Progetto università di Genova per i Pfas.

Il Dipartimento di chimica e chimica industriale – DCCI dell’Università di Genova presenta un progetto di ricerca, sviluppato in collaborazione con AmSpec Italia e CONOU, dedicato alla realizzazione di dispositivi analitici in carta per il rilevamento in-situ di PFAS, composti chimici artificiali usati in molti prodotti industriali e di uso quotidiano, altamente resistenti e quasi indistruttibili nell’ambiente (detti anche forever chemicals).
 
L’iniziativa rappresenta un momento di confronto tra università, imprese e istituzioni su temi di grande attualità, legati alla sostenibilità e alle tecnologie per l’analisi ambientale. Al centro dell’incontro, le attività di ricerca condotte dal DCCI e le prospettive applicative sviluppate insieme ai partner industriali.
La Liguria è una delle regioni con maggiore diffusione della contaminazione da Pfas nelle acque potabili. Conseguenza dell’inerzia delle Amministrazioni. Secondo il rapporto “Acque senza veleni” di Greenpeace, la regione registra la presenza di sostanze per- e poli-fluoroalchiliche in tutti gli 8 campioni analizzati, posizionandosi tra le aree più critiche d’Italia.
 
A Genova, i livelli di Tfa (acido trifluoroacetico) raggiungono il massimo di 126,4 ng/L, il dato più alto regionale, mentre il parametro “Somma di Pfas” tocca i 13,8 ng/L, collocando il capoluogo al quinto posto tra i comuni liguri monitorati.
Nella classifica regionale, Rapallo registra il valore più alto per il parametro “Somma di Pfas”, con 28,6 ng/L, seguito da Albenga (25,7 ng/L) e Sarzana (25,6 ng/L). Il dato relativo al Pfoa (acido perfluorottanoico) pone invece Rapallo al primo posto con 20,7 ng/L, mentre Genova si attesta a 12,3 ng/L. Anche il Pfos (acido perfluorottano sulfonico), classificato come possibile cancerogeno, è stato rilevato con valori significativi, inclusi 1,5 ng/L a Genova e Albenga, e un massimo regionale di 4 ng/L a Imperia​​​.
 
La Liguria, insieme a Trentino-Alto Adige e Veneto, è tra le regioni italiane con la più alta percentuale di campioni contaminati, raggiungendo il 100% dei punti monitorati. Rispetto al parametro “Somma di Pfas”, Rapallo si colloca tra i comuni con le concentrazioni più elevate in Italia, accanto a città come Milano, Arezzo e Perugia, evidenziando una distribuzione critica delle sostanze chimiche lungo tutta la regione​​​.
 
Questi dati devono essere letti alla luce dei limiti normativi che entrano in vigore in Italia a partire dal 2026: la direttiva europea prevede un tetto di 100 ng/L per la “Somma di Pfas”. Tuttavia, secondo Greenpeace e diverse agenzie scientifiche, tali limiti non sono adeguati a proteggere la salute umana, in quanto molte nazioni europee e gli Stati Uniti hanno adottato soglie molto più restrittive​​​.