Secondo il governo la caccia ora “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”.

Il Senato dà il via libera al disegno di legge che ridisegna le regole dell’attività venatoria in Italia: più poteri alle Regioni, scontro aperto con le associazioni ambientaliste (ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-Birdlife Italia e WWF Italia) e con l’Unione Europea  per le violazioni delle Direttive Uccelli e Habitat in particolare in relazione all’estensione della caccia fuori stagione, all’indebolimento del parere scientifico di ISPRA, all’uso di visori ottici, alla liberalizzazione dei richiami vivi con rischi di bracconaggio e traffici illegali. Entusiasmo, invece, di Federazione italiana della Caccia, Coldiretti e Confagricoltura.
 
Anche i terreni di proprietà di enti pubblici e demaniali potranno essere destinati alla caccia. Tra i divieti eliminati si annovera anche quello di caccia nei pressi dei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie di uccelli dove la proibizione sarà attiva solo in determinati periodi dell’anno. In generale, non è più previsto un calendario venatorio valido per tutta l’Italia.
Possibilità di cacciare gli ungulati e i cinghiali su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve. La caccia ai cinghiali, anzichè la loro migrazione, rischia di amplificare la circolazione del virus della peste suina.
 
Cacciabili l’oca selvatica e il piccione di città. Assenza di limiti alla detenzione di esemplari nati e allevati in cattività. Il lupo viene eliminato dall’elenco delle specie particolarmente protette.