
Il governo australiano ha intentato causa, la più grande mai promossa, contro la statunitense 3M, nota per la produzione di una infinita quantità di beni di uso quotidiano (cosmetici, farmaci, padelle antiaderenti, schiume antincendio eccetera) a base dei tossici e cancerogeni Pfas. In particolare, ha chiesto un risarcimento di 2 miliardi di dollari australiani (1,2 miliardi di euro) per l’utilizzo degli inquinanti eterni nelle schiume antincendio che hanno contaminato 28 basi militari in tutto il paese. La 3M ha comprato dall’estero (dall’Italia?) e venduto prodotti con Pfas omettendo e fornendo informazioni false riguardo al loro impatto ambientale, assicurando che fossero sicuri, pur sapendo il contrario. Oltre ai danni ecosanitari, più di 1 miliardo di dollari è costato ai contribuenti finora per indagare, bonificare e mitigare la contaminazione.
La 3M ha già affrontato innumerevoli cause legali da parte di governi e municipalità in tutto il mondo.
La contaminazione da “forever chemicals” PFAS in Australia è un’emergenza nazionale per l’ampia diffusione dei PFAS (fino a 45 tipologie diverse) nei tessuti degli animali, inclusi i piccoli marsupiali che fungono da sentinelle per l’intero ecosistema. Il nostro ministro all’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, si è detto tranquillo perché la nostra fauna selvatica non comprende canguri e koala. (A dirla tutta, almeno un Koala c’è: è la Lista della Rete Ambientalista il cui invio ogni anno rischia l’estinzione).