Rosso verde bianco e nero., colori della resistenza.

L’anguria è il simbolo della causa palestinese perché il suo interno rosso, la buccia verde, la scorza bianca e i semi neri hanno gli stessi colori della bandiera palestinese. Il frutto è diventato un’icona di identità e resistenza negli anni ’80, quando Israele ha vietato l’esposizione della bandiera. Oggi viene anche usata online per evitare la censura.

Origini storiche. Dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele ha vietato l’uso e l’esposizione della bandiera palestinese a Gaza e in Cisgiordania. L’aneddoto di Ramallah: nel 1980, in una galleria d’arte, un ufficiale israeliano ha detto ad alcuni artisti che dipingere i colori della bandiera era un reato. Quando un pittore ha chiesto se avrebbero sequestrato anche un’anguria con quei colori, il militare ha risposto di sì. Da quel momento, le fette di anguria e le immagini del frutto sono diventate un modo pacifico per aggirare il divieto.

Campagna contro la vivisezione.

La vivisezione è una pratica di sperimentazione animale che coinvolge milioni di esseri viventi, ogni anno vengono sottoposti circa 300 milioni di animali. Molte scoperte scientifiche vengono ingiustamente attribuite alla vivisezione. Promuovere la ricerca senza animali è una priorità per garantire la protezione degli animali e lo sviluppo di tecniche più affidabili e sostenibili. Le campagne contro la vivisezione e la sperimentazione animale in Italia sono promosse da principali associazioni come la LAV (Lega Anti Vivisezione) e l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), con l’obiettivo di abolire i test sui laboratori, promuovere metodi di ricerca alternativi cruelty-free e destinare fondi pubblici alla scienza senza animali. Gli obiettivi sono bloccare le autorizzazioni agli esperimenti su specie d’affezione (come i cani beagle) e primati, sostituire la didattica e la ricerca clinica con modelli computazionali, colture cellulari e organi in vitro, chiedere lo storno di fondi statali verso la ricerca scientifica priva di sfruttamento animale, scegliere prodotti e cosmetici certificati cruelty-free.

Ma c’è una alternativa alla violenza?

La violenza non è indispensabile per garantire la libertà? combattere l’oppressione? non restare inerti? non rassegnarsi all’impotenza? I fini giustificano i mezzi. La giustizia senza la forza è paralizzata. Esiste una alternativa alla violenza? Può essere realisticamente la Nonviolenza? Con quale mezzi?
 
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