Perché così numerosi gli interventi militari Usa.

Le prime parole di inglese che imparano i bambini nel mondo sono “Yankee go home”.
Titola indignata “La Stampa”: Se l’America si comporta da Stato canaglia e sbandiera i princìpi per nascondere gli affari. Ma la pantomima non è ripetibile all’infinito, vale fino a quando ci sono avversari deboli”. https://www.lastampa.it/esteri/2026/01/04/news/se_l_america_si_comporta_da_stato_canaglia-15454881/?ref=LSHA-BH-P1-S4-T1.
 
Eppure, non c’è nessuna novità: prima di Venezuela e Nigeria e di Trump, gli interventi militari USA, diretti e indiretti, coprono oltre 500 episodi dal 1776, ma con un’accelerazione post-Guerra Fredda, includendo invasioni, bombardamenti, supporto a gruppi armati (guerre per procura, Ucraina) e missioni di peacekeeping, variando da grandi conflitti (Vietnam, Iraq) a operazioni clandestine, dimostrando una tendenza all’aumento degli interventi: 251 negli ultimi decenni. Clicca qui dove trovare gli elenchi su Wikipedia. Gli interessi strategici ed economici.
 
Commenta preoccupato “Il Fatto”: “Venezuela, Donald Trump non si fermerà: è un pericolo per tutti. Iran, Cisgiordania, Groenlandia… Che cosa fanno gli europei, la Ue e il cosiddetto mondo occidentale? che hanno strillato come galline sgozzate per l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina?”  https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/05/donald-non-si-fermera-un-pericolo-per-tutti-il-commento/8245454/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=commenti&utm_term=2026-01-05.
 
Argomenta Giorgia Meloni (e non solo): “In Venezuela un intervento difensivo e legittimo”. Anzi, può aggiungere da autoproclamata madre cristiana: “God bless America!”, Dio benedica Trump, checché ne dicano Francesco e Leone.  C’è di che gioire con la nobel per la pace Maria Corina Machado che aspettano a braccia aperte in Venezuela.  
E altri bambini impareranno l’inglese.