Ha vinto il peggiore!

Le votazioni, per la prestigiosa onorificenza che “premia” dal 2004 i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace, per il 2025 hanno registrato una accanita concorrenza tra Marina Calderone, Hadja Lahbib, Giorgio Abonante, Sergio Brugnaro, Sergio Mattarella, Carlo Nordio, Matteo Salvini, Volodymyr Zelensky, Unione Europea, Emilio Fede, giornalismo italiano, Kaja Kallas, Francesco Lollobrigida, famiglia Benetton, Pina Picerno, Giuseppe Sala, Antonio Tajani, Chicco Testa, Donald Trump, voltagabbana referendum, Luca Zaia, Luigi di Maio. Per gli sconfitti, comunque pubblichiamo in sintesi (saccheggiando Travaglio e vignettisti) le motivazioni che hanno accompagnato i voti, scegliendo i commenti tra i più salaci e i meno offensivi. Non prima di aver annunciato che il vincitore 2025 è stato Donald Trump, in quanto il Premio Attila, destinato in origine ai nostri “patrioti”, ormai ha valicato i confini nazionali. 

continua

La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004”, pagg. 148, per ora è esaurita in stampa: tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori e il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato.
 
Però, è possibile ricevere la versione digitale della Rassegna. Basta comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com  l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 30) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

No Kings a Roma, il corteo contro le guerre e il riarmo.

Sono decine di migliaia i manifestanti e centinaia le realtà sociali, sindacali e associative, dalla Cgil, all’Arci fino ad Askatasuna, scese in piazza a Roma per la manifestazione di No Kings Italia, tappa nazionale della mobilitazione globale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre”. È una piazza collegata a quella di Togheter contro l’estrema destra a Londra e a quelle del movimento No Kings negli Stati Uniti. Una piazza volutamente senza partiti. 

Noooooooooooooooo

Primi effetti collaterali del trionfo del No.

Il sottosegretario Delmastro lascia non solo la Bisteccheria d’Italia e la figlia del prestanome dei Senese, ma anche il governo e la politica, per presentare la prossima edizione di Delmasterchef.
Giusi Bartolozzi, l’altra capra espiatoria, sfugge d’un pelo al plotone di esecuzione e, come promesso, scappa all’estero fra i cervelli in fuga che han deciso di non tornare, alla ricerca del suo. Ma invano. Allora torna clandestinamente in patria e chiede ospitalità alla famiglia nel bosco. Ma trova tutto occupato dalla Picierno e dagli altri “riformisti del Sì”.
Il licenziamento di Gasparri come se fosse quello che è, un impiegato Mediaset, per mano della titolare Marina Berlusconi, cavaliera di Mattarella, è passato come la cosa più normale del mondo. Ma non la sua sostituzione con la figlia, altra figlia d’arte,  di un premier pregiudicato per frode fiscale, sette volte prescritto per leggi fatte da lui, finanziatore della mafia per almeno 18 anni.
A Garlasco, Stasi telefona a Sempio: “Scusa, ma la Meloni non mi risponde: tu l’hai capito se il No conviene più a te o a me?”.
Migliaia di coppie con figli si barricano in cantina in attesa dei rastrellamenti dei magistrati non separati, ergo ansiosi di rapirli.
Appello del sindacato di base DPS (Detenuti Pedofili Stupratori) ai Tribunali di sorveglianza: “Ma non s’era detto che, se votavamo No, ci liberavate subito?”.
Calenda protesta perché i magistrati che dovevano essere “tolti di mezzo” festeggiano lo scampato pericolo cantando Bella Ciao, anziché Faccetta nera.
Il politico più intervistato dai giornali (StampaMessaggeroFoglio e Qn) per spiegare perché il Sì ha perso è l’unico che non dice cos’ha votato mentre il suo partito ha fatto campagna per il Sì rianimando le truppe del No. Massì, quello lì: il pelo superfluo.
Bocchino fa il nome dei due esperti che gli avevano garantito “la vittoria del Sì con 10-15 punti di scarto”: Nordio al sesto spritz e Sallusti da sobrio.
Il Foglio del rag. Cerasa allega il nuovo best-seller di Nordio Processo a Gesù per cavalcare l’onda lunga del Sì con un classico della malagiustizia: la mancata separazione delle carriere fra Anna e Caifa e fra Ponzio e Pilato.
Repubblica (da oggi Demokratya), dopo aver lanciato in prima pagina l’appello al Sì di Marina B, salta sul carro del No a risultato acquisito: “Mi sarà scappato un pro, ma io sono anti” (Totò).
Gaia Tortora rassicura il fan club: “In nome e per conto del 46% andiamo avanti. Sempre a testa alta”. Ad avercela.
Sechi&Cerno, i vedovi di casa Angelucci, attribuiscono i 14,5 milioni di No al “Mezzogiorno assistito” e fancazzista e al popolo “dell’ayatollah, di Hamas, di Hezbollah”, nonché alle “migliaia di islamici”. Che, siccome “i cattolici votano Sì” (Mantovano), hanno ormai la maggioranza assoluta.
Sallusti, quello che “Vinciamo noi del Sì perché abbiamo un santo in Paradiso: Berlusconi”, s’interroga se non sia santo, o non sia in Paradiso, o abbia votato No.
Aspirante suicida disdice il viaggio in Svizzera e opta direttamente per il podcast di Fedez.

Numeri mancanti sulla disabilità: per scelta e/o per disinteresse.

Sui temi importanti i dati possono mancare per due motivi: o non interessano, o si preferisce che non siano disponibili. Vale anche nel caso della disabilità, almeno per quanto concerne la scuola. In ogni caso, la mancanza di rilevazioni, ossia di analisi, anche se si verifica per disinteresse, è sempre una questione politica oltre che culturale, e come tale, dunque, va affrontata.

Torna la Gronda autostradale di Genova.

72 km totali di nuove viabilità; 25 gallerie autostradali per una lunghezza pari a 50 km; 37 viadotti di cui 16 nuovi e 21 completamente riammodernati.
Il governo rispolvera il vecchio progetto di 40 anni fa, già insostenibile per costi ed efficacia.
 
La gronda autostradale non affronta i problemi di mobilità: attraversa la città da est a ovest, mentre i traffici portuali vanno da nord a sud. La stragrande maggioranza del traffico sul nodo di Genova non è di attraversamento ma interno al nodo stesso!
 
Queste sono le obiezioni di chi per decenni ha inteso la presenza ecologista volta ad affrontare le grandi sfide economiche e sociali, infrastrutture e modello economico di rapina, miglioramento del trasporto pubblico e limitazione di quello privato – incentivato da nuove infrastrutture  accanto a interventi importanti come zone 30 e mini pedonalizzazioni, ma con un impatto limitato.

Gli studenti più fragili affidati agli insegnanti meno preparati.

I nuovi percorsi di specializzazione sul sostegno sollevano interrogativi importanti sulla qualità della preparazione richiesta per svolgere uno dei ruoli più delicati della scuola. Il rischio è infatti quello di arrivare al paradosso che gli studenti più fragili del sistema scolastico vengano affidati agli insegnanti meno preparati.

Pace bloccando il traffico d’armi.

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. È quello che il movimento No Base ha fatto il 12 marzo, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo. Un risultato che ricalca le straordinarie giornate al porto di Livorno e negli altri porti d’Italia e d’Europa dove i lavoratori e le lavoratrici hanno disertato, rifiutando di essere parte dell’ingranaggio della guerra e bloccando il traffico di armi. 

Amianto nel Tav Terzo Valico.

Una delle manifestazioni nel 2006
I cantieri del Tav Terzo valico sono partiti nel 2012, ma i risultati delle analisi sull’amianto, e non solo, ancora oggi non vengono pubblicati. In particolare, su tre siti di deposito delle rocce scavate sotto l’Appennino situati a Pozzolo Formigaro, cioè le cave di Bettole (119 mila metri cubi di smarino), cascina Cascinone (136.200 metri cubi) e Cascina Pelosi. La Regione Piemonte afferma che «I controlli di Arpa sulle terre e rocce depositate nei due siti non hanno evidenziato superamenti dei valori di concentrazione della soglia di contaminazione, sia rispetto all’amianto sia agli altri parametri chimici controllati», però nessun cittadino ha potuto vedere le analisi. Inoltre, consultando il sito «terzovalico.mit.gov.it», nella sezione inerente al controllo dell’aria non sono specificate le date di rilevamento degli inquinanti dalle centraline.
 
Il progetto si sviluppa principalmente in galleria (tra cui quella di Valico di 27 km, una delle più lunghe d’Italia) tra Genova e Tortona, interessando 14 comuni in Liguria e Piemonte. Il progetto unico, che include il Nodo Ferroviario di Genova, è in fase avanzata di costruzione, con l’apertura di oltre 50 cantieri.
Il costo complessivo del progetto Terzo Valico dei Giovi, inclusi il nodo di Genova e le opere complementari, ha già superato i 10 miliardi di euro finanziati dallo Stato. L’opera, lunga 53 km è ancora in costruzione: prevedeva l’attivazione della linea tra il 2025 e il 2027. 

Epidemiologia in Val Bormida.

Lo studio epidemiologico sulla popolazione residente nei Comuni liguri della val Bormida mira ad “analizzare l’andamento storico e attuale delle principali patologie oncologiche, respiratorie, cardiovascolari ed endocrine, eventuali eccessi di incidenza o di mortalità rispetto alla media regionale e nazionale, verificando la possibile correlazione con fattori ambientali pregressi e attuali”. In particolare con la presenza di fabbriche inquinanti: Acna ecc.
Il consiglio regionale ha escluso che lo studio sia in relazione con l’ipotesi di un inceneritore nella zona.

Qualunque arma nelle guerre di Trump.

Un nuovo ordine esecutivo di Trump – approvato mentre venivano lucidate le bombe da scagliare contro bambine e bambini in Iran – ha dichiarato il pesticida glifosato e il fosforo elementi di sicurezza nazionale. Il loro accesso e la loro produzione sono ora una questione militare: di fatto viene garantita la continuità d’uso, malgrado siano proliferati gli autorevoli studi che dimostrano i numerosi rischi e danni causati dal glifosato. La multinazionale Bayer ringrazia.

Ad Alessandria contro un nuovo delitto perfetto.

Si susseguono le manifestazioni della popolazione contro il disastro sanitario e ambientale di Alessandria: perfino assemblee nelle chiese e nelle pizzerie.

E anche davanti alla sede del tribunale, mentre era in corso l’udienza del giudice delle indagini preliminari, sotto la pioggia si è svolto un presidio a chiedere Giustizia. Dunque, come passo immediato, a chiedere a Ministero dell’Ambiente e Regione Piemonte di cessare la contrattazione di patteggiamenti con Solvay Syensqo, che inevitabilmente vorrebbero soffocare il processo penale in corso, che (con pene ridotte, sospensioni condizionali, non menzioni, senza spese processuali ecc.), vorrebbero essere un colpo di spugna alle condanne degli storici seriali inquinatori, alla tutela della salute e alla bonifica del territorio. Insomma, governo e regione non replichino l’infausto patteggiamento del Comune di Alessandria. Un delitto.
 
I cittadini chiedono, dunque, alla neo GUP Arianna Ciavattini e al Pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme di rifiutare l’istituto del patteggiamento. Rispettivamente: il PM si opponga non dia il consenso, la Giudice non approvi respinga la richiesta di Solvay. Si cerchi di evitare un altro delitto perfetto. ***
A questo proposito, il rifiuto del patteggiamento nell’Udienza Preliminare consente il regolare proseguimento giudiziario in Corte di Assise, con tanto di dibattimento, e consentirà anche alle Parti Offese di chiedere il cambio di imputazione da colpa (reato colposo) a dolo (reato doloso) correggendo così il macroscopico errore della passata Procura: un altro delitto perfetto.
 
*** “Ambiente Delitto Perfetto”, già in tre volumi, di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia.  
Insieme alle decine di migliaia di contributi relativi ai “Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”,  Il Sito www.rete-ambientalista.it contiene, nel merito storico e scientifico del polo chimico di Spinetta Marengo, almeno tre mila articoli.

Tossicità ecologica e politica della Solvay di Spinetta Marengo.

Dopo l’anteprima di Alessandria, il 18 marzo l’Università di Torino presenta ufficialmente il volume dei professori Martone, Altopiedi, Bechis e Ravenda,  185 pagine e 25 interventi di soggetti territoriali: cittadini, medici, avvocati, ricercatori, giornalisti ambientali, comitati, associazioni ambientaliste, sindacati, istituzioni   e amministratori locali. A pagina 165 il contributo di prospettiva politica di Lino Balza “Anno 2026, possibile una svolta per Alessandria” (clicca qui).

Ultimi giorni per votare il Premio Attila 2025.

A venti anni dalla sua istituzione, i più votati tra i candidati a questa alta onorificenza, che premia ad imperitura memoria i nostri figli peggiori particolarmente distintisi a danno dell’ambiente, della salute e della pace,  per ora risultano (in ordine alfabetico):
 
Marina Calderone, Hadja Lahbib, Giorgio Abonante, Sergio Brugnaro, Sergio Mattarella, Carlo Nordio, Matteo Salvini, Volodymyr Zelensky, Unione Europea, Emilio Fede, giornalismo italiano, Kaja Kallas, Francesco Lollobrigida, famiglia Benetton, Pina Picerno, Giuseppe Sala, Antonio Taiani, Chicco Testa, Donald Trump, voltagabbana referendum, Luca Zaia, Luigi di Maio.
 
Per il 2025, le votazioni si concluderanno il 21 marzo. Basta inviare il voto all’indirizzo rete.ambientalista@gmail.com  oppure whatsapp 3470182679, eventualmente accompagnato dalle motivazioni. Molto importanti le salaci motivazioni: le pubblicheremo nella Rassegna.
 
 
La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004” per ora è esaurita in stampa: tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori e il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato.
 
Però, è possibile ricevere la versione digitale della Rassegna. Basta comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com   l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 30) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Sorveglianza sanitaria esposti amianto. Ma i processi?

La chiusura definitiva dello stabilimento Eternit a Casale Monferrato è avvenuta il 6 giugno 1986, ponendo fine a decenni di produzione di amianto che hanno causato il disastro ambientale e sanitario nella zona. La fabbrica, simbolo del progresso fino agli anni ’70, era nota per la polvere di amianto che ricopriva la città. L’inalazione delle fibre ha causato una grave epidemia di mesotelioma, con circa una nuova diagnosi a settimana tuttora a Casale sia tra i lavoratori e i cittadini. Per ora, quasi 3.000 morti.  Il mesotelioma è un tumore raro e aggressivo che origina dalle membrane sierose (pleura, peritoneo, pericardio), con lunghi tempi di latenza (20-50 anni) e diagnosi nefasta.
 
La ricerca sul mesotelioma mira disperatamente a migliorare la sopravvivenza attraverso terapie multimodali che combinano chirurgia, chemioterapia e l’immunoterapia. Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha inteso a favorire le sottoscrizioni a favore della Ricerca Cura Mesotelioma tramite l’intero ricavato dei propri libri: vedi il Sito www.rete-ambientalista.it.
I processi Eternit, per la morte di ex dipendenti e residenti nei siti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, sono uno scandalo. Inizialmente, nel 2012, il magnate Schmidheiny fu condannato a 16 anni per disastro ambientale doloso. Tuttavia, nel 2014, la Cassazione ha dichiarato il reato prescritto, annullando le condanne. Nell’Eternit bis l’accusa è passata a omicidio colposo/volontario. Nell’aprile 2025, la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha condannato Schmidheiny a 9 anni e 6 mesi per omicidio colposo di 92 persone. A febbraio 2026, la Cassazione ha disposto un nuovo rinvio a causa di un vizio procedurale (mancata traduzione della sentenza).
 
Così funziona la Giustizia. E così continuerà perché non c’entra un bel niente con la cosiddetta riforma della giustizia, ovvero con la sbruffonata della separazione delle carriere del Referendum, da bocciare con il NO.  
La fabbrica è stata chiusa nel 1986.  Il “Programma di sorveglianza sanitaria per gli ex esposti all’amianto”, previsto dalla Giunta regionale, sarà avviato nell’aprile 2026 e gestito dall’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino tramite il Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte.
La sorveglianza sanitaria per i soggetti che nella loro vita lavorativa sono venuti a contatto con la sostanza, prevedrà l’erogazione di prestazioni sanitarie di primo e di secondo livello e controlli periodici per i soggetti rispondenti ai criteri relativi alla cessazione dell’esposizione ad amianto

Vota SI.

Per migliorare la GIUSTIZIA: separazione delle carriere tra pubblici ministeri e magistrati.
Per migliorare la SANITA’: separazione delle carriere tra medici e infermieri.
Per migliorare la SCUOLA: separazione delle carriere tra insegnanti e bidelli.

Referendum per parità tra accusa e difesa.

Per capire di votare No al Referendum basta assistere a qualche udienza dei processi per valutare quanto sia falsa la presunta prevaricazione dei PM nelle aule dei tribunali. Più sono ricchi e potenti gli imputati e più è clamoroso lo squilibrio tra accusa e difesa. E’ avvenuto nei processi ambiente e salute contro Solvay a Spinetta Marengo. E’ quanto sta avvenendo nei processi di Grattacielopoli sulle vicende urbanistiche di Milano.
 
Provateci: vedrete l’aula interamente occupata da una folla di avvocati, i difensori degli imputati, ossia dei costruttori, dei progettisti, dei dirigenti del Comune. Sono decine di professionisti dei migliori studi legali di Milano, con la schiera dei loro consulenti, architetti, urbanisti e la nidiata dei loro assistenti. I giovani di studio, per sedersi e prendere diligentemente appunti, devono cercare spazio perfino nelle gabbie solitamente destinate agli imputati detenuti. In un angolino, nel banco di prima fila, ci sono i rappresentanti dell’accusa in nome del popolo italiano (e dei cittadini di Milano). Tre persone tre: la pm, la sua consulente tecnica, il suo assistente. Cento a tre: questo è l’equilibrio tra accusa e difesa.
 
Ma a ben osservare questi processi, si può notare una particolarità ancor più clamorosa. Da che parte stanno il Comune di Milano e il Comune di Alessandria? Con gli imputati o con i cittadini danneggiati? Misurerete la solitudine dei PM, quanto i PM sono maramaldi sui giudici e sull’esito delle sentenze

Morti sul lavoro e referendum.

Questo referendum non incide in alcun modo sui tempi dei processi né migliora la giustizia per i morti sul lavoro. Non riduce le attese delle famiglie, non accelera i procedimenti, non rafforza la tutela delle vittime. Per chi ha perso un figlio, un padre o una madre lavorando, non cambierà nulla. E anzi, la situazione potrebbe peggiorare.
 
Clicca qui Carlo Soricelli, che da venti anni porta avanti l’attività dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna.

Tossicità.

Questo volume rappresenta l’esito di un percorso di ricerca interdisciplinare sugli effetti sociali e politici della violenza ambientale e sulle istanze di giustizia espresse da comunità contaminate in zone di sacrificio.
 
Nell’ambito del progetto “Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute”, il Public Engagement del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, nelle persone dei professori Rosalba Altopiedi, Eleonora Bechis, Vittorio Martone e Andrea Filippo Ravenda, ha affrontato il caso di emergenza nazionale: il disastro sanitario ed ambientale della Solvay di Spinetta Marengo, Alessandria.
 
L’iniziativa, condotta nella forma di una discussione orizzontale tra ospiti e pubblico, si è svolta tramite quattro incontri pubblici nel 2025 in Alessandria insieme agli enti partner del progetto. Per il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, Lino Balza nell’intervento conclusivo “Anno 2026, possibile una svolta per Alessandria” (clicca qui) ha voluto rimarcare che NON potrà essere la sede penale del tribunale di Alessandria a rendere giustizia alla popolazione martirizzata, BENSÌ la giustizia è solo possibile tramite azioni collettive di lavoratori e cittadini: class action di azione inibitoria per la fermata delle produzioni inquinanti e class action risarcitoria per le Vittime.
 
Quale importante corollario, merita inoltre riferirsi al saggio, sulla rivista internazionale “Journal of Political Ecology”, di Vittorio Martone (Università di Torino) e Angelo Castellani (Università di Bologna): “Storia sociale dell’industria, tra violenza ambientale ed ecologia operaia. Uno studio specifico sull’impianto chimico di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria.” (clicca qui)

E poi dicono che Solvay non ci tiene alla sicurezza.

Otto nuove telecamere a Spinetta Marengo, coordinate dalla nuova centrale operativa della Polizia Locale del Comune. L’obiettivo dichiarato “è rafforzare la sicurezza e migliorare la qualità della vita dei residenti. Il progetto è stato voluto dall’assessore Enrico Mazzoni, sostenuto dall’Associazione Facciamo Squadra Fraschetta di Spinetta Marengo con i suoi volontari e i suoi commercianti, grazie al contributo dell’azienda Syensqo”.
 
E poi dicono che Solvay non ci tiene alla sicurezza. Sì, vabbè, non è la sicurezza dell’ambiente e della salute. Ma la tutela dell’ordine pubblico è l’obbiettivo primario di un sindaco di sinistra, con tutti quegli extracomunitari che circolano e vorrebbero penetrare dalle cantine come già fa il cloroformio.

Un nuovo passo dentro la terza guerra mondiale. Chi non condanna è complice.

Chi non ripudia la guerra è fuori-legge!

Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale.

Ci duole ripeterlo ma “chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”.

Questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani.

Mentre a Gaza e in Cisgiordania continua il genocidio e la persecuzione del popolo palestinese, dopo i bombardamenti americani nello Yemen nel marzo 2025, in Iran contro i siti nucleari nel giugno 2025, in Qatar contro la leadership di Hamas nel settembre 2025, in Siria e in Nigeria nel dicembre 2025, questa guerra conferma la volontà di Israele e Stati Uniti di imporre la legge della forza sulla forza della legge.

Chi ha sferrato questa nuova guerra deve rispondere dei crimini che sta compiendo. Nessuno è al di sopra della legge. Chi non la condanna, è complice. Chiediamo alla Corte penale internazionale di esercitare la propria giurisdizione ai sensi dello Statuto di Roma.

Il regime iraniano – come tutti i sistemi autocratici e dittatoriali – va contrastato con coerenza dall’intera comunità internazionale e dalle Nazioni Unite con i numerosi strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale di cui oggi disponiamo. Basta con le crociate ideologiche e guerrafondaie. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite rimane un imperativo ineludibile.

Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova

Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace

28 febbraio 2026