
E non esisteranno mai. Non a caso i Pfas sono denominati “inquinanti eterni” “forever chemicals”, indistruttibili.
Anche gli scienziati della Rice University (Houston, Texas) hanno dovuto convenire. Hanno sviluppato un materiale che utilizza la luce per scomporre una serie di inquinanti presenti nell’acqua tra cui i PFAS. Una tecnologia cento volte superiore rispetto ai filtri tradizionali (filtri a carbone attivo granulare, le resine a scambio ionico o sistemi combinati). Però, ciò significa che comunque le sostanze catturate nei filtri devono essere immagazzinate in impianti di rifiuti pericolosi o degradate. In quest’ultimo caso attraverso un processo termico ad alte temperature: i PFAS a catena lunga sono rotti in molecole più piccole, sottoprodotti che dunque continueranno a essere tossici nelle emissioni in aria, per ricadere nell’ambiente e sulla salute.