2) Solvay tenta il delitto perfetto con i giudici dell’udienza preliminare.

Lo sconcertante Gup Andrea Perelli, che già aveva clamorosamente escluso Lino Balza quale parte civile, era riuscito a trascinare per quasi due anni l’Udienza Preliminare. E’ stata finalmente ripresa dalla subentrante Arianna Ciavattini. Nell’udienza del 4 giugno 2026 gli avvocati di Solvay Syensqo, Guido Carlo Alleva e Riccardo Lucev, a sorpresa hanno chiesto la derubricazione dell’ipotesi di reato: declassandola dal già blando disastro ambientale colposo (1 anno e 8 mesi fino a 5 anni di reclusione) a inquinamento ambientale colposo (da 8 mesi a 4 anni, ovvero multa). Lo critichiamo (eufemisticamente) “blando” in quanto avevamo depositato alla sconcertante Procura, allora presieduta da Enrico Cieri, ben 11 esposti (clicca qui) a riprova del disastro ambientale doloso (dolo: volontà di inquinare di Solvay, fino a 15 anni di reclusione).
Il 4 giugno, il nuovo pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme ha immediatamente respinto la richiesta di derubricazione, che a noi è apparsa addirittura scandalosa, diciamo: indecente.
L’ inquinamento ambientale colposo è un reato lievissimo: non ci sarebbe stata -dice Solvay- da parte sua volontà di inquinare ma “semplicemente negligenza, imprudenza o imperizia: il danno – “1° elemento chiave” – “non è grave ma circoscritto e reversibile nel tempo” “grazie a interventi di bonifica” (che essa ritiene già abbondantemente avviati).
Dunque, secondo quel che dice Solvay, NON saremmo in presenza di disastro ambientale colposo in quanto Solvay “NON altererebbe l’ecosistema in modo durevole, rilevante e sostanziale, NON rendendo il ripristino particolarmente complesso o impossibile. Soprattutto, – “2° elemento chiave – Solvay “NON starebbe esponendo a pericolo la pubblica incolumità e la salute della popolazione”.
I due paradossali “elementi chiave” escluderebbero la fattispecie del disastro, secondo Solvay.