La questione foibe.

In queste settimane è tornata in primo piano la questione “foibe”. Con l’occasione della “giornata del ricordo”, viene riesumata questa vicenda, spesso utilizzata a meri fini propagandistici ed ideologici, da politicanti di basso livello culturale e storico, o da propagandisti faziosi. In questa” Italia” dove lo spessore storico e culturale, per non dire etico, dei politici nostrani è ai minimi della storia della Repubblica, per ottenere un pugno di voti in più, si utilizzano la morte e le tragedie di esseri umani tragicamente vittime degli eventi storici di oltre 80 anni fa.
Questo è un paese anche con una gran parte della popolazione che non ha mai fatto i conti con la propria storia e con i propri orrori e crimini compiuti in giro per il mondo. Atto storico fatto da Germania e Giappone, per esempio. Qui persiste la vulgata dell’ ”italiani brava gente” per affrontare la questione “foibe”, con relative tragedie connesse e innegabili.
Prima di arrivare alla questione foibe, gli italiani “brava gente” in giro per il mondo, in meno di sessant’anni avevano già aggredito, invaso, occupato, decine di paesi e popoli. Come documentato ormai storicamente, massacrando, sterminando intere popolazioni, saccheggiando e devastando terre e paesi.
 
Dagli archivi delle Nazioni Unite emergono dati che   dovrebbero far vergognare clicca qui.

Giornata nazionale della salute della donna.

La prevenzione come asse portante delle politiche sanitarie e la salute femminile come priorità trasversale, da tutelare in ogni fase della vita. È questo il messaggio che accompagna la Giornata nazionale della salute della donna, occasione per fare il punto sulle strategie messe in campo e sulle sfide ancora aperte. Dalla prevenzione agli screening: i consigli ISS per ogni età.

Un Paese che lavora per morire non è un Paese civile.

Non è un’emergenza, è una mattanza. I numeri del 2026 ci restituiscono una realtà agghiacciante: l’ecatombe di morti sul lavoro. Un’ecatombe che sembra non scuotere i palazzi del potere. Salvini promette l’abolizione della Legge Fornero a ogni tornata elettorale per poi dimenticarsene una volta seduto in poltrona. Il risultato? Persone che dovrebbero essere in pensione sono costrette a mansioni pesanti e pericolose che il loro fisico non può più reggere. Nessuna categoria è risparmiata la strage è trasversale. Un Paese che lavora per morire non è un Paese civile..

Giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’amianto.

1)Dagli anni ‘70 asserivamo una semplice evidenza: per i cancerogeni (oggi esempio i PFAS) non esiste una soglia di sicurezza al di sotto della quale è sicuro che non si manifesterà la azione oncogena.  Quando il dibattito è cresciuto ed è cresciuto anche focalizzandosi sulla questione amianto la AEA e i comitati operai di base diffondevano le verità emerse dalla medicina scientifica: l’impatto cancerogeno è rilevante anche a partire da una esposizione a “sole” due fibre litro.
Ora , solo nel 2026, il ceto politico italiano ed europeo porta la “soglia di attenzione” da 100 a 10 fibre litro ma non si presenta alla opinione pubblica come “reo confesso” per avere per decenni cercato di truffare i cittadini sostituendo alla obiettività scientifica la teoria della “innocuità delle basse dosi”. Tra trenta anni la soglia di attenzione verrà portata da 10 a due ?
2)  Risarcimenti ai lavoratori.  Non esiste un risarcimento “giusto”, “equo”. Ma nei tribunali arrivano a discussioni e risarcimenti offensivi.
3) Come vediamo noi la questione dei risarcimenti?  Prima fase, esautorare l’Inail. Contestualmente alla difesa e alla “resistenza nella discussione lavoratore per lavoratore, occorre puntare ad una linea guida per risarcimenti decenti e degni di questo nome. La questione del risarcimento dei “mesoteliomi ambientali”: vanno risarciti alla pari rispetto a quelli professionali. L’esposizione lavorativa al rischio nell’ambito di un lavoro domestico.
Continua cliccando qui Vito Totire.

La Costituzione da realizzare.

Articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
  
 Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Piange il Koala. La sottoscrizione non sta andando mica bene.

E’ stato un fiasco l’ S. O. S. Save Our Struggles Salviamo le nostre lotte · · · — — — · · ·  clicca qui.
Sappiamo dall’inizio il rischio dell’estinzione, come il Koala, ma mi sa che questa è la volta buona che siamo costretti a piantare in asso l’avventura della Rete Ambientalista.
Non siamo assolutamente in grado di coprire i costi dell’abbonamento 2026.
Forse questa Redazione deve rassegnarsi per aver sopravvalutato -per le lotte dei Movimenti Ecopacifisti- l’utilità di questa Lista di quasi 43mila utenti, che a noi costa tanto lavoro (gratuito)? 
Non ci resta che il tempo di rinnovare l’appello:
bonifico tramite IBAN IT68T0306910400100000076215 specificando la causale oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Scatta la bonifica a Spinetta Marengo.

Il titolo sui giornali colpisce l’immaginazione: “Scatta la bonifica delle discariche nella Fraschetta”. Finalmente!! Peschiamo subito dal Sito www.rete-ambientalista.it un articolo del lontano 2013: “Video in esclusiva: le immagini rubate a Solvay che zitta zitta sta innalzando una montagna di rifiuti industriali a Spinetta Marengo.” (clicca qui). L’articolo è una nuova pesante reprimenda nei confronti dell’assessore all’Ambiente Claudio Lombardi: “E’ questa la bonifica?”. C’è il clicca qui del servizio fotografico.

Anzi, ci compare sul Sito l’articolo “Lettera aperta a Claudio Lombardi, assessore all’Ambiente del comune di Alessandria, e a Alberto Maffiotti, direttore dell’ARPA di Alessandria” (clicca qui): “Come vi abbiamo informato, attendendo risposta, sul blog con video e foto è documentata la enorme montagna di rifiuti che si sta innalzando per centinaia di metri dentro lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo…. “. L’articolo è anche corredato da una intervista di Lino Balza ripresa da numerosi servizi sui giornali. Mentre altri giornali sono proni a censurare, come denuncia con sarcasmo la presidente della sezione alessandrina di Medicina democratica (quando ancora esisteva): “Solvay, Comune di Alessandria e Politici: tutti insieme, ma nessuna risposta ai temi ambientali” (clicca qui).
 
Anzi, andiamo ancora indietro sul Sito. Nel 2012: “Così si va verso il disastro ecologico definitivo”. (Clicca qui): “… Le montagne che si intravvedono nelle foto contengono a loro volta montagne di discariche di rifiuti tossici e cancerogeni, li nascondono. Le montagne interne sono composte da gessi fluorurati e clorurati, sostanze che la Procura ha rinvenuto nelle acque superficiali e profonde….”.  A proposito, era già virale l’intervista del 2010 di Lino Balza davanti al torrente di scarico di Solvay in Bormida (di lì in Tanaro, Po, Adriatico) clicca qui video1, video2, video3.
 
Se poi andiamo avanti sul Sito www.rete-ambientalista.it, di articolo in articolo, da un sindaco all’altro, arriviamo ai giorni nostri e le montagne di rifiuti, come ognuno può vedere, sono ancora lì. Ma ecco l’ultima notizia: Scatta la bonifica delle discariche della Fraschetta del sindaco Giorgio Abonante. Calma. Continuiamo su RadioGold a leggere oltre il titolo: si tratta di “interventi contro le discariche abusive, rimozione dei rifiuti abbandonati, ripristino dello stato dei luoghi a Spinetta Marengo, in particolare rifiuti ingombranti e indifferenziati, macerie da scarico, materiale isolante e ondulina catramata, eventuale amianto” (vedi le drammatiche foto).
C’è qualcuno che si era illuso sulla “scatta la bonifica Solvay”? In una regione da retroguardia, come la Regione Piemonte?
Morale della favola: non è mai troppo tardi la Class Action Inibitoria popolare che fermi le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, mentre la multinazionale belga neppure ha realizzato la bonifica del pregresso (attribuito a Montedison). 

Mappatura dei Pfas in Toscana.

Provvedimento all’avanguardia a livello nazionale. La Giunta della Regione Toscana ha approvato una delibera strategica che avvia un’ampia indagine conoscitiva sulla presenza di Pfas in acque, aria, terreni, scarichi idrici e rifiuti, con un focus mirato sui comparti produttivi più rilevanti del territorio.
Il monitoraggio sarà anche esteso ai gestori del servizio idrico integrato, in linea con le più recenti indicazioni europee che evidenziano l’importanza di intercettare gli inquinanti fin dall’ingresso nelle reti fognarie.
L’indagine avrà dunque l’obiettivo di stilare una mappatura puntuale delle fonti di contaminazione da pfas, rafforzare i controlli e porre le basi per future misure di riduzione alla fonte: prioritariamente le aziende soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), con particolare attenzione ai settori della depurazione delle acque civili e industriali, gestione e trattamento dei rifiuti, lavorazione del cuoio, industria della carta e del cartone, comparto tessile e altre filiere produttive in cui è noto l’impiego di Pfas.
Parallelamente, la Regione investirà nel rafforzamento delle capacità analitiche di Arpat, grazie all’acquisto di nuova strumentazione di analisi. La delibera riporta, inoltre, i metodi di campionamento e analisi di riferimento per i PFAS, un tassello fondamentale per uniformare le misurazioni e i controlli

Il fatto alimentare.

l Fatto Alimentare è un quotidiano online indipendente che ha iniziato le pubblicazioni il 10 maggio 2010. Il sito pubblica articoli su tematiche alimentari riguardanti la sicurezza, le etichette, la nutrizione, le analisi dei prodotti e approfondimenti su prezzi, consumi, legislazione…Il sito non ha un editore e non ha mai ricevuto finanziamenti pubblici. 

La Bottega del Barbieri.

Non è un periodiconé una testata giornalistica registrata, è un blogcollettivo. I contenuti sono firmati e ogni autore/autrice è responsabile per i propri contenuti e affermazioni. Se manca la firma vuol dire che è un testo di db (cioè Daniele Barbieri) o concordato con la redazione che quel giorno passava di lì.

Per contattare la redazione scrivere una mail su pkdick@fastmail.it

Amici del Chiaravagna.

Cari amici, Vi invitiamo a mettere in agenda l’evento “Uniti per la pace” che ospiteremo Giovedì 30 Aprile dalle ore 17;30 presso la nostra sede sociale di Via Travi 70 Genova-Sestri Ponente, durante il quale verrà presentato il quaderno dell’Eco Istituto Reggio Emilia e Genova circa la campagna per la difesa civile non armata e non violenta: perchè “Un’altra difesa è possibile”!
Maggiori informazioni sulla campagna QUI e QUI l’evento Facebook.
 

Superando.it.

 
Autonomia & Mobilità · Diritti & Pari Opportunità · Istruzione, Scuola & Formazione · Lavoro · Salute & Ricerca · Società · Sport & Turismo.
 
A vent’anni dalla nascita di «Superando.it» e in vista di una nuova veste da dare al portale del giornale, una breve “storia” del percorso finora seguito è certamente opportuna. Clicca qui https://superando.it/chi-siamo/

La nonviolenza è in cammino.

Notiziario telematico quotidiano di approfondimento, fondato e diretto da Peppe Sini presso il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo.
 
Attivo da 27 anni, propone riflessioni, documenti e studi focalizzati sulla teoria e la pratica della nonviolenza, in continuità con il pensiero di Aldo Capitini.
 
 
In questo numero di aprile:
La “Carta” del Movimento Nonviolento
Vandana Shiva: Principi costitutivi di una democrazia della comunità terrena
Piero Calamandrei: Epigrafi per donne, uomini e città della Resistenza
Alfio Pannega e Omero Dellistorti

Atlante Green.

Atlante Green è la newsletter dell’Huffpost che ogni mercoledì prova a offrire un punto di vista sostenibile e curioso sul mondo che cambia.
Ogni mercoledí racconta con dati e analisi i nodi chiave della transizione ecologica globale, tra energia, clima e geopolitica.
 
Per commentare le notizie, suggerire temi e argomenti o fare due chiacchiere, scrivetemi: roberto.giovannini@huffpost.it

Carta Arcobaleno LGBTQI+.

Il lavoro è durato oltre sei mesi e accanto al gruppo costituito dal Consiglio dell’Ordine hanno preso parte alla sua elaborazione anche le organizzazioni della società civile riunite nel Coordinamento Torino Pride. Ora, la Carta Arcobaleno per un’informazione rispettosa e consapevole sulle persone LGBTQI+ -documento il cui testo è già stato oggetto del confronto nella categoria– è pronta ad essere presentata. Il primo appuntamento è fissato il 17 maggio alle 14,45 al Salone del Libro negli spazi della Città di Torino. Con il presidente Stefano Tallia interverranno il consigliere che ha coordinato il tavolo di lavoro, Gabriele Guccione, la segretaria Maria Teresa Martinengo e la tesoriera Antonella Mariotti che hanno fatto anch’esse parte del gruppo di studio, il Diversity Editor del gruppo Gedi Pasquale Quaranta e Margherita Anna Jannon e Sofia Darino del coordinamento Torino Pride. L’assessore Jacopo Rosatelli porterà il saluto della città di Torino. Lo stesso panel, al quale si aggiungerà la presidente del Consiglio di Disciplina dell’OdG Piemonte Emmanuela Banfo, prenderà poi parte il 27 maggio alle 10 a palazzo Ceriana Mayneri al corso di formazione che attribuirà 5 crediti deontologici.

Iscrizioni su www.formazionegiornalisti.it

C’è un filo rosso che lega Resistenza di ieri e resistenze di oggi.

11 parole saranno il filo rosso della serata. Viola Sartoretto, attrice, leggerà brani tratti dall’antologia. E don Luigi Ciotti ci accompagnerà nel suo lessico civile e spirituale. Di ogni parola dirà cosa ha significato per lui, che valore ha oggi, perché sono parole da portare con noi.

Clicca qui tre delle 11 parole, in anteprima, accompagnate da un brano selezionato dall’antologia. Le altre otto — scoprile alla serata. Ti aspettiamo.

Festeggiamo la Liberazione anche a Bologna.

cari/e amici/e,
desidero comunicarvi
– l’evento del 25 aprile 2026 alle ore 10,45 a Villa Bernaroli, con la presentazione di due libri sulla RESISTENZA
tra cui ALBO delle STAFFETTE dei PARTIGIANI e PATRIOTI di santa viola, che ho curato, che vi invito ad aprire cliccando qui.

Disarmiamo i re.

A Roma lo scorso 28 marzo hanno  portato in piazza più di 300 mila persone contro tutte le guerre e contro il gruppo di potere composto da mega miliardari e da sovrani decisi a smantellare i sistemi democratici, la transizione ecologica e lo stato sociale. 
Sono i No Kings italiani, ispirati da quelli americani, riunitisi nel grande movimento sceso in migliaia di piazze negli Usa, e in molti altri paesi, contro Donald Trump e la sua politica. Ora il movimento arriva ad Anagni per fermare la corsa al riarmo che prevede la riconversione dell’ex stabilimento Winchester e l’apertura di una fabbrica di esplosivi vicino l’autostrada A1, a pochi metri dalla stazione di servizio La Macchia.
 

ABC Ambiente Bene Comune.

Questo sabato 18 aprile dalle 15 alle 16.30, ti aspettiamo all’ottavo incontro di ABC Ambiente Bene Comune “Da dove veniamo, dove stiamo andando?”
che si tiene a CittAperta in via Col Moschin 20, Mestre.
Le registrazioni di Francesco Brunello degli interessantissimi incontri precedenti sono visibili sul canale YouTube “Amico Albero”
A settembre tutte le sintesi formeranno un libro spedito gratis dalla Fondazione ICU a migliaia di insegnanti delle superiori di tutta Italia.

Inquinamento elettromagnetico: una importante iniziativa in difesa dei bambini.

Bentrovato gent.mo Lino Balza, mi chiamo Angela Donati, seguo da anni i problemi connessi all’inquinamento elettromagnetico, prima come Alberi non antenne e adesso nel gruppo Stop 5G Emilia e in contatto con varie associazioni e movimenti (già Alleanza Italiana Stop 5G, Coordinamento Levante). Ogni tanto arrivo da te con qualche azione da proporre. In questo caso sto stimolando una significativa iniziativa mirata ad iniziare un dialogo allargato sull’inquinamento elettromagnetico, finalizzato alla creazione di progetti educativi. Qualcosa che possa aiutare i giovani, le persone sensibili e tutti noi. Stai mantenendo aperto uno spazio per le esperienze dei Movimenti, ossigeno per una democrazia sempre più sbiadita, bravissimo!
 
Pensi che la “Rete Ambientalista – Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente e la Pace” e il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” possano essere interessati a partecipare, ponendo il logo e aiutando nella divulgazione?
 
Allego (clicca qui) i documenti che possono aiutare a capire cosa stiamo proponendo, considerando che nella lettera di approfondimento sono presenti, AGGIORNATI al momento, le associazioni e i gruppi che stanno aderendo. La raccolta di loghi e adesioni operative è in corso e speriamo tanto nella vostra partecipazione.

Società in movimento.

Negli ultimi mesi sta emergendo un pezzo di società imprevisto. Una forza politica composita che preferisce muoversi sulle pratiche quotidiane, sulle relazioni, sui desideri. E che pensa alla politica non tanto come gestione dell’esistente, ma come invenzione del possibile.
Una discussione aperta con articoli di Lea Melandri e Andrea Segre Guido Viale, Emilia De Rienzo, Paolo Cacciari, Claudio Tosi, Lorenzo Guadagnucci, Marco Bersani, Tiziana Villani, Giorgio Dal Fiume, Stefano Rota e Marco Codebò, Laura Castellani, Anna Maria Bruni.
Per contribuire alla discussione: info@comune-info.net

Albert, il bollettino settimanale pacifista.

Albert è un progetto di redazione collettiva che mette in rete microblog, pagine web e mailing list.
Integra strumenti diversi – compresa l’intelligenza artificiale – per rafforzare la comunicazione e sostenere iniziative a favore della pace.
Il nome è un omaggio ad Albert Einstein: non solo uno scienziato che ha trasformato il nostro modo di comprendere l’universo, ma anche una voce storica per il disarmo.
Per contattare la redazione di Albert puoi scrivere a info@peacelink.it.

Difesa civile, non armata e nonviolenta.

La campagna per la legge di iniziativa popolare.
 
Occorrono 50mila firme per sottoporre al Parlamento la proposta di Cnesc, Rete italiana pace e disarmo e Sbilanciamoci! che intende dare concretezza al ripudio della guerra scolpito in Costituzione, strutturando una Difesa civile alternativa a quella militare, finanziata dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi. Dando vita a un Dipartimento per la pace e la nonviolenza.
 

S. O. S. Save Our Struggles Salviamo le nostre lotte · · · — — — · · ·

E’ passato un altro anno, il diciottesimo: la maggiore età, ed è scaduto l’abbonamento che ci ha consentito di spedire senza limitazioni di cadenza a quasi 43.000 utenti la mailinglist della “Rete Ambientalista – Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.
Non siamo in grado di coprire i costi dell’abbonamento 2026: perciò lanciamo la sottoscrizione per sopravvivere come koala della (contro) informazione.
Malgrado tutto il lavoro (gratuito) che ci comporta, e l’età, siamo ancora convinti di essere utili, consapevoli che sarebbe un peccato se chiudessimo, che la estinzione della Lista sarebbe un grosso regalo agli inquinatori e ai guerrafondai.
Verrebbe meno, ad esempio, il nostro piccolo contributo alla grande lotta dei Movimenti in questa tragica fase storica di guerra e pace.  A tacere i numerosi versanti di lotta per la salute che stiamo affrontando. Pensiamo che proprio ora siamo ad un cruciale punto di svolta nazionale sulla drammatica “Questione Pfas”.  E proprio noi, che in trenta anni, sulla nostra pelle, abbiamo fatto della messa al bando dei Pfas il cavallo di battaglia, proprio noi ora dovremmo essere ridotti al silenzio dai complici di Solvay e lasciare inermi le Vittime alla mercè della politica e della magistratura?
Così non avverrà se, anche quest’anno, la collettività ecopacifista riuscirà a sottoscrivere l’abbonamento.
Questa sottoscrizione è provvidenziale a salvaguardia di uno scomodo strumento di informazione e di lotta al servizio di migliaia di attivisti e simpatizzanti, quale è la RETE AMBIENTALISTA – Movimenti di Lotta per la Salute l’Ambiente la Pace e la Nonviolenza.
Al fine di salvaguardare questo servizio collettivo, perciò invitiamo ciascuno di noi a inviare il bonifico tramite IBAN IT68T0306910400100000076215 specificando la causale oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.
 
Il Sito (www.rete-ambientalista.it) e la omonima Lista sono gestiti dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro” (movimentolotta.maccacaro@gmail.com). Dall’esordio del 2008, abbiamo progressivamente abbandonato la mera dimensione locale per sviluppare sempre più uno spazio aperto alle esperienze dei Movimenti italiani impegnati nelle lotte sul fronte della salvaguardia dell’ambiente, della tutela della salute, della difesa della pace e della nonviolenza.  Fa testo il numero dei “post” informativi provenienti da tutta Italia e non solo: siamo già a quota 1500 all’anno, ognuno corredato da cospicua documentazione scientifica, tutti archiviati e indicizzati in quasi 1100 categorie. Per “Rete Ecopacifista” perciò intendiamo “Rete delle Reti”, perché ciascuno degli utenti (43mila come mailing list) a sua volta ha un proprio bacino più o meno vasto di corrispondenti, comprese Liste di portata nazionale. Perciò l’effetto di sinergia e amplificazione delle notizie è esponenziale, includendo anche il mondo politico nazionale ed europeo (e… inevitabilmente un “affezionato” numero di inquinatori e bellicisti). Dunque, i numeri totali del target vanno ben oltre i nostri che pur al Sito contano circa 2milioni e mezzo di accessi all’anno in ambito nazionale ed europeo, nonché 43mila con cadenza almeno settimanale (la nostra tiratura giornalistica!). Inoltre, i gruppi e le pagine Facebook hanno oltre 7.000 membri, i canali Youtube sempre in via di sviluppo come anche Twitter. I nostri libri sono stampati a spese dell’autore: la loro sottoscrizione è interamente devoluta a Ricerca Cura Mesotelioma. Così come il piccolo residuo della sottoscrizione dell’anno scorso.

1976. Prevenzione primaria. Maccacaro costituisce Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute.

In queste ore si svolge, a ben quattro anni dal precedente, il XI congresso nazionale di Medicina democratica. Il titolo “50 anni con G. A. Maccacaro e L. Mara” ci richiama alla memoria la dolorosa scissione conclusasi nel 2018 (vedi “Ambiente Delitto Perfetto”, o più brevemente clicca qui “Luigi Mara & Medicina democratica”, sottotitolato “Luci e ombre di un grande protagonista. Il filo rosso che lega il ‘sessantotto’ alla nascita dell’Associazione di Giulio Alfredo Maccacaro, e passando per la mutazione genetica, fino alla sua scissione”).
Ma adesso soffermiamoci sul presente, occupiamoci del sottotitolo, clamoroso, di questo congresso: “La prevenzione primaria è diritto alla salute”. Dunque, di come il concetto cristallino di ieri è stato oggi corrotto dall’immarcescibile presidente di Medicina democratica, che di fatto ha venduto la salute (altrui) tramite il patteggiamento con Solvay. L’associazione è stata comprata con un mercimonio bollato dai Comitati di Alessandria e dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” come scandalo: clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/2025/03/29/scandalosa-medicina-democratica-al-processo-solvay/. A sua volta, Marco Caldiroli ha difeso il patteggiamento come… esigenza di cassa, cioè come segue: clicca qui https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=18320. Una toppa peggio del buco.
Insomma, nel 2025 il Direttivo di Medicina democratica (“a maggioranza”: precisa Caldiroli) ha ripetuto (come a maggioranza dieci anni prima) il tradimento del pensiero e dell’opera di Maccacaro, ha rinnovato il tradimento delle Vittime del popolo inquinato alessandrino, a tacere di tutte le Vittime italiane dei PFAS. Per quaranta denari.
Ebbene, in queste ore, il congresso del 2026, immemore del sottotitolo, sta annegando in un oceanico dibattito le suddette tre turpi carrette del mare?  In quali termini ne parlano, o non ne parlano, i relatori?  Rivendicano che “La prevenzione primaria è diritto alla salute”? Francesco Pallante nella relazione “Il diritto alla salute è ancora nella Costituzione”? O Edoardo Bai nella relazione “Fabbriche di morte: inquinanti e produttrici di armi”?  O Maria Antonietta Cuomo nella relazione “Da vittima a protagonista di giustizia”? O Felice Casson nella relazione “Rafforzare i diritti delle vittime con l’art. 42 della Costituzione”? O Alessandro Rombolà nella relazione “L’omicidio lavorativo, per una nuova e idonea fattispecie penale”? O Gianni Tamino nella relazione “Il ruolo delle associazioni per una consapevolezza collettiva e di promozione di un ambiente salubre”? O Marino Ruzzenenti nella relazione “Uscire dal capitalocene, il conto della bonifiche non ancore fatte”? O Rossano Ercolini nella relazione “L’economia circolare non include l’incenerimento dei rifiuti”? O Claudia Marcolungo nella relazione “Contaminanti eterni: uscire dalla produzione dei PFAS”? O nella relazione “Crimini ambientali e procedimenti giudiziari” Edoardo Bortolotto (il quale per Miteni NON ha patteggiato come invece per Solvay)?
Insomma, per onorare davvero 50 anni di Maccacaro, nessuna di codeste relazioni, ognuna dai propri punti di esame,  può eludere il nodo nazionale “Pfas e Solvay”, come tagliarlo, come fare prevenzione primaria per tutelare il diritto alla salute: clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/2026/04/06/il-principio-e-chi-inquina-paga/.
 
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

L’Artico come un gigantesco imbuto che raccoglie i Pfas.

Esplosione dei Pfas, trasportati da migliaia di chilometri (da Spinetta Marengo eccetera) fino al cuore dell’Artico, in uno degli angoli più remoti e incontaminati del pianeta, l’arcipelago delle Svalbard, tra ghiacciai millenari e tundre sferzate dal vento. Qui vive una sottospecie unica di renna (Rangifer tarandus platyrhynchus), un animale simbolo di resistenza che ha imparato a sopravvivere a inverni lunghi e bui. Eppure, anche queste creature solitarie non sono immuni all’impronta dell’uomo. Un recente studio guidato dalla ricercatrice Malin Andersson Stavridis della Norwegian University of Science and Technology, e pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology, ha rivelato che i livelli di PFAS sono aumentati del 900% in dieci anni (concentrazione da 0,6 a 5,48 nanogrammi per grammo).

Pfas, meglio tardi che mai.

I titoli giganteggiano: “IKEA elimina completamente i PFAS dalle sue pentole”. Più appropriato l’avverbio dovrebbe essere “finalmente”. Poco meno di venti anni fa, c’era chi (come Lino Balza) teneva conferenze in giro per l’Italia diffidando di utilizzare le pentole antiaderenti trattate con PFOA (Teflon).

La civiltà della guerra, la civiltà dello spreco.

Celebrata la “Giornata internazionale dei rifiuti zero”: oltre un miliardo di tonnellate di cibo vengono sprecate, il 19 per cento di tutto il cibo disponibile per i consumatori, mentre il 13 per cento viene perso dopo il raccolto e prima della vendita al dettaglio. La maggior parte degli sprechi alimentari si verifica all’interno delle famiglie, che sprecano oltre un miliardo di pasti al giorno circa il 60 per cento, seguiti dalla ristorazione, il 28 per cento, e dalla vendita al dettaglio, il 12 per cento. Il mondo, dunque, sta dissipando cibo compromettendo la sicurezza alimentare e rallentando i progressi verso un futuro a rifiuti zero e circolare. La perdita e lo spreco alimentare generano dall’8 al 10% delle emissioni globali di gas serra, e il solo spreco di cibo rappresenta fino al 14% delle emissioni globali di metano, un gas 84 volte più potente della CO2 nell’arco di 20 anni.    
 

(Per leggere l’articolo completo clicca qui)

La civiltà persiana e la civiltà americana: i due americani.

E’ passata la notte e la civiltà persiana, millenaria ma minacciata di essere cancellata in queste ore, è ancora lì, mentre il cosiddetto regime degli ayatollah, pur uccisi i suoi capi, ha dato una prova di straordinaria dignità e coraggio. Invece c’è un’altra civiltà, antica di tre secoli, quella nordamericana, che non è finita, perché una civiltà non può essere soppressa, ma è sparita alla vista, perché non è una civiltà quella che vuole distruggere le altre. Certo, si deve dire, Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”. Né si è salvata l’Europa di Bruxelles, già complice del genocidio compiuto dallo Stato di Israele, con l’eccezione della Spagna che ha chiuso il cielo agli avvoltoi; e anche il Regno Unito ha reagito negando le basi ai cugini americani, facendosi per questo sbeffeggiare da Trump, come i nuovi Chamberlain.

È ora da qui che per mille segni, in Iran, negli Stati Uniti e anche in Italia, grazie ai giovani che hanno vinto il referendum, sta partendo la resistenza, comincia la risalita. E i cortei “No King” che hanno spontaneamente riempito oltre 3.000 piazze di tutto il mondo, con la partecipazione di oltre 8 milioni di persone, stanno lì a dimostrarlo.

Intanto deve essere stato uno straordinario regista quello che ha organizzato lo spettacolo della notte di Pasqua, nel quale si è mostrata in modo quasi plastico la scena oggi del mondo: da un lato il presidente americano alla Casa Bianca che promette l’inferno se non viene riaperto lo stretto di Hormuz, di cui lui stesso, gettandolo in guerra, ha provocato la chiusura, dall’altro il papa americano a San Pietro che promette il regno dei cieli a chi apre i sepolcri della guerra e dell’ingiustizia, guardando alla potenza dell’amore di Dio, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”.

Nei giorni precedenti papa Leone aveva tracciato una specie di identikit di Trump: (continua Raniero La Valle)

Basta animali in gabbia.

Abbiamo depositato in Cassazione una proposta di legge d’iniziativa popolare per introdurre un divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate, con l’obiettivo di chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema, come già avvenuto in altri Paesi membri dell’UE (Austria, Lussemburgo, Svezia, Repubblica Ceca, Slovenia, Finlandia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca.
In Italia si stima che più di 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, quasi 600.000 scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie siano allevate in gabbia, per un totale di oltre 40 milioni di animali: ecco perché è nata la nostra nuova campagna Gabbie Vuote, in collaborazione con Fanctanza Media e The Good Lobby.
Sulla piattaforma dedicata del Ministero della Giustizia sarà possibile firmare una proposta di legge di iniziativa popolare per chiedere l’introduzione del divieto all’uso delle gabbie per tutte le specie allevate su tutto il territorio italiano.
L’obiettivo è raccogliere almeno 50.000 firme entro settembre in modo da chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema, come già avvenuto in altri Paesi membri dell’UE.
 

Chiusura Solvay: Nazioni Unite contro Italia e Unione Europea.

La lobby chimica internazionale Solvay, a difesa dei propri lauti profitti, quale monopolista delle produzioni Pfas, arruola grandi firme. Del calibro di Mario Draghi. Supermario fu chiamato a frenare il bando totale UE dei Pfas: nel suo rapporto sulla competitività europea (settembre 2024), sostenne che limitare drasticamente i Pfas danneggerebbe la competitività europea, in particolare nei settori delle auto elettriche, semiconduttori e rinnovabili. In particolare, ma senza enfatizzare, aveva a cuore il settore militare. Invece, sparò alto dichiarando addirittura… i Pfas insostituibili per la transizione verde e digitale. Ovvio che ignorò completamente i rischi per la salute e la presenza delle alternative industriali indicate nel dossier dell’ECHA Agenzia europea per le sostanze chimiche.
 
L’autorevolezza di Draghi servì a frenare la proposta di cinque paesi europei (Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) di vietare l’uso di questi composti cancerogeni.
 
Ultimo sponsor arruolato: Jessika Roswall, commissaria europea all’Ambiente, per una missione   organizzata dall’europarlamentare Letizia Moratti (Forza Italia), guarda caso membro attivo della Commissione per l’ambiente. Per questa missione, a marzo la Roswall ha visitato il sito Syensqo Solvay di Spinetta Marengo, Alessandria. Dopo aver girato, caschetto giallo e camice bianco,  a braccetto dell’amministratore delegato Mike Radossich e di Andrea Diotto, ex manager dello stabilimento che la procura accusa di disastro ambientale colposo (omessa bonifica del territorio e ulteriore inquinamento Bormida-falde-suolo-atmosfera con nuove sostanze, tra cui i Pfas), tutta sorridente (foto diffuse su Linkedin) la Roswall ha “postato” un commento entusiasta che comitati e associazioni hanno commentato su un manifesto con un enorme titolo: VERGOGNA.
 
Vergogna per aver esaltato l’ “eccellenza industriale di un’azienda scientifica innovativa che applica la ricerca chimica allo sviluppo di soluzioni più sicure, pulite e sostenibili, e assicura un’impronta ambientale migliorata”. Senza il rispetto per la popolazione falcidiata da malattie e morti.  
Di opposto avviso è Marcos Orellana, relatore speciale delle Nazioni unite sulle sostanze tossiche e i diritti umani, esperto di diritto internazionale e ambientale, insegnante all’American University di Washington e in moltissimi atenei in tutto il mondo, direttore del settore Ambiente e diritti umani di Human Rights Watch.
 
Nel suo primo mandato come relatore speciale Onu, tra il 2020 e il 2023, si era già occupato dell’inquinamento Pfas in Italia. A seguito della sua visita nel dicembre 2021, nella sua relazione finale Orellana aveva avvertito che a Spinetta Marengo è in corso un “disastro ambientale e sanitario” simile a quello del Veneto, citando la contaminazione delle acque e del suolo e dell’aria da parte del polo chimico Solvay, danneggiando gravemente la salute delle comunità locali. Non solo, aveva denunciato l’inazione politica delle autorità italiane locali e nazionali che non avevano né informato né salvaguardato la popolazione sui rischi per la salute legati alla contaminazione senza limiti da PFAS. Orellana aveva inquadrato la questione non solo come un problema ambientale, ma come una violazione dei diritti umani fondamentali, in particolare il diritto alla salute e a un ambiente pulito.
 
La relazione di Orellana aveva fatto luce sulla necessità di intervenire urgentemente per bonificare l’area e tutelare gli abitanti di Spinetta Marengo dagli effetti a lungo termine delle sostanze tossiche. Per questa urgenza, stante l’inazione delle istituzioni italiane ed europee a fermare le produzioni Solvay, le popolazioni alessandrine metteranno in campo le azioni collettive di class actions.
A sua volta ora, verso la fine del secondo mandato, Marcos Orellana sta lavorando a un nuovo report che porrà al centro la questione della messa al bando totale dei Pfas. (clicca qui uno stralcio dell’intervista).

Il principio è: chi inquina paga.

Proseguendo la narrazione (https://www.rete-ambientalista.it/2026/02/01/perche-le-class-actions-risarcimenti-milionari-per-la-popolazione-di-alessandria/ ), facciamo il punto delle azioni collettive in sede civile, class actions, contro Solvay in Italia (sollecitate fin dal 2015 dal Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione: «Mi auguro che alla condanna penale seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio. Unico, per loro, temibile argomento dissuasivo e persuasivo”).
 
In altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti il fenomeno delle “class actions” costituisce uno dei punti fondamentali del sistema processuale, con effetto di esiti pesanti per le multinazionali chimiche: per Solvay compresa che da dovuto chiudere i Pfas in Usa (https://www.rete-ambientalista.it/2026/02/09/dunque-class-actions-anche-in-italia-contro-i-pfas-della-solvay/).
 
La regia delle nostre class actions non è unica ma l’ispirazione sì, come in coerenza divulgo da dieci anni almeno. Avendo alle spalle solide basi probatorie, valenti giuristi, precedenti internazionali, fondi specializzati: esse riducono il rischio legale collettivo e aumentano le probabilità di successo. Dunque, le assemblee stanno finalmente affrontando, in sede civile, le class actions -l’azione inibitoria e l’azione risarcitoria–   contro i disastri Pfas anche in Italia. Vogliono essere all’insegna della partecipazione attiva piuttosto che passiva delle popolazioni.
 
In Veneto, si tratta di class actions di natura risarcitoria, ovvero di natura riparatoria: intervengono ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto dalla popolazione per responsabilità dell’azienda Miteni di Trissino (la cui solvibilità è dubbia essendo fallita, però c’è chi sostiene la responsabilità di Solvay come committente). Se ne stanno occupando due realtà diverse che offrono entrambe assistenza legale collettiva per risarcire i cittadini a livello individuale: “a costo zero, in cambio di una quota degli eventuali ristori”. Una, denominata “Risarcimento Miteni” della spa bresciana “Finanziamento del contenzioso”: annunciate 20mila adesioni per cedere il proprio diritto al risarcimento ad una realtà che poi distribuirà le somme ottenute), avrebbe sinora raccolto 10milioni di euro. L’altra è la FIDeAL, in collaborazione con le “Mamme no Pfas”, anch’essa impropriamente definibile class action generalizzata bensì azione collettiva che affronta i singoli casi individuali risarcibili da girare poi ai cittadini per una quota maggioritaria. Alle loro spalle hanno una sentenza penale per reato di dolo.
 
In Piemonte, analogamente si tratta di due azioni collettive della suddetta natura risarcitoria, ma soprattutto stiamo preparando la class action inibitoriadi natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione. Ovvero: chiudere le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, bloccare le emissioni tossiche e cancerogene, avviare la bonifica, far pagare i costi e risarcire ambiente e salute. Esempio: la richiesta di risarcimenti al tribunale di Lione è di 36.5 milioni di euro, 190mila ciascun abitante per i danni alla salute, morali, psicologici e materiali. Esempio: Solvay è costretta a pagare al New Jersey 393 milioni di dollari per completare la bonifica dei PFAS, per affrontare il risanamento nei sistemi idrici pubblici e nei pozzi privati, per i costi diretti passati per affrontare la contaminazione. L’inibitoria ad Alessandria è irrinunciabile stante i due fallimenti dei processi penali relativi al disastro sanitario e ambientale perpetrato dalla Solvay Syensqo di Spinetta Marengo a massimizzare i suoi enormi profitti.

Pfas: invecchiamento precoce e malattie.

La rivista scientifica Frontiers in Aging ha pubblicato lo studio di un team di scienziati guidato dall’Università Jiao Tong di Shanghai che dimostra come i Pfas alterano l’orologio biologico, cioè invecchiano l’età delle cellule rispetto all’età anagrafica, soprattutto per gli uomini tra i 50 e i 64 anni.
Va da sé che questo invecchiamento precoce peggiora i problemi di salute causati dai Pfas: tra cui alterazioni ormonali, infertilità, obesità e aumento del rischio di tumori.

I Pfas nelle carte da forno.

Chi immette in commercio una carta da forno è tenuto a rilasciare una dichiarazione sulla sicurezza, in modo da certificare che il prodotto contenga solo sostanze ammesse dalla legge. Quello che però le etichette non riportano è la presenza di tre diversi Pfas. Il test su 16 marche, che trovate su “Il Salvagente”, rivela la presenza diffusa di “inquinanti per sempre”, pur entro i limiti stabiliti dal regolamento UE relativi alla produzione e commercializzazione di imballaggi alimentari, cioè la quantità di Pfas in una forma che può liberarsi durante la cottura in forno e subire una migrazione nel cibo stesso, finendo nell’organismo di chi consuma il pasto.  Il nodo resta l’esposizione cumulativa e l’impatto ambientale sia nei processi industriali che durante lo smaltimento, quale ennesima fonte di contaminazione.

I Pfas nella pancia della mamma.

La presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche, note come “sostanze chimiche eterne”) nel corpo delle donne in gravidanza e, di conseguenza, nel feto, rappresenta un serio problema di salute pubblica, con evidenze scientifiche che ne confermano il passaggio transplacentare. Il gruppo di ricerca guidato da Shelley H. Liu, docente presso la Icahn School of Medicine at Mount Sinai, in un nuovo studio nel sangue del cordone ombelicale, pubblicato su Environmental Science & Technology, ha confermato che l’esposizione ai Pfas comincia prima ancora della nascita, nell’utero, in una fase delicata e cruciale per lo sviluppo umano, quando ogni interferenza chimica può avere conseguenze a lungo termine.  
L’esposizione prenatale ai PFAS è particolarmente critica perché la gravidanza rappresenta una finestra di vulnerabilità biologica: basso peso alla nascita, parto pretermine, alterazioni metaboliche e modifiche nella risposta immunitaria ai vaccini. I prossimi passi della ricerca includeranno l’analisi degli effetti a lungo termine nei giovani ormai cresciuti e lo studio dei composti meno conosciuti individuati nel sangue del cordone ombelicale.

Pfas e ossa fragili negli adolescenti.

L’esposizione precoce ai Pfas, fin dalle prime fasi della vita, compromette lo sviluppo osseo: una nuova ricerca condotta negli Stati Uniti e pubblicata sul Journal of the Endocrine Society evidenzia il legame tra livelli elevati di Pfas e minore densità ossea durante l’adolescenza, in particolare a livello dell’avambraccio, con rischio più elevato fra le ragazze.
L’adolescenza è il periodo in cui si costruisce la maggior parte della massa ossea che accompagnerà l’individuo per tutta la vita. Una riduzione in questa fase può tradursi in maggiore rischio di fratture e osteoporosi in età adulta.

Pfas in Toscana.

Contro i Pfas, il consiglio regionale della Toscana ha approvato all’unanimità una mozione che “chiede di individuare le fonti dell’inquinamento, rafforzare i controlli, inserire stabilmente il tema Pfas nel Piano di Tutela delle Acque e istituire un Osservatorio tecnico-scientifico regionale” perché “intervenire oggi significa dare una risposta ai cittadini e alle associazioni che si battono da anni per portare all’attenzione del governo regionale questo problema e provare e mettere un argine alla diffusione di queste sostanze, purtroppo già eccessivamente presenti. L’acqua è un bene comune e va difesa con scelte coraggiose”.

I Pfas che arrivano dall’aria.

L’azienda Chemviron di Legnago, provincia di Verona, è da tempo al centro di polemiche: rigenera i cosiddetti filtri a carbone, il sistema per assorbire i Pfas dall’acqua. E nel trattarli riversa emissioni in atmosfera. Negli anni scorsi gli esposti dei cittadini avevano fatto scattare le verifiche dei carabinieri del Noe di Treviso. Monitoraggi avevano individuato la presenza di Pfas nelle acque in uscita dalla ditta, e anche da un camino.
Nel comune di Dueville,  provincia di Vicenza, manca un acquedotto e ‘acqua viene prelevata da quattromila pozzi artesiani, uno dei quali è stato però chiuso di recente a causa di valori oltre i limiti di Pfaspfba, la cui presenza è stata riscontrata nelle terre e nelle rocce da scavo della Pedemontana Veneta.
Altra fonte di preoccupazione è quella legata al progetto di realizzazione di una nuova linea di trattamento di rifiuti ospedalieri e sabbie da fonderia nell’impianto Silva a Montecchio Precalcino, provincia di Vicenza, dove la già martoriata ex Area Safond Martini insiste su una ricarica di falda acquifera.

In Veneto pagano l’inerzia di Italia e Unione Europea.

Il voto finale del Parlamento europeo è atteso entro marzo 2026, secondo cui gli Stati membri avranno tempo fino al 2033-2039 per realizzare la piena conformità di qualità ambientale per le acque superficiali e sotterranee, per quanto riguarda 25 sostanze PFAS.
Non occorre attendere il 2033 per sapere che i nostri fiumi sono in sofferenza. Il report conclusivo 2025 della campagna Operazione Fiumi di Legambiente Veneto, realizzato con il supporto tecnico di ARPAV, documenta una situazione preoccupante per il territorio padovano. Nel bacino del Bacchiglione superamenti diffusi per il PFOS lineare (limite di legge: 0,65 ng/L) in decine di stazioni in provincia di Padova. 
Sul fiume Brenta, quale eredità della Miteni, superamenti nel tratto finale verso Chioggia e Fossò, e presenza da Piove di Sacco.
Una novità: nel Retrone, affluente del Bacchiglione, sono stati rilevati per la prima volta i composti GenX e C6O4, pfas Solvay di nuova generazione, con superamento di quattro volte il limite di potabilità (100 ng/L), con ricadute a valle sull’intero sistema Bacchiglione–Padova.
Un quadro allarmante. La presenza diffusa di Pfas nelle acque del Bacchiglione rappresenta un rischio diretto per le derivazioni idrauliche ad uso agricolo, con potenziale contaminazione della filiera alimentare su un vasto territorio dell’alta pianura veneta. La zona rossa tra Vicenza, Padova e Verona presenta una contaminazione significativa, con oltre 16.000 persone con alti valori di PFAS nel sangue.