Fanno mancare i soldi per monitorare aria, suolo, falde e fiumi.

Per favorire lo stallo produttivo e politico della Solvay, la Regione Piemonte fa mancare i soldi sia per il biomonitoraggio della popolazione, che per i monitoraggi dell’ambiente.
 
Arpa (il dipartimento di Alessandria diretto da Marta Scrivanti) ha comunicato ai sindaci che è finita la fase sperimentale riguardante il monitoraggio ambientale messo in atto dal 2021: cioè i controlli sui filtri Pm 10 che vanno a cercare i Pfas presenti nel particolato atmosferico (quello che respiriamo), nonché sui deposimetri che misurano i Pfas al suolo e sulle coltivazioni derivanti dalle emissioni di polveri e pioggia.
 
Bisognerebbe passare dalla fase sperimentale ad un controllo continuo, eppure Arpa non ha la forza economica per sostenere 280 mila euro all’anno (costo che, peraltro dovrebbe essere addossato a Solvay).
 
Il controllo dell’ambiente rischia lo stop proprio mentre le analisi già dei primi tre mesi del 2025 hanno fatto registrare la presenta di Pfas nell’aria con picchi importanti soprattutto nella zona di Spinetta Marengo (via Genova e Strada Bolla). Il campione di C6O4 a febbraio-marzo 2025 ha evidenziato la concentrazione maggiore dell’intera serie storica (da marzo 2022). Un range che va da 0,476 a 8.365 ng/m3.
 
I campioni del periodo gennaio-maggio 2025 hanno confermato la presenza costante di cC6O4, nonché di ADV, PFOA e GEN-X nel sobborgo di Spinetta, ma anche di C6O4 nel capoluogo di Alessandria (stazione via Volta) e nel sobborgo di Lobbi (in un range da 0,1 a 0,244 ng/m3): entrambi neppure sottovento, e addirittura da 0,019 a 0,14 ng/m3 nel distante Comune di Montecastello (dove è stato chiuso l’acquedotto).

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