5) Ultimo atto all’Udienza Preliminare del 25 giugno.

Ultima corsa.
Non è prevedibile che, nella prossima udienza del 25 giugno, il reato venga derubricato, come chiedono avvocati dell’accusa, addirittura in disastro ambientale doloso(>15 anni di reclusione). Tutti, però, si attendono che Pubblico Ministero e Giudice dell’Udienza Preliminare negheranno il Patteggiamento. Il PM, infatti, ha decisamente riconfermato il reato di disastro ambientale colposocaratterizzato da consapevolezza di delinquere a danno dell’incolumità pubblica. Dunque, sarebbe inconcepibile non avviare il procedimento penale stroncandolo con un patteggiamento.
Dunque, il PM Enrico Arnaldi di Balme dovrebbe rifiutare di concordare con Solvay il delitto perfetto dell’inammissibile patteggiamento: il quale evita il dibattimento (il processo in aula), fa lo sconto della pena fino a un terzo, estingue il reato, sentenza non appellabile, benefici accessori. Insomma, un colpo di spugna sui diritti delle Vittime.
 
Dunque, qualora la procura inspiegabilmente (per pretestuoso avallo del governo?) proponesse il patteggiamento, la gup Arianna Ciavattini dovrebbe rifiutarlo: dovrebbe non ratificare il delitto perfetto ma far proseguire il processo. Perché il patteggiamento è un rito speciale del processo penale italiano: previsto per reati minori. Si può definire, senza scandalizzare, il disastro sanitario e ambientale di Alessandria: un reato minore?
Analogamente per il rito abbreviato. Sarebbe un altro delitto perfetto. Al rifiuto di patteggiamento, infatti, Solvay, considerando una GUP morbida, potrebbe giocare (entro il 10 giugno?) questa carta che consente il “salto secco” del processo vero e proprio: di saltare il tribunale e, senza dibattimento di prove e testimoni, di lasciare decidere alla improvvisata GUP il caso “allo stato degli atti”, basandosi cioè solo sulle prove raccolte dal Pubblico Ministero durante le indagini. Altro iniquo privilegio è che il rito abbreviato garantisce un grosso sconto di pena: di un secco 1/3 e di un aggiuntivo 1/6 rinunciando Solvay all’appello. Un bel colpo di spugna.  Inoltre, impedirebbe –delitto perfetto– che le parti civili chiedano il pericolosissimo reato di disastro ambientale doloso come nuovo capo di imputazione.
 
Concludendo. Per il 25 giugno, grosse responsabilità gravano sulle spalle di PM e GUP. La Cassazione aveva stabilito che il polo chimico avrebbe dovuto fermarsi per impedire che i veleni finissero in falda.  Ciò non è avvenuto per i veleni storici (cromo esavalente, cloroformio ecc.) anzi, Solvay ha potenziato le produzioni di Pfas e l’inquinamento aria-acqua-suolo, e non ha provveduto alla bonifica, tant’è che le centraline Arpa continuano a confermare la presenza in aria di pfas cC6O4 e ADV, e in acqua perfino del dismesso PFOA. Neppure PM e GUP possono, per il ruolo svolto da Solvay: es. smaltimento gessi, ignorare il Geoportale Pfas della Regione Piemonte. Tanto meno le valutazioni IARC riguardanti le implicazioni cliniche dei Pfas (clicca qui).