
Uno studio svedese coordinato da Yiyi Xu e Ying Li, professori di epidemiologia e biostatistica all’Università di Göteborg (Svezia), pubblicato nel numero di dicembre 2025 della rivista Environmental Research, mostra che l’esposizione prolungata all’acqua potabile contaminata da PFAS aumenta il rischio del 10% di infarto miocardico, del 10% di ictus ischemico (ostruzione di un vaso sanguigno da parte di un coagulo) e del 28% di ictus emorragico (rottura di un vaso sanguigno), mentre la mortalità per malattie cardiovascolari è aumentata di circa il 15%.
I ricercatori hanno valutato l’esposizione di un gruppo di oltre 45.000 persone, tutte residenti o che hanno vissuto a Ronneby (Svezia) tra il 1985 e il 2013. Due distinti impianti riforniscono la popolazione di questa piccola città costiera nel sud del paese: uno attingeva da una fonte idrica inquinata dagli schiumogeni antincendio utilizzati in una base militare vicina al borgo, l’altro si riforniva da una fonte molto meno contaminata. Uno distribuiva agli utenti acqua contaminata con circa 10 microgrammi di PFAS per litro (µg/l), il secondo con livelli dell’ordine di 0,05 µg/l.
I ricercatori sottolineano che il loro risultato “concorda con un ampio studio condotto nel 2024 in Veneto, che ha riportato una mortalità cardiovascolare superiore del 20-30% nei comuni fortemente esposti ai PFAS rispetto ai comuni non esposti”.