
Un intervento militare su larga scala in Iran, anziché un blitz tipo Venezuela, non determinerebbe, come per tutte le guerre americane, tutte perse dal dopoguerra, un effettivo cambiamento di regime, anzi lo rafforzerebbero o in peggio. Come rammenta Marco Travaglio, anche i 92 milioni di iraniani non credono nei disinteressati aiuti umanitari, non sognano di essere liberati dall’esterno a mezzo della democrazia Usa, anzi, resisterebbero “animati da tre millenni di Impero Persiano e da un nazionalismo che ha retto a prove spaventose: la satrapia dello Scià (di cui qualche demente vorrebbe reinsediare il figlio), il golpe Usa-Uk contro il presidente laico democraticamente eletto Mossadeq (che aveva osato nazionalizzare l’Anglo-Persian Oil Company), la rivoluzione khomeinista, la guerra degli otto anni con oltre un milione di morti contro l’Iraq di Saddam appoggiato da tutto il resto del mondo, quasi mezzo secolo di sanzioni occidentali, le infinite aggressioni di Israele e Usa, la guerra all’Isis, l’assassinio trumpiano del generale Suleimani, i recenti rovesci rimediati in Libano e in Siria”.
Anche se uccidessero o rapissero Khamenei, il regime teocratico e oligarchico degli ayatollah, che dura da mezzo secolo, non finirebbe con lui per sfociare in una “democrazia occidentale”, cioè per trasformarsi in una succursale americana, anche perché “l’Iran è circondato da Stati ancor più tirannici e avversi al contagio delle rivolte di piazza, soprattutto perché galleggia sulle riserve mondiali di gas e petrolio, è il primo fornitore di petrolio alla Cina, sta nei Brics, è alleato di Russia, Iraq, Yemen e ha accordi di convenienza con l’altra potenza anti-israeliana dell’area: la Turchia. Non è il Venezuela, dove basta rapire Maduro e comprarsi la sua vice. E non è nel “cortile di casa” latinoamericano: è nel vaso di Pandora del Medio Oriente”. Con la Nato: saremmo coinvolti in una guerra mondiale.
Senz’altro un cambio politico reale, sarebbe possibile con riforme interne e modifiche costituzionali, ma di certo è reso impossibile dallo stato di guerra perenne nel quale il Paese si trova. Clicca qui un reportage sulle contraddizioni che sta vivendo questo grande Paese.