Spandimento di Pfas nei fanghi agricoli.

In Francia, nelle Ardenne e nella Mosa, 17 comuni sono appena stati inseriti nella lista nera per inquinamento da PFAS. L’acqua del rubinetto supera fino a 27 volte lo standard normativo. A Villy, il contatore ha raggiunto il record di 2 nanogrammi per litro. Un triste record nazionale. Non si tratta di un complesso chimico, né di una zona aeroportuale. Ma di un’area rurale dove l’acqua potabile rifornisce tre Comuni.  Cosa hanno in comune queste comunità, a volte distanti venti chilometri l’una dall’altra? Hanno lo spandimento di fanghi industriali, in particolare provenienti dall’ex cartiera di Stenay. Questo sito, da tempo di proprietà del gruppo Ahlstrom-Munksjö, beneficia dal 2017 di autorizzazioni prefettizie per “recuperare” i propri rifiuti attraverso lo spandimento agricolo. Almeno 2000 tonnellate di fanghi sono state quindi scaricate nei pascoli intorno a Villy.
 
Di fronte all’emergenza, la prefettura della Mosa ha già vietato il consumo di acqua del rubinetto in quattro comuni. Un decreto simile è previsto nelle Ardenne nei prossimi giorni. Gli amministratori cercano disperatamente di ottenere acqua potabile, a qualsiasi costo: “Pagheremo 60 euro all’anno per farci portare l’acqua dalle cisterne, non resisteremo a lungo”. E intanto, i residenti continuano ad assorbire, giorno dopo giorno, sostanze impossibili da eliminare: secondo gli scienziati, anche se l’acqua venisse sostituita domani, i PFAS rimarrebbero nell’organismo per anni: “Si tratta delle sostanze più tossiche mai create dall’uomo”. Una tossicità lenta, insidiosa e irreversibile, cancerogena.