E’ morto Gianni Mattioli, un grande dell’ambientalismo.

L’ultima volta che ci siamo rivisti è stata in Senato a Roma, il 10 maggio 2016, clicca qui, in occasione dei festeggiamenti per il novantesimo compleanno di Giorgio Nebbia, padre dell’ecologismo italiano. Tra i relatori: Gianni Mattioli, grande protagonista del movimento antinucleare (i Referendum!), e per noi Barbara Tartaglione (clicca qui) che presentava il primo volume di “Ambiente Delitto Perfetto”, di cui Nebbia ci aveva fatto dono della prefazione.
 
In questo libro troviamo Gianni a sostegno delle lotte del nostro “Coordinamento dei Comitati della Fraschetta” che, con marce di migliaia di persone e blocchi stradali con trattori, negli anni ’90 si oppongono a Bosco Marengo alla follia espansiva di “Fabbricazioni Nucleari” e ai finti piani di disattivazione.
 
Né l’intervento di Gianni può mancare nel 2011 a sostegno del “Forum dei Movimenti Antinucleari” che sto organizzando, forte della proposta di “Un comitato referendario nazionale unico per acqua e nucleare” che si autoconvoca infatti con cento comitati e associazioni. Gianni Mattioli è tra i primi che mi assicura la sua disponibilità al “Comitato scientifico e di garanzia” con altre dieci personalità del mondo scientifico italiano.
 
Il ricordo personale più vecchio che mi lega a Gianni risale al 1988 per le interpellanze parlamentari che portano la sua firma, nel merito della “La mia sporca cassa integrazione”: “La Montedison di Raul Gardini pensa di essersi liberata di Lino Balza, una delle rare e implacabili voci che ancora si levano dalle fabbriche. Considerata la notorietà di Balza nell’ambito del Gruppo Montedison, si può senz’altro confermare che l’espulsione di rappresaglia non è stata finalizzata solo a spaventare i lavoratori dello stabilimento ma ad una strategia più vasta di intimidazioni sulle fabbriche di Foro Bonaparte” (Il Manifesto). Anche questa è stata una battaglia, vinta, di Gianni Mattioli.