
Se è vero che è infondata l’accusa iraniana alla Meloni di aver concorso all’uccisione di Khamenei (non era stata informata del raid israeliano), è invece vera l’accusa che l’Italia ha partecipato militarmente all’aggressione americana, e soprattutto è prevedibile che lo rifarà ora alla ripresa della guerra dopo il fallimento della tregua.
Centinaia di aerei americani riprenderanno a decollare dalle basi in Italia. Con la foglia di fico che “l’Italia è estranea alla guerra perché i caccia americani svolgono attività tecniche, logistiche e di supporto, previste dagli accordi bilaterali”. Il fatto che i voli siano “logistici” non esclude automaticamente che siano voli estranei alla guerra in quanto sono usati per trasportare armi, munizioni, soldati, carburante, tutti i materiali necessari al sostegno delle operazioni militari, nonché servono per monitorare gli obiettivi militari e civili da colpire, per trasmettere le informazioni ai comandi israeloamericani e, quindi, agli aerei da guerra che sganciano bombe e missili.
L’Italia è in guerra e non può esimersi. Perché i trattati “difensivi” Usa-Italia, relativi all’uso delle basi italiane, sono stati stipulati nei primi anni Cinquanta ma, il “volo logistico” (allora ‘solo’ destinato al trasporto di personale, mezzi, viveri, attrezzature a sostegno delle operazioni), oggi, nell’era della guerra digitale con i droni, il sostegno logistico è diventato ancor più parte integrante della capacità offensiva.
In definitiva, si conferma che le basi Nato in Italia non sono a proteggere l’Italia bensì servono agli americani nelle loro guerre lontano dai nostri confini. E’ più che mai attuale, contro la corsa europea al riarmo e contro la guerra alla Russia, il messaggio di lotta: “Fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato”, per una Italia pacifista, che non ha controversie di confine con nessuno, che deve usare le carenti risorse per sanità, scuole, stipendi, pensioni.
Quale partito contiene questo impegno nel suo imminente programma elettorale?