
Contro le transazioni di Solvay con governo e regione, contro questa scandalosa vendita della salute della popolazione, cioè contro l’ipotesi di patteggiamento fra Procura e Solvay, il 4 giugno davanti al tribunale stavano gridando gli striscioni del presidio dei comitati e delle associazioni (e Alleanza Verdi Sinistra): “Ce l’ho nel sangue”, “Giustizia per Spinetta e tutta la Fraschetta”, “Decenni di inquinamento non si monetizzano, si bonificano”, “Stop Solvay”, “Chiudere le produzioni inquinanti”, “Le istituzioni non patteggino, ma vadano avanti con il processo”, “La Regione non accetti accordi economici con Syensqo”, “Non esiste assegno che possa compensare anni di contaminazione, Pfas nel sangue, preoccupazioni per la salute, sofferenze e perdita di fiducia nelle istituzioni“. Particolare bersaglio: la Regione Piemonte e il suo assessore “imbonitore” Federico Riboldi: per l’ambigua disponibilità al patteggiamento mascherata da presunta dismissione di produzione pfas (C6O4).
Non solo l’invalicabile “no patteggiamento”, in più gli avvocati d’accusa annunciano in piazza di voler derubricare il reato: ma non al ribasso come voleva la difesa Solvay: bensì da disastro ambientale colposo (1,8-5anni) a disastro ambientale doloso. (>15 anni di reclusione).