I Pfas sotto controllo della Regione.

Non si tratta del Piemonte, patria della Solvay e del disastro ecosanitario nazionale, ma della piccola Umbria che ha avviato per tempo controlli sistematici e creato un sistema stabile di monitoraggio continuo dei PFAS nelle acque potabili. La Regione ha attivato un protocollo inter-istituzionale che coinvolge ARPA Umbria, le USL territoriali e i principali gestori del servizio idrico — Umbra Acque, SII e VUS.
 
Questo accordo ha dato il via al primo piano di sorveglianza ambientale permanente sui PFAS in Italia, prevedendo la raccolta di 228 campioni distribuiti su tutto il territorio regionale. Ogni prelievo è pianificato secondo scadenze fisse e viene analizzato in laboratori accreditati. Oltre ai controlli effettuati dai gestori, anche ARPA e le USL condurranno verifiche indipendenti per garantire la massima trasparenza. Tutti i dati verranno pubblicati online sul portale lacquachebevo.it, in modo che i cittadini possano conoscere in tempo reale lo stato della propria acqua, avendo a disposizione informazioni dettagliate, comprese le matrici analizzate, i nomi dei laboratori e le aree monitorate.
 
Nel caso in cui le analisi dovessero rilevare valori di PFAS superiori ai limiti consentiti, il sistema di controllo attiverà immediatamente una procedura d’emergenza. I campioni saranno analizzati nuovamente da un secondo laboratorio indipendente. In caso di conferma, interverranno congiuntamente Regione, ARPA, AURI, ASL e i Comuni interessati per decidere le misure più idonee: filtri specifici, deviazioni temporanee della rete o uso di fonti idriche alternative.