e ricattabili dalla direzione.
Avendo escluso completamente la partecipazione, non esiste più l’apporto professionale di tecnici e operai alle competenze sindacali (apporto che consentì, ad esempio, l’elaborazione di un vero e proprio segmento di piano di settore della chimica italiana -la famosa piattaforma dei 5 consigli di fabbrica- che arrivò fino a Bruxelles; apporto che consentiva al sindacato di costruire a Spinetta convegni nazionali sulla ricerca, allo svolgimento dei quali partecipavano tutti, sottolineo tutti, i lavoratori). Oggi esistono RSU e RSL: è tutto detto.
Non esistono più le Brigate rosse, che sconfiggemmo grazie alla partecipazione dei lavoratori. Oggi non esistono più le BR, che non servono nemmeno più ai padroni.
Abbiamo ricordato il passato quando i capi del personale dell’epoca erano più a sinistra di certi sindacalisti di oggi. Abbiamo ricordato il passato non per nostalgia o autocelebrazione, perché anche allora era dura e le sconfitte sindacali sono state cocenti, a cominciare dagli anni ’80. L’abbiamo ricordato per rimarcare che il presente sindacale è assai più difficile e brutto: il sindacato è sempre più debole e molle, le condizioni dei lavoratori arretrano sempre più, un circolo vizioso. Il sindacato è più impegnato a sostenere il PD (ex centrosinistra) che a difendere i lavoratori, non ha difeso il potere d’acquisto e i posti di lavoro, né la qualità del lavoro, né la sicurezza sul posto di lavoro, né l’ambiente sul territorio. C’è sempre più gente che fa fatica ad arrivare a fine mese, c’è sempre più precariato, più paura, più soggezione, più sfiducia. Le condizioni dei lavoratori sono progressivamente peggiorate, padronato & politici si stanno rimangiando tutte le conquiste operaie. La classe si frantuma, fabbrica si corporativizza (chi avrebbe immaginato la crescita di fascisti e leghisti in mezzo agli operai?).
Ebbene, in questo contesto sociale e sindacale, Gambetta/De Laguiche/Veltroni ci viene a raccontare che la belga Solvay (arcinota per i disastri di Rosignano) è sbarcata a Spinetta come babbo natale che dispensa soldi e carezze ai lavoratori, è il filantropo che riduce i profitti a favore delle popolazioni a rischio. E chi è che garantisce (per telefono, al 5302) questo bengodi? Il carneade Mauro Gambetta. Il quale ha il coraggio di scrivere: “Tutto il possibile per garantire la salute e la sicurezza è stato fatto”. Una affermazione enorme, irresponsabile, da parte di un sindacato, in qualunque epoca e contesto. La Solvay era ed è certificata a livello nazionale azienda ad alto rischio, con lavorazioni pericolosissime, a rischio di catastrofe industriale, con produzioni che possono cancellare la vita di Alessandria, in un territorio con il record di malattie e morti per cancro. Così come riportato perfino nelle Mozioni votate all’unanimità dal consiglio comunale.
Perché mai dovremmo credere a Gambetta/Guarracino/Veltroni? Perché dovremmo telefonare al 5302 per sapere che tutto va bene madama la marchesa?
Sono poi Gambetta/Solvay/Veltroni che devono fornire le garanzie ai lavoratori e ai cittadini? Non sono loro. Dovrebbero essere le istituzioni pubbliche: ARPA, ASL, Prefetto, Comune, Provincia, Regione. Nessuna di queste ha mai avuto la spudoratezza di pronunciare l’affermazione di Gambetta: “Tutto il possibile per garantire la salute e la sicurezza è stato fatto”. Nessuno di loro. Allo stesso tempo nessuno di loro ha svolto il proprio compito fino in fondo.
Chi dunque dovrebbe dare le garanzie? L’unico strumento di garanzia sarebbe l’Osservatorio ambientale della Fraschetta, come avevamo dettagliatamente proposto e sollecitato per decenni. Tramite l’Osservatorio ( quello vero, non quello finto che forse sulla carta risulta) con l’autogestione i cittadini sarebbero in grado di controllare direttamente i fattori di rischio, non delegando ma avendo a servizio gli enti pubblici.
Un sindacato responsabile e onesto dovrebbe essere il primo a sostenere, anzi a rivendicare il vero democratico Osservatorio. Il quale, invece delle incredibili rassicurazioni di Gambetta/Solvay/Veltroni, sarebbe in grado di pretendere dagli enti pubblici e di fornire ai cittadini i dati reali delle emissioni in atmosfera/acqua/suolo, i dati reali su malattie/morti dei lavoratori e dei cittadini, le reali misure necessarie per l’allarme, l’evacuazione e l’assistenza di migliaia di cittadini colpiti dal possibile evento catastrofico. Invece di adempiere a questo dovere morale, il sindacato -non solo disinformato e incompetente- nelle parole di Gambetta da addirittura adito a ritenere che nasconde le magagne dell’azienda.
Sì, è vero, come scrive Gambetta, è convinzione generale (basta interrogare qualunque lavoratore in attività o in pensione) che “i delegati sindacali all’interno dello stabilimento (ma di conseguenza anche le organizzazioni sindacali di categoria alessandrine) non contino niente anzi, siano succubi alla direzione”.
Le RSU attuali, eliminato il Consiglio di fabbrica, ricordano le RSA, le Commissioni interne prima del ’68. Quando c’era un gruppetto di “sindacalisti” che l’azienda manteneva distaccata dai posti di lavoro, a bighellonare o gestire la mensa, il dopolavoro o la cassa mutua, a controllare la distribuzione di tute e scarpe, a facezie del genere, piccoli favori, clientelismo spicciolo, “sindacalisti” buoni, collaborativi, consapevoli che se avessero trasgredito la direzione li avrebbe rimandati a lavorare. (Era convinzione generale che alcuni sindacati e sindacalisti fossero a libro paga. Ma probabilmente non ce n’era bisogno: per quel che valevano si accontentavano di privilegi e clientelismo).
Dispiace dire queste cose a chi è in buona fede: è un sindacato che fa comodo all’azienda, la sua attuale connotazione serve all’azienda perché è speculare all’azienda, è la stessa immagine dell’azienda riflessa allo specchio. Un sindacato che serve per tenere ferme le maestranze ammesso che ritrovino un briciolo di ribellione, che serve soprattutto ad una impresa chimica ad alto rischio per dare l’immagine di una fabbrica che non da nessuna preoccupazione ad una città che dovrebbe essere distante chilometri e chilometri.
L’involuzione sindacale è iniziata tanti anni fa. C’è tutto nel mio enorme archivio. Ricordiamo lo scontro clamoroso tra la Cellula del PCI e il sindacato in merito al reparto Pigmenti: i comunisti che chiedevano la chiusura dell’impianto perché accertato cancerogeno mentre i sindacalisti -per soddisfare le esigenze produttive dell’azienda- obbligarono i lavoratori ancora per anni ad ammalarsi e a morire.
O ricordiamo la complicità sindacale ad espellere dalla fabbrica i soggetti più deboli: invalidi, malati e anziani.
L’elenco sarebbe ancora lungo. Tutto è documentato.
Sì, la subordinazione culturale e politica del sindacato non è recente, così la sua azione speculare alla direzione. Entrambi occultavano ai lavoratori e all’opinione pubblica l’avvelenamento del territorio dovuto alla fase di riconversione produttiva, al taglio drastico delle manutenzioni e degli organici, alla terziarizzazione, insomma come sempre alla cosiddetta ottimizzazione dei profitti.
Lino Balza ha conosciuto sulla pelle questa alleanza sindacalpadronale quando, avendo mobilitato l’opinione pubblica sui misfatti ambientali con continue denunce in prima pagina sui giornali, si trovò ad affrontare una exaltation di rappresaglie aziendali avallate, quando non addirittura sottoscritte, da un sindacalismo di fabbrica ormai ridotto al servilismo, all’opportunismo, alla corruzione (le eccezioni sono sempre individuali).
Balza ha ingaggiato con Montedison querele, esposti, denunce, manifestazioni, scioperi della fame, incatenamenti, chilometri di firme di solidarietà, titoli su titoli in giornali e TV; ventitrè udienze in tribunale, sette cause in pretura, quattro in appello, due in cassazione, tutte concluse felicemente ma piene di sofferenze: cassa integrazione, tre trasferimenti, mobbing, anni di dequalificazione professionale, di inattività assoluta, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori e, dulcis in fundo, licenziamento.
(Balza non ha usato i legali della CGIL ma ha pagato l’avvocato di tasca propria, anche se ci tiene a precisare che è sempre stato (ed è) iscritto alla CGIL, per un ideale novecentesco che non corrisponde assolutamente con la realtà attuale).In conclusione: questa involuzione sindacale, che i lavoratori e i pensionati conoscono bene sulla loro pelle, oggi tocca il fondo con il “noi” di Mauro Gambetta (non c’è mai un limite in basso). Rispondiamo: di “voi” ci fidiamo meno di prima.

RICORSO ANTINUCLEARE: Dobbiamo Arrenderci?

La SOGIN (Società gestione impianti nucleari), vale a dire il governo, sta tentando di prenderci per fame. Abbiamo presentato il ricorso al TAR del Piemonte ad aprile 2009 per bloccare la costruzione a Bosco Marengo (Alessandria) del deposito di scorie radioattive definito “provvisorio a tempo indeterminato” cioè definitivo, ricorso che vuole creare un precedente legale utile per tutte le popolazioni dei siti ex nucleari italiani (candidati privilegiati per le nuove centrali), dunque ricorso come diga contro il rilancio del nucleare in Italia che ci vogliono ancora imporre senza neppure aver risolto le eredità del passato: le scorie da custodire per millenni al riparo da terremoti,attentati, alluvioni, inabissamenti.

Da aprile, l’abilità dei loro strapagati avvocati e l’italica farragine della giustizia hanno fatto sì che, di udienza in udienza, la sentenza definitiva è stata fatta slittare al 17 dicembre prossimo.
Sogin, il governo, è riuscito a rinviare il giudizio, tentando lo scippo: cercando di spostare il processo da Torino a Roma, Roma sede considerata più vicina alla loro sfera di influenza. Così ha presentato appello al Consiglio di Stato contro la sentenza di maggio del Tar Piemonte. Eccezioni procedurali, pretesti e cavilli giuridici: ma Tar e Consiglio di Stato gli hanno dato torto tre volte. Però, di rinvio in rinvio, stiamo arrivando all’udienza del 17 dicembre. Purtroppo la conseguenza più grave è che la loro tattica dello scippo e del rinvio ci ha messo in enormi difficoltà economiche. Le spese legali e giudiziarie, con tanto di trasferte a Roma e avvocati romani, si sono dilatate al punto che abbiamo consumato tutti i soldi raccolti con l’entusiasmante sottoscrizione popolare e il provvidenziale Beppe Grillo.
Non siamo più in grado di far fronte alle spese future, di proseguire il ricorso, di andare all’udienza del 17 dicembre che prevede anche la verificazione tecnica di ingegneri nucleari. Cioè ulteriori costi, migliaia di euro. Dobbiamo arrenderci? Visto che altresì l’esposto in Procura, che pur abbiamo presentato, per ora non ha prodotto effetti. La giustizia è solo per i potenti? Ritirare il ricorso? Dopo averli battuti in tre tappe, dobbiamo arrenderci in dirittura finale? Ritirare il ricorso? Oppure resistiamo?Oppure resistiamo. Oppure tutti assieme facciamo una nuova grande sottoscrizione popolare, anche con i mezzi infornatici -blog, meetup- che Beppe Grillo ci mette a disposizione. Inventiamo altre forme di comunicazione. Facciamo sì che le centinaia di sottoscrittori diventino migliaia. Diventino il nocciolo duro di quei milioni di resistenti che saranno necessari per respingere il business nucleare. Resistere resistere resistere. Anche alle intimidazioni: Sogin ha già minacciato querela. Perché resistere al Tar? Perchè il ricorso è importante per il movimento antinuclearista nazionale. Infatti è firmato da comitati e associazioni locali, è riferito a Bosco Marengo (Alessandria) dove al posto di un ex impianto di combustibile nucleare Sogin (con l’autorizzazione del governo) vuole illegittimamente costruire un deposito di scorie radioattive, ma è un ricorso con valore per tutto il territorio italiano, è un obbiettivo nazionale per i movimenti di opposizione all’atomo in Italia. La pronuncia del Tar diventerà un precedente legale per tutto lo Stato. Se a noi favorevole, ad essa si potranno appellare tutte le popolazioni dei siti italiani che hanno ereditato i rifiuti nucleari delle centrali dismesse e che sono i primi candidati alle nuove centrali e ai nuovi depositi. Soprattutto la sentenza del Tar metterà in discussione l’intera strategia di rilancio nucleare del Governo, come affermato a gran voce dallo stesso.
Allora rilanciamo la lotta. Sottoscriviamo
Sottoscrizioni con causale: nucleare alessandria
tramite conto corrente bancario, intestato a Medicina Democratica Scrl
C/C 10039 ABI 05584 CAB 01708 CIN W Codice IBAN – IT50W0558401708000000010039
oppure tramite conto corrente postale n. 22362107 intestato a Pro Natura Torino
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L’ARPA E LA SOLVAY SOLEXIS

A voi risulta che l’Arpa abbia dato notizia che sabato 7 novembre 2009 intorno alle ore 17 c’è stato un incidente all’impianto Algofrene della Solvay Solexis di Spinetta Marengo? A noi no.
Eppure sembrerebbe che a seguito della foratura della colonna di testa del reattore R3 ci sia stata una considerevole fuoriuscita di gas. All’interno di tale apparecchiatura alla pressione di 11 bar si fa reagire il Cloroformio con Acido Fluoridrico ottenendo così Clorodifluorometano (CFC22) e Acido Cloridrico. Il reattore in pochi minuti si è depressurizzato all’aria senza che la Solvay dichiarasse alcuna emergenza. Non vogliamo dubitare che sia successo nulla di grave, ci chiediamo però se l’Arpa è stata informata, e se sì ,perchè non ha informato. Magari solo per tranquillizzare, considerando che il Cloroformio ha un effetto deprimente sul sistema nervoso centrale, può produrre danni al fegato dove viene metabolizzato in fosgene ed è cancerogeno (associato al carcinoma epatocellulare). A sua volta l’acido fluoridrico è estremamente tossico sia per inalazione che per contatto e danneggia il tessuto osseo e le vie nervose; l’ingestione è spesso mortale. Il Clorodifluorometano è una sostanza classificata come pericolosa ai sensi della Direttiva 67/548/CEE, persiste nell’aria e partecipa al processo di riduzione dello strato di ozono stratosferico.
In compenso l’Arpa ha convocato una conferenza stampa su cromo e PFOA per spiegare che oggi come ieri possiamo stare tranquilli: è tutto sotto controllo, come sempre.
Come il 19 marzo 2008, quando su un giornale locale viene intervistato il direttore dell’Arpa. A seguito di esposti in Procura, infatti, l’Arpa sta rispondendo al procuratore e al giornalista. Afferma Alberto Maffiotti: “L’intervento di bonifica dell’impianto Bicromati è regolare”. Tutto regolare, non c’è cromo a Spinetta Marengo, non esistono 500 milioni di metri cubi sotterrati, le falde non sono inquinate. Attenzione: le rassicurazioni ARPA sono rilasciate a marzo. A maggio, neanche due mesi dopo, la magistratura apre l’inchiesta sullo scandalo mentre il sindaco è costretto a chiudere tutti i pozzi!!!
Era tutto regolare per l’ARPA, facendo finta di non sapere che cinque mesi prima la Coopsette aveva trovato valori incredibili di cromo esavalente; o di non sapere delle decennali denunce della responsabile del laboratorio dello zuccherificio e di Medicina democratica. Anche volendo concedere la buona fede, come si può giustificare che l’Arpa dal 2002 al 2006 aveva rilevato “cromo totale” nei terreni della Fraschetta e non le è venuto in mente di accertare la logica presenza di “cromo esavalente”? Addirittura (sta scritto sui giornali) l’Arpa viene accusata di averlo sì rilevato tra il 2003 e il 2004: ma allora l’ha nascosto. Domande che abbiamo posto alla Procura. C’è di peggio nel rimpallo delle responsabilità: il Comune di Alessandria afferma che con ordinanza 2005 aveva impegnato sul “cromo esavalente” la Regione e l’Arpa, la quale Arpa nega di averla mai ricevuta. E’ tutta una matassa di rimpalli che dovrà essere districata dalla Magistratura.
Questi sono alcuni esempi di affidabilità dell’Arpa riferiti al cromo (comprereste voi una macchina usata da…?).
Facciamone altri sul PFOA.
Maffiotti afferma che “la pericolosità del PFOA è da provare” e al riguardo “non vi è letteratura scientifica”. Ignora o finge di ignorare (non so cosa sia più grave) che gli studi internazionali si occupano dei rischi Pfoa quanto meno dal 1972, come tossico e cancerogeno, e che l’EPA americana l’ha messo infine al bando la sostanza (chissà perché? si chiede Maffiotti), vietata con qualche ritardo si dirà, ma in netto anticipo rispetto all’Arpa che ancora oggi chiude gli occhi in attesa di una legge italiana che gli imponga di aprirli.
Bastava e basta fare un clic su internet (vedi es. allegato) per essere informati conoscendo un poco di inglese o con un traduttore.
Dov’era l’Arpa nel 2002 quando le emissioni di PFOA erano di quasi 100 volte superiori a quelle di oggi (dati Solvay)? Dov’era fino ad oggi?
Dov’era l’Arpa quando i valori di Pfoa nel sangue dei lavoratori erano 30 volte superiori a quelli odierni (che pur restano inammissibili: dovrebbero essere zero)?
Cosa ha fatto l’Arpa quando in Bormida e Tanaro il Pfoa è stato trovato (non per iniziativa Arpa) a livelli da 100 a 1.500 volte superiori a tutti i fiumi italiani ed europei?
TG3 Piemonte Solvay Solexis PFOA

Le Iene Solvay Solexis PFOA

CONFERENZA STAMPA

MEDICINA DEMOCRATICA E COMITATO SALUTE AMBIENTE TERRITORIO
CONFERENZA STAMPA GIOVEDI’ 12 NOVEMBRE ORE 18,30
CIRCOSCRIZIONE CENTRO VIA VENEZIA 7 ALESSANDRIA
NON MANCATE

Quale è stato il senso degli esposti di Medicina democratica alla Magistratura? Quale è il senso della partecipazione di Medicina democratica all’imminente processo per inquinamento da cromo esavalente & altri 20 veleni tossici e cancerogeni? Perché organizziamo a parti civili del processo i lavoratori e i cittadini ammalati e i famigliari dei deceduti?

Ce ne siamo sempre fatti carico: le preoccupazioni dei lavoratori e degli abitanti sono le nostre.
Le preoccupazioni dei lavoratori di perdere la salute.
Le preoccupazioni dei cittadini di perdere la salute.
Le preoccupazioni dei lavoratori di perdere il posto di lavoro.
Medicina democratica, infatti, è nata proprio dentro le fabbriche. Difende la salute per difendere l’occupazione. La fabbrica che inquina, inevitabilmente chiuderà.
Personalmente ho partecipato per 40 anni a denunce ambientali in tutta Italia, di cui moltissime alla Montedison di Spinetta Marengo, dove ho lavorato per 35 anni. Con queste denunce -prima come sindacalista e poi come ambientalista- ho costretto Montedison a spendere miliardi per il risanamento ambientale e ho salvato i posti di lavoro di tutti e il mio. Anche se quelle denunce (essendo incorruttibile e non terrorizzabile) mi sono costate note rappresaglie**.

Se il sindacato è partner invece di controparte del padrone, come oggi avviene, allora è succube e non cura gli interessi dei lavoratori. All’imprenditore interessa il profitto, talora ad ogni costo, spreme il limone (il lavoratore e gli impianti) fino in fondo e poi lo butta via. Il sindacato dovrebbe impedirglielo. Dunque dovrebbe (doveva) essere il sindacato per primo a chiedere la bonifica dello stabilimento, senza la quale la fabbrica chiuderà. Il sindacato dovrebbe sostenere la Procura e non criticare noi che siamo in perfetta consonanza con la Procura. Il sindacato deve chiedere, come noi, che la bonifica deve essere vera, togliendo i veleni sotterrati, e non finta come il progetto Amag di sciacquatura delle acque o il palliativo di un incontinente muro lungo e profondo chilometri. Deve chiedere, con noi e la Magistratura, che la bonifica la deve pagare la Solvay che i profitti se li è messi in tasca in Belgio.

Politici e amministratori pubblici sono abituati a far finta di fare, lasciando irrisolti i problemi a marcire.
Hanno fatto finta di fare l’Osservatorio ambientale della Fraschetta, e non quello vero, quello democratico da noi rivendicato da venti anni, quello vero, finanziato da loro ma controllato da noi. Hanno fatto finta, con l’Arpa, di controllare l’inquinamento aria-acqua-suolo spendendo miliardi pubblici con il famigerato progetto Linfa.
Ora fanno finta di affrontare l’inquinamento cromo e altri venti veleni con il fasullo progetto Amag, e non potendolo chiamare “bonifica” lo battezzano “messa in sicurezza”. Quando l’unica sicurezza per l’ambiente e l’occupazione è la bonifica del sito, togliere i veleni sotterrati. Forse la Provincia ha scoperto il trucco e parla al plurale: “verificare i migliori progetti”.
Ora il sindaco annuncia una indagine epidemiologica, così fa l’Arpa su cui la nostra fiducia è pari a zero. Il rischio è che siamo di nuovo ad una finta. L’indagine epidemiologica, che rivendichiamo dai tempi della piattaforma Osservatorio, deve essere svolta da esperti al di sopra di ogni sospetto, sotto diretto controllo popolare, deve comprendere malati e morti in un arco di almeno 50 anni, deve riguardare tutte le persone che in quell’arco di tempo hanno lavorato nel polo chimico di Spinetta e/o abitato nella Fraschetta. Per essere scientifica e attendibile. Altrimenti sarà l’ennesima finta.

** Il “confronto” con Montedison si è svolto, fra l’altro, a colpi di querele, esposti, denunce, manifestazioni, scioperi della fame, incatenamenti, chilometri di firme di solidarietà, titoli su titoli in giornali e TV; ventitré udienze in tribunale, sette cause in pretu
ra, quattro in appello, due in cassazione, tutte concluse felicemente ma piene di sofferenze: cassa integrazione, tre trasferimenti, mobbing, anni di dequalificazione professionale, di inattività assoluta, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori e, dulcis in fundo, tentato licenziamento.

VIVERE CON I VELENI

Luigi Pelazza con i proprietari del Ristorante di Alessandria “IL VICOLETTO”

Solvay Solexis – Cromo Esavalente e PFIB
Il servizio dell’inviato delle Iene Luigi Pelazza si è concentrato nella prima parte sul cromo esavalente, un minerale con caratteristiche tossiche e cancerogene, in grado di provocare sterilità e mutazioni genetiche. Il problema risale agli anni ’60 quando a Spinetta c’era ancora la Montedison che produceva, tra le altre sostanze chimiche, anche il bicromato di potassio, contenente per l’appunto il cromo esavalente, che all’epoca poteva essere smaltito, senza alcun problema, semplicemente dissotterrandolo nel terreno della fabbrica. Lo scandalo risiede nel fatto che fino al maggio 2008, per un tacito accordo tra Montedison e abitanti di Spinetta, questi ultimi utilizzavano gratuitamente l’acqua accettando la presenza dello stabilimento inquinante a pochi passi dalle case. A partire dal 28 maggio 2008, il sindaco di Alessandria Fabbio vieta ai cittadini di Spinetta di utilizzare l’acqua proveniente dalla falda vicina per uso potabile e irriguo, data l’alta concentrazione di cromo VI riscontrata dalle rilevazione dell’ASL. Nel 2002 la Solvay acquista il polo chimico, nonostante sia a conoscenza della presenza di cromo VI, e si impegna a disporre un piano di bonifica con le istituzioni per evitare l’inquinamento delle falde acquifere. Ma il cromo finisce nelle falde e i danni inevitabilmente ci sono: per esempio, nell’inverno del 2005, in uno dei magazzini dello stabilimento, in seguito allo scioglimento della neve, comincia a trasudare dai muri e dal pavimento un liquido giallognolo riconosciuto come cromo esavalente. Quando uno dei lavoratori si rivolge al superiore, non ricevendo chiarimenti in merito, avverte il servizio Spresal dell’Arpa, che, dopo le analisi, vieta l’ingresso senza dispositivi di sicurezza (mascherine, occhiali). E immediatamente lo stesso lavoratore che aveva fatto la denuncia viene licenziato. Dopo la denuncia del lavoratore, anche sui giornali compaiono servizi al riguardo (si veda l’articolo della Stampa del 27 maggio 2008 a firma di Massimo Putzu). La magistratura di Alessandria inizia degli accertamenti e invia quattro avvisi di garanzia a quattro dirigenti della Solvay per inquinamento ambientale. Pelazza passa poi ad intervista tre dirigenti della Solvay: il direttore generale Bigini, il responsabile dell’ufficio stampa Novelli e il direttore del personale Bessone. Secondo il direttore generale, il fabbricato di cui si parlava poco sopra è ancor oggi inquinato, mentre secondo il direttore del personale in quelle stanze non è mai entrato alcun lavoratore, nonostante la foto di una scrivania con cartelle di lavoro e un telefono sembrano sconfessarlo. Pelazza chiede anche informazioni riguardo la lavorazione del PFIB o perfluoroisobutene, altra sostanza altamente tossica se inalata. Dinanzi al documento della dott.ssa Valeria Giunta, responsabile per l’igiene ambientale della Solvay, nel quale era scritto che “nel caso di presunta presenza di PFIB, sospendere l’analisi fino a conferma dell’assistente…“, il direttore generale Bigini non sa letteralmente cosa dire. Gli stessi dirigenti sono così preoccupati che quando il giornalista si rivolge ad un ingegnere per avere chiarimenti in merito alle rilevazioni di fughe di PFIB, i dirigenti si mettono in mezzo alla discussione per evitare di far parlare serenamente l’ingegnere. L’inviato delle Iene si reca poi al laboratorio contaminato dal cromo VI; a rispondere alle domande è ora Novelli, responsabile dell’ufficio stampa. Afferma che il laboratorio è stato chiuso, ma solo nel momento in cui sono emerse anomalie: solo quando è stato ritrovato cromo esavalente ai lavoratori è stato impedito di operare al suo interno cosicché il direttore del personale è stato sbugiardato per la seconda volta. Infine Pelazza ci parla del cosiddetto “pozzo numero 8”, situato all’interno della fabbrica, il quale ha rifornito di acqua non solo la fabbrica ma anche molte famiglie di Spinetta Marengo e la cui acqua, a detta di Novelli, era potabile. Tuttavia anche questo pozzo è stato chiuso dall’ordinanza del sindaco di Alessandria e la ditta è stata costretta all’allacciamento con l’acquedotto, sebbene, secondo i dirigenti, tale decisione sia stata presa solo a scopo precauzionale. Di tutt’altro avviso Fabbio: il pozzo “non aveva i valori corretti“; inoltre, “la pericolosità dell’azienda sta nell’aria, non nell’acqua”, in quanto una perdita può portare “alla morte di tremila persone in mezz’ora“. Sconcertanti sono le testimonianze degli abitanti di Spinetta: tutti hanno bevuto l’acqua contaminata, si fidavano della Solvay. E poi gente che racconta della polvere rossa sui marciapiedi o delle calze sintetiche letteralmente mangiate dall’aria. Ma c’è anche chi fa presente che ieri la Montedison e oggi la Solvay vogliono dire lavoro: senza di essa ci sarebbero molti disoccupati.
Ringraziamo Aldo Bonaventura per il dettagliato resoconto del servizio.
Le Iene – Vivere con i Veleni – 27 ottobre 2009

Dirigenti Solvay sotto processo in tutta Italia: Bussi

Un canyon imponente, incastrato tra due parchi nazionali (Gran Sasso e Majella), che dall’Appennino si apre verso il mare Adriatico. Boschi a perdita d’occhio, cime imbiancate sullo sfondo, qua e là mucchi di case lungo i pendii. All’altezza del paesino di Bussi, sotto il ponte dell’autostrada e con il fiume che passa in mezzo, c’è un sito industriale. Un insediamento chimico sorto nel 1901 e finito nell’orbita Montedison.

Nel 1982 si aprono otto nuovi pozzi dell’acquedotto, a valle dell’industria, dove il fiume Tirino ha già imbarcato un bel po’ di veleni. Vent’anni dopo l’ASL certifica le sostanze inquinanti: tetracloroetilene, tricloroetilene e cloroformio, tossici e cancerogeni. Ma Asl (Azienda sanitaria locale, dà i giudizi di potabilità), Arta (Autorità regionale territorio e ambiente, fa le analisi in laboratorio), Aca (società pubblica di gestione dell’acqua), Ato (Ambito territoriale ottimale, ente pubblico che coordina la gestione dell’acqua), commissario straordinario del governo, una quarantina di Comuni, Provincia, Regione, si danno la consegna del silenzio. I cittadini continuano a bere ignari di tutto. Anzi, viene miscelata l’acqua inquinata con quella buona, per diluire i veleni. Nel 2004 una nuova relazione dell’Agenzia ambientale regionale aggrava il quadro: nella falda, diciannove molecole superano i limiti di legge. Tra queste anche il cromo esavalente, il micidiale agente tossico e cancerogeno. Il tetracloroetilene risulta schizzato fino a 4.800 volte superiori a quelli tollerati. E poi mercurio, piombo, nichel, cloruro di vinile. L’Agenzia… conferma il giudizio di potabilità dell’acqua. Vengono aggiunti dei filtri. Inutili. Nel 2007 si rilevano superiori concentrazioni di tetracloruro di carbonio (un composto tossico che colpisce fegato, reni, cuore e sistema nervoso). Fausto Croce, professore di chimica all’università di Chieti, vive proprio nella valle. Preleva campioni di acqua e li fa analizzare in laboratorio da un’equipe di colleghi. L’esito è sconvolgente: cancerogeni a livelli mai raggiunti in nessuna acqua potabile del mondo. L’ATO minimizza. Il Corpo forestale, guidato dal comandante provinciale Guido Conti, va a dare un’occhiata nelle viscere della valle. Comincia a scavare attorno al sito industriale e al fiume. Per chilometri. La terra è intrisa di sostanze inquinanti, che fino al 1963 erano scaricate direttamente nel fiume Pescara. Le stesse che hanno contaminato l’acqua. Una superficie grande come venti campi di calcio, per un totale di 500 mila tonnellate di rifiuti. La discarica abusiva di rifiuti pericolosi più grande d’Europa. I pozzi vengono chiusi. L’Acquedotto ricambia i filtri e i pozzi vengono riaperti. Poi si arrende. Sessanta tra associazioni e comitati spontanei organizzano una manifestazione con seimila persone. Un gruppo di giovani geologi e registi inizia a girare un documentario. Infine l’Istituto superiore di sanità fa giustizia di anni di ipocrisie. Dichiara l’acqua «non idonea al consumo umano» e certifica «un rischio per la salute umana». Dai primi allarmi sono passati sei anni, dalle prime analisi quattro. Quanti e quali danni alla salute dei cittadini si potevano evitare! Il pubblico ministero Aldo Aceto ha inviato 33 avvisi di garanzia a politici eccellenti (del PD), dirigenti Ato, Arca e Montedison: avvelenamento delle acque, disastro doloso, delitti colposi contro la salute pubblica, truffa, ecc. Cioè Montedison ha inquinato truccando le carte per farla franca mentre le autorità pubbliche insabbiavano. I dirigenti Montedison sono gli stessi responsabili dello scandalo rifiuti tossici della Montedison-Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria). La prescrizione come sempre incombe. E dei rifiuti pericolosi ancora depositati nella valle? Per quelli ci sono ancor meno speranze. Bonificare la megadiscarica costa circa 150 milioni di euro. Per ora ne sono arrivati solo un paio e non sono bastati nemmeno per coprire i rifiuti con un telone. Così l’acqua piovana e il fiume continuano a trasportare veleni. In attesa della bonifica, a Bussi si guarda avanti. Una parte dello stabilimento chimico Solvay è in dismissione, ma è già pronto un progetto per insediare un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti industriali. Non quelli già abbandonati nella valle, ma altri provenienti da impianti petrolchimici, raffinerie e industrie chimiche di mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Polonia. Più o meno centomila tonnellate ogni anno.

Capitolo tratto da “Le mille vertenze del territorio” sulla rivista di Medicina democratica ottobre 2008