
La presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche, note come “sostanze chimiche eterne”) nel corpo delle donne in gravidanza e, di conseguenza, nel feto, rappresenta un serio problema di salute pubblica, con evidenze scientifiche che ne confermano il passaggio transplacentare. Il gruppo di ricerca guidato da Shelley H. Liu, docente presso la Icahn School of Medicine at Mount Sinai, in un nuovo studio nel sangue del cordone ombelicale, pubblicato su Environmental Science & Technology, ha confermato che l’esposizione ai Pfas comincia prima ancora della nascita, nell’utero, in una fase delicata e cruciale per lo sviluppo umano, quando ogni interferenza chimica può avere conseguenze a lungo termine.
L’esposizione prenatale ai PFAS è particolarmente critica perché la gravidanza rappresenta una finestra di vulnerabilità biologica: basso peso alla nascita, parto pretermine, alterazioni metaboliche e modifiche nella risposta immunitaria ai vaccini. I prossimi passi della ricerca includeranno l’analisi degli effetti a lungo termine nei giovani ormai cresciuti e lo studio dei composti meno conosciuti individuati nel sangue del cordone ombelicale.