
Con queste querele Giorgio Abonante, già nel ciclone del patteggiamento con Solvay e dello scandalo dei cimiteri chiusi per degrado, si è definitivamente pregiudicato il posto di sindaco di Alessandria alle imminenti elezioni comunali. L’opposizione ha chiesto le dimissioni immediate. Ma è nella sua maggioranza che è rimasto isolato, pollice verso a iniziare dal suo partito.
Il Pd alessandrino lo aveva subito invitato a ritirare le querele ai sindacati e alla vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino. Finchè, dopo un drammatico summit a Torino con la capogruppo a Palazzo Lascaris Gianna Pentenero, il consigliere regionale alessandrino Domenico Ravetti e il numero uno del partito di Alessandria Giorgio Laguzzi, il segretario regionale Mimmo Rossi l’ha infine costretto al passo indietro (amoveatur ut promoveatur?).
I sindacati lo avevano sfidato in aperta provocazione a proseguire la sua azione giudiziaria, da loro tacciata come “deriva intimidatoria e autoritaria, ma che non fermerà la nostra voce”: “Un amministratore pubblico non può usare lo strumento della querela per mettere a tacere chi solleva criticità legittime e fondate, piuttosto che affrontare un confronto civile e costruttivo davanti all’opinione pubblica”.
Perciò, ora i sindacati non si accontentano della marcia indietro: oltre al ritiro delle querele chiedono anche l’umiliazione delle pubbliche scuse. Non sarà facile perché Abonante aveva difeso la sua presa di posizione, precisando che “la querela è uno strumento di tutela dell’ente e della verità dei fatti”, appunto esercitata a mezzo di avvocati pagati dalla collettività: articolo 595 comma 3 del Codice Penale, reato relativo a «chiunque offende l’altrui reputazione in atto pubblico».
All’origine dello scontro, c’è una riunione in Regione cui avevano partecipato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e Chiorino sulla situazione legata ad Amag Mobilità e a 36 esuberi previsti dall’azienda dopo la gara per le aree di sosta vinta da Bus Company. Gara, peraltro, che come stabilito dal Tar, dovrà essere rifatta. Nel verbale della riunione, poi diventato lettera al sindaco, si paventava apertamente il rischio di un «disastro sociale» e si chiedeva al primo cittadino «senso di responsabilità, visione e soprattutto rispetto per queste persone, madri e padri di famiglia, che stanno affrontando una prova umanamente ed economicamente insostenibile». E poi la contestazione che ha fatto sobbalzare il destinatario: «Non possiamo permettere che si consumi un disastro sociale nel silenzio o nell’indifferenza». Al che, appunto, Abonante ha replicato: – «Non è mica l’Ilva, alla fine gli esuberi saranno quattro o cinque».