
Nell’era del riarmo, l’industria bellica ha posto sul tavolo della Commissione Europea, anzichè divieti di produzione e uso dei Pfas, l’esigenza urgente della Nato di deroghe ed esenzioni sempre più ampie per il comparto militare: produzione di armi, munizioni, apparecchi elettronici a uso militari, componenti di mezzi aerei, navali e terrestri, dispositivi di protezione individuale e schiume antincendio. Insomma, senza gli insostituibili Pfas non si possono fare guerre (un’altra buona ragione per mettere al bando i Pfas).
Deroghe illimitate per l’aerospazio, la difesa e i semiconduttori. Naturalmente, che non ci siano alternative ai gas fluorurati è falso: è solo questione di profitti. D’altronde, di deroghe per l’industria bellica si parlava già dal 2023 quando, su iniziativa di messa al bando dei Pfas (10mila) di cinque Stati membri (Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Ma l’intero comparto militare, responsabile della produzione di più di 2mila tonnellate di inquinanti eterni ogni anno, garantisce enormi profitti della attivissima lobby bellica.
Siamo al gioco al ribasso sull’intero sistema normativo europeo, nell’indirizzo anche di emendare il regolamento Reach che vieta o limita l’uso di 78 sostanze o categorie di sostanze, alcune delle quali cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione.
Per quanto riguarda l’obbligo, dal 12 gennaio 2026, degli Stati membri di monitorare i Pfas nell’acqua potabile, occorre notare (Legge30 dicembre 2025, n. 199) che i termini del DL 2023 sono posticipati di sei mesi limitatamente al parametro “somma di 4 PFAS”; e inoltre che nelle more della decorrenza dei termini le sole molecole ADV non concorrono al rispetto del valore di parametro della “somma di PFAS”. La direttiva europea entrata in vigore a gennaio prevede un limite di 100 nanogrammi su litro per la somma di venti molecole Pfas e un limite di 500 nanogrammi per litro per il parametro ‘Pfas totali’
L’Italia ha recepito la direttiva inserendo ulteriori limiti essendo uno dei Paesi maggiormente contaminati. Infatti, nel 2023 e nel 2025 ha emanato due decreti legge con integrazioni che comprendono altre quattro sostanze della galassia Pfas ossia GenX, Adona, C6O4 e 6:2 Fts. Quattro sostanze che quindi vanno considerate nella somma Pfas, misurabile in concentrazioni per cento nanogrammi su litro. Ma, proprio l’Italia nella legge di bilancio, a dicembre 2025, ha però fatto un passo indietro. Ovvero ha dato corpo ad una proroga di sei mesi a Pfoa, Pfos, Pfna, Pfhxs quattro molecole indicate dall’Efsa come maggiormente preoccupanti sotto il profilo sanitario. Di più, rispetto alle ventiquattro sostanze già presenti verranno aggiunte sei molecole Adv arrivando ad un totale di trenta molecole complessive. Gli Adv, in esclusiva con C6o4, sono prodotti dalla Solvay di Spinetta Marengo.
Si aspetterà quanto meno il 2027 per il limite specifico 10.000 (nanogrammi su litro) per il famigeratissimo TFA, acido trifluoroacetico, sempre più rilevato nel suolo, nelle acque sotterranee e nell’acqua potabile.