Nelle case degli alessandrini si respira cloroformio, anche cloroformio. Come sentenziò la Cassazione. Ma nessuno fa niente.

Sicuramente dal cielo ma anche dalle cantine, si respirano nei salotti di casa 6 microgrammi per metro cubo di cloroformio, 1 microgrammo di tetracloruro di metano, tetracloroetile e gli altri inquinanti provenienti dal polo chimico Solvay di Spinetta Marengo.
 
Lo conferma, dopo uno strano silenzio, la recente relazione prodotta dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale Arpa di Alessandria, oltre ad un mix di composti organici volatili, presenti a centinaia di microgrammi per litro nei pozzi interni al sito chimico. Il cloroformio arriva all’interno delle abitazioni dalle acque di falda: secondo i dati di Arpa nel pozzo interno”102” dello stabilimento risultava essercene una quantità stratosferica (200 microgrammi per litro, tre volte la concentrazione massima consentita).    
 Il cancerogeno cloroformio, che arriva da oltre confine in ferrocisterne, è utilizzato a tonnellate per ottenere il cancerogeno tetrafluroetilene, il monomero necessario a produrre i cancerogeni Pfas: miliardario fiore all’occhiello della multinazionale belga Syensqo Solvay.
 
Carta canta. Ma nessuno fa niente. Malgrado la vecchia sentenza della Cassazione, non ha fatto niente Giorgio Abonante, il sindaco di Alessandria: quale responsabile locale della sanità non ha emesso ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti, ma si è limitato ad una risibile ordinanza del 2022 che vietava di scendere nelle cantine. Anzi, ha addirittura patteggiato con Solvay la fuoriuscita del Comune come parte civile del processo penale (il secondo), aprendo la strada a Regione Piemonte e Governo.
 
Malgrado la sentenza della Cassazione che nel 2020 aveva condannato Solvay per disastro ambientale, nel secondo processo la vecchia Procura di Alessandria non ha imputato in reato di dolo la reiterazione degli accresciuti inquinamenti, e la nuova Procura si è trovata addirittura impantanata in un procedimento di Patteggiamento avviato dal vecchio GUP, con continui rinvii che scavalcheranno anche la prossima udienza di marzo.
 
Insomma, la Corte di Assise di Alessandria non farà niente per fermare il disastro sanitario e ambientale, fermare le produzioni inquinanti, avviare la bonifica, risarcire le Vittime. Né lo farà l’appello né la cassazione nell’arco di altri dieci anni.  Le alternative, in sede civile, sono le azioni collettive di azioni inibitoria e risarcitoria.
 
Clicca qui l’approfondimento di Laura Fazzini su “La via libera”.

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